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  1. #31
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    Originally posted by Peucezio
    Caro Felix,
    In effetti leggendo il tuo intervento risultano chiari i termini del dissenso. I nostri rispettivi discorsi partono da diverse impostazioni metodologiche e filosofiche e le conclusioni sono coerenti e conseguenti.
    Tu applichi dei principi biologico-evoluzionistici di stampo positivista e naturalista e la tua posizione circa il metticciato, in un'ottica suprematista radicale intesa in senso biologista, è perfettamente logica.
    Io, dal canto mio, respingo ogni visione di stampo materialistico, anche se capisco e rispetto la tua impostazione, che tra l'altro è alla base di molte dottrine care ai nazionalsocialisti ed ha un'alta dignità culturale e storica.
    Io, dicevo, respingo una visione riduzionista in senso biologico-evoluzionistico, perché ritengo il materialismo e il naturalismo scientifico espressioni, benché fra le più degne, di un movimento comunque degenerescente, che è quello legato alle rivoluzioni, alla secolarizzazione della società, all'imporsi dello scientismo e del metodo sperimentale sul sapere mitico e tradizionale, di cui la religione positiva, con tutti i suoi limiti, era una continuazione, sia pure su un livello più basso.
    Da questo punto di vista l'epoca che tu rimpiangi rappresenta per me già uno stato di decadenza avanzatissimo, molto vicino all'attuale: un'età cioè dominata ormai quasi totalmente dai Giudei, dallo spirito borghese e in cui l'alienazione dello stesso uomo bianco era già a livelli altissimi. Il movimento coloniale, a maggior ragione quello dell'Ottocento, rispetto a quelli precedenti, lo inquadro nella stessa alienazione e decadenza. Il colonialismo europeo in generale non dimentichiamo che risale proprio al momento in cui in Europa prendono vita i presupposti della modernità (riforma protestante, invenzione della stampa, metodo scientifico), al punto che convenzionalmente si fa cominciare la stessa età moderna con il "descubrimiento", cioè con la scoperta dell'America (da parte di un ebreo, guardacaso).
    Tornando alla fine dell''800, noto per inciso che noi italiani avevamo le briciole delle briciole degli imperi coloniali mondiali e la cosa non è casuale.
    Chiarite queste divergenze metodologiche toglimi una curiosità: quando tu auspichi una supremazia delle razze europee su tutte le razze, in termini così invasivi e forti, è perché la ritieni oggettivamente e in assoluto la migliore e quindi pensi che un mondo dominato totalmente da questa sia portato naturalmente a salire come livello complessivo di civiltà, o semplicemente perché è la nostra e quindi dobbiamo imporci sugli altri, per sopravvivere e guadagnare in prosperità e forza?
    Se infatti mi parli dei negri, benissimo, ma se mi parli di Cinesi o Indiani ti seguo con più difficoltà.
    Saluti
    vero, le impostazioni sono diverse, ma gli impulsi, sensazioni ed intuizioni che stanno a monte di queste forse sono più vicine di quanto non possa apparire più a valle. C'è un idem sentire di fondo che percepisco benissimo.
    Al biologismo tendenzialmente materialistico ci sono arrivato anche per la constatazione lancinante della degenerescenza irrimediabile della nostra civiltà, ormai putrescente sino alle radici. È anche una sorta di ultima áncora di salvezza per non precipitare nel maelström nichilista: afferrarsi al solido dato biologico, al terreno concreto del DNA, del tipo fisico, della razza per conservare un axis di riferimento, un motivo centrale di senso vitale.
    Ed è questa una posizione di sostegno che può certamente rassicurare, ma ad una sensibilità tradizionalista e spiritualista, alla fine, risulta insufficiente e, negli aspetti più brutali ed estremi, persino ripugnante. È una costrinzione cui si è portati dalle circostanze, più che una libera scelta. E ciò è evidente soprattutto nella questione del suprematismo, laddove una situazione favorevole di distanza / buona salute della nostra razza e dei nostri popoli / etnie renderebbe meno pressante la necessità di difenderci e di colpire un nemico.
    In realtà la situazione ottima sarebbe stata quella di una separazione naturale, tradizionale, tra razze, civiltà, etnie e popoli. Ma storicamente non è stato così. L'evoluzione tecnologica ha spinto i gruppi più avanzati ad espandersi, sino a creare, a partire dal XVI sec., l'unificazione progressiva del pianeta, con le conseguenze in termini di migrazioni, rimescolamenti e snaturamenti decadenziali che osserviamo negli ultimi tempi.
    Comprendo perfettamente che la radice del male cosmopolita che viviamo oggi sta a monte, ma il dramma è constatare come ciò sia frutto di un'evoluzione strutturale, economica e tecnologica, che è stata forse inevitabile al di là di cambiamenti ideologici, politici e religiosi. E qui torniamo alla biologia, al comportamento di homo sapiens come specie animale... Sarebbe stato possibile frenare la corsa all'accumulazione del sapere scientifico e della conoscenza tecnologica da parte dei gruppi umani? C'è da dubitarne...

