Sardegna, pattumiera radioattiva
Scorie delle centrali: l’Isola in pole position per lo smaltimento
Aspettiamoci la guerra atomica. Perché nei prossimi anni un generale potrebbe portare in Sardegna migliaia di tonnellate di rifiuti radioattivi, prodotti dalle industrie e dalle centrali “spente” dopo il referendum del 1987. Finora lo stoccaggio di questi materiali è avvenuto in discariche blindate, ma considerate ormai non abbastanza sicure per contenere materiali la cui pericolosità può durare fino a 400 mila anni: il premier ha così deciso di costruire un “deposito unico nazionale” a prova di terremoti e di attacchi terroristici. L’incarico di scegliere il sito entro il 15 giugno di quest’anno è stato affidato, con un decreto di Silvio Berlusconi, alla società statale Sogin, presieduta dal generale dell’esercito Carlo Jean e amministrata da Giancarlo Bolognini. Ed è stato proprio Bolognini, di fronte alla commissione bicamerale sui rifiuti, a indicare la Sardegna come possibile destinazione delle micidiali scorie.
L’audizioneAnche Jean è stato chiaro: ha spiegato che i siti ideali sarebbero poligoni militari, tunnel, miniere dismesse, impianti di cui la Sardegna è costellata. Ma non solo. Nell’audizione del 26 febbraio, Bolognini ha così parlato: «Per quanto riguarda il deposito unico nazionale, mi è stato chiesto - dal diessino Donato Piglionica, ndr - perché non si prendano in considerazione le isole. Non ho assistito all’audizione del professor Rubbia - Carlo Rubbia presiede l’Enea, ndr - ma immagino che lui abbia detto che, quando cominciarono gli studi per identificare i siti possibili, le isole furono scartate non perché si pensasse al rischio del trasporto marino, ma per le condizioni geologicamente poco appetibili e perché potevano nascere contestazioni, cosa che è avvenuta in qualche occasione, da parte di Greenpeace o di altre organizzazioni di questo tipo. Oggi - ha proseguito l’amministratore delegato di Sogin - non c’è assolutamente alcun motivo per escludere a priori le isole, soprattutto quelle che hanno caratteristiche geologiche e geotettoniche di stabilità, tanto è vero che, riprendendo l’esame dei parametri tecnici necessari per identificare il sito, questa esclusione non verrà più applicata». Il riferimento è alla Sardegna, visto che la Sicilia, altamente sismica, non è proponibile perché un terremoto potrebbe squarciare la “bara” e provocare una contaminazione nucleare.
Il territorioBolognini ha quindi aggiunto che «ci sarà una rivisitazione da parte dei consulenti internazionali che hanno un’esperienza specifica in quanto hanno realizzato siti similari nei loro paesi ed i parametri verranno riconsiderati». Anche questa pista conduce in Sardegna, partendo dal Nord America. Secondo il fisico Jeremy Whitlock, vice presidente della Canadian Nuclear Society, i terreni migliori per conservare le scorie nucleari sono quelli argillosi: vengono sfruttati in Canada e allo stesso modo, spiega lo scienziato in un suo studio, «gli strati argillosi riscaldati naturalmente che si trovano sotto le rocce vulcaniche della Sardegna» offrono lo stesso grado di protezione.
Scelta incontestabileI poligoni di Quirra, Perdasdefogu, Capo Teulada o qualche miniera del Sulcis o del Sassarese. Se il 15 giugno la scelta dovesse cadere sull’Isola, né il sindaco né il presidente della Regione riuscirebbero a opporsi. Con il decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 59 del 12-3-2003, Berlusconi ha dichiarato lo stato di emergenza per i rifiuti radioattivi e ha conferito a Carlo Jean poteri speciali degni dello stato di guerra. Il generale, su propria insindacabile decisione, può derogare a ben 21 tra leggi, decreti ministeriali, circolari e contratti di lavoro. Ciò significa, come spiega la rivista “Diritto e ambiente”, che per collocare la “bomba sporca” Carlo Jean sarà libero di violare norme di tutela dell’ambiente, di controllo delle acque, di licenze edilizie e di trasporto su strada, in mare e in ferrovia dei rifiuti pericolosi. Un’invasione di fronte alla quale la poltica sarda potrà solo dire “signorsì signor generale”.
Marco Mostallino




Rispondi Citando
