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Meglio far figli a 20 anni e la carriera a 35
di Massimo Fini
Il sociologo inglese James Tooley, in un recente studio, 'The Miseducation of women', suggerisce alle donne di tornare a fare i figli fra i 23 e i 27 anni; come una volta, e di pensare al lavoro a cominciare dai 35 quando, grazie all'allungamento della vita e quindi dell'etą pensionabile, avrebbero comunque davanti a sé un lungo periodo, trent'anni, per realizzare le proprie ambizioni di carriera.
E' una proposta intelligente, anche se postula un radicale cambiamento di costumi e di mentalitą, nelle donne ma soprattutto nei datori di lavoro, e adeguate misure di sostegno da parte degli Stati. Contribuirebbe infatti ad attutire alcuni grandi problemi, sociali ed esistenziali, della modernitą industriale. In Occidente infatti le donne, impegnate nel lavoro come gli uomini, diventano madri tardi (in Italia, che ha il record negativo, dopo trent'anni), il che comporta che facciano pochissimi figli, in genere uno, al massimo due, e quindi un notevole invecchiamento della popolazione. Un popolo vecchio č un popolo debole e fragile da tanti punti di vista, sociale, culturale, politico e militare, e rischia di soccombere, prima o poi, di fronte a popolazioni pił giovani e vitali come sono quelle terzomondiste dove l'etą media supera di poco i trent'anni. Inoltre non č un bel vivere, fra vecchi. Lo disse, quando aveva novant'anni, e quindi al di sopra di ogni sospetto, Cesare Musatti, lo psicanalista: «Mi farebbe orrore un mondo popolato in maggioranza da vecchi».
D'altro canto la donna č pienamente feconda dalla pubertą ai 27 anni, dai 27 ai 35 anni perde il 30% della sua ferttilitą, oltre la possibilitą di fare figli diminuisce ancora, in modo drastico. Ci sono quindi moltissime donne che, dopo aver sacrificato gli anni giovanili al lavoro e alla carriera, vorrebbero un figlio ma non ci riescono. I figli non vengono quando ci pare. Sia perché ci vuole un uomo con cui essere legate sentimentalmente, sia, e forse soprattutto, perché si č rivelata la classica illusione scientista, o «una grande truffa» come l'ha definita l'economista americana Silvya Ann Hewlett, la convinzione che lą dove non arriva il corpo arriva la tecnologia medica. E comunque non č un bene per nessuno che i genitori abbiano i figli nell'etą in cui dovrebbero essere nonni.
Tutte queste cose, peraltro ovvie, i nostri progenitori lo sapevano benissimo, noi, in nome del primato dell'economia, le abbiano stolidamente perdute.




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