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    cattolico refrattario
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    Predefinito sulla carta d'europa...

    Chiesa contro massoneria. Ma Tauran fa di testa sua
    La futura Carta d’Europa equipara la Chiesa alle logge massoniche. E il capo della diplomazia vaticana approva. Tra le proteste del cardinale Ruini e della Cei

    di Sandro Magister



    ROMA – Al ministro degli esteri vaticano, l’arcivescovo Jean Louis Tauran, la bozza della futura costituzione d’Europa piace. Al vicario del papa, cardinale Camillo Ruini, no. Sente odore di massoneria.

    L’articolo della futura Carta che divide i due ecclesiastici è il 51 della parte I. Che nella sua formulazione provvisoria, sotto il titolo "Statuto delle chiese e delle organizzazioni non confessionali", dice così:

    «1. L’Unione rispetta e non pregiudica lo statuto di cui beneficiano, in virtù del diritto nazionale, le chiese e le associazioni o comunità religiose negli Stati membri.

    «2. L’Unione rispetta ugualmente lo statuto delle organizzazioni filosofiche e non confessionali.

    «3. Riconoscendone l’identità e il contributo specifico, l'Unione mantiene un dialogo aperto, trasparente e regolare, con tali chiese e organizzazioni».

    Domenica 25 maggio, in un’intervista al “Corriere della Sera”, monsignor Tauran ha dato il suo placet:

    «Il progetto dell'articolo [51] del Trattato ha recepito alcune delle richieste congiunte delle confessioni cristiane, quali il rispetto dello statuto di cui esse godono nelle legislazioni nazionali degli Stati membri, la previsione di un dialogo regolare tra l'Unione, le Chiese e le comunità religiose, riconoscendo la loro identità e il contributo specifico che offrono alla vita dell'Unione. Mi auguro che tutto ciò sia confermato anche nella versione definitiva».

    Lo stesso giorno, però, il quotidiano “Avvenire”, di proprietà della conferenza episcopale italiana di cui è presidente il cardinale Ruini, si è schierato contro. Con un editoriale e un’intervista a tutta pagina a Giuseppe Dalla Torre, rettore della Libera Università Maria Santissima Assunta, presidente dell’Unione dei giuristi cattolici italiani ed esperto di fiducia della Cei.

    Pochi giorni prima, durante l’assemblea generale della Cei, lo stesso cardinale Ruini aveva espresso «forti perplessità» sull’«abbinamento» che l’articolo 51 fa tra le Chiese e le organizzazioni filosofiche.

    Perché, a giudizio del cardinale Ruini e di “Avvenire”, le organizzazioni filosofiche di cui parla l’articolo «tradiscono un’ipoteca della massoneria sulla nuova Europa».

    L’editoriale del 25 maggio, firmato da don Vittorio Morero, lo dice fin dal titolo: “Carta Ue, un affiancamento da correggere. Scherzi costituenti: Chiese, non logge". Dove le logge sono quelle massoniche.

    E non meno esplicito è il titolo dell’intervista a Dalla Torre: “Europa, l’ipoteca dei Lumi”. Dove i Lumi sono la filosofia illuminista e deista di cui si nutre la massoneria.

    L’attacco dell’intervista è perentorio: «Si possono mettere sullo stesso piano Chiesa e massoneria?».

    Dalla Torre risponde che no: «È profondamente erroneo metterle sullo stesso piano. [...] Un’associazione di liberi pensatori non è la stessa cosa di una Chiesa. Questo non significa che anche la prima non dev’essere protetta. Ma lo è già con l’affermazione del principio generale della libertà d’associazione e di manifestazione del pensiero».

    Secondo Dalla Torre, colpevole dell’erronea equiparazione tra Chiesa e massoneria è il «concetto di laicità che si è affermato in Francia», che però non esiste in paesi come la Germania, l’Italia e buona parte dei paesi nordici, «dove si riconosce la specificità del fenomeno religioso e la rilevanza pubblica delle Chiese come realtà distinte da altre associazioni».

    Per rimediare, il giurista della Cei chiede che si riformuli l’articolo 51, riservandolo tutto e solo alle Chiese: «Si tratterebbe di unire il primo e il terzo paragrafo eliminando il riferimento alle organizzazioni filosofiche e non religiose, che invece potrebbero trovare spazio in un’altra parte del Trattato».

    Insomma, le posizioni di Ruini e della Cei appaiono opposte a quelle sostenute dal capo della diplomazia vaticana, Tauran. Che è francese come Valery Giscard d’Estaing, il presidente della Convenzione europea che sta lavorando alla scrittura della Carta.

    Venerdì 30 maggio l’assemblea plenaria della Convenzione è convocata per discutere l’intera bozza della futura costituzione d’Europa. È probabile che questa divisione in campo ecclesiastico finisca per lasciare immutata l’attuale formulazione dell’articolo 51, assegnando la vittoria alla massoneria.



