...poi ne sentiremo di cotte e di crude. Intanto:
Alle urne! Alle urne!
Le elezioni come le canzonette, sono solo Amministrative (o no?)
A sinistra c’è acquolina in bocca, ma non si prevedono effetti sul governo. Non li prevede neanche Berlusconi
11milioni non sembran pochi
Roma. Ancora non si è capito bene: ma contano qualcosa, queste elezioni amministrative di domani? Certo, dipende, come sempre: se vinci contano molto, se perdi contano poco. E perciò, è pure inutile stare lì a rimuginare sui dati del Viminale (11 milioni e mezzo di elettori, dodici province, una regione, 492 comuni): tutto dipende a chi va cosa. A occhio, quelli del centrosinistra danno più l’idea che per loro queste Amministrative qualcosa contino, mentre quelli del centrodestra piuttosto sfumano. Saranno sondaggi, sarà fiuto d’aria, sarà che il Cav. ha altro per la testa (qui c’è il semestre europeo alle porte, facciamo a capirci). Fatto sta che se l’importanza viene dal raccolto, l’opposizione si fa vedere piuttosto speranzosa, mentre la maggioranza su più alti livelli pare al momento concentrata. Vero che il Cav., sempre un entusiasta, ha fatto intravedere il bicchiere mezzo pieno, “penso che avremo un buon risultato”, ma prudente ha messo le mani avanti, “le elezioni non sono un test per il governo”. Invece Massimo D’Alema, ma a sinistra non è il solo – e del resto su
delle elezioni amministrative si giocò Palazzo Chigi – spinge sull’acceleratore: “Un fatto politico di primaria grandezza… quando votano 12 milioni di persone non è un fatto
sportivo… gli italiani hanno voltato le spalle a Berlusconi”.
Una trappola nella quale il Cav. non vuol cadere. Incoraggia i suoi, ma dai suoi fa ripetere, come nel caso del ministro La Loggia,
che non si tratta “di un test politico”, e al responsabile degli enti locali, Mario Valducci, che è “una campagna elettorale .E’ sì, la Casa delle Libertà, “la barriera alla sinistra antidemocratica”, ma tanto gravoso impegno meglio non giocarlo, si fa per dire, sull’incerto bingo della Provincia di Roma. Così, a sinistra si fa l’esatto opposto. Il più entusiasta pare Oliviero Diliberto, che magnanimo si è messo pure in corsa per un seggio provinciale, secondo il quale il Cav. “deve
andare via”, e in Sicilia vorrebbe ribaltare il 61 a 0 delle Politiche del 2001. Ottimisti tutti gli altri, Nanni Moretti e Sergio Cofferati
compresi, ma qualunque sia il risultato, ci tiene a far sapere Fassino, il premier “non dovrà certo dimettersi”, mentre Francesco Rutelli si accontenterebbe di “dare una lezione al governo”.
In ogni modo, al premier non passa neanche per l’anticamera
del cervello l’idea di far dipendere il suo esecutivo dal voto di Sondrio. Meglio dirlo, pensano nell’Ulivo, sapendo già che non lo
farà. Perché poi, tra le file dell’opposizione, mentre Ds e Margherita sono più prudenti sulle conseguenze politiche di queste Amministrative, i partiti minori della coalizione
sognano vigorose (e difficilmente realizzabili) rivincite immediate.
Clemente Mastella incita alla riscossa del meridione, “fregato da Berlusconi”, mentre Fausto Bertinotti trae felici auspici dall’unità
dell’opposizione a Messina: “Sia un esempio”. Non farsi illusioni a sinistra, ripetono i più cauti. Non farsi aspettative a destra,
ripetono i più cauti di là. Tanto, per dirla con il ministro Giovanardi, “non sarà un fulmine ad abbattere la Quercia”. Umberto Bossi dice a Montecitorio che le Amministrative
“non hanno valore politico”, e a Gorgonzola(Mi) che “avranno valenza per le riforme”. Di suo, Pier Ferdinando Casini aspetta solo che tutto passi, “dopo mi auguro un clima più sereno”. Il verde Mauro Bulgarelli va in Spagna, nientemeno “per vigilare
sulle elezioni” nei Paesi Baschi, mentre le donne “azzurre” di Pescara si sono messe a distribuire preservativi, con lo slogan “No
AI DS. Difenditi”. Contano, allora, ’ste elezioni?
Mah. Boh. Dipende. Non si sa.
Chiaro?
saluti




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