dal quotidiano IL FOGLIO
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La gauche si oppone alla legge
sui collaboratori di giustizia
(per non fare la fine dell’Italia)
Parigi.
Sembra di assistere a un dibattito
sulla giustizia a Montecitorio, solo le
posizioni sono capovolte. La destra sventola
la bandiera dei pentiti per guidare la
carica alla criminalità. La sinistra issa i
vessilli del garantismo. L’uno e l’altro
schieramento prendono l’Italia come
esempio. La legge italiana sui pentiti è un
modello da importare per la maggioranza
di destra. Uno strumento che apre la stra-da
a pericolose derive liberticide per la
sinistra. Ad accendere le polveri francesi,
il progetto di legge del ministro della
Giustizia Dominique Perben. Per il governo,
si tratta di rispettare uno degli impegni
presi in campagna elettorale, quello
di combattere più efficacemente la criminalità
organizzata. Le misure proposte
vanno dalla creazione di una procedura
specifica per reati compiuti dalla grande
criminalità a un rafforzamento dei poteri
della polizia e della procura (prolunga-mento
fino a 4 giorni del fermo giudizia-rio,
remunerazione degli informatori), fino
all’introduzione del patteggiamento
per reati che prevedono pene fino a 5 an-ni
di prigione. Ma ad attirare sulla maggioranza
gli strali dell’opposizione è soprattutto
l’introduzione di sconti di pena
per i pentiti. Non che una legge non esistesse.
Ma finora poteva essere applicata
solo ai reati di terrorismo e di traffico di
stupefacenti. La riforma Perben la estende
ai delitti più gravi, assassini, torture,
sequestri di persona, quando sono com-piuti
da gruppi organizzati. Istruttivo il dibattito
parlamentare. Per André Vallini,
deputato socialista, la riforma della giustizia
del Guardasigilli prefigura “un regime
assolutamente inquietante”.
La riduzione di pena per i collaboratori
della giustizia “ha mostrato i suoi limiti”
in Italia, dice Vallini, dove certi “pentiti
si sono messi a denunciare chiunque
e per qualunque reato”. Sullo stesso tenore
le dichiarazioni di altri due esponenti
della gauche, il comunista Michel
Vaxès e il verde Noel Mamère. Una valanga
di emendamenti si è abbattuta sul
progetto di legge, 700. Perché in gioco,
sempre per Vallini, sono “le libertà individuali”.
La crociata garantista della sinistra
non è servita a far arretrare il governo
dalle sue posizioni. Ieri la riforma della
giustizia è stata approvata in prima lettura
dall’Assemblea nazionale. Il ministro
Perben l’ha difesa a spada tratta. Per lui
risponde alle “evoluzioni della criminalità”
adattando “i mezzi ai fini”. A sostegno
della riforma, il ministro ha portato le
cifre. I crimini commessi da bande organizzate
in Francia sono aumentati in mo-do
spettacolare, passando da 29 nel 1994 a
486 nel 2001.
La remunerazione degli informatori
Uno dei pochi emendamenti approvati
è quello del deputato chiracchiano
Thierry Mariani che legalizza la remunerazione
degli informatori. Finora in Francia
gli informatori non avevano alcuna
esistenza legale. Un vuoto giuridico che
obbligava i commissari di polizia a violare
le regole deontologiche, ad aggirare il
codice di procedura penale, col rischio
d’incappare in sanzioni. D’ora in avanti,
invece, il 30 per cento dell’ammontare
delle multe e delle confische giudiziarie
potrà essere destinato al pagamento degli
informatori. Mariani si è detto sorpreso e
felice per l’adozione del suo emendamento.
E’ stato necessario sormontare le
resistenze sia del ministero della Giustizia
sia di quello dell’Interno. L’ispiratore
dell’emendamento è il potente sindacato
di polizia Synergie, che da tempo denun-cia
i rischi della mancanza di trasparen-za
nella remunerazione degli informatori. "
Saluti liberali




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