Uno scandalo il silenzio sul referendum

Nel dibattito su informazione e articolo 18 interviene una delle firme della Stampa, Pierluigi Battista
Colpisce il silenzio strisciante che sta oscurando il referendum. E' uno scandalo». Pierluigi Battista de La Stampa, una delle firme più celebri del giornalismo politico, non nasconde lo sdegno per l'oscuramento che ha colpito i quesiti sull'estensione dell'articolo 18 e sugli elettrodotti.
Un silenzio pesante che, con il conseguente invito all'astensione, mette in evidenza un elemento di crisi della politica, della partecipazione democratica. «E' vero - spiega - che sui referendum si sconta una certa tradizione negativa, ma questa volta si assiste a un occultamento ancora più grave».

E' per questa ragione che Battista, insieme a un gruppo importante di suoi prestigiosi colleghi, ha firmato l'appello dell'Arci, "Sì o no. Ma informati", che solleva il problema del diritto all'informazione, ampiamente leso rispetto ai referendum del 15 e 16 giugno.


Quali le ragioni che hanno portato a tale e tanto silenzio?

Non voglio fare della dietrologia parlando di un complotto, ma sicuramente c'è un accordo politico sul fatto che sia meglio non parlare del referendum. Da Fini a Cofferati, si fa finta che non esista. Il fatto più sconcertante è che in pochi protestano, a volte anche tra gli stessi promotori. Se invece si tratta di farlo per la presenza di Berlusconi da Vespa, sono tutti pronti a rilasciare dichiarazioni. La scelta politica è di sabotare il referendum. L'astensione può anche essere nel novero delle possibilità politiche, ma quando si trasforma in "black out" dell'informazione da parte del servizio pubblico, lo trovo particolarmente scandaloso.


Scandaloso?

Sì, scandaloso. Nella polemica politica, l'esistenza di due ampi schieramenti contrapposti, fa sì che si conservi, bene o male, un certo equilibrio. Non la si può fare troppo grossa. Ecco allora che per un Excalibur c'è un Ballarò, c'è il Tg3... In questo caso invece si assiste alla contrapposizione di tutti contro uno. Che cosa è scandaloso? Che tutto questo non crei scandalo, che non si protesti. Il forte consociativismo sull'astensione ha fatto scendere sul referendum una cappa di silenzio.


Perché l'Ulivo ha tanta paura del confronto aperto e diretto?

La scelta dell'astensione per la coalizione del centrosinistra rappresenta il tentativo di sanare una ferita, di non mettere in evidenza l'esistenza delle diverse anime. E' un modo per non far emerge la contraddizione che il referendum apre rispetto all'impegno dell'Ulivo, lo scorso anno, sull'articolo 18. Rende possibile una grande ipocrisia.


E il governo - che ha annunciato apertamente, con Berlusconi, la campagna per non andare a votare - che interesse ha?

Un pronunciamento popolare renderebbe impossibile il tentativo, in atto, di modificare l'articolo 18.


Quale il dato più allarmante di questo quadro?

Ciò che mi colpisce di più è questa convergenza unanimistica, che ha prodotto una sorta di grande silenziatore. Intanto perché lede il diritto all'informazione. In secondo luogo perché disattende l'istituto referendario - strumento correttivo della democrazia rappresentativa attraverso una partecipazione diretta -che piaccia o no, esiste. E' stato scelto di abolirlo cancellandolo dalla scena pubblica. Ma in democrazia si cambia con il confronto e il dibattito, non facendo leva sull'usura.


Ma è ancora uno strumento valido?

Il referendum è uno strumento già da tempo in crisi. Negli ultimi anni ci sono stati quesiti che sono stati completamente dimenticati, tanto da non sapere neanche quale è stato l'esito del voto. Detto questo è assurdo che gli stessi che fanno di tutto per farlo fallire, spesso se ne servano o annuncino di volerlo fare, come di recente proprio l'Ulivo. Soprattutto ritengo che se lo si vuole modificare, lo si deve fare aprendo un confronto. Forse in questi anni si è fatto un abuso del referendum, ma personalmente lo ritengo un utile esercizio di democrazia.


Nella società civile quale silenzio la colpisce di più?

Il referendum sull'articolo 18 mette in luce una clamorosa ipocrisia. Dove sono coloro che, in altre occasioni, hanno gridato per la mancanza di libertà? Perché in questo caso non intervengono? Ora è più difficile credere a chi ha fatto i girotondi intorno alla Rai, dal momento che davanti a una questione di principio come questa stanno zitti, non manifestano. Una scelta che fa emergere come i girotondi, da movimento di contestazione spontanea quali erano, sono diventati sponsor politici di una parte contro l'altra. Moretti ha scelto come suo leader Cofferati, di conseguenza non gli interessa per nulla che il referendum sia oscurato.

Angela Azzaro
a. azzaro@liberazione. it