Giovedì 29 Maggio 2003 - 13:18 Decio Siluro
Ha stravinto il PdA (Partito degli Astenuti).
Le polemiche del dopo voto infuriano ed almeno fino al ballottaggio animeranno la asfittica vita politica italiana.
Nessuno ha però rilevato che esiste un vincitore certo ed indiscutibile,che ha riconfermato la posizione di partito di maggioranza relativa: il partito dell’astensione. Si tratta ovviamente di un partito virtuale, proviamo però ugualmente a dare un volto a questa formazione, che se divenisse concreta potrebbe tranquillamente assumere il governo del Paese.
Il PdA (Partito degli Astenuti) è diviso, ma non lacerato, da più correnti interne.
Innanzitutto c’è lo zoccolo duro, quelli del “non ho mai votato e mai voterò”: sono pochi, ma irriducibili, impensabile portarli alla fase della concretezza, rimarranno per sempre virtuali.
Ci sono poi gli opportunisti, assimilabili ai casuali. Questi sono coloro che non votano per un impedimento (per esempio una malattia che costringe in casa) o per un ‘alternativa più gratificante (per esempio un viaggio). Questi rimangono in effetti legati ad un partito che solo temporaneamente non votano: non possono essere considerati del PDA.
Passiamo ora all’area militante del PdA. Questa, che è pure la parte più sostanziosa numericamente, proviene da posizioni politiche molto dissimili tra loro.
C’è una cosa che accomuna però ex elettori comunisti ed ex elettori missini, ex socialisti craxiani ed ex radicali (gente che credeva addirittura che Pannella fosse di sinistra): il disgusto per questa politica del pensiero unico.
Il PdA, che ci risulta privo, ovviamente, di qualsiasi programma, potrebbe invece facilmente stilare un programma ben accetto da gran parte dei suoi “non iscritti” (sì, per far parte del PdA bisogna non iscriversi).
In questa società ultra liberista, super privatizzata, super buonista e politicamente corretta, il militante PdA si caratterizza proprio per il fatto che a lui fanno disgusto tutti questi valori della società globalizzata. Allora, perché mai si diventa non-iscritto al PdA e non si vota per qualcuno cha ha un programma compatibile con le proprie idee?
Molto semplice: perché un partito del genere non esiste. E il militante PdA è diventato molto esigente: non accetta più le mezze misure, il quasi, vuole il tutto.
E il tutto non può che essere una forza per il sociale, meglio: per il socialismo, attento alla sovranità, un partito di sinistra ma nazionale che sappia opporsi al disegno egemonico degli atlantici senza cadute umanitarie, che sia per la pace ma non pacifista, solidarista, giusto ma non giustizialista (inteso come forcaiolo), popolare (non nel senso, ovviamente di democristiano). Questo è tutto e non è nemmeno difficile.
Rinascita




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