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    Ridendo castigo mores
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    Predefinito della serie ' c' era una volta l' america'../1

    posto questo interessante articolo ....che piacerebbe ad aran banjo ....se non fosse per il quotidiano e ( soprattutto ..) per l' autore ...

    da AVVENIRE del 13 maggio 2003

    STORIA
    Risale al 1805 il primo intervento Usa contro i pirati musulmani del Mediterraneo

    I marines in Algeri

    Per secoli tutta l'Europa aveva convissuto con le scorrerie che riducevano in schiavitù centinaia di cristiani ogni anno Fino a quando il bey non chiese un riscatto all'America, che reagì con una «guerra preventiva»

    Di Maurizio Blondet

    Quando Gioacchino Rossini compose L'italiana in Algeri (rappresentata a Venezia nel 1813), raccontò in chiave comico-sentimentale una tragedia plurisecolare. Il bey di Algeri , coi suoi pirati, rapiva ogni anno centinaia di italiane e italiani. Marinai, viaggiatori sulle navi europee, abitanti delle coste di Malta, Sicilia e Sardegna. E Algeri (che contava 50 mila abitanti) era soltanto la maggiore città dei pirati. In realtà, tutta la Costa di Barberìa, i 1.600 chilometri da Gibilterra alla Sirte in Libia, pullulava di pirati. Formalmente governatori provinciali dell'impero Ottomano, ma in realtà indipendenti, i bey di Algeri, Tripoli e Tunisi avevano creato una vera economia della corsa. Vivevano largamente dei riscatti che esigevano per il rilascio degli europei rapiti, del mercato dei marinai e viaggiatori bianchi presi e rivenduti come schiavi, del saccheggio delle navi «cristiane». Seguaci di un islam fondamentalista, trattavano gli «infedeli» catturati secondo vari gradi di barbarie. Nei momenti d'oro, Algeri poté contare oltre 25 mila schiavi europei.
    Per oltre tre secoli i popoli d'Europa convissero supinamente con questa ferocia sull'altra sponda. Nacquero persino ordini pii i cui membri raccoglievano denaro per riscattare i catturati, o si offrivano di sostituirsi ad essi. Persino gli inglesi, padroni del mare, s'adattarono. L'ammiraglio Edward Pellew, lord Exmouth, giunse a pagare 489.750 talleri di Maria Teresa per riscattare 1530 cristiani di varie nazionalità.
    L'Europa, insomma, si rassegnava. Non così la neonata repubblica d'America. Alla fine del '700, capitò che i pirati dei bey catturassero navi e marinai statunitensi in rotta nel Mediterraneo. Chiesero, come al solito, pingui riscatti. Fu allora che il presidente Jefferson, alla Casa Bianca, pronunciò la storica frase: «Milioni per la difesa, non un cent per un tributo». Gli Usa crearono la loro prima flotta da guerra, nel 1794, proprio per battere i pirati mediterranei. Fu il primo atto in cui l'America agì come poliziotto globale. Fu il primo intervento preventivo geopolitico. E il primo sangue scorso fra l'America e l'islam.
    Nel 1805, soldati in divisa blu con bandoliere bianche che il Mediterraneo non aveva mai visto - fanti di marina, detti marines - sbarcarono in Egitto, marciarono a tappe forzate nel deserto lungocosta, e sorpresero alle spalle il bey di Tunisi, costringendolo a rilasciare i cittadini americani catturati. I barbareschi non capirono la lezione e continuarono a pirateggiare, anche contro beni galleggianti statunitensi. Così, nel 1815, una squadra a stelle e strisce, al comando dell'ammiraglio Stephen Decatur, ripiombò su Tunisi, costrinse il bey a pagare 46 mila dollari di penale e a rilasciare tutti i bianchi catturati, fra cui non mancavano napoletani e persino danesi. Nello stesso anno in giugno, un'altra squadra americana si presentò davanti ad Algeri. Il comandante, commodoro William Bainbridge, segnalò con le bandiere un ultimatum: il bey aveva tre ore per rilasciare tutti i catturati americani, e pagare un enorme compenso in contanti-oro per il disturbo. Algeri era, allora, la piazzaforte meglio fortificata del mondo, ma il bey intuì il primato tecnico occidentale. Ebbe il buon senso di capitolare. Appena la bandiera a stelle striscie scomparve all'orizzonte, i suoi pirati ripresero il mare.
    Ma ormai, il brutto incantesimo era rotto. Nel maggio 1816, pirati algerini massacrarono un centinaio di pecsatori siciliani. La Sicilia era, formalmente, sotto protezione britannica. Stavolta, Londra ordinò a lord Exmouth di farla finita con quei barbari. Nella torrida fine d'agosto, Lord Exmouth si presentò davanti ad Algeri a bordo dell'ammiraglia, la Queen Charlotte, forte di cento cannoni. Lo seguiva una flotta anglo-olandese adattata scientificamente alla bisogna: murate rinforzate, armamento d'artigliera che comprendeva razzi incendiari (antenati dei missili) e bombarde a mitraglia (l'equivalente delle bombe a grappolo). A bordo, gli ufficiali del 91simo Royal Engineer avevano localizzato con precisione ognuno dei seicento cannoni nemici. Per nulla intimoriti, coraggiosi e feroci, i pirati si avventarono contro la flotta con 40 navi agili e leggere: 35 furono colate a picco in pochi minuti.
    Su Algeri piovvero 500 tonnellate di proiettili; i razzi incendiarono l'abitato. Alla fine della giornata, gli algerini contarono almeno ottomila morti, gli inglesi 141. Il bey dovette consegnare 1.642 schiavi e 382 mila talleri. In America, qualcuno componeva l'inno dei marines, nel quale si esalta il corpo che ha combattuto «dai palazzi di Montezuma alle spiagge di Tripoli». Era, come sappiamo, soltanto l'inizio.

