(TRATTO DA "INIZIATIVA MERIDIONALE" ottimo spunto di discussione)
REGGISENI. DI FILO SPINATO.



Quale sia il contenuto etico della globalizzazione e la misura dell’intelligenza politica dei "no global", è dato da un episodio, tristissimo sul piano sociale, che ha coinvolto la "Triumph"- una notissima azienda multinazionale nel settore dell’abbigliamento intimo- in Birmania. L’azienda di "lingerie" aveva un suo stabilimento in Birmania ed era stata a lungo accusata dai movimenti antiglobalizzazione di adoperare "schiavi" per realizzare i suoi capi di abbigliamento, i reggiseni in particolare, e di favorire la giunta militare al potere. I "no global" avevano anche diffuso un manifesto nel quale appariva una donna nuda i cui seni erano retti da filo spinato. Ma non era questo il modo per porre il problema che avrebbe dovuto essere invece trasferito in sede politica internazionale, da parte degli Stati che hanno relazioni con la Birmania ed al Wto. Infatti la ovvia risposta della multinazionale è stata, in questo becero modo di porre l’esistenza di un problema, l’unica "possibile" quanto cinica: chiudere lo stabilimento e riportare ancora di più nel profondo della fame mille operai restati così senza lavoro. E con la certezza che la multinazionale, potendo farlo, collocherà altrove le sue produzioni senza alcuna garanzia che il lavoro verrà svolto lì a condizioni socialmente accettabili. Insomma da schiavi a morti. Di fame.