Tel Aviv- L'Italia "è il paese europeo più amico di Israele". Una dichiarazione che certamente non dovrebbe farci felici. Se poi si pensa che a dirlo è stato nientepopodimeno che il (buon) Macellaio Sharon, proprio quell'individuo responsabile di massacri quali quelli di Sabra e Chatila, Jenin e molti altri, allora la vergogna dovrebbe pervadere le nostre membra. Ma così non accade per i nostri politicanti che, dopo ripetuti "apprezzamenti" nei confronti dell'entità sionista si apprestano a recarsi in terra di Palestina.
La dichiarazione è stata fatta attraverso la radio pubblica del governo di Sharon, che ha trasmesso un servizio del suo corrispondente a Roma con i commenti sulle visite che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i presidenti della Camera e del Senato, Pier Ferdinando Casini e Marcello Pera, si accingono a fare in Israele.
Nel servizio radiofonico si sottolinea il rapporto di amicizia tra Israele e l'Italia. Quindi, si ricorda che nei prossimi giorni inizierà un "pellegrinaggio" in Israele del governo italiano, con la presenza dei presidenti del Senato e della Camera e il primo ministro Silvio Berlusconi. Secondo il corrispondente, lo scopo principale dei rappresentati del governo italiano nel paese è quello "di coordinare le posizioni col governo israeliano in vista dell'assunzione della presidenza di turno della Ue da parte dell'Italia da giugno fino alla fine dell'anno". La Radio sottolinea che "sia il premier Berlusconi sia il presidente del Senato Pera hanno detto che non faranno visita a Yasser Arafat".
Ennesima dimostrazione di quanto la politica europea conti così poco ma soprattutto quanto il nostro governo sia succube dell'arroganza sionista. L'Europa continua ad accettare che uno Stato non legittimo si arroghi il diritto ci snobbare e dettare regole ad una coalizione di Stati più che legittimi. Una contraddizione che ha dell'assurdo ma che, purtroppo, fa parte della nostra quotidianità. Se poi si pensa che questo servilismo provoca quotidianamente la morte di decine e decine di innocenti palestinesi, l'assurdità diventa orrore.
Di male in peggio la radio ha proseguito affermando: "gli italiani sono interessati a tornare in grande, al fianco degli Stati Uniti, al centro dello scacchiere mediorientale e sono anche pronti a investire miliardi di dollari in un piano di ricostruzione economica, tipo il piano Marshall, per facilitare il proseguimento del processo di pace". Vicino ai "potenti" dunque. Questo il fine ultimo del Nostro paese. Ma questa vicinanza, più di ogni altra cosa, vuol dire essere vicino ad assassini, a invasori a prepotenti. Una scelta che non è certo degna dell'Italia. In conclusione la radio di Tel Aviv ha concluso sottolineando che "Berlusconi e altri membri del suo governo non si scordano inoltre di rammentare che opereranno perché Israele entri nella Ue".
A tal proposito il signor Marco Pannella ha insistito ieri in un articolo per L'Opinione. "Occorre che, mentre le massime autorità italiane si rechino in visita a Gerusalemme alla vigilia della presidenza della Ue, il Governo israeliano esponga subito con un semplice atto, la sua richiesta di adesione alla Ue". Pannella sollecita a tal fine "una grande mobilitazione di tutte le comunità ebraiche in Europa e nel mondo e di tutti coloro che condividono il progetto Radicale di organizzazione mondiale della democrazia fondata sull'uso delle grandi armi civili di attrazione di massa per la democrazia e la libertà dei popoli". Parole che sanno di ipocrisia e contraddizione. Quale democrazia infatti; quali armi civili di attrazione di massa; quale libertà dei popoli! Il signor Pannella dovrebbe cercare prima di tutto di capire chi sia la vera vittima in Palestina; chi l'invasore e chi l'invaso. Ma non facciamo affidamento sull'imparzialità né di Pannella, né di Berlusconi, né della comunità internazionale. L'unica arma rimasta al popolo palestinese è da ricercare al suo stesso interno: la Resistenza.