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dal quotidiano di Alleanza Nazionale
" Secolo d'Italia del 04/07/2003
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An: prima della stesura del Documento di programmazione economica bisogna concordarne i provvedimenti
Verifica, i contenuti prima di tutto
Fini: il varo del Dpef non prima di metà luglio. Urso: confronto sì, ma senza egoismi
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ROMA. Grandi manovre in vista della "verifica"; che Alleanza nazionale considera propedeutica al varo del Dpef. I tempi non saranno brevissimi, visto che i temi sul tavolo della discussione, nella, maggioranza, necessitano di un accordo preventivo non semplice da trovare. Non a caso, il vice-premier Gianfranco Fini, prevede che per l'approvazione del Documento di programmazione economica e finanziaria si arriverà a metà luglio.
A margine dell'assemblea di Confcommercio, Fini ha aggiunto che "bisognerà farlo in tempi ragionevoli", definendo poi relazione di Sergio Billè "equilibrata, stimolante sotto alcuni aspetti e veritiera sotto altri. É una relazione che ha il pregio di indicare alcune questioni sul tappeto e porta avanti delle soluzioni".
Sulla stessa linea della "prudenza" anche il vice-ministro dell'Economia Mario Baldassarri: "Ci sono dei momenti di verifica da valutare e, subito dopo, si può varare il Dpef". II documento, sottolinea il vice ministro, "sarebbe opportuno che arrivasse prima di Ecofin" ma, questa, non è da ritenere una scadenza obbligatoria. "Meglio un buon lavoro due giorni dopo - ha concluso il viceministro di An - che un lavoro un pò pasticciato due giorni prima".
E sui contenuti della "verifica", ieri è intervenuto anche il vice-ministro delle Attività Produttive Adolfo Urso, secondo il quale "c'è chi guarda troppo all'identità di partito e poco alla responsabilità di condurre insieme la guida del Paese". "Per questo - ha spiegato Urso - An ha chiesto una verifica di Governo sul merito, sulle priorità dell'agenda, e sul metodo, sulla collegialità della politica economica, produttiva e sociale". Nonostante le difficoltà, però, il vice ministro non ha dubbi: "Riusciremo a ritrovare piena unità di intenti per rispondere alle esigenze irrisolte del Paese". Quella della verifica, ribadisce, "è la strada giusta". E il Dpef, secondo il sottosegretario all'Economia Giuseppe Vegas, presenterà "novità rispetto alle precedenti versioni".
"Lindicazione delle infrastrutture incluse nella legge obiettivo - spiega Vegas - determina un'estensione dei contenuti e, dunque, una più ampia e approfondita discussione". Sui tempi di presentazione del Dpef, Vegas ha spiegato che "l'attuale ritardo è dovuto ad alcune difficoltà oggettive registrate nella determinazione dei saldi tendenziali di finanza pubblica". Il sottosegretario ha anche osservato come "il Dpef, in quanto documento di programmazione economica, non debba riflettere - si legge nel resoconto dei lavori parlamentari - i problemi politici all'interno delle forze di maggioranza, bensì i dati macroeconomici indispensabili per determinare il quadro di finanza pubblica e la manovra per l'anno 2004". "
Cordiali saluti
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dal quotidiano di Torino...
" La Stampa del 02/04/2004
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Lungo pranzo a palazzo Grazioli
Il faccia a faccia Fini-Berlusconi rilancia la verifica
Il vicepremier: gli impegni vanno rispettati. Non ho ricevuto nessun incarico
Ugo Magri
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La verifica di governo davvero non finisce mai, e quando pareva che fosse scivolata nell'oblio, eccola rispuntare nel colloquio di ieri tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Il vice-premier ha domandato perché, due mesi dopo la conclusione del "chiarimento" nella maggioranza, ancora non si veda traccia degli impegni messi nero su bianco nel documento conclusivo. Fini s'è comportato da persona educata, garantiscono fonti a lui vicine, dunque non ha alzato la voce né picchiato i pugni sul tavolo da pranzo di Palazzo Grazioli, la residenza privata del Cavaliere, dove per due ore e mezzo ha avuto luogo l'incontro. Ma è lecito ugualmente immaginare un filo di impazienza nella sua voce.
