Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito la donna cattolica tradizionalista

    ho sondato in due forum "tradizionalisti" (etnonazionalismo e destra radicale) il tema della condizione femminile oggi. Orbene, sono rimasto molto sorpreso e dispiaciuto dal constatare che anche in ambienti suppostamente tradizionalisti circolano idee femministe, emancipatorie, immanentiste, narcisiste ed edoniste, professate a volte con una tale veemenza da lasciare allibiti. Si vede che sul tradizionalismo e sul significato stesso della parola tradizione regna una gran confusione, specie tra le rappresentanti del gentil sesso. Una addirittura ha sostenuto che la religione ebraica è più benigna di quella cristiana nei riguardi della donna (!).

    Sarei curioso di conoscere la posizione esplicita catto-tradizionalista sull'argomento.

    I punti fermi da cui parto sono:

    1 - complementarietà dei due sessi
    2 - centralità della famiglia
    3 - centralità della procreazione
    4 - alta considerazione della maternità (prole numerosa)
    5 - rifiuto della contraccezione
    6 - condanna dell'aborto
    7 - condanna della rottura "facile" del rapporto coniugale (divorzio, separazione)
    8 - esclusione in principio del celibato come opzione di vita

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Re: la donna cattolica tradizionalista

    Originally posted by Felix
    8 - esclusione in principio del celibato come opzione di vita

    CARO FELIX,

    D'ACCORDISSIMO SUI PRIMI SETTE PUNTI MA L'OTTAVO è CONTRARIO ALLA DOTTRINA CATTOLICA: TI RICORDO CHE IL CELIBATO PER I CATTOLICI è STATO DI VITA SUPERIORE RISPETTO AL MATRIMONIO.
    PROPRIO LA DIFFICOLTà E IL SACRIFICIO CHE COMPORTA LO RENDONO ECCELLENTE SUI TUTTI DI STATI DI VITA E CARATTERISTICA PROPRIA DELLA VITA CONSACRATA E DELLA MILIZIA CLERICALE.

    MI SPIACE MA è L'OTTAVO PUNTO ASSOLUTAMENTE INACCETTABILE.

    GUELFO NERO

  3. #3
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    Predefinito

    Spero che sia gradito ai forumisti di Tradizione Cattolica un intervento tratto da "Enclave - Rivista Libertaria".
    In queste righe l'autrice, Margherita Paglia, commenta il "Manifesto del paleolibertarismo" apparso nel precedente numero della rivista, e aggiunge alcuni spunti molto interessanti.
    Qui propongo le sue opinioni riguardo al ruolo della donna e all'aborto: non esprimerà sempre un'opinione in linea col cattolicesimo più intransigente, ma il suo profondo conservatorismo e rigore morale non è da mettere in dubbio.
    Sono graditi commenti.

