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  1. #1
    memoria storica di PoL
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    Predefinito Fecia di Cossato si renderà 'ridicolo'...

    cari amici
    tempo fa un forumista insignito dei poteri di 'moderatore' che, preferendo non citare espressamente il di lui pseudonimo, chiamerò d'ora in avanti 'sua insindacabilità', su di un 3d da me aperto con discreto successo dal titolo la verità sulla guerra civile nel Biellese... inseriva in un messagio da lui inviato il 5 settembre 2002 alle ore 126, tra le altre cose, le seguenti affermazioni:

    a) il signor Fecia di Cossato non ha argomenti, non risponde se non per battute che autocertificano quello che è, e che non è necessario io rimarchi…

    b) non porta un solo argomento a sostegno che la rivoluzione comunista in Italia fu bloccata da Stalin nel 1945 [sic!], tesi davvero ridicola per chiunque abbia un minimo di confidenza con la storia

    c) continua a vantare i titoli degli autori che cita con un infantile e fideistica fiducia che questi facciano effetto di per sè, e con l'aggravante che le conclusioni che trae dagli scritti di tali titolati non sono esattamente conformi con quanto dagli stessi affermato…

    d) tutti i componenti del comitato scientifico di ‘nuova Storia Contemporanea’[*] possono vantare sfilze di titoli da fare impressione, ma non è con quelli che si conquistano la fama di storici di valore scientifico di primissima qualità, bensì con i loro lavori di grandissimo valore, compresi quelli sul comunismo italiano alle cui risultanze massimamente il sottoscritto si riferisce…

    e) continui pure il nostro a rendersi ridicolo
    [*] ‘sua insindacabilità’si riferisce al seguente team di eminenti cattedratici:

    Giuseppe Are, Università di Pisa
    Giuseppe Bedeschi, Università di Roma La Sapienza
    Dino Cofrancesco, Università di Genova
    Antonio Costa Pinto, I.S.C.T.I., Lisboa
    Giuseppe Galasso, Università di Napoli Federico II
    Luigi Lotti, Università di Firenze
    Raimondo Luraghi, Università di Genova
    Nicola Matteucci, Università di Bologna
    Valeri Mikhailenko, Università degli Urali, Ekaterinburg
    Sergio Minerbi, Università di Gerusalemme
    Paolo Nello, Università di Pisa
    Giuseppe Parlato, Libera Università S. Pio V, Roma
    Francesco Perfetti, Guido Carli, Roma
    Guido Pescosolido, Università di Roma La Sapienza
    