A Treviso è rissa Campagner-Gobbo
Durante un dibattito tv, la candidata dell'Ulivo accusa: "Vieni da Ordine Nuovo". Il leghista insorge: "Falsità". E parte la querela da un milione di euro.
TREVISO. Finale infiammato di campagna elettorale a Treviso. Il veleno è arrivato con un'affermazione di Maria Luisa Campagner alla tribuna elettorale di Rai 3 rivolta a Gian Paolo Gobbo ("parli di violenza, tu che vieni da Ordine Nuovo come Stiffoni") e con la replica da parte dei due leghisti sotto forma di querela con maxi risarcimento: 500 mila euro a testa.
La miccia è stata accesa ieri nel primissimo pomeriggio, negli studi della Rai regionale, nel corso di un faccia a faccia tra i due candidati a sindaco che si affronteranno nel ballottaggio previsto domenica e lunedi. Gian Paolo Gobbo ha stuzzicato Maria Luisa Campagner sulla composizione delle liste che la appoggiano. "Noi siamo una forza moderata - ha detto il candidato del Carroccio - e coesa, non vogliamo dare in mano Treviso ai comunisti e ai centri sociali, diciamo no alla violenza". E qui la Campagner ha replicato dura: "Non ci sono centri sociali nelle liste che mi sostengono e proprio tu parli di violenza che vieni da Ordine Nuovo (formazione neofascista attiva negli anni '70, ndr) tu e anche Stiffoni...".
Un'affermazione che ha fatto infuriare Gobbo, che in diretta televisiva ha preannunciato querele contro la sua avversaria. "Sono falsità - ha detto - ti querelerò per le tue affermazioni: io non ho mai avuto nulla a che fare con Ordine Nuovo, provengo dal mondo cattolico e sono sempre stato impegnato nel volontariato, lo sanno tutti". Per nulla impressionata dalla minaccia di uno strascico giudiziario, la Campagner riconferma tutto. "So quello che dico - ha affermato dopo il dibattito - e se Gobbo e Stiffoni mi vogliono denunciare lo facciano pure, non ho alcuna paura. Evidentemente, se reagiscono in questa maniera, significa che ho iniziato a pungere. D'altra parte, anche loro continuano ad affermare che io sono sostenuta dai centri sociali, mentre non è affatto così".
(4 GIUGNO 2003, ORE 130)




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