    La visione proprietaria della donna

    A me, che sono donna, per quanto donna sui generis,
    sembra che i nostri amici conservatori, e libertari
    d'ispirazione conservatrice (non suona meglio che
    "paleo"?), debbano mostrare gli attributi e ricordare che
    una visione serenamente "proprietaria" della donna, come
    ha scritto Robert Nisbet, è stata parte per secoli degli
    "ingredienti" che hanno fatto lievitare la nostra civilizza-
    zione. E' realtà indiscutibile che da quando tale prospetti-
    va è stata abbandonata come lesiva dei diritti delle gon-
    nelle (accorciatesi vieppiù da allora), abbia bussato alla
    porta un preoccupante degrado morale. Riconoscere alla
    donna completa proprietà su se stessa, come la s: ricon~-
    sceva da sempre all'uomo, ha portato (e si badi. lo ricono-
    sco io donna) a una completa svalutazione della donna
    stessa. Non solo perché il triangolino che ha fra le gambe
    ormai vale più niente, come qualsiasi merce s~ enduta ben
    al di sotto del prezzo di mercato tanto che agli uomini
    quasi quasi non piace più, e si risolvono in nuniero cre-
    scente a ricorrere ad esotici surrogati. specie di provenien-
    za brasiliana. Ma soprattutto perché si è dimenticato un
    fattore essenziale, un'ovvietà biologica: il fatto (perché di
    fatto si tratta) che la donna non è uomo, e questo resta
    vero checché ne sbraitino le dichiarazioni dei diritti, chec-
    ché s'inventino le femministe, La differenza fra maschio e
    femmina è una costante a livello biologico. ed e era-
    mente "ubrystes" (ah, caro Hayek, che tillude~ i le ~re-
    sunzioni fatali fossero in via d'estinzione) pensare di pc-
    terla azzerare o addolcire a colpi di legislazione. La donna
    è fisicamente diversa, e non è solo questione di cur\ e: il
    raggiungimento dell'orgasmo nel maschile è mera libera-
    zione di liquido seminale, una pioggerellina di uocce
    bianche, finisce lì. L'orgasmo maschile è fine, l'orgasmo
    femminile è inizio: perché noi donne siamo condannate
    dalla natura, ovvero siamo fatte dalla natura, per assicura-
    re il proseguimento della specie. Il nostro corpo è un tem-
    pio: servirà ad ospitare una nuova vita, a crescerla, a for-
    nirle ristoro sin quando non sarà in grado di proseguire da
    sé. Il nostro corpo è nostro, ma non è nostro soltanto: e
    sballottarlo fra festini a luci rosse e tirate di coca, fra sesso
    facile e anoressie sentimentali, è molto più grave di
    quanto lo sarebbe shakerare nel medesimo cocktail gli
    ormoni, perennemente sul chi vive, del maschio. Un tem-
    po c'era una categoria di donne, eroine a modo loro, che
    lasciava ad altre il compito greve di far proseguire il
    cammino della specie, e s'assumeva quello, non meno
    greve, di servire da giocattolo sessuale, da parentesi di
    piacere, da momento di distrazione per l'uomo: le prosti-
    tute. Sante donne, è il caso di aggiungere, perché nel loro
    approccio candido e serenamente a-morale al sesso lo
    sono. Del resto, il loro è un modo d'intendere il sesso
    ebbro di dignità: riconoscono tanta dignità a se stesse da
    "vendersi", cioè da assegnarsi un valore, e da non darsi
    per men di quello. In un ideale confronto con la ragazzetta
    comune di oggi, la prostituta esce ingigantita, la sua statu-
    ra morale è enorme: perché si dà per. La maggior parte
    delle donne post-rivoluzione sessuale si danno e basta. e
    se in gioventù girano come api di fiore in fiore (quando è
    ovvio che il maschio è l'ape, e la donna il fiore. sciagura-
    te!), una volta accasate saranno fieramente infedeli, non
    riconoscendo a! marito di accampare alcun diritto su di
    loro. L'infedeltà femminile, a differenza di quella ma-
    schile, non riesce ad essere coerentemente ludica. a man-
    tenersi nel suo cantuccio, ma si fa sentimentale, cretina-
    mente sentimentale, o sentimentalmente cretina, sapendo
    bene la donna in fondo ciò che io ho scritto fin qui. cioe il
    suo essere tempio e non solo corpo. E' da questa. pur
    odiata, consapevolezza, che nasce l~esigenza di imbastire
    illusioni amorose per giustificare quello che è poi un sem-
    plice scambio di fluidi, di costruire un castello di sabbia di
    tinti affetti e passioni smunte per non sentirsi degradata a
    "puttana" (ma magari le adultere avessero la stessa dignità
    delle puttane!). E' così che si squagliano le famiglie, ri-
    dotte a istituzione a tempo, il costruirne una come
    "conseguenza inintenzionale" di una notte senza preser-
    vativo. Ecco, ho buttato lì alcuni spunti: ma ciò che mi
    piacerebbe leggere è una serena difesa "paleo-libertaria"
    di una sana concezione proprietaria della donna.