  2. #2
    cattolico refrattario
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    Il cardinale Tucci: «Ai costituenti è mancato il coraggio. Colpa dell’influsso dei rappresentanti francesi»


    «Giscard nega la nostra storia cristiana»

    L’arcivescovo Tauran: «Il preambolo alla Costituzione europea è un’operazione ideologica»


    CITTA’ DEL VATICANO - «Nella bozza del preambolo c’è uno squilibrio evidente: vengono citate le "correnti filosofiche dei Lumi" e non si nomina il Cristianesimo! Questa è un’operazione ideologica, che rivela - in chi ha proposto quel testo - una prepotente tentazione di riscrivere la storia»: è questo il commento - vivamente risentito - dell’arcivescovo Jean-Louis Tauran all’ultimo parto del Praesidium della Convenzione, che fa capo a Valéry Giscard d’Estaing. Monsignore è un diplomatico di lungo corso e certo non si faceva illusioni sulla possibilità che la futura Costituzione europea contenesse il nome di Dio. Ma non si aspettava neanche che il Cristianesimo fosse oscurato dai «Lumi», nel richiamo del preambolo alle fonti ideali dello spirito europeo.
    «Se si guarda con spirito oggettivo alla storia dell’Europa - argomenta l’arcivescovo, che in Vaticano ha la responsabilità dei rapporti con gli Stati - come si fa a non riconoscere che il Cristianesimo abbia dato un apporto specifico alla formazione della sua cultura e del suo umanesimo? Le scuole e le università, che hanno fatto grande l’Europa, non sono nate dai monasteri e dagli episcopi?».
    C’è però chi sostiene che la citazione del Cristianesimo avrebbe costretto gli estensori del preambolo a citare tutte le religioni. «E’ un’obiezione che non convince - risponde Tauran - perché qui parliamo delle "eredità culturali" e non del presente e del futuro! Quanto al presente e al futuro, è vero che si dovrebbero citare l’Ebraismo e l’Islam accanto al Cristianesimo, ma nella storia la dominante cristiana è più che evidente!».
    Esigere che venga citato il Cristianesimo nella Costituzione non rappresenta comunque una forzatura, in un’Europa che da tempo non è più «tutta cristiana», come lo fu quella medievale? «Ripeto - dice Tauran - che qui si fa menzione di un’eredità storica! Nominare il Cristianesimo non comporterebbe alcuna forzatura, ma costituirebbe il giusto riconoscimento di un patrimonio cui tutt’ora si ispira la più gran parte degli europei. Non bisogna infatti dimenticare che i cristiani sono ancora oggi in maggioranza in Europa».
    Alla Santa Sede - continua Tauran - non resta che sperare che «si sviluppi un dibattito pubblico su questa materia, che sensibilizzi i responsabili», in modo che la bozza del preambolo possa essere «emendata», quando si riunirà la Conferenza intergovernativa, che avrà il compito di valutare e approvare il testo proposto dalla Convenzione.
    «Noi - conclude l’arcivescovo - ci aspettiamo che il dibattito aiuti a tenere in conto i vari aspetti della storia dell’Europa, nella sua realtà oggettiva. I Lumi che prevalgono sul Cristianesimo stanno a dire che in questo preambolo l’ideologia ha oscurato la storia».
    Queste dichiarazioni dell’arcivescovo Tauran al Corriere della Sera costituiscono la prima presa di posizione sul «preambolo» da parte di un esponente di primo piano della Santa Sede.
    Un commento «preoccupato» è venuto anche dal cardinale Roberto Tucci, che ne ha parlato durante una trasmissione della Radio Vaticana. I «costituenti» - secondo Tucci - non hanno avuto il «coraggio di riconoscere non la fede cattolica, protestante o ortodossa, ma il fatto storico dell'enorme influsso che ha avuto la cultura cristiana sulla cultura europea».
    Tale mancato riconoscimento - dice il cardinale - «è un fatto molto negativo». Ha forse pesato troppo «l'influsso dei rappresentanti francesi» e le difficoltà poste «da una tradizione laicista diffusa in Europa».
    Anche Tucci - come Tauran - si richiama al fatto che il cristianesimo è ancora maggioritario in Europa: «La perdita di pratica religiosa non deve far dimenticare che comunque milioni di europei dell'Unione si riconoscono nei valori cristiani anche se non praticano».
    Pur criticando la mancata citazione del cristianesimo, il cardinale Tucci riconosce alla bozza elaborata dalla Convenzione un valore positivo «dal punto di vista religioso nel suo complesso». Le Chiese - secondo Tucci - hanno visto riconosciuti nella bozza «valori come comunità, libertà, giustizia, solidarietà, sviluppo e bene comune», oltre all’impegno «per un’economia di mercato sociale».

    Luigi Accattoli

 

 

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