Il leader di An si attendeva che Berlusconi gli conferisse tempestivamente le deleghe per presiedere il Cipe (Comitato interministeriale di programmazione economica), cioè la cabina di regia delle grandi scelte governative. Questa delega, però, non è ancora arrivata. Come mai? Poi Fini voleva capire che sorte ha avuto il Consiglio di gabinetto, cioè l'organismo di consultazione politica al più alto livello del quale dovrebbe far parte un rappresentante per ciascun partito della coalizione. Pure in questo caso, infatti, se ne sono perse le tracce (sebbene la malattia di Umberto Bossi costituisca una valida scusa per la sua mancata convocazione).
Infine, il dipartimento economico da istituire presso la presidenza del Consiglio: anche qui siamo indietro, ha rimarcato Gianfranco Fini, che aveva chiesto e ottenuto di insediare un pool di esperti capaci di fare le pulci a Giulio Tremonti, ministro dell'Economia.
Palazzo Chigi non svela quale sia stata la risposta del premier (il suo portavoce Paolo Bonaiuti ieri aveva fatto il voto del silenzio), per cui bisogna accontentarsi del poco filtrato dall'altra sponda, secondo cui Berlusconi avrebbe ribadito con forza la volontà di dar seguito agli accordi della verifica. Memore tuttavia di altre solenni promesse rimaste inevase, Fini non s'illude di aver portato a casa il bottino. Preferisce starsene col fucile puntato. "Vedere cammello, dare denaro", sintetizzano i suoi la posizione di An, definendo l'incontro di ieri abbastanza cordiale (ma senza esagerare) e "interlocutorio".
Minor peso nel colloquio ha avuto invece il grande tema di questi giorni, la riduzione delle imposte. Quando è giunto in via del Plebiscito, Fini già aveva preso atto che Berlusconi su questo non transige: considera il suo piano di tagli alle spese e alle aliquote Irpef alla stregua dell'"arma segreta" in vista .delle elezioni europee, dove resta deciso a candidarsi in prima persona, sebbene ancora ieri Fini abbia ribadito le sue riserve. Tant'è vero che nei nuovi cartelloni giganti del Cavaliere, affissi da lunedì prossimo in tutta Italia, l'argomento tasse verrà sfruttato a fondo per aumentare i consensi (secondo il sondaggista Renato Mannheimer il premier non è ancora riuscito a mobilitare gli incerti che alle scorse elezioni si erano schierati con lui, perciò rischia un "bagno" il 12 e 13 giugno). Insomma, inutile insistere per farlo tornare sui suoi passi e convincerlo, com'era nelle intenzioni originarie di Fini, a investire risorse su pensioni e stipendi medio-bassi.
Semmai il vice-premier ha ribadito la condizione che il calo delle aliquote dovrà riguardare prima i ceti meno abbienti; e solo dopo, se ci saranno i soldi, lo Stato potrà abbattere l'aliquota massima dal 45 al 33 per cento. Con Berlusconi ha sfondato una porta aperta, il premier giura di averlo detto fin dall'inizio.
Quanto a Tremonti, proprio ieri il responsabile dell'Economia gli ha dato ragione, la riduzione comincerà "dal basso" come desidera An. Per cui anche in questo caso Fini non ha altro da fare che attendere il piano tasse e controllare che corrisponda alle attese. "Non è che proverete a mettermi davanti al fatto compiuto presentando la proposta all'improvviso in Consiglio dei ministri?", avrebbe chiesto a un certo punto il vice-premier giustamente sospettoso. Berlusconi gli ha dato la sua parola di no, "puoi metterci la mano sul fuoco". "
Cordiali saluti
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:D :D
Ma sta verifica durata 270 giorni non si era chiusa 15 giorni fa con reciproca soddisfazione?
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28-05-2003 13:19
Data del primo post...