"Sconfitto per colpe altrui"
Silvano Moffa prova a spiegare i motivi della debacle. "Alcuni settori, il pubblico impiego e i cattolici hanno scelto diversamente. An? Un partito che deve ripensarsi".


ROMA - Una sconfitta difficile da ingoiare. Il risultato/rospo uscito dall'urna non va giù a Silvano Moffa e lui come presidente uscente della Provincia di Roma, "ente che ha funzionato" nei suoi quattro anni abbondanti di governo, scarica su fattori esterni le cause della debacle - "il ritardo nel rinnovo del contratto pubblico impiego, alcune questioni sulla giustizia, la guerra, la Rai" - e su una tenuta del suo partito, An, che comincia a sentire il peso di una leadership (leggasi Fini) che sta esaurendo la spinta propulsiva. Nessuna autocritica da parte del candidato della Casa delle libertà eormai ex inquilino di via IV novembre; anzi ogni sua parola post è riferita a quelli che "hanno tradito" e al fatto che il suo lavoro è stato poco valutato. Le parole di Moffa sono l'esempio pratico della linea che è stata tracciata con un comunicato ufficiale dai vertici di Alleanza nazionale: "Le responsabilità sono di tutti. Nessuno escluso".

Roma si è sentita abbandonata, insomma, e non ha rispoto agli appelli. "Dobbiamo rivedere alcune cose - dice Moffa - anche alcune porzioni del mondo cattolico, clericale, probabilmente non hanno dato più di tanto fiducia a queste politiche.Penso che ci sia stato una parte dell'elettorato, soprattutto una porzione di pubblico impiego, che a Roma è molto rilevante e trainante, che non ha gradito i ritardi con i quali si è applicato il nuovo contratto, il blocco di Tremonti non è stato qualcosa che ha favorito in questa città. Sono tutte questioni che entrano in gioco, fanno parte di quegli aspetti di una politica di governo giusta ma impopolare di cui poi paghiamo lo scotto". Per Moffa "quando si perde in maniera così consistente è chiaro che non c'é mai un solo motivo. E' un insieme di ragioni: pesa molto l'aggressione fatta a Roma da Bossi. "Questo, purtroppo - prosegue - mi sconforta un po', perché siamo lontani da quella maturazione che porta ad un sistema federalista, che si va costruendo, a distinguere i vari livelli a seconda delle varie responsabilità, se tutto diventa tremendamente politico, se ogni occasione serve ad aggredire Berlusconi o viceversa".

Rispetto al suo partito, che adesso appare pieno di livore verso gli alleati, l'analisi di Moffa è spietata: "Le scaramucce non pagano mai. Forse é arrivato il momento di capire che un certo correntismo è stato deteriore in questo partito. Il partito ha bisogno di essere organizzato e rilanciato in maniera seria ed ha bisogno di enucleare classi dirigenti all'altezza delle nuove sfide. Su questo non c'é dubbio: il correntismo non aiuta". Parlando dei partiti-immagine che hanno subito una consistente flessione rispetto a quelli tradizionali, Moffa ha commentato: "Da tempo io vado sostenendo che si va esaurendo la fase della politica affidata esclusivamente all'immagine, anche se può sembrare una contraddizione nel momento in cui ha vinto Gasbarra. Io credo che ci sia una domanda di politica vera, il problema è che nei partiti non ci si pone sufficientemente tale riflessione: come costruire una nuova politica sui processi di cambiamento. Ho l' impressione che quella fase tutta affidata alle grandi leadership, che pure ancora tiene, comincia a calare, che questa capacità attrattiva si sta esaurendo e che ormai il processo è cominciato".

Per il futuro prossimo le cose sono date. "Non fuggo da Palazzo Valentini. Certo, lo dovrò fare per assolvere un dovere morale, anche se non sarà facile, però fa parte del mio stile. Non ho intenzione di ritirami, credo che sia un senso di realtà e di rispetto nei confronti delle molte persone che mi hanno telefonato e testimoniato affetto, che è poi la cosa più importante. Domani vedremo". Per adesso, perciò, lo attende uno scranno da consigliere provinciale, ben poco per colui che ha governato 4 anni e molti mesi.

(27 MAGGIO 2003; ORE 18:45)