leader del movimento dei "girotondi" interviene nel dibattito sul referendum: «Come "Laboratorio" per la democrazia siamo disponibili a partecipare ai dibattiti»
Pancho Pardi: «Voterò sì. Sbagliato astenersi»
Angela Azzaro
«Avrei preferito che il referendum non ci fosse, ma ora che esiste bisogna ballare». Francesco "Pancho" Pardi il 15 giugno andrà alle urne per dire sì al referendum per l'estensione dell'articolo 18. Con lui dirà sì il Laboratorio per la democrazia che per domani è tra i soggetti promotori della manifestazione contro il ritorno dell'immunità - Roma, piazza Navona, ore 19 - ribadendo un vecchio pallino del movimento dei "girotondi", il tema della giustizia.
Ma adesso c'è in ballo anche un'altra questione, quella della giustizia sociale. E il Laboratorio per la democrazia, di cui fa parte anche Paul Ginsborg, ha deciso contrariamente alla maggioranza ds e di Cofferati di andare a votare. E votare sì.
Pancho, con il suo stile diretto, spiega perché, non tacendo le differenze tra i promotori del referendum e le sue. «Perché avrei preferito che non ci fosse? - si chiede per chiarire subito -. Perché ritengo che abbia un forte potenziale di divisione del centrosinistra, non compensato dal potenziale di unione del mondo del lavoro che pure porta con sé».
Come ha detto lei, il referendum però ora esiste. Che cosa la spinge ad esporsi per il sì?
Vorrei precisare che come Laboratorio per la democrazia ci sentiamo molto in sintonia con la posizione assunta dalla Cgil, che appoggia il sì pur avendo espresso dubbi sull'opportunità di proporre il quesito. Il referendum ha soprattutto una valenza simbolica, più che una capacità di incidere di fatto. Basti pensare a quello che è accaduto per il finanziamento pubblico ai partiti. Non credo pertanto che se dovesse vincere l'estensione, cambi molto - come viene detto - per le piccole aziende. Se vincesse il no o non venisse raggiunto il quorum si avrebbero invece effetti veramente negativi. Bisogna fare di tutto perché prevalga il sì. Anche se il quesito non dà una risposta al precariato o ai lavoratori atipici...
... Non è allora d'accordo con chi, come l'Arci, pensa che il referendum sia la prima tappa di un allargamento generalizzato dei diritti?
Lo sarebbe se vincessimo. Ma se si perde o non si raggiunge il quorum... La vedo male visto che metà del centrosinistra dice di non andare a votare. Per quanto ci riguarda non ci tiriamo indietro. Come Laboratorio faremo di tutto perché si raggiunga il maggiore numero di sì. Ci terrei anche a far sapere che siamo disposti a partecipare ai dibattiti della campagna referendaria. Lo so che la nostra è una posizione "scomoda", ma siamo pronti a un confronto con i compagni.
Il movimento dei "girotondi" ha fatto della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica uno dei suoi slogan. Non crede che chi dice di non andare a votare disattenda questa idea della democrazia?
E' vero, c'è anche questo aspetto. E' sempre meglio partecipare che scansarsi. Dire che non si va a votare non mi sembra davvero convincente.
Più di un anno fa come "girotondi" non avete risparmiato critiche al centrosinistra, che in nome della "cultura di governo" non aveva preso posizioni adeguate su giustizia, informazione, welfare. Oggi accusate il referendum di dividere, non è in contraddizione con quanto detto e fatto prima?
Non ho detto questo. Sostengo un'altra cosa. Dico cioè che nonostante la metà della sinistra non si impegni, il Laboratorio per la democrazia voterà sì. Da qui a dire però che lo facciamo con entusiasmo c'è differenza. Rimaniamo colpiti dal fatto che quest'anno le opposizioni avevano due grandi occasioni per unirsi, la pace e le questioni dei diritti. Su entrambe si sono spaccate. Non sto a guardare le ragioni di questo o di quello, ma penso che in un momento come l'attuale, con la destra che sta determinando un'anomalia nella vita democratica del paese, ci sia un bisogno forte di unità.
Uno dei più grossi problemi è quello di far sapere ai cittadini e alle cittadine che il referendum esiste, quali sono le sue ragioni. Come affrontare l'emergenza sull'informazione?
Purtroppo l'informazione è nella mani di una sola persona. C'è un monopolio, con sette tv tutte di Berlusconi.
Anche i giornali, non di Berlusconi, non fanno molto di più. Non pensa che chi invita a boicottare il referendum accetti la stessa logica?
E' sicuramente imbarazzante che quello detto dal centrosinistra sul referendum somigli a quello che sostengono dall'altra parte. Voglio pensare che lo facciano comunque per motivi diversi. Ma non è stato neanche bello quando Rifondazione non ha votato la fiducia al governo Prodi.
http://www.liberazione.it/giornale/030514/default.asp
http://groups.msn.com/POLIS/politica...21830452361588
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Riepilogando:
a) Social Forum, Movimento dei Movimenti: sì
b) Girotondi (quelli che si sono espressi): sì
c) CGIL: sì
Che poco rappresentativo che è l'Ulivo...![]()




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