    L'aborto
    Fa sorridere che Guglielmo Piombini paventi il calo delle
    nascite. ma poi non si dedichi, com'è giusto e doveroso, a
    stigmatizzare il più immondo fra i tratti ormai caratteristici
    della nostra società: la proliferazione dell'aborto, come
    costume ormai usuale, come pillola che va giù con un
    bicchier d'acqua, come operazione day hospital, come
    chiacchiera da salotto. Stiamo facendo i conti, lo so, con
    una questione quantomai delicata. Ma non si può, rothbar-
    dianamente, ridurre il tutto al diritto di una lei a separarsi
    da un "invasore". Che il feto sia invasore, anzitutto, è una
    stupidaggine colossale: lo è, a rigor di logica, soltanto in
    caso di stupro. Altrimenti, egli è un ospite invitato, essen-
    do evidenti, da che mondo e mondo, quali siano le possi-
    bili conseguenze d'un rapporto sessuale. L'informazione
    sul tema, poi, è oggi presente in gran quantità, e puntual-
    mente enfatizzata dal megafono dei media. Solo che si
    ritiene che all'informazione debba far seguito un allegge-
    rimento della responsabilità personale. Ma non scherzia-
    mo. E' come dire, caro direttore, che dal momento che lei
    è edotto e consapevole del fatto che premendo il grilletto,
    la pistola esplode un colpo, allora ha il "diritto" di am-
    mazzare il suo prossimo. E' come dire che chi sa bene
    quali siano le conseguenze possibili di una combustione,
    ha il "diritto" d'appiccare il fuoco alla casa dei vicini. Né
    si può tacere su quanto barbaramente sia strappata via la
    vita al feto, togliendogli l'ossigeno, assassinando a tradi-
    mento un organismo che non è pronto a lottare per la
    propria sopravvivenza. Non ha sviluppato forme di difesa:
    perché sifida del corpo della madre, che in teoria sarebbe
    lì per proteggerlo e cullarlo. Che poi la proposta buttiglio-
    niana di proibire l'aborto a colpi di legge sia assieme
    illiberale e politicamente miope, è indiscutibile. Non arri-
    verò a dire che "meglio un aborto legale che uno illegale",
    perché mi sembra sia come dire "meglio un omicidio
    legale che uno illegale", e i libertari se non sbaulio non
    credono che la polizia sia meglio della mafia, o che
    l'esercito abbia più "diritto" di uccidere e massacrare di
    quanto non ne abbiano i banditi di strada. Però l'aborto
    legale c'è. e non lo si può scalzare così facilmente. Tutta-
    via. dovrebbe essere un obiettivo di noi "paleo"(se non
    vogliamo che essere "paleo" libertari si riveli una stupi-
    daggine pari al[essere left" libertari, ovvero che la diffe-
    renza sia solo se metti la cravatta oppure no, al limite
    quale cravatta metti. che poi sono le uniche cose rimaste a
    dividere destra e sinistra nel triste arco costituzionale
    italiano). Da conseguirsi con mezzi libertari: la persuasio-
    ne, ma anche l'ostracismo. Non è possibile che i genitori
    di una sedicenne oggi possano parlare in pubblico del
    recente, secondo aborto della loro cara bambina come se
    niente fosse. Non è possibile che si proceda a spezzare la
    vita con disarmante nonchalance, come se ammazzare un
    feto fosse un atto gratuito, sì, sta bene, una seccatura per-
    ché devi entrare in ospedale, ma dopo un giorno appena è
    come un brutto voto preso a scuola: lo si dimentica. Non è
    possibile, e mi perdoni se lo sottolineo con tutta l'enfasi di
    cui sono capace, non è possibile che l'aborto, cioè un atto
    che suona ri~orovevole ai cittadini cattolici, che poi in
    Italia sono la maggioranza, sia ,finanziato con i soldi di
    tutti i contribuenti, cattolici inclusi. Non è possibile che
    lo Stato non solo ci rapini, ma usi quanto ci ha rapinato
    per finanziare azioni che a noi svillaneggiate vittime rie-
    scono riprovevoli. Non è possibile che l'Unione Europea
    sancisca quale condizione indispensabile per potervi ade-
    rire che gli Stati che aspirano alla membership garantisca-
    no non solo libertà d'abortire, ma libertà d'abortire a spe-
    se altrui alle proprie cittadine. E' uno scandalo che ha le
    medesime proporzioni del fatto che i contribuenti ameri-
    cani, faccio un esempio, vengano derubati per consentire
    al loro fottuto esercito di ammazzare uomini e donne
    all'altro capo del mondo, siano afghani oppure iraqueni
    oppure quel che verrà dopo. Lo Stato dovrebbe utilizzare i
    soldi prelevatici con le tasse per proteggerci: e invece li
    usa per uccidere. Che l'aborto sia libero, pace: la nostra è
    una civiltà che civile lo è sempre di meno. Ma che debba
    essere finanziato coi soldi dei contribuenti, perché? Dov'è
    la logica? Forse che abortire è un bene pubblico? Ancora.
    Perché vediamo fieramente rigettate le pretese di quei
    padri che desiderano prendersi cura di un bambino indesi-
    derato (nel senso: dalla madre libertina o carrierista)?
    Perché l'egoismo della donna, che non vuole farsi nove
    mesi col pancione, deve prevalere sulla volontà di un
    uomo di salvare suo figlio? Siete forse, voi uomini, sem-
    plici inseminatori, mero accessorio, pura appendice di una
    società inesorabilmente ficacentrica? Non è forse vostro
    metà del patrimonio genetico dell'esserino che portiamo
    in grembo? E se è così, nel momento in cui il feto è
    "proprietà" di qualcuno, non dovrebbe essere anche
    "vostro" per metà? E fra i due proprietari, non dovrebbe
    forse avere una sorta di diritto di prelazione quello che
    s'impegna a consetire all'esserino di vivere? Ancora.
    Perché non si possono aprire associazioni private che
    s'incarichino di convincere le ragazze a continuare la
    gravidanza, magari anche con un forte incentivo moneta-
    rio, per poi prendersi cura del bambino ed assegnarlo ad
    una delle tante coppie che ne desiderano uno con immenso
    ardore? Dov'è lo scandalo? Perché non si può "finanziare"
    una gravidanza, perché non si possono salvare quei feti
    che sarebbe possibile salvare, perché non si possono ren-
    der padri quegli uomini che vorrebbero esserlo, perché la
    donna deve inventarsi padrona di un corpo, di una vita,
    che non sono i suoi? E' su temi come questo che, miei cari
    amici libertari, dovreste scrivere e lavorare, se avete il
    coraggio delle vostre convinzioni.

