Avevo salvato il rapporto ISTAT 2000 sul mio computer. Stamattina per caso l'ho riaperto.

Nel rileggerlo, una lacrima mi ha solcato la guancia, allo struggente ricordo di come eravamo e come non siamo più.

E pensare che vi avevano fatto credere che andava tutto storto. Ah, tornassero, quei tempi felici, con i numeri che andavano tutti come per magia per il verso giusto.

Se c'è uno spettacolo più bello della Pietà di Michelangelo, è quello di un bilancio che quadra.

Poi però arrivano i vandali col martello e ti deturpano l'opera d'arte, ed il restauro è sempre lungo e difficile.

Leggetela tutta anche voi, questa opera d'arte. Se fossi Benigni leggerei questo rapporto ISTAT al festival di Sanremo al posto del Paradiso di Dante.

Il pubblico si sciogllierebbe in un pianto liberatorio.


ISTAT - RAPPORTO ANNUALE 2000

In Italia il Pil è aumentato nel 2000 del 2,9% - cioè quasi il doppio
rispetto al 1999. Questo risultato costituisce la performance migliore
nell’ultimo quinquennio. Il differenziale di crescita rispetto all’Ue e
all’area dell’euro si è così ridotto a mezzo punto percentuale, anche se
altri paesi si sono sviluppati a velocità superiore.
Nel primo trimestre del 2001 la crescita congiunturale del Pil,
secondo la stima preliminare diffusa dall’Istat a metà maggio, è stata
dello 0,7%. Tale incremento ha portato l’“acquisito” per il 2001, ovvero
il tasso di crescita annuo in assenza di variazioni rispetto a maggio, a
1,6 punti percentuali. Su base tendenziale, la crescita è stata del 2,3%,
con una decelerazione dello 0,3% rispetto al trimestre precedente.
Nel corso del 2000, la spinta espansiva è venuta sia dalla domanda
interna sia da quella estera, che ha così interrotto la tendenza negativa
degli ultimi tre anni. La crescita delle esportazioni è stata favorita
dal guadagno di competitività derivante dal deprezzamento del cambio.
A differenza dei due anni precedenti, nel 2000 l’Italia ha rafforzato, seppure
in misura limitata, la propria quota sulle esportazioni dell’area dell’euro.
La domanda estera ha favorito un significativo sviluppo dell’industria
in senso stretto, ma sono notevolmente cresciute anche le esportazioni
di servizi (+12,4%, contro un aumento delle importazioni del
6,7%), stimolate dall’afflusso turistico dell’anno giubilare.
Sia gli investimenti che i consumi hanno contribuito alla dinamica
sostenuta della domanda interna. Fra i primi il ruolo trainante è stato
svolto dai mezzi di trasporto e dalle macchine e attrezzature, ma notevole
è stata anche la crescita degli investimenti in software che, per il
terzo anno consecutivo, hanno segnato tassi molto sostenuti (+12,3%
nel 2000). Tra i consumi, le componenti più dinamiche sono state quelle
dei beni durevoli e dei servizi. Questi ultimi sono cresciuti del 3,2%,
con un’accelerazione della crescita rispetto al 1999.
L’andamento positivo della domanda ha attivato una ripresa produttiva
diffusa a tutti i settori di attività economica, ad eccezione dell’agricoltura.
Il valore aggiunto dell’industria in senso stretto è cresciuto
del 3,5%, mentre il settore dei servizi ha conseguito il miglior risultato
dal 1988 (+3%). Nelle costruzioni si è consolidata la ripresa iniziata
nel 1999.
Accentuando una tendenza già emersa nel biennio precedente, la
crescita ha attivato un forte aumento dell’occupazione (pari a 388 mila
occupati). Rispetto al recente passato, una quota più ampia della creazione
netta di posti di lavoro (pari al 43% del totale) ha riguardato posizioni
standard, di lavoro dipendente a tempo pieno e indeterminato.
Nel gennaio del 2001 il numero degli occupati è risultato superiore a
quello di un anno prima del 3,2% (656 mila persone), con un ulteriore
rafforzamento del ritmo di crescita e, in particolare, delle posizioni stan-

dard, che hanno costituito il 56% dell’occupazione aggiuntiva. Tra gennaio
2000 e gennaio 2001 l’occupazione nei servizi è cresciuta di 479
mila unità (+3,7%).
Parallelamente il tasso di disoccupazione è diminuito, in media
annua, dall’11,4% del 1999 al 10,6% del 2000. In gennaio, al netto della
componente stagionale, esso è sceso sotto la soglia del 10%, per la
prima volta dal gennaio del 1993. Gli sviluppi positivi della situazione
del mercato del lavoro non hanno, tuttavia, intaccato l’ampiezza del
divario dei tassi di occupazione tra Mezzogiorno e Centro-nord.


A fronte di una crescita nominale del Pil del 5,4%, nel 2000 le
entrate delle amministrazioni pubbliche sono aumentate del 3,2%, mentre
le uscite sono rimaste sostanzialmente stazionarie. La pressione
fiscale si è ridotta al 42,4%, dal 43,0% dell’anno precedente.
L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, calcolato
sulla base delle norme comunitarie, è diminuito di 1,5 punti percentuali
rispetto all’anno precedente, scendendo allo 0,3% del Pil. Su questo
risultato hanno influito in misura determinante i proventi dell’assegnazione
delle licenze Umts, avvenuta a fine anno. Al netto di tali entrate,
il rapporto tra indebitamento netto e Pil risulta pari all’1,5%, con un
calo di 0,3 punti percentuali rispetto al 1999.
Il rapporto tra debito pubblico e Pil è sceso al 110,2%, con una
riduzione di oltre quattro punti rispetto al 1999.