dal quotidiano di Confindustria

" Il Sole 24 ore del 03/06/2003


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Il vertice di Evian / Chirac: «Finite le incertezze legate all'Irak la svolta è vicina, ma vanno realizzate le riforme strutturali»

Il G-8 ottimista: ripresa dietro l'angolo
Impegno per un accordo quadro sull'apertura dei mercati agricoli e la liberalizzazione commerciale nel 2004
Adriana Cerretelli
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EVIAN - Erano arrivati a Evian con lo spettro della deflazione sul collo, soprattutto Europa e Giappone. Se ne andranno oggi da Evian lanciando un messaggio forte di fiducia sulla crescita economica mondiale dietro l'angolo. Dopo aver regolarmente tradito l'appuntamento nell'ultimo triennio, finalmente la ripresa dovrebbe arrivare nel secondo semestre. Ne sembrano perfettamente convinti - almeno su questo punto compatti - i leader del G-8 confortati dal venir meno, con la fine del conflitto iracheno, di uno dei grandi fattori di incertezza che teneva in ostaggio le prospettive dell'economia mondiale.
Ottimismo: perché crederci questa volta? « Perché la situazione è più chiara, si sono dissipate le incertezze legate all'Irak, i prezzi del petrolio sono in discesa, i tassi sono bassi, diventa quindi più facile per le imprese prendere iniziative», ha dichiarato ieri sera, al termine della seconda giornata del vertice, il padrone di casa, il presidente francese Jacques Chirac. Che però ha anche aggiunto: «Sul punto di svolta siamo tutti concordi come siamo d'accordo sul fatto che però senza riforme strutturali non ci sarà la ripresa economica ».
Esattamente sulla stessa lunghezza d'onda il premier inglese Tony Blair secondo il quale è prossima la fine dell'era delle economie anemiche, a patto che si affrontino nodi dolorosi ma necessari come la riforma delle pensioni e dello stato sociale: «Ormai tutti accettano l'idea che, se affrontiamo e vinciamo la sfida delle riforme strutturali, abbiamo tutte le carte in regola per far ripartire una crescita forte nel prossimo futuro ». Non a caso il vertice ieri ha applaudito il cancelliere tedesco Gerhard Schroder, approdato con un giorno di ritardo a Evian perché impegnato in patria a far approvare un pacchetto di riforme. Ottimismo sulle prospettive economiche anche perché gli Otto appaiono ora determinati a puntare sull'«economia responsabile di mercato», in altre parole sullo sviluppo sostenibile coniugato con «condizioni sociali armoniose e variabili ambientali negli investimenti delle imprese». E perché, nonostante sul fronte politico il recupero dell'armonia sia ancora tutto da verificare, su quello economico tra Stati Uniti ed Europa ci sarebbe la volontà di riprendere dialogo e cooperazione nel comune interesse di un rapido rilancio dell'espansione economica. Una politica consensuale sui cambi ne sarebbe una manifestazione .
L'altra verrebbe dal fronte commerciale. Gli Otto infatti ieri hanno emesso una dichiarazione che contiene un preciso piano di azione per il commercio. Vi si legge che i Grandi del pianeta sono «decisi a raggiungere gli obiettivi del programma di Doha per lo sviluppo nei tempi previsti, entro la fine del 2004, e a vegliare perché la ministeriale di Cancun in settembre prenda tutte le decisioni necessarie a favorire la realizzazione di quegli obiettivi».
Il proseguimento dell'apertura degli scambi, combinato con il rafforzamento delle regole e delle discipline commerciali internazionali, «rappresenta la via ottimale per la crescita mondiale, per i Paesi del G-8 come per il resto del mondo e in particolare per i Paesi in via di sviluppo». E ancora. «Il sistema multilaterale occupa, dunque, un posto centrale nell'approccio del G-8 che mira a restituire dinamismo all'economia mondiale, a creare occupazione, a stimolare lo sviluppo durevole, a migliorare la governance globale e a sradicare la povertà».
Di qui l'invito del vertice ai rispettivi ministri a raggiungere al più presto un accordo-quadro che permetta una maggiore apertura dei mercati agricoli e non, e dei servizi; il miglioramento dell'attuale sistema di regole per eliminare le distorsioni negli scambi, accrescere equità e trasparenza dei flussi commerciali nel rispetto della concorrenza; l'accordo sulla produzione di medicinali nei Paesi in via di sviluppo; l'intesa sui criteri per negoziare i quattro capitoli di Singapore che sono investimenti, concorrenza, trasparenza dei mercati pubblici e facilitazioni commerciali; migliore integrazione delle politiche commerciali, finanziarie e di sviluppo per trasformare il commercio nel motore della crescita economica e aiutare i Paesi in via di sviluppo a diventare attori a parte intera dell'economia mondiale».
A parole e per scritto molti impegni, altrettante dichiarazioni del vertice. Di fatto l'iniezione di fiducia arrivata ieri da Evian appare più il frutto dell'ottimismo della volontà che di decisioni davvero concrete. Emblematico il documento sulla liberalizzazione del commercio, additata come la panacea di tutti i guai senza che per questo ieri si sia segnalato il minimo passo avanti sui disaccordi profondi che separano Stati Uniti ed Europa: dall'agricoltura agli Ogm e via elencando.
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Saluti liberali