  4. #4
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    Predefinito

    a titolo d'informazione:

    Rai: basta con la donna oggetto


    Una delibera del Consiglio di amministrazione della tv di stato invita i programmi ad un maggiore rispetto dell'immagine della donna.


    Tempi duri per aspiranti Veline, Letterine, Passaparoline, Ereditiere...e chi più ne ha più ne metta. Stop alle donne oggetto in tv, almeno per quanto riguarda viale Mazzini. Il semaforo rosso viene dal consiglio di amministrazione della Rai, che oggi ha votato una delibera, su proposta del presidente Lucia Annunziata, che invita i programmi della radiotelevisione pubblica ad un maggiore rispetto nei confronti dell'immagine delle donne.

    Nella delibera si invita le trasmissioni "a fare costante riferimento a modelli di comportamento rispettosi dell'immagine della donna, che ne esaltino il ruolo nella società, evitando immagini, linguaggi e argomenti offensivi della loro dignità".

    Un cambio di rotta deciso e vigoroso, quello suggerito dalla nuova presidente della tv di stato, evidentemente infastidita dall'imperversare di costumini succinti e "grazie" generosamente al vento. Da balletti e giochini, quiz e show puntualmente conditi da bellezze mute e "desnude". Staremo a vedere quanto e in che modo l'invito sarà accolto dai programmi di intrattenimento, che sulla bella e "in mostra" puntano per inseguire lo share. Basta guardare Sognando Las Vegas, e le generose scollature di Luisa Corna, l'Eredità, con le minivestite ereditiere, Il Castello ed Eureka, con la valletta "afona", solo per citarne alcuni.