    Tornando indietro, io "rimpiango" tanti momenti, tante tappe che potevano portare da un'altra parte, tanti sentieri non percorsi... ma alla fine il quadro d'insieme che ne viene fuori è che costantemente e sistematicamente l'uomo ha imboccato i sentieri sbagliati. La domanda qui è: sarebbe stato possibile in qualche momento scegliere la strada giusta? per esempio, stroncare sul nascere l'illuminismo e restare nell'antico regime, ridare senso alla società di ordini, rinvigorire la nobiltà e fiaccare la prepotente ascesa della borghesia?

    In merito al nostro rapporto con le razze sinica/nipponica, indiana e negra. Siamo d'accordo che la razza negra ha un livello intellettivo inferiore al nostro. Le altre no. Ma proprio per ciò risultano più pericolose. Se la razza negra può essere facilmente sottomessa e dominata in quanto razza naturaliter servile, le altre sono razze competitive, che possono a loro volta scontrarsi vittoriosamente contro la nostra. In altre condizioni meno competitive, queste razze sarebbero in un certo qual modo complementari, sviluppando ciascuna diverse qualità superiori: spiritualità, intelletto, organizzazione sociale, ecc... Ma nel mondo globale di oggi homo homini lupus, ovvero ogni razza / etnia entra in un gioco crudele di competizione aggressiva. In questo caso faccio riferimento all'egocentrismo naturale di ogni razza e gruppo umano. NOI siamo bianchi europei, e dobbiamo difendere i NOSTRI interessi. E difenderci, come ho già detto, vuol dire in certi casi attaccare per primi, e stroncare ogni possibilità di controofensiva del nemico.

    mi piacerebbe continuare questa discussione così come l'abiamo impostata, caro Peucezio (aperta ovviamente a chiunque ne sia interessato)

    saluti

  2. #32
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    aggiungo ancora una cosa. Nella mia visione, razza (dato biologico) e cultura coincidono. La razza forma parte integrande dell'identità particolare di ogni popolo: consideriamo per esempio che un cinese ha per forza di cose gli occhi a mandorla e i capelli neri, mentre uno scandinavo ha i capelli biondi e gli occhi azzurri... Quindi non c'è opposizione razza - cultura, anzi non c'è proprio distinzione. Già distinguere è segno di decadenza modernista. In una visione tradizionalista non si parlerebbe di razza perchè innecessario, perchè la razza rientra nell'alveo dell'ovvio, del parte-di. Oggi noi siamo COSTRETTI a distinguere, siamo costretti al razzismo, proprio da quelle forze moderniste-decadenziali che hanno voluto separare gli ambiti dell'identità unica dei popoli.
    La razza è tradizione anche in un'altro senso. I tratti somatici sono un'eredità di innumerevoli generazioni che ci hanno preceduto. I nostri antenati hanno immaginato, scelto, selezionato i tratti fisici che oggi ci fanno quello che siamo. Ci hanno consegnato un messaggio iscritto nel nostro corpo. Quando ci guardiamo allo specchio, migliaia di generazioni ci guardano. Questa è una delle eredità più preziose da preservare, e da tramandare alle future generazioni.

  3. #33
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    Originally posted by Felix
    aggiungo ancora una cosa. Nella mia visione, razza (dato biologico) e cultura coincidono.

    e come spieghi che le due civiltà più diffuse del mondo siano assolutamente sovranazionali?

  4. #34
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    Caro Felix,
    Rispondo subito e volentieri al tuo messaggio.


    >vero, le impostazioni sono diverse, ma gli impulsi, sensazioni ed intuizioni che stanno a monte di queste forse sono più vicine di quanto non possa apparire più a valle. C'è un idem sentire di fondo che percepisco benissimo.<

    Indubbiamente. Spesso l'affinità di visione e di sensibilità culturale e ideale è legata più agli esiti che allo schema teorico di base, che è spesso una struttura più astratta, anche se necessaria a dare un fondamento toeretico al discorso. Noi giustifichiamo diversamente posizioni e scelte di fondo che sono di fatto le stesse.

