(da "Linea" del 29-5-03)

Di Luca Romagnoli

Tutti vincenti, tutti sconfitti, grandi e piccoli, come di prassi risulta da ogni analisi e commento post voto. Rimonta l’Ulivo, aumenta la Sinistra; sì certamente, ma il Centrodestra tiene, anzi in qualche caso avanza. Arretra AN a Roma; senza la Lega al Nord non si vince (ma con la Lega al Centro Sud si perde). Vincono i moderati e ritorna la DC, recuperando sulle gaffe di Forza Italia e il sonnambulismo di AN.
Questi i commenti letti e sentiti; queste, in estrema sintesi, le analisi che “girano” in queste ore.
Soprattutto monta la marea dell’astensione, della disaffezione al voto (per le provinciali ha votato solo il 66%) alla quale si “accorda meno enfasi”. Astensionismo che aumenta tanto più perché il sistema elettorale “obbliga” allo strano fenomeno “della frammentazione ai fini della ricomposizione”. Proprio così si produce l’astensionismo e si concentra il consenso su chi è principale “motore della frammentazione”. Un esempio per tutti le provinciali di Roma 1998 e 2003. Nella precedente tornata 8 candidati presidenti; di questi 6 con la propria lista, 7 liste collegate per il candidato del Centrosinistra, 4 liste collegate per il candidato del Centrodestra; oggi 10 candidati presidenti, 15 liste collegate al candidato del Centrodestra (alcune di queste addirittura organizzate da “nostri ex”) 10 liste collegate al vincente candidato del Centro sinistra (ovviamente, la “pura ed antagonista” Rifondazione compresa). E i risultati per “i piccoli” dentro i grandi cartelli elettorali? Risibili. E per chi ne sta fuori? Ridicoli, purtroppo, a prescindere dalle intelligenze e dai programmi.
Dove si fanno accordi e si collega il nostro simbolo a quelli della CDL va meglio?
Affatto (esempio Trapani, Bitonto, Formia, Sezze). Senz'altro meglio (esempio Anzio).
Allora facciamo accordi o non li facciamo?
Non sembra possibile scegliere; anche dai risultati di questa tornata amministrativa, non giungono indicazioni chiare. A Bitonto, con un candidato di “peso” (già esponente di AN), la Fiamma insieme agli altri partiti del Centrodestra, un affollato ed entusiasticamente apprezzatissimo comizio di Rauti e Incardona …; incassiamo lo 0,4%. A Foggia, da soli, vessati e minacciati, decine di comizi del nostro Gervasio, solo tre candidati alla Presidenza della Provincia, una campagna tesissima e altamente polemica, una modestissima presenza del sottoscritto e del Coordinatore Regionale Miscuglio ad un comizio nel capoluogo “affatto oceanico”…: racimoliamo lo 0,7%.
E la famosa “area” cosa produce di meglio?
Insieme (esempio Brescia) o separati (esempio Roma, ove i “soggetti antagonisti” concentrano poco più della metà dei consensi avuti in passato), i risultati non cambiano.
Ma insomma, un “filo di speranza” c’è?
Risultati migliori per la Fiamma in Sicilia. Certo e grazie, intanto, ai nostri militanti e all’impegno dei nostri candidati; ma anche grazie ad un sistema proporzionale che lascia agli elettori la “speranza” che il voto serva a far eleggere un “nostro rappresentante”.
E dunque, tirando le somme, una sola osservazione sembra possibile: andiamo “meglio” e otteniamo qualche eletto nei piccoli Comuni (soli o in compagnia), tanto più ove si è attori ed organizzatori o si è parte di liste civiche, che rappresentano “espressioni diverse” e non sempre “strettamente contigue” della società (e sottolineo, non solo della politica).
Per quello che ci riguarda, credo si possa affermare che per questo tipo di consultazione elettorale, non c’è una risposta univoca, perché il dato sul territorio è, ancora una volta, diverso, contrastante proprio perché “estremamente territorializzato”.
Allora possiamo concludere anche noi con la soddisfazione ed il successo che millantano tutti.
Nel nostro piccolo siamo stati comunque presenti; nel nostro piccolo con niente (in termini di mezzi e propaganda), abbiamo avuto modo di dire la nostra da qualche teleschermo. Nel nostro piccolo abbiamo quantomeno affermato che esistiamo anche nel “tipo di elezione” in assoluto più ostico per un Movimento politico come il nostro. Nel nostro piccolo abbiamo comunque eletto poco più che una decina di consiglieri comunali e un consigliere provinciale, con l’auspicio che serva, almeno questo, per “ricostruire dal basso”.
I Radicali, fortuna loro, non hanno bisogno di presentare liste alle amministrative per ricordare al popolo sovrano che “siamo sempre qui, con le nostre idee i nostri progetti”. Noi, purtroppo, sì.