di Guido Ceronetti
IN giro per qualche ora in una città di notevole estensione e multietnicamente popolata, con traffico urbano dei più crudeli e intricati, ho osservato un po’ la gente, passatempo che non dispiaceva neppure a Leonardo. Quasi tutti (e nel quasi è compreso uno stretto margine) i camminanti incontrati, soli o in compagnia, lungo i marciapiedi e negli attraversamenti, avevano applicato all’orecchio il telefonino, e procedevano con aria assorta, in un ascolto da momento religioso, oppure con la bocca sgangherata da risate, cupezze ed esclamazioni. Questa potrebbe sembrare visione o ipertrofia di verità osservata: non è così, è diretta testimonianza di uno che guarda e, stranamente, se ne stupisce. Li immagino usciti di casa a quel modo e rientrati idem.
Ho dato un’occhiata anche agli automobilisti. Tutti parevano amputati di almeno una mano: una impugnava lo sterzo e l’altra dov’era? La mano sinistra la si vedeva attaccata all’orecchio, con dentro qualcosa... Il bravo guidatore, evidentemente espertissimo e sicuro di sé, si era per metà eclissato dalla guida e svolazzava come un aquilone al di sopra del fiume di motori e al di là di tutti i semafori ascoltando e rivolgendo palabras ad abitanti invisibili della galassia mediante l’affezionato servo cellulare infaticabilmente acceso. Qualche automobilista d’antiquariato e in via di estinzione guidava con entrambe le mani ma non aveva, come gli altri, faccia contenta.
Il Telefonino è meravigliosamente egualitario. Abita in permanenza l’orecchio delle ragazzine bianche e ronza persuasivamente nel timpano del nordafricano e del cingalese. E a ciascuno i suoi interlocutori spaziali elettivi: la suora confabula col vescovo, l’imam parla cifrato con Osama, l’agente di Borsa con la City, il mafioso russo con le centrali nucleari del Volga, il ruffiano dell’Est con i suoi procuratori di carne umana.
Non occorre un lungo ragionamento per concludere che siamo di fronte - vista così, passeggiando, in un suo gesto ormai fisso, ineluttabile - ad una umanità avviata speditamente a diventare demente. Un Alzheimer pandemico, in marcia... Ma non fermiamoci a questo.
Scorro i giornali, un attentato suicida dopo l’altro, un’accelerazione dell’evento ripugnante, incomprensibile. E’ chiaro a tutti che siamo là in una corsia di criminali deliri: ma ne siamo poi tanto lontani?
Se questa totalità di folla compattamente ipertelefonante, sospesa a una foresta di trilli, è sintomo preciso di demenza collettiva in crescendo, il mondo meno esteso però pungente dei cinturati di tritolo che si fanno esplodere dappertutto gli è perfettamente simmetrico.
Non si è mai troppo dissimili dal proprio nemico, quando c’è in questo un malvolere di tipo assoluto, un forsennato bisogno di morire uccidendo. La mente stravolta di Gerusalemme o di Casablanca, che sta insanguinando dietrofacciate, marciapiedi, assembramenti, luoghi di spasso e di nutrizione, ha dentro lo stesso tarlo, la stessa fêlure zoliana, frittura di paranoie, che rendono i nostri urbani d’Occidente sempre più schiavi dei mezzi di comunicazione che una strapotente Industria tra terra e orbita gli impianta nella testa con chiodi veri di crocifissione. In ogni perdita di Logos pensante è iscritta la distruttività che corrode presentemente le società umane e le trascina in perdizione. Accorrano ambulanze per una di queste stragi di pura tenebra, o sia la strada percorsa in su e in giù da folle a piedi o in macchina, in un normale smog, in un’agitazione senza sangue versato - nessun luogo è indenne dallo strappo della mente dal semplice lume naturale, un atomo di cerebro sano lo trovi a fatica. Alla lunga si sa che il telefonino, non essendo innocuo, esplode in testa: interessante prefigurazione dell’attentatore suicida.
Più un governo promuove innovazione tecnologica (così la chiamano) e invoglia la gente a comprare l’Ultima Generazione di qualsiasi cosa, meno è in grado di difendere dal terrore senza frontiere i suoi disgraziati cittadini: perché ne indebolisce le difese, le immunità mentali. Una demenza è specchio dell’altra e tutte convergono in una voragine sconosciuta.




Rispondi Citando
..ahahah..dai poverino..aiutiamolo a inserire i numeri in rubrica..mi fa troppo pena