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  2. #2
    Ridendo castigo mores
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    Predefinito c'era in america /2

    dello stesso e' interessante anche questo articolo che spiega l' economia mondiale dal 1945 ad oggi molto piu' che una adunata di economisti 'patentati' .

    PS .. si potrebbe anche dire .. ' avanti keynes , alla riscossa..'


    da avvenire 21 maggio 20003



    INTERVISTA
    L'esperto di borsa Duncan: «Il sistema si regge ormai sui debiti degli Usa. Ma la ricetta contro il crack è dare liquidità al lavoro»

    La crisi? Si vince col salario minimo


    Di Maurizio Blondet

    Istituire il «salario minimo si scala mondiale». La paradossale proposta non viene da un sindacalista no-global, ma dall'analista finanziario Richard Duncan. Dopo 17 anni a Bangkok a speculare sui mercati asiatici per conto di una finanziaria internazionale, Duncan ha visto i miracoli economici delle «Tigri asiatiche» tramutarsi in bolle speculative e sgonfiarsi l'una dopo l'altra col loro seguito di crisi bancarie, deflazione e stagnazione. Passato alla Banca Mondiale per aiutare la Thailandia a risollevarsi dalla sua "bolla", l'economista ha messo per iscritto le sue conclusioni in un libro (Dollar Crisis, causes, consequences and cures, Singapore 2003, 269 pagine, 30 dollari) che sta facendo discutere l'Asia. Ossia la zona del mondo dove il Giappone non riesce a uscire da una recessione che dura da 11 anni, dove Corea e Thailandia devono ancora riprendersi da l'indigestione dei passati «miracoli»; e dove - predice Duncan - la Cina sta per scendere la stessa china.
    E il salario minimo mondiale dovrebbe risolvere questi problemi?

    «Mette più soldi in tasca ai lavoratori, specie asiatici, dà loro più potere d'acquisto: è il solo mezzo per creare una "domanda aggregata mondiale" di dimensioni tali, da poter sostituire quella che oggi viene espressa dagli Stati Uniti».
    Gli Stati Uniti?
    «Gli Usa sono il motore della crescita mondiale, perché importano tantissimo dal resto del mondo. In deficit. Ogni anno importano, come noto, 500 miliardi di dollari di merci più di quanto esportino. Cioè si indebitano verso il mondo al ritmo di oltre 70 milioni di dollari l'ora, e nel solo 2002 il ritmo è salito al 28%. Come finanziano questo deficit? Emettendo titoli di credito».

