Il recente voto amministrativo è stato ancora una volta palesemente indicativo del particolare momento negativo che stanno attraversando i movimenti dell’Area nazional-popolare.
Nel Lazio anche An ha avuto una debacle considerevole, infatti, a Roma il partito è passato dai 345.000 voti del 1998 ai 193.700 del 26 maggio; dai 284.000 delle comunali del 2001 hanno perso su Roma altri 90.000 voti. Insomma una batosta considerevole che però non ha avuto effetti positivi per l’Area, decine di migliaia di voti andati persi o che qualcun altro si è preso, lasciando a bocca asciutta chi sperava di raccogliere per sé il malcontento e il disagio crescente all’interno della destra nazionale.
Detto questo, si può solo assodare che il quadro complessivo dell’Area è ai minimi livelli, per questo l’unica cosa da fare – e la ritengo in questo momento necessaria – è che tutti ne prendano atto una volta per tutte, non farlo sarebbe l’ennesima pugnalata, forse la più pericolosa, al nostro già disastrato mondo. Ciò detto, sarà importante iniziare sul serio a lavorare per recuperare una sinergia nei programmi e nelle forze in campo, affinché si possa in qualche modo dare maggiore forza al Pensiero che sosteniamo e che non può essere cestinabile solo perché i consensi elettorali vorrebbero così; è ora, che chi fino a ieri ha mantenuto una posizione settaria finalizzata al mantenimento del proprio “bel” orticello, si decida a cambiare programmi, per il bene dell’Idea e della Comunità nazional-popolare, e per tutti quei giovani che intravedono ancora nella Politica un’opportunità per manifestare le proprie passioni, un modo per esprimere se stessi, le proprie esigenze, le proprie ribellioni; per quei giovani che sono affascinati e spinti da una grande Idea senza perciò dare respiro ad inutili e sterili contrapposizioni, che appartengono alla storia e che ora sono solamente funzionali al sistema di potere, tout court liberal capitalista.
In ogni modo, è errato attribuire questo ennesimo fallimento elettorale solo alla divisione dell’Area, anche se ciò non può essere messo in secondo piano, tuttavia credo sia fondamentale che tutti si fermino un istante a riflettere per analizzare seriamente anche le altre cause che hanno portato a questi risultati e che a mio avviso sono dovuti dall’assenza di una progetto politico di ampio respiro, che sappia guardare al presente e che allo stesso tempo abbandoni taluni battaglie di retroguardia che risultano incomprensibili alle nuove come alle più anziane generazioni. Certo non dico nulla di nuovo ma, evidentemente, è necessario ripeterle e sottolinearle in continuazioni certe questioni, fino a quando anche i capetti dei vari gruppi la finiranno di distruggere un mondo che non merita certamente la fine che sta facendo. Di sicuro, credo di interpretare il pensiero di molti camerati quando sostengo che la nostra funzione non può essere limitata ad una sola azione di testimonianza, se così fosse, sarebbe la fine per davvero. Ora, l’unica cosa che auspico veramente, è che tutti facciano umilmente un passo indietro, mettendo da parte dissidi e ruggini personali (!), per esaminare definitivamente se sia il caso di invertire la rotta e trovarne una funzionale prima all’Idea che al proprio orticello.
Checché se ne dica, il risultato elettorale non può rallegrare nessuno, anche se sommiamo le percentuali prese da tizio piuttosto che da caio, invece, se uniamo tutte le realtà presenti in Italia, dalle Comunità Militanti autonome, dai circoli culturali, fino ai Movimenti, sicuramente il quadro finale risulterebbe con un dato importante e non trascurabile: una radicalità sul territorio nazionale importante, premessa questa – a mio avviso necessaria - per dare incisività al messaggio politico. Solo con una presenza radicata in tutto il territorio nazionale - oltre ad avere ovviamente un Manifesto politico all’avanguardia e accattivante – potremmo indirizzare l’attenzione della gente su di noi; ora come ora, siamo e rimaniamo dei groppuscoli divisi e sparsi per la penisola, dei sopravvissuti (così ci vede la gente) senza una progettualità, in poche parole non diamo garanzie.
Detto questo, una questione che merita un maggiore approfondimento è – secondo me - valutare se sia utile alla causa dover partecipare a prescindere alle competizioni elettorali e se non sia il caso invece di costruire prima un Movimento d’opinione che punti ad avere delle radici forti ed una solidità interna, che risulti essere affidabile per i militanti stessi prima di tutto. Indubbiamente, non si può pensare di stare fuori dal giochetto elettorale per sempre ma, ora come ora, mi sembra che le competizioni elettorali hanno portato più danni che fattori positivi degni di nota.
Bhè, stavolta, proprio grazie alle elezioni, forse anche altri cominciano a sentire l’esigenza di dar forma finalmente ad una strategia diversa, ad un fascio che unisca posizioni che rasentano l’integralismo cattolico a posizioni più laiche, alla destra sociale con i socialisti di sinistra nazionale, gli intellettuali con i militanti, i “nostalgici” con gli avanguardisti, i nazionalisti europei con i localisti, nel nome di una Continuità Ideale comune, e di una lotta Antagonista, solo in questo modo saremo in grado di dare vigore al nostro sforzo politico e solo così potremmo ambire a rappresentare quelle sacche di malessere popolare che indubbiamente esistono ma che abbisognano di una forza politica che dia garanzie di affidabilità. Io penso che sia anche a causa di questa inaffidabilità, la non riuscita catalizzazione di qualche migliaio di voti in più a favore delle liste alternative ad An. Ma tant’é.
Ci vuole tempo e va detto che di tempo ne abbiamo perso molto, ma non avendo alternative - che non siano state già bocciate - possiamo solo cominciare a posare il primo mattone verso l’unità, nel nome di ciò che ci unisce, nel nome dell’Italia della Repubblica e della Socializzazione, magari proprio quest’anno che ricorre l’anniversario sessantesimo di fondazione delle Repubblica Sociale Italiana…
…almeno questo è quello che penso io.
Comunità Militante Alto Vicentino
Continuità Ideale Schio




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