Divertimento e filosofia: Matrix secondo Mereghetti
di wa. ma.
Piuttosto che un nome, è un aggettivo. Stiamo parlando di Paolo Mereghetti, l'autore appunto del "Mereghetti", il Dizionario dei film edito da Baldini & Castoldi, che viene aggiornato ogni anno. La vera Bibbia di cinefili e aspiranti tali. Chi meglio di lui, aspettando Reloaded può aiutarci a ricordare tutti i riferimenti del primo Matrix?
Matrix si nutre e si costruisce su una serie di riferimenti. Dunque, partiamo da quelli letterari…
Il primo riferimento evidente è Philip K. Dick, che era ossessionato dalle paranoie. Da lui prima di tutti viene l'idea che il mondo che reagisce ai nostri sensi non sia reale, ma solo una nostra proiezione. Si trattava di una concezione abbastanza estranea al mondo occidentale negli anni 50-60, che divenne poi più comune con la diffusione delle filosofie orientali. Oltre a Dick, tra gli antecedenti reali di Matrix c'è sicuramente il romanzo di William Gibson, Neuromante, nel quale viene inventato il cyberspazio. Lì c'è l'idea che esista un originale da cui si possono fare delle copie, da dove si può duplicare il mondo reale. Matrix, infatti, significa matrice: in Gibson c'è sia quest'idea di matrice, si quella che noi viviamo in un mondo-copia.
Un altro romanzo che posso citare è Ghost in the Shell di Mamoru Oshii, nel quale si ipotizza che la realtà del XXI secolo sia strutturata attraverso una rete informatica: anche qui c'è l'idea che i computer abbiano creato la realtà.
E i riferimenti filosofici, di teoria della tecnologia?
Nel film si vede la copertina dell'edizione americana del libro di Baudrillard, Simulacri e impostura, dove viene resa perfettamente l'idea che non ci sia alcuna differenza tra reale e virtuale. E infatti, i registi per il secondo film avevano anche provato a contattare questo filosofo.
Considerando la storia del cinema, invece, da dove viene Matrix?
I film ai quali Matrix deve di più - secondo me - sono quelli del cinema di Hong Kong dai quali riprende gli effetti speciali. Per esempio, quello che ha creato la coreografia dei combattimenti di kung fu è uno di questi maestri e si chiama Yuen Woo-ping. Un altro antecedente è Tatshuo II di Shinya-Tsukamoto: da lì vengono i bellissimi costumi del film, che sono un po' da killer, un po' da preti. E non dimentichiamo il disegnatore di fumetti, Moebius che disegnò la locandina del film.
E per quel che riguarda i film di fantascienza c'è qualcosa di simile a Matrix?
Alcuni avevano preparato il campo: per esempio Terminator. Mentre i film di fantascienza degli anni 40-50 descrivevano altri mondi, la fantascienza più recente si basa sugli scarti e sulle aporie razionali del mondo, del tempo, dello spazio, delle sensazioni. .
Secondo lei, a cosa è dovuto il successo di Matrix?
Al fatto che questo film porta sullo schermo in maniera migliore di altri la cultura degli anni 80-90, secondo la quale non subiamo più il processo di comunicazione, ma possiamo entrarvi interamente grazie a una cultura di tipo informatico e a Internet.
E il suo giudizio critico sul film?
A me Matrix era piaciuto. Fondeva in maniera ben fatta componente avventurosa e riflessione. Film come questo colgono esattamente lo spirito dei tempi, perché non hanno problemi di realismo. Fanno capire perfettamente l'idea del mondo virtuale.
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