Art.18: Cofferati non va a votare
Aveva detto "un errore al di là delle intenzioni di chi l'ha promosso". La conseguenza è che non andrà alle urne. Ma non è un'indicazione, è una scelta personale. Così il presidente della di Vittorio.
di Fe. Al.
ROMA- E' il clima politico, è la guerra con la magistratura, sono i veleni che girano intorno alle inchieste giudiziarie a preoccupare il presidente della Fondazione di Vittorio e co-presiDente di Aprile. Ma anche in virtù di quello che era stato fino a meno di un anno fa, si aspettava che dicesse la sua sul referendum di Rifondazione comunista che mira ad estendere l'articolo 18 anche nelle aziende che hanno meno di 15 dipendenti.
Dopo aver sostenuto che quella consultazione è "un errore, al di là delle intenzioni di chi l'ha promossa", dopo aver spiegato che questo voto divide chi si era unito nella difesa dell'articolo 18 che il governo aveva attaccato, la conseguenza è che Sergio Cofferati non andrà a votare.
Non vuole essere un'indicazione, ma soltanto una posizione personale. Del resto l'organizzazione alla quale resta iscritto e che gli ha riservato il compito di presidente della Fondazione di Vittorio, si è appena schierata per il sì. Ma dice, lo ha detto a Bologna, e sono parole diverse da quelle di Epifani: "Non è vero che la scelta del referendum rafforza le ragioni della battaglia messa in campo a suo tempo per l'estensione dei diritti".
Comunque Cofferati non ha alcuna intenzione d fare polemiche a sinistra, né di disegnare un altro asse. D el resto, sostiene il "Cinese" si sta assistendo a un attacco frontale alle istituzioni "istituzioni da difendere", proprio nel momento in cui, spiega, "Berlusconi per difendere se stesso minaccia la democrazia". Uniti, dunque, nell'opposizione al presidente del consiglio, chiede "il Cinese".
Ma, conferma, il referendum divide "il fronte che si era unito"
(11 MAGGIO 2003; ORE 20:40)
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