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" Il Sannio
Clemente & Carmine, la premiata coppia di ex nemici sbanca Ceppaloni e Benevento
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Roma. Felice enclave, quella sannita. Terre mastelliane (da Clemente M.), e adesso pure terre nardoniane (da Carmine Nardone), l’antico ex dicì e l’antico ex picì. Laggiù, tra il Matese e la valle del Tammaro, Clemente ha ripreso in mano il paesino di Ceppaloni, e Carmine si è tenuta stretta la Provincia con il 73,6 per cento dei voti, “si vede che non sono antipatico”. E se pure la saggezza locale dice che “u picche avàste e u ssàje ze cogne” (pare ungherese, il dialetto locale), insomma “il poco basta e l’assai finisce”, Clemente & Carmine – coppia e campioni della resistenza sannita al berlusconismo, pur se si conoscono ma non si frequentano, si salutano ma non eccedono – il pieno (politico) cercavano e il pieno (politico) hanno avuto, e pazienza se “u supérchie ròmbe u cupérchie”, essendo “u cupérchie” l’incerto ed essendo l’incetta di voti il certo. E il giorno dopo, incassato il successo, in maniera differente – come appunto differenti sono e come ogni coppia differente deve essere – in modo diverso lo indossano e lo mostrano. Clemente è a Roma, dove fa fuoco e fiamme soprattutto contro quegli screanzati dell’Ulivo che al momento della festa grande sempre verso la cucina tendono a spintonarlo; Carmine è a spasso per Benevento, tutto è un abbracciare, “scusi un attimo, saluto un elettore”, e un incontrare, “grazie, signora, grazie”. Dice Clemente che i comunisti indigeni, là a Ceppaloni, belli non erano, anzi brutti assai e pure ingrati, “alzavano il pugno di guerra contro di me, erano comunisti fanatici”, così che i suoi li salutavano al grido poco sannitico di “chi non salta talebano è!”. Racconta Clemente: “L’osso del collo, ho rischiato! Se non vincevo, l’osso del collo ci rimettevo!”, politicamente parlando, ovvio. Per la conquista del borgo avito, si è alleato con i forzisti e ha modellato la lista “Ceppaloni al centro”, ma del resto i diessini, sindaco uscente in testa, “pur di fottere me hanno fatto di tutto”, e proprio di tutto pare, se il candidato sindaco del partito ha accusato il partito di sostenere Mastella. Nardone, il diessino fuggito da Roma “L’ho fatto per l’affetto verso il mio paese, vedevo con sgomento che precipitava”, si accora Clemente a ricordo di quella che definisce “la battaglia di Ceppaloni”, che è già epica e memoria. E la gloria di oggi, promette, sarà domani spina al fianco dei suoi schizzinosi alleati romani. Avverte: “Mi volete? Non chiedo talenti, non sono Cesare. Ma neppure devo pagare i talenti a Cesare”. Perché, giustamente, il riconquistatore di Ceppaloni è indignato. “Non mi date un cazzo, nemmeno come sindaco mi volete! Arrivano i Verdi, e avanti! Arriva Di Pietro, e avanti! Solo io non vado bene, se sono forte non mi danno niente, se sono debole non mi danno niente: ma che cazzo di alleanza è?”. E’ indignato e avverte: “Se vogliono fare sul serio va bene, sennò pazienza, avendo già tentato di ammazzarmi…”. Dice Clemente che “a Sud c’è una riscoperta della democristianità, ma la Margherita non è riuscita a intercettarla. La sinistra ha fatto la sua parte, ma il centro no. E il centro sono io, mica la Bindi o Realacci”. A riprova, c’è proprio il caso di Benevento e del trionfo nardoniano, cui l’Udeur mastelliano ha ben contribuito con il 17,1 per cento, e con l’apposita “Unione democratica per Mastella” con un altro 8,1 per cento. “Ho preso 45 mila voti, come la Dc. Insieme, Ds e Margherita, a Benevento fanno gli stessi voti dell’Udeur. E non mi date niente?”. Nardone, di suo “supertifoso” di Maradona, tra un bacio e un abbraccio, rammenta che “la volta scorsa c’era Rinnovamente, e quei 10 mila voti sono traslocati a Mastella”, e sorridendo ricorda che di Clemente “sono stato per anni l’unico riferimento come opposizione: dopo il governo Prodi è diventato una forza considerevole del centrosinistra, adesso abbiamo rapporti corretti”. Ha vissuto per anni a Roma, da responsabile Agricoltura di Botteghe Oscure. Posto di oscura passione, mica di emersione. E quando l’Ulivo andò al governo, si vide preferire uno del Ppi per il ministero, “non feci polemiche” ma una cosa ben fatta non gli sembrò. Così andò alla conquista di Benevento, “e di Roma non ho nostalgia, ho rapporti selettivi, amici del cuore”. Fa finta di stupirsi, “non è una sorpresa”, davanti allo stupore per tutti i voti ricevuti, “sono l’antipersonaggio, sono della scuola di Portici”, produce saggi come “Cibo biotecnologico”. Se ne va in Canada al “Gran Galà Menù del Sannio” a giustamente “promozionare i nostri prodotti tipici – annunciò un comunicato – a cominciare dal piatto beneventano per eccellenza, cioè il cardone. Ma anche i vini, i formaggi, l’olio del Sannio hanno trovato ampio spazio e ottima accoglienza”. Così, la neo coppia sannita qualche soddisfazione se l’è cavata (ma Clemente qualcosa ancora aspetta). Come Sant’Antonio che, da quelle parti, quando arriva l’Epifania che ogni festa porta via, con grinta presenta l’altolà: “Firmete!, che ce stènghe ji angòre” – ci sono ancora io. "
Cordiali saluti




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