    >Al biologismo tendenzialmente materialistico ci sono arrivato anche per la constatazione lancinante della degenerescenza irrimediabile della nostra civiltà, ormai putrescente sino alle radici. È anche una sorta di ultima áncora di salvezza per non precipitare nel maelström nichilista: afferrarsi al solido dato biologico, al terreno concreto del DNA, del tipo fisico, della razza per conservare un axis di riferimento, un motivo centrale di senso vitale.
    Ed è questa una posizione di sostegno che può certamente rassicurare, ma ad una sensibilità tradizionalista e spiritualista, alla fine, risulta insufficiente e, negli aspetti più brutali ed estremi, persino ripugnante. È una costrinzione cui si è portati dalle circostanze, più che una libera scelta. E ciò è evidente soprattutto nella questione del suprematismo, laddove una situazione favorevole di distanza / buona salute della nostra razza e dei nostri popoli / etnie renderebbe meno pressante la necessità di difenderci e di colpire un nemico.<

    Capisco benissimo. Oggi l'emergenza è quella razziale, o almeno è una delle emergenze più grandi. Aggrapparsi quindi, con i mezzi che abbiamo che, nel bene e nel male, sono quelli scientifici, alla biologia e alla genetica per tutelare concretamente la razza diventa un'opzione quasi obbligata o almeno del tutto comprensibile.

    >In realtà la situazione ottima sarebbe stata quella di una separazione naturale, tradizionale, tra razze, civiltà, etnie e popoli. Ma storicamente non è stato così. L'evoluzione tecnologica ha spinto i gruppi più avanzati ad espandersi, sino a creare, a partire dal XVI sec., l'unificazione progressiva del pianeta, con le conseguenze in termini di migrazioni, rimescolamenti e snaturamenti decadenziali che osserviamo negli ultimi tempi.
    Comprendo perfettamente che la radice del male cosmopolita che viviamo oggi sta a monte, ma il dramma è constatare come ciò sia frutto di un'evoluzione strutturale, economica e tecnologica, che è stata forse inevitabile al di là di cambiamenti ideologici, politici e religiosi. E qui torniamo alla biologia, al comportamento di homo sapiens come specie animale... Sarebbe stato possibile frenare la corsa all'accumulazione del sapere scientifico e della conoscenza tecnologica da parte dei gruppi umani? C'è da dubitarne...<

    Ti dirò che vedo le cose diversamente.
    Se ci pensiamo, la rivoluzione agricola generò un salto tecnologico immenso, sì da consentire per la prima volta all'uomo un controllo del territorio e delle risorse naturali e una forma di aggregazione sociale complessa, e la conseguenza di questo fu che nei rapporti dell'uomo con lo spazio e in quelli delle comunità e dei popoli fra loro, si evolse, col neolitico, non verso una maggiore mobilità e intercomunicabilità, ma all'opposto, da una società nomadice e instabile a una società stanziale, che si spostava in modo lentissimo e che vedeva nel radicamento e in una debole interazione con gli altri popoli, la sua normale dimensione.
    Io credo che il problema della modernità e del cosiddetto mondialismo stia non tanto nella tecnologia in sé, ma il fatto del tutto nuovo che dei popoli portati naturaliter allo sradicamento, come i semiti, ma allo stesso tempo con una immensa capacità di penetrazione in tutti i gangli delle società, abbiano impresso alle nazioni evolute una spinta nel senso dello sradicamento e della comunicazione, probabilmente facendo appello a un sostrato atavico di nomadismo, mai del tutto soffocato, dei popoli soprattutto stanzializzatisi più di recente. Il giudeo finanziò le esplorazioni, le imprese coloniali, il mercato degli schiavi, organizzò le compagnie navali, il commercio ormai su scala intercontinentale. Allo stesso tempo cominciò a minare all'interno delle nazioni i capisaldi dell'appartenenza e dell'identità, affievolendo quindi i legami interni e favorendo una visione cosmopolita, relativista e antigerarchica, che sfociò nelle rivoluzioni, Inglese, poi Americana e Francese. Se si pensa che nel medioevo (e qui torna lo schema del neolitico) c'era una tecnologia più avanzata rispetto all'antichità classica, che permise all'agricoltura e alla società di progredire grazie all'aratro pesante, ai mulini ad acqua e ad altri apporti analoghi e ciò creo la radicata, localistica, gerarchica e tradizionale società medievale che conosciamo e che in poco tempo tutto questo è stato stravolto, non tanto da nuove invenzioni, quelle sarebbero venute molto dopo, ma da nuove concezioni, tutte più o meno di matrice semitica diretta o indiretta(protestantesimo, certe espressioni del Rinascimento, filosofia moderna), ciò ci fa capire quanto, almeno a mio parere, la situazione in cui siamo non ha nulla di fisiologico o di spontaneo e non è il prodotto della naturale evoluzione della tecnica, ma è il risultato dell'azione dissolutrice di agenti corruttori, che hanno operato a più livelli, ma per conseguire lo stesso scopo, Infatti anche il mondialismo moderno non è una conseguenza della tecnologia in sé, ma ci sono centrali di potere che lo impongono e lo fomentano: la tecnolgia la puoi usare per sfamare i negri in casa loro oppure per immiserirli e costringerli a venire qui; la puoi usare per favorire le comunicazioni fra tutti o per creare microcomunità più autosufficienti e funzionali al loro interno. La puoi usare per aumentare disordine, anarchia sociale e culturale, dissoluzione dei costumi oppure per controllare capillarmente e imporre un ordine e una precisa disciplina a tutti. Certe invenzioni tecniche e certe conquiste del sapere scientifico sono degenerate in sé secondo me, e sono prodotti diretti della volontà dissolutrice dei popoli antitradizionali, ma, ripeto, secondo me il vizio non sta nella tecnica in sé ma in come è orientata e da chi.



