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Dal Salone del libro di Torino emerge un noir che rompe col passato

Il detective indaga sulla storia sarda

Giorgio Todde è uno scrittore sardo che comincia a contare le traduzioni all’estero. Ultimo, ma non ultimo, di una razza che rinasce. Viene da «una terra feconda di scrittori», ha detto un collega di noir fra i mille dibattiti della Fiera del libro di Torino. «Feconda di morti e scrittori», ha corretto Todde, gelando il Caffè letterario. Aria vagamente catacombale, dimessa fino all’umiltà, Todde ha il dono dell’atrocità e della sintesi. C’è la storia e c’è la finzione, e leggendo la storia, la Sardegna non fatica a costruire la finzione. Lui va anche oltre, visto che il suo detective campa imbalsamando i morti. Non è che si arrangia, lo fa proprio per passione.
Ed è proprio una passione nuova, anche con toni meno luttuosi, quella di rileggere la storia dell’Isola. Magari col colore noir, che trasporta storie urgenti “carpendo” la felicità del lettore. Il salone di Torino, da un paio d’anni, misura questa passione. Da Marcello Fois a Claudio Soriga, i nomi si moltiplicano, lo stand dell’Isola si affolla (anche se le presentazioni spesso superano gli spettatori) e la presenza si estende ormai alle sale privilegiate. La storia si diffonde, insomma. La letteratura, ma non solo, diventa conoscenza, confronto. Giusto quello che ci vuole per contestare un’altra affermazione di Todde: «Vedo un immobilismo nel futuro. In Sardegna è palpabile». Non è vero, o almeno non è vero nella testa degli scrittori sardi e talvolta nella loro furia. Respirando, anche quest’anno, il profumo dell’Isola al Lingotto si ha l’impressione di una ribellione intellettuale: tentare di capire passato e presente. E volentieri denunciare, per dare una possibilità di senso al futuro. Gli scempi dell’identità (quelli autoctoni e quelli importati), le nuove forme di imbecillimento contemporaneo, gli insulti della modernità. E cioè la natura offesa, il banditismo frainteso, l’ottusità governativa (di ieri e di oggi): i “giovani” autori frugano nella magia e nella melma. E non esclusivamente dentro la “terra di mezzo”, la Barbagia, spesso «feconda di morti». Novità nella novità, si comincia a esplorare Cagliari: i guasti, una mentalità diffusa, l’inerzia bottegaia, la supinità politica. Finalmente, ci aveva già splendidamente provato Sergio Atzeni con Bellas Mariposas, si arriva alla metropoli. Altra terra feconda di scheletri.


Roberto Cossu
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