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[QUOTE]Originally posted by soviet999
[B]Semplicemente io vedo molta più differenza fra un sardo e un italiano medio che fra un padano e un italiano.
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Un comunista che vede differenze? Mi stupisce la cosa. Di certo non è un discorso che si può fondare sulle impressioni soggettive. La differenza è costitutiva dell'Europa cosiccome sono costitutive le analogie. La risposta è data dai principi di sussidiarietà e funzionalità.
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L'indipendentismo padano è semplicemente nato come risposta alla questione meridionale: stanno male? cazzi loro non ce ne frega niente,vogliamo l'indipendenza.... questo spiega anche perchè Bossi abbia accettato quello squallido compromesso che chiama devolution... semplici questioni economiche (menefreghiste), nulla di identitario...
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Visione estremamente ristretta della devoluzione, che semplicemente riorganizza lo stato italiano similmente ad altri paesi europei, in cui lo Stato è politica e non burocrazia. In particolare la devoluzione contempla poi l'organizzazione scolastica: se non sbaglio siete voi a scandalizzarvi non solo a causa dell'eventuali diseguaglianze qualitative (che già esistono e che la devoluzione potrebbe COMPETITIVAMENTE appianare) ma anche a causa dei diversi contenuti integrativi che "spezzerebbero" l'unità culturale del paese. Chissà cosa ne pensano i sardi di questa posizione? O forse credon solo loro d'aver diritto a valorizzare i "frutti" della loro terra?
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Per il resto mi trovo molto in difficoltà a parlare di separatismo sardo, non conosco abbastanza la questione, i sardi, la storia di questo movimento.
Inoltre sono un internazionalista convinto e le questioni identitarie le reputo secondatie alla questioni di classe. (ma non per questo inutili)
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Come volevasi dimostrare: a sinistra non esiste spazio per il nazionalitarismo, se non in contesti puramente formali e secondari.
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Come volevasi dimostrare un corno... io sono io, non sono la sinistra mondiale.
Te la sei letta la lettera qui postata di Gramsci?
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Citazione:
Originally posted by soviet999
Come volevasi dimostrare un corno... io sono io, non sono la sinistra mondiale.
Te la sei letta la lettera qui postata di Gramsci?
Ahinoi, ahivoi, ahitutti, rimane lettera morta. Difatti sui capitoli dedicati a Gramsci all'interno delle storie delle dottrine politiche la vena autonomista è completamente ignorata, segno che la classicità dell'autore suddetto affiora all'interno di ben altre questioni. Il comunismo è stato a tratti federalista, quando la necessità lo richideva e mai per vocazione. Del resto furono esperienze tragiche: si veda la Jugoslavia, ad esempio. Lo stesso svuotamento dei soviet da parte del regime comunista indica una chiara scelta di campo: il socialismo reale, presupponendo una pianificazione certosina, necessita di un vertice da cui tutto prenda vita, un solo angolo visuale che consenta lo sguardo d'insieme e l'attuazione del più maniacale principio d'eguaglianza. L'antitesi è metapolitica: o si riconoscono le differenze e si promuove il diritto alla differenza o si riconosce l'uguaglianza come unico valore e fondamento della libertà sociale. Il fatto che negli Euskadi l'indipendentismo sia di sinistra deriva dalla storia peculiare di una Spagna che conciliava statolatria e conservatorismo, al di fuori di quanto quest'ultimo comunque prescrive all'interno dell'ordinamento politico.
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Citazione:
Originally posted by ZENA
Ahinoi, ahivoi, ahitutti, rimane lettera morta. Difatti sui capitoli dedicati a Gramsci all'interno delle storie delle dottrine politiche la vena autonomista è completamente ignorata, segno che la classicità dell'autore suddetto affiora all'interno di ben altre questioni. Il comunismo è stato a tratti federalista, quando la necessità lo richideva e mai per vocazione. Del resto furono esperienze tragiche: si veda la Jugoslavia, ad esempio. Lo stesso svuotamento dei soviet da parte del regime comunista indica una chiara scelta di campo: il socialismo reale, presupponendo una pianificazione certosina, necessita di un vertice da cui tutto prenda vita, un solo angolo visuale che consenta lo sguardo d'insieme e l'attuazione del più maniacale principio d'eguaglianza. L'antitesi è metapolitica: o si riconoscono le differenze e si promuove il diritto alla differenza o si riconosce l'uguaglianza come unico valore e fondamento della libertà sociale. Il fatto che negli Euskadi l'indipendentismo sia di sinistra deriva dalla storia peculiare di una Spagna che conciliava statolatria e conservatorismo, al di fuori di quanto quest'ultimo comunque prescrive all'interno dell'ordinamento politico.
Il comunismo mira all'uguaglianza sociale, nulla a che vedere con l'uniformamento culturale... del resto la globalizzazione neoliberista mira a questo, e noi la contrastiamo anche per questo.