    >Tornando indietro, io "rimpiango" tanti momenti, tante tappe che potevano portare da un'altra parte, tanti sentieri non percorsi... ma alla fine il quadro d'insieme che ne viene fuori è che costantemente e sistematicamente l'uomo ha imboccato i sentieri sbagliati. La domanda qui è: sarebbe stato possibile in qualche momento scegliere la strada giusta? per esempio, stroncare sul nascere l'illuminismo e restare nell'antico regime, ridare senso alla società di ordini, rinvigorire la nobiltà e fiaccare la prepotente ascesa della borghesia?<

    La tua è una domanda tutt'altro che banale, a cui è difficile rispondere.
    Io credo di no, perché la modernità è una catastrofe che deve consumarsi fino in fondo, è un momento negativo, anzi di devastazione spirituale totale, che fa parte di una logica e di una dialettica ben nota al pensiero tradizionale, una sorta di negatività assoluta, necessaria per autosuperarsi e compiere un ciclo, quindi una patologia sì, ma di crescita, come una gravidanza, che sotto un certo punto di vista è uno stato morboso, anomalo, invalidante, ma in realtà produttivo, ma solo nel suo disfarsi: quando viene meno produce.
    Ciò non implica un fatalismo assoluto: il divenire, il cammino dello spirito, i cicli, sono pur sempre espressione dello Spirito, inteso in senso metaindividuale ma comunque umano, volontario, quindi se siamo dove siamo, è perché non abbiamo voluto fermare il treno a suo tempo, perché ci siamo proiettati, in un certo senso volontariamente, in questo baratro. Ovviamente non parlo di volontà conscia, razionale, ma di un contatto profondo con una sfera di spiritualità pura, superindividuale, che presiede alle manifestazioni storiche e concrete degli uomini e dei popoli.

    >In merito al nostro rapporto con le razze sinica/nipponica, indiana e negra. Siamo d'accordo che la razza negra ha un livello intellettivo inferiore al nostro. Le altre no. Ma proprio per ciò risultano più pericolose. Se la razza negra può essere facilmente sottomessa e dominata in quanto razza naturaliter servile, le altre sono razze competitive, che possono a loro volta scontrarsi vittoriosamente contro la nostra. In altre condizioni meno competitive, queste razze sarebbero in un certo qual modo complementari, sviluppando ciascuna diverse qualità superiori: spiritualità, intelletto, organizzazione sociale, ecc... Ma nel mondo globale di oggi homo homini lupus, ovvero ogni razza / etnia entra in un gioco crudele di competizione aggressiva. In questo caso faccio riferimento all'egocentrismo naturale di ogni razza e gruppo umano. NOI siamo bianchi europei, e dobbiamo difendere i NOSTRI interessi. E difenderci, come ho già detto, vuol dire in certi casi attaccare per primi, e stroncare ogni possibilità di controofensiva del nemico.<

