Bellissimo articolo da www.ilnuovo.it
Quelle due Italie al Teatro dei Sogni
di Paolo Pagani
-Gobbismo e milanismo, due visioni del mondo
-Non c'entrano né Agnelli, né Berlusconi
-Si affrontano due fedi popolari antitetiche
-Da una parte grigiore, dall'altra la fantasia della vita
Per chi guarda alla maglia bianconera con lo stesso sentimento provato da Bush per Saddam, il match di mercoledì notte al "Teatro dei Sogni", destinato a occupare i dibattiti al Bar Sport da qui all'eternità, è l'occasione più ghiotta dai tempi del gol di Magath (Atene '83).
Manchester, vero banco di prova della presidenza italiana nella Ue, squaderna dunque la più classica delle antinomìe, il più furibondo dei contrasti. Racconta due visioni del mondo, due stili di vita, due modi di stare in campo. E, appunto, essendo la vita solo una squallida metafora del calcio, racconta due alternative esistenziali. La gobba e la rossonera, lo stile Juve e lo stile Milan. La tristezza, insomma, e l'epopea. Il grigiore delle caserme opposto alle imprevedibili altalene emotive, ai presidenti bancarottieri del passato, alle retrocessioni, al fango della vita.
Tema forte: ci sarà pure una ragione per cui le Fiat non piacciono a nessuno. Ci sarà pure una ragione per cui la Signora è Vecchia e i rossoneri sono "i ragazzi". Ci sarà pure una ragione (da tifoso, va bene, s'era capito?) per cui da una parte c'è la tradizione sabauda, militaresca, museale, polverosa, il sacrificio del talento individuale fino al martirologio (Platini è stata un'eccezione, Zidane ha dovuto traslocare) o il cosiddetto senso di squadra (variabile dell'aziendalismo travettiano) e da quell'altra, invece, il Genio (Savicevic), la poesia (Van Basten), il cuore (Gattuso, oggi: ma una volta era, magari, Lodetti), il Più Grande (Rivera).
Noi casciavid, allora, contro quegli altri. Quelli che già dalla faccia capisci che sono gobbi, bianconeri insomma. Non c'è mica bisogno di tirare in ballo gli Agnelli, antica e sontuosa figura di dominus, o i Berlusca. Non c'entrano, gli uni e gli altri passano, figurarsi, gobbismo e milanismo restano per sempre. Categorie dello spirito. Tatuaggi morali. Messaggi genetici differenti, antropologie incompatibili. Non somiglia affatto all'Agnellismo l'elicottero di Berlusconi a Milanello o, in tempi più antichi, all'Arena di Milano. Non ha nulla a che fare con lo snobismo cosmopolita dell'Avvocato la "fede" juventina. Non cascateci.
Nossignori. Due fedi popolari, due derive antitetiche: quella dei trapiantati nel Nord industriale la juventina (ancor'oggi hanno l'abominio di 11 milioni di tifosi in Italia, caso al limite della circonvenzione d'incapace); quella dei casciavid, degli operai poco borghesi, poco fighetti ma con grande propensione alla "poetica sofferenza" (Jannacci) la milanista.
Tradizione e innovazione, cieca (e vincente) dedizione al gregariato nel caso dei gobbi; lungimirante (e vincente, altresì) ammirazione e godimento per il talento, anche per il suo sperpero, nel caso del Milan. La grandezza della generosità, del darsi al Milan; il calcolo sparagnino, la piemontesità contadina, la ricchezza nascosta sennò il vicino t'invidia quale stimmata dello juventinismo, come malattia inguaribile. Hanno detto: solidità contro poesia, la disciplina organizzativa gobba contro la tecnica un po' bulla e, qualche volta, grulla.
La Juve è più forte? Come ai tempi di Rocco, che sta al milanismo come Luigi Einaudi all'Economia, all'augurio peloso "Vinca il migliore" basta rispondere un disarmante, dolcissimo sperém de no.




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