de L'UNIONE SARDA de su 6-6-1998

Lingua aristocratica e parlata comune: quali sono gli errori per il sardo?


Standardizzazione della lingua sarda? La proposta d'unificazione forzata delle sue varietà dialettali, con una operazione di politica linguistica da farsi anche con l'aiuto di esperti stranieri, è stata fatta anche di recente. Personalmente, non soltanto esprimo la mia totale opposizione ma considero e giudico quella proposta un tentativo pericoloso. Come ho avuto modo di dire in un recente convegno a Nuoro, esistono tre sole prospettive per quella operazione, tutte e tre esiziali per la lingua sarda: 1) Se la lingua standardizzata risultasse essere di modalità logudorese, è indubitabile che i campidanesi non accetterebbero mai di adoperarla; 2) Se invece risultasse di modalità campidanese è altrettanto certo che rifiuterebbero di adoperarla i logudoresi; 3) Se invece la lingua sarda standardizzata fatta a tavolino non risultasse né di modalità campidanese né di modalità logudorese, non accetterebbero di adoperarla né gli uni né gli altri. È dunque indubitabile che la detta proposta è veramente pericolosa, perché conseguirebbe l'effetto o di perdere la metà dei sardi in ordine al recupero ed al rilancio della lingua sarda oppure addirittura di perderli tutti...
Abbiamo l'interesse politico e culturale a riconoscerlo: cercare di accordare i campidanesi coi logudoresi sul tema della lingua è una vera e propria utopia: come si potrebbe infatti mediare tra il logudorese sos campos e il campidanese is campus? Tra andare e andai? tra como e immoi? Ma in realtà avviene che chi si fa promotore di questa operazione di standardizzazione mediale, abbia nella manica un asso personale, ossia una sua lingua di tipo logudorese da proporre, la quale però non viene accettata, non dico dai campidanesi, ma nemmeno dai logudoresi...
Proprio su questo punto è molto significativa ed illuminante la sorte che ha subito la Sotziedade pro sa Limba Sarda, fondata nel 1985 con larga partecipazione di iscritti e con grandissimo loro entusiasmo. La Sotziedade in effetti entrò subito in grave crisi quando se ne defilarono gli iscritti campidanesi, perché ebbero l'impressione che il segretario della Sotziedade - d'altronde molto benemerito per altre sue iniziative e mio buon amico - tendeva ad imporre, coi manifesti e con le circolari, un logudorese di sua invenzione, scritto anche secondo modi assai criticabili: ad esempio fatu, macu, tapu invece di fattu, maccu, tappu
La Sotziedade scomparve del tutto qualche anno dopo, quando anche il suo presidente - che era poi il sottoscritto - si convinse pure lui dell'esistenza di quel tentativo e dette le sue dimissioni. Dopo di che la Sotziedade ha praticamente cessato di esistere... D'altronde si deve dire che la reale situazione linguistica della Sardegna è molto meno caotica e disperata di quanto i maniaci della standardizzazione vorrebbero far credere.
Attualmente esistono due varietà fondamentali della lingua sarda: la campidanese e la logudorese. La prima parlata in tutta la parte meridionale dell'isola, la seconda parlata in tutta la sua parte settentrionale, compreso il centro montano, ma esclusi la Gallura, Sassari, Sorso e Porto Torres. A favore di queste due varietà principali della lingua sarda è già intervenuto un forte processo di unificazione, che ha determinato altrettante varietà di sardo illustre: il campidanese letterario ed il logudorese letterario, quelli adoperati con tutta tranquillità dai numerosi poeti che nel presente stanno dando luogo ad una ricca produzione di poesia in lingua sarda.
Accanto a queste due varietà dialettali ma anche letterarie della lingua sarda, esiste nel Nord dell'isola il gallurese-sassarese, il quale, già fortemente unificato, ha anche il vantaggio di potersi collegare alla lingua corsa e di poterne condividere quindi gli immancabili successi futuri.
Dunque, niente di strano e niente di allarmante per il fatto che in Sardegna esistono tre varietà dialettali, ciascuna delle quali ha già una sua dignità letteraria e soprattutto una sua larga partecipazione di uso. Da questo punto di vista in effetti noi sardi ci troviamo nelle medesime condizioni in cui si trovavano i greci antichi nel periodo del maggior fulgore della loro civiltà. Anch'essi adoperavano tre o quattro varietà dialettali e letterarie della loro unica lingua greca. Vero è che alla lunga i greci finirono col raggiungere la loro effettiva standardizzazione linguistica con la koinè diàlektos. Ma questo avvenne col passare del tempo e soprattutto spontaneamente e non con una operazione fatta a tavolino e con esperti stranieri.
MASSIMO PITTAU