    Qui, anche se sono d'accordo in linea di massima sul principio, non mi convince molto l'applicazione: bisogna distinguere il problema migrazionistico da quello di politica internazionale e agire a entrambi questi livelli in modo mirato.
    A livello internazionale bisogna abbattere l'attuale sistema occidentale americano mondialista, perché è retto dai Giudei ed è quello che, grazie al sistema economico globale che ha realizzato e grazie al controllo della cultura e delle idee, da una parte ci manda valanghe di disperati in Europa e dall'altra ci impedisce, con la guerra culturale, di cacciarli o non integrarli.
    Quindi il primo e fondamentale obiettivo è l'America e tutto il sistema mondiale che essa sostiene, con tutte le sue ramificazioni nei vari paesi. E in questo semmai le razze xantoderme possono essere utilissime: non dimentichiamo che la Cina, pur marxistizzata, quindi giudaizzata ideolgicamente, non ha giudei al potere, perché lì sono individuabili proprio per la differenza razziale. Quindi da lì può rinascere un riscatto nazionale che può aprire spazi notevoli anche per noi. Insieme alla Cina colloco la Corea, il Giappone se dovesse risvegliarsi (lì purtroppo i giudei ci sono, anche se qui da noi la cosa è poco risaputa).
    Il problema dei bianchi, ammesso che esista una razza bianca, cioè che una tassonomia basata sulla pigmentazione sia quella più valida, è che fra i bianchi ci sono gli Ebrei, che sono una minaccia alla salute spirituale di tutto il pianeta e sono intrinsecamente incompatibili con ogni forma di sopravvivenza delle altre razze e nazioni, perché vogliono un mondo ibridato al 100% geneticamente e culturalmente. Di fronte a una simile minaccia, che va incommensurabilmente oltre la minaccia di un competitore simile per quanto agguerrito, ogni popolo mantenutosi più sano ci viene utile, perché qui non sono in lotta due popoli che abbracciano analoghi principi, ma due principi universali, quello della distinzione, della gerarchia, della razza, dello spirito, della superiorità contro quello dell'indistinzione, della dissoluzione, dell'egualitarismo snaturante, dell'antirazza, della degenerazione progressiva e totale.


    >mi piacerebbe continuare questa discussione così come l'abiamo impostata, caro Peucezio (aperta ovviamente a chiunque ne sia interessato)<

    Fino a quando reggerai la prolissità delle mie risposte...


    Romanamente

    >saluti<

  5. #35
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    affanculo razze e pregiudizi
    w il multiculturalismo!
    NO AL RAZZISMO
    SI ALLE DONNE
    By Enrico
    fidanzato da tre anni con una ragazza etiope
    alla faccia di chi le vuole male
    Che senso ha la vita se entri senza chiederlo ed esci senza volerlo?
    Jim Morrison

  6. #36
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    Infatti il primo problema non sono le razze, ma eliminare i minorati psichici come te, che intervengono per scrivere idiozie, slogan e turpiloquio gratuito.

  7. #37
    Lup Man-Ladr di Gran Croc
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    e il minorato psichico sarei io???
    hai parlato di ELIMINARE
    ricordatelo bene
    fascistello disgraziato...
    Che senso ha la vita se entri senza chiederlo ed esci senza volerlo?
    Jim Morrison

  8. #38
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    Originally posted by enricopdci
    affanculo razze e pregiudizi
    w il multiculturalismo!
    NO AL RAZZISMO
    SI ALLE DONNE
    By Enrico
    fidanzato da tre anni con una ragazza etiope
    alla faccia di chi le vuole male
    Caspita che intervento!
    Che cosa volevi ottenere? Tutti a bocca aperta ad esclamare: "oooooooooh !" ?
    E invece ottieni solo un bel:
    Reazioni emotive di tal fatta sono ormai talmente comuni, che è ormai il conformismo più becero.
    E anche la tua scelta amorosa mi pare piuttosto emotiva. Una donna va scelta per ben altri motivi che non per far dispetto ad avversari politici ...
    Cresci.

  9. #39
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    propongo all'ottimo Tomás di eliminare la provocazione del kompagno "enrico", non essendo il suo un intervento ma un mero insulto a tutti i forumisti ed oltretutto off-topic...

  10. #40
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    >e il minorato psichico sarei io???
    hai parlato di ELIMINARE
    ricordatelo bene
    fascistello disgraziato...<

    Fatti internare, tu e gli Untermenschen come te.

 

 
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