    Cambiali, pagherò...

    «Che i Paesi esportatori incassano e mettono nelle loro banche, in Giappone, Cina, Thailandia, insomma i Paesi che da decenni hanno un attivo commerciale verso gli Usa. Quest'abbondanza di depositi induce le banche ad espandere i loro prestiti alle imprese locali. Le compagnie prendono a prestito sempre nuovi capitali per investire, ossia espandono la capacità industriale».

    E non è bene?

    «Fino al momento in cui la capacità di produzione industriale - l'offerta aggregata di merci - diventa eccessiva. Specie se il potere d'acquisto dei consumatori resta basso, come appunto in Asia. Conseguenza? Le merci restano invendute, l'offerta eccede la domanda. I prezzi calano. Ciò assottiglia i profitti delle imprese. Fino al punto che le imprese non possono più pagare i loro debiti. Insolvenze, fallimenti...»

    E le banche?

    «Nella fase dell'espansione del credito, i prezzi di terreni, immobili, azioni s'inflazionano. Quando la bolla scoppia, il valore di quei beni dati in garanzia crolla. Le banche così appesantite rifiutano nuovi prestiti. E falliscono. O meglio: per non farle fallire, deve intervenire lo Stato ad altissimi costi per il contribuente».
    Ma per fortuna gli Usa continuano a comprare dal mondo.
    «Già. Fino a quando? Il loro debito verso il mondo è già pari a 3 trilioni (3 mila miliardi) di dollari, pari al 30% del prodotto interno lordo americano. E cresce del 5% annuo. È insostenibile. Ed è malsano sia per i Paesi esportatori, sia per gli Stati Uniti».

    Perché per gli Stati Uniti?

    «I Paesi esportatori che cosa fanno di tutti quei dollari che guadagnano? Se li convertono nelle loro monete locali, quelle monete si apprezzano verso il dollaro, e gli esportatori perdono competitività. Allora, li investono negli Usa. Non perché abbiano fiducia nell'economia americana, ma perché non possono fare altrimenti. E sono stati questi dollari ad alimentare la bolla finanziaria americana, l'inflazione delle azioni di Wall Street. Bolla adesso scoppiata».

    Qualcuno dice che sarà la Cina la nuova locomotiva del mondo: è in pieno boom, il suo Pil cresce dell'8% annuo..

    «Già. Ma nel 2001, di quell'8%, il 7% era rappresentato dalle esportazioni cinesi negli Usa. Senza il suo avanzo commerciale con l'America, la Cina crescerebbe molto meno. Appena gli Stati Uniti ridurranno i loro consumi per la recessione che sta arrivando, anche la Cina andrà in recessione. Anzi il processo è già cominciato. Nel 1999-2000, l'anno del boom di Wall Street, l'import americano è salito del 38%, fino a 307 miliardi di dollari. Nel 2001, è caduto di 76 miliardi, ossia -6,3%. E la Cina ne ha risentito subito».

    Perciò Bush vuole ridurre le imposte ai ricchi. Perciò la Federal Reserve continua a tagliare i tassi d'interesse, cioè ad abbassare il costo del denaro. Per alimentare il boom stanco.

    «Sono soluzioni errate, perché mirano ad aumentare la liquidità del mercato dei capitali. Il mondo già affoga in un mare di dollari».

    Perciò lei propone il salario minimo.

    ««Appunto: liquidità non al capitale, bensì al lavoro. Perché possa comprare le merci in sovrappiù».

    Le si può obiettare che il salario minimo globale farebbe perdere ai paesi asiatici il loro vantaggio competitivo, il basso costo del lavoro. Che avvantaggerebbe l'Europa, che ha salari alti..

    «Sono d'accordo: è difficile. Ma nei Paesi avanzati, il salario minimo è in vigore da un secolo.Se può essere imposto su scala nazionale, può essere imposto anche su scala globale».