Per quanto riguarda l'URSS hai colto nel segno... un errore storico del movimento comunista è stato quello di un eccessivo statalismo e centralismo.
Marx non ha mai posto questi principi a base del socialismo... è stata una interpretazione sbagliata. Engels (o Lenin, non ricordo bene) si era scagliato contro il federalismo, ma inteso come "federalismo borghese", non come federalismo in se... questo perchè un apparato statale (borghese) più frammentato andava a frammentare anche il processo rivoluzionario che avrebbe dovuto sostituirlo. In realtà il socialismo si concilia a perfezione con il federalismo, soprattutto dal punto di vista amministrativo (ma anche economico)... ne è un esempio (e non nefasto come tu indichi) la ex-jugoslavia... in esso non esisteva un vero e proprio centralismo... lo stato centrale (dal punto di vista economico) serviva solo da elemento di controllo (per garantire uno sviluppo uniforme, equo ed omogeneo), in realtà le aziende autogestite avevano una certo autonomia, diversa dello statalismo esasperato sovietico (che, come hai detto bene) era andato ad esautorare la funzione dei soviet, comitati democratici territoriali... più federali di così!
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Citazione:
In origine postato da ZENA
Poche storie: l'indipendenza della Sardegna non può che passare per battaglie di "liberazione" più vaste, e non può che agganciarsi, almeno nella prassi, alla difesa identitaria dei popoli padani. Non capisco poi Soviet: la libertà dei sardi è rispettabile e quella padana un'idiozia. Solo una visione pregiudiziale può condurre a queste conclusioni, perchè come la Sardegna è certamente vittima delle politiche italiane, così la Padania è ad esempio tenuta a freno da iniziative d'autentico esproprio ai suoi danni o da storici malgoverni che certamente non esprimono le aspirazioni storiche e politiche delle comunità padano-alpine. Questo discorso si intende indipendente dal partito Lega Nord.
Mi sembra poi particolarmente ipocrita il fatto che Rifondazione comunista difenda rivendicazioni comunque etniche, all'interno di una concezione internazionalista che disistima le identità e anzi le piega al perseguimento della società senza classi, egualitaria e priva di ogni differenza capace di contestualizzare i presunti diritti dal socialismo posti in essere. Sia chiaro: ben venga l'appoggio trasversale agli Euskadi, ma di certo all'interno di una società compiutamente multietnica e multiculturale la lingua basca, come la lingua sarda, come qualunque altro idioma inefficace ai fini dell'internazionale sarebbe inutile e anzi controproducente retaggio di un mondo differenzialista. Per quale ragione i giacobini di oggi non dovrebbero adottare la stessa politica linguistica adottata ai tempi della Rivoluzione Francese? In fin dei conti l'obiettivo era quello di creare un grande luogo di potere garante di effettiva, piena uguaglianza e di quella libertà possibile in un tale contesto. Le lingue regionali davano e danno adito a divisioni, appartenenze specifiche, sentimenti contrari all'attuazione storica della libertà, dell'uguaglianza e della fraternità. E se fra lingue e dialetti linguisti come Chomsky, da voi stimato, non distinguono più, perchè la Sardegna è Nazione e le comunità padane, che hanno loro specifici idiomi, niente???
Antòni Simon Mossa naràt:
Il Sardismo è una esigenza, è un fattore determinante. E’ la compo_nente valida di quel vasto e dinamico movimento comunitario che oggi si allarga in tutti i paesi della terra, verso conquiste certe, durature, assolute. In nome della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità. Il Sardismo è esigenza di giustizia, è simbolo dl pace, è pegno per l’avvenire del popolo sardo e di tutti gli altri popoli oppressi.
Il sardismo non è soltanto il principio autonomistico universale applicato alla Sardegna, ma anche e soprattutto il principio del Socia_lismo rivoluzionario mondiale applicato al Popolo Sardo... Ma soprattut_to rappresenta il principio universale della lotta contro l’oppressione coloniale che ha posto la Sardegna al margini dello sviluppo e del progresso civile.
Duncas, no nàrasta scimproddhus...ca no mi parrit su propriu 'e su ki nàrat Bossi..
Quindi, non dire scemenze... ché non mi sembra lo stesso di ciò che dice Bossi..
Paxi et Trigu-meda / Pace e Prosperità
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Citazione:
In origine postato da Sandino Matzpen
... ché non mi sembra lo stesso di ciò che dice Bossi..
Fortunatamente! Ogni indipendentismo non può essere niente di più e niente di meno che la legittima rivendicazione di un popolo che aspira alla sovranità,ossia ad autodeterminarsi secondo codici coerenti con la propria identità. La rivoluzione socialista è, nei fatti, agli antipodi di questo presupposto.