    (27 MAGGIO 2003, ORE 16:00)

  5. #5
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    Predefinito

    Effettivamente servono leggi di forte regolamentazione dei contenuti televisivi, ma non solo per quanto concerne il pubblico servizio (che per come lo concepisco io non dovrebbe trasmettere varietà, quiz e spettacoli d'intrattenimento, ma solo informazione, cultura, approfondimenti, sport), ma che siano vincolanti per tutte le emittenti. Quelle che esistono attualmente sono elemosine di buon costume, che certo non difendono le sensibilità personali dalle vere e proprie aggressioni pansessualiste che quotidianamente le vengono rivolte attraverso tutti i mezzi di comunicazione. Perfino Tuttosport, giornale che dovrebbe limitarsi a trattare calcio, almeno fino a qualche tempo fa (ora non so perchè non lo compro più) pubblicava foto di donne senza reggiseno. Io mi chiedo che senso abbia questa politica (siam proprio sicuri che un seno nudo incrementi le vendite? Ormai credo sia ordine del giorno)e perchè volere a tutti i costi ignorare, o meglio sfidare il tradizionale senso morale e ogni riflessione "naturale" sul vizio e sul peccato. Ma Tuttosport è solo un esempio, perchè almeno il settanta per cento delle riviste persegue l'identica e irriflessa carenza etica. L'amara verità è che questa società sfoggia gloriosamente i vizi capitali come trofei, li esalta per la stessa via tradizionalmente adoperata, ingannevolmente, dal Male: l'innocenza. Male e innocenza costituiscono un binomio indissolubile, sul quale non si rifletterà mai abbastanza e che dovrebbe condurre ogni apologeta, teologo, pensatore cattolico o semplice credente a CONDANNARE senza riserve ciò che la coscienza dell'epoca giudica innocente contrariamente ai pronunciamenti tradizionali. E se questo significa porsi contro la comune percezione del "mondo", inimicarsi le volontà non buone e pienamente prone al secolo, è segno che si sta percorrendo la strada giusta.
    Inquisire l'innocenza apparente del pensiero, delle parole, delle omissioni, dell'eresia, dei cattivi costumi, del vizio, delle semplificazioni, delle atmosfere ludiche, della musica, delle mode, delle scelte anche apparentemente a-morali: è questa la sfida quotidiana, sempre più pressante e difficile, di un vero cattolicesimo.

  6. #6
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    Predefinito

    Zena, d'accordo, l'immagine femminile nei media è oggettificata, oscena e denigrante. E concede pochissimo spazio a quello che è il ruolo fondamentale della donna: moglie e madre.
    Va bene indignarsi per i nudi inutili, gli ammiccamenti osceni e le espressioni ébeti, ma anche dell'immagine della donna-manager o artista ultra-emancipata o consumatrice compulsiva edonista.
    Questo bombardamento continuo di immagini e messaggi finisce per confondere e pervertire il femminile che, ripetiamolo sempre, è delimitato dai punti cardinali del matrimonio e della maternità.

    saluti

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: la donna cattolica tradizionalista

    Originally posted by guelfo nero
    CARO FELIX,

    D'ACCORDISSIMO SUI PRIMI SETTE PUNTI MA L'OTTAVO è CONTRARIO ALLA DOTTRINA CATTOLICA: TI RICORDO CHE IL CELIBATO PER I CATTOLICI è STATO DI VITA SUPERIORE RISPETTO AL MATRIMONIO.
    PROPRIO LA DIFFICOLTà E IL SACRIFICIO CHE COMPORTA LO RENDONO ECCELLENTE SUI TUTTI DI STATI DI VITA E CARATTERISTICA PROPRIA DELLA VITA CONSACRATA E DELLA MILIZIA CLERICALE.

    MI SPIACE MA è L'OTTAVO PUNTO ASSOLUTAMENTE INACCETTABILE.

