Quando astenersi non era legittimo
Cari parlamentari dell'Ulivo,
premesso che da ex-presidente di un Comitato per l'astensione ai 7 referendum radicali non è certamente mia intenzione contestare la vostra scelta di "sabotare", attraverso l'astensione, il referendum che chiede l'estensione dell'art. 18 anche ai lavoratori delle imprese sino a 15 dipendenti, vorrei permettermi di richiamarvi ad un minimo di coerenza.
Durante la campagna referendaria del 2000, nonostante una lunga trattativa, il Comitato del quale ero presidente si vide negare, dalla Commissione di Vigilanza Rai, gli spazi di comunicazione politica previsti dalla legge sulla par condicio.
Diversamente dalla Commissione RAI, l'Autorità per le telecomunicazioni rispettò invece la legge, assegnando anche ai comitati che intendevano contrastare l'approvazione dei referendum radicali con lo strumento dell'astensione il diritto agli spazi di comunicazione politica sulle emittenti private.
A distanza di soli tre anni, quindi, le stesse forze politiche che impedirono ai comitati per l'astensione di poter spiegare, attraverso il servizio pubblico, i motivi di tale scelta (il centro-sinistra aveva la maggioranza parlamentare), ritenuta allora illegittima, si sono improvvisamente convertite alla causa astensionista.
Nulla di male, ripeto.
Soltanto, si tenga presente che tale posizione è maturata in occasione di una scadenza referendaria che ha il solo torto di estendere dei diritti; non maturò, invece, in occasione di una scadenza referendaria, i 7 referendum radicali, dal contenuto chiaramente antidemocratico.
Franco Ragusa, CO.P.A.R.: http://web.tiscali.it/astensione/




Rispondi Citando