  3. #3
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    sei pregato di evitare di lordare il forum con pezzi di gente che ha insultato padania e padani...

  4. #4
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    Originally posted by Nanths
    sei pregato di evitare di lordare il forum con pezzi di gente che ha insultato padania e padani...


    non sarebbe meglio attenersi ai contenuti degli scritti postati ogni tanto e non sempre parlare di chi li ha scritti?

  5. #5
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    Originally posted by Celtic Pride


    non sarebbe meglio attenersi ai contenuti degli scritti postati ogni tanto e non sempre parlare di chi li ha scritti?
    .


    no perchè gli uomini di merda che hanno insultato la Padania e i Padani ve li potete gustare voi comodamente da un'altra parte, visto che vi piace farvi insultare. Io personalmente mi premunerò di impedire che le "opere" del caciottaro lordino un forum come questo in futuro, altrimenti potrebbero incominciare dei simpatici copia e incolla di biagi, santoro luttazzie e compagnia bella con questo ragionamento.

    Blondet? no grazie, preferisco la Padania.

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    Originally posted by Celtic Pride


    non sarebbe meglio attenersi ai contenuti degli scritti postati ogni tanto e non sempre parlare di chi li ha scritti?
    Eh, parliamone: è pura merda, che arriva a suggerire un vero e proprio abominio (il salario minimo globale).
    Tra l'altro da una parte celebra il welfare, e dall'altra depreca il warfare: come se non fossero due facce della solita medaglia...

  8. #8
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    Originally posted by ARI6
    Eh, parliamone: è pura merda, che arriva a suggerire un vero e proprio abominio (il salario minimo globale).
    Tra l'altro da una parte celebra il welfare, e dall'altra depreca il warfare: come se non fossero due facce della solita medaglia...
    comunque e' 'merda' di uno che le' bellezze' e la ' validita'' dell' economia finanziarìia globale le conosce molto meglio di te .
    ...Quindi come minimo potresti confrontarti con i problemi ENORMI che l' intervista tratta .... altrimenti siamo al solito ' aristotelismo' ideologico ...:non basta parlare di liberta' di pensiero .. bisogna anche praticarla ..

  9. #9
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    Originally posted by Nanths
    .


    no perchè gli uomini di merda che hanno insultato la Padania e i Padani ve li potete gustare voi comodamente da un'altra parte, visto che vi piace farvi insultare. Io personalmente mi premunerò di impedire che le "opere" del caciottaro lordino un forum come questo in futuro, altrimenti potrebbero incominciare dei simpatici copia e incolla di biagi, santoro luttazzie e compagnia bella con questo ragionamento.

    Blondet? no grazie, preferisco la Padania.
    nessuno ti ha chiesto un referendum tra blondet e la padania ..

    e finche' tutto l' antipadanismo di blondet rimarra' documentato da un paio di articolo vecchi di anni rimane legittimo il sospetto che tutto il tuo ' anticacciottarismo' copra qualcosa di piu' che il tuo fervore padanista ...IN quanto alle citazioni stanno li come stimolo e spunto di discussioni ( anche critiche ..) per il raggiungimento di una qualche verita' su fatti persone e cose ..

    Come ho gia detto non basta affermare la liberta' ( anzi pretenderla giustamente per la padania ..) ....bisogna anche praticarla ..

  10. #10
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    Originally posted by larth
    comunque e' 'merda' di uno che le' bellezze' e la ' validita'' dell' economia finanziarìia globale le conosce molto meglio di te .
    ...Quindi come minimo potresti confrontarti con i problemi ENORMI che l' intervista tratta .... altrimenti siamo al solito ' aristotelismo' ideologico ...:non basta parlare di liberta' di pensiero .. bisogna anche praticarla ..
    Sì, l'intervista solleva temi molto gravi, ma:
    -tutti conoscono il comportamento criminale delle banche centrali, specialmente quella USA;
    -la prossima ventura crisi del dollaro non la si risolve col comunismo globale;
    -non so dei rapporti tra Blondet e Padania, ma questi due articoli non solo non hanno nulla che fa risalire all'indipendentismo, anzi: si parla di governo unico mondiale...

 

 
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