    GUELFO NERO
    beh, cominciamo a riconoscerci nei primi sette punti!

    il celibato io lo considero un'opzione-limite, un qualcosa non certo proponibile alle masse, ma riservato a piccole élites come possono essere dei monaci e dei sacerdoti. A mio giudizio il 98% della gente deve sposarsi, e farlo presto appena superata la soglia della pubertà. Un periodo "celibe", mettiamo, tra i 15 e i 28 anni è inaccettabile. La Chiesa cattolica nei suoi tempi migliori raccomandava proprio questo: sposarsi presto ed avere molti figli.

    saluti

  8. #8
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    Predefinito

    > a titolo d'informazione:

    Rai: basta con la donna oggetto


    Una delibera del Consiglio di amministrazione della tv di stato invita i programmi ad un maggiore rispetto dell'immagine della donna.
    [...] <


    Queste iniziative, in linea di massima lodevoli, nascondono però un'insidia.
    Una volta la contrapposozione era fra la dissolutezza sempre maggiore dei costumi e il sano conservatorismo dei cosiddetti bempensanti e la scelta a favore dei secondi era quindi scontata.
    Oggi spinte apparentemente moralizzatrici arrivano invece proprio dall'ambito progressista, femminista e delle élites colte di sinistra, da parte cioè di quelle donne in carriera, o comunque emancipate, che ritengono offensivo della dignità della donna un ruolo in qualche modo più passivo e femminile, come è quello di mostrare la loro bellezza. Guai a cadere nella confusione e a dare sostegno a simili posizioni, retaggi sessantotteschi che snaturano la donna e la sua alta e nobile funzione ancor più di quanto non lo facciano le sconcezze della semi-pornografia televisiva.
    Sì a forme di censura che garantiscano la decenza e la moralità degli spettacoli televisivi. No al femminismo pervertitore in ogni sua forma.

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Re: la donna cattolica tradizionalista

    Originally posted by Felix
    beh, cominciamo a riconoscerci nei primi sette punti!

    il celibato io lo considero un'opzione-limite, un qualcosa non certo proponibile alle masse, ma riservato a piccole élites come possono essere dei monaci e dei sacerdoti. A mio giudizio il 98% della gente deve sposarsi, e farlo presto appena superata la soglia della pubertà. Un periodo "celibe", mettiamo, tra i 15 e i 28 anni è inaccettabile. La Chiesa cattolica nei suoi tempi migliori raccomandava proprio questo: sposarsi presto ed avere molti figli.

    saluti
    A parte il fatto che la verginità è additata come la scelta ideale anche per i laici ("Se non vuoi bruciare sposati"), il problema, dato che non si nasce "segnati", è: come si fa a sapere se si appartiene al 98% o al 2%? E siamo proprio sicuri che un matrimonio precoce sia garanzia di buon matrimonio? L'esperienza non mi pare lo confermi, e, per quanto riguarda i figli, metterli al mondo è il meno, il difficile è educarli.

  10. #10
    scemo del villaggio
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    Predefinito Le studentesse di oggi

    Quando arrivo nei pressi della scuola dove insegno (c'è un piazzale dove gli studenti, anzi le studentesse perché il corpo studentesco è al 90% femminile, escono per l'intervallo) mi pare di trovarmi su un lungomare nella stagione dei bagni, o peggio in spiaggia. Bolerini, ombelichi al vento, spalle nude, pantaloni attillati, movenze da veline, abbracci e baci esibiti, promiscuità assoluta. E' una quotidiana provocazione per chi abbia ancora un po' di pudore e di senso del decoro. Così abbigliate vengono in classe e così abbigliate pretendono pure di sostenere le interrogazioni, tanto che sono costretto a pregarle di coprirsi almeno in quelle occasioni. Mi guardano come un marziano, tanto hanno introiettato il concetto del "diritto di vestirsi come pare loro". Impensabile sensibilizzare il preside, come pure mi pare di aver fatto in passato, il quale si guarda bene dal correre il rischio di passare per "bigotto" e di finire con tale nomea sulla stampa, perdendo la popolarità a buon mercato che si è guadagnato con le "autogestioni concordate", le "giornate della memoria", quelle "della pace", quelle "dell'arte" (concerti rock organizzatio da complessi un po' inquietanti) e via demagogizzando. Povere ragazze, cui hanno insegnato che i vestiti servono per esibire il corpo e non per coprirlo (del resto l'esempio viene da certe "insegnanti"). Povera scuola, trasformata nella succursale di un bordello, dove anche in questa maniera si inebria la gioventù di false "libertà" per renderla incapace di scoprire quella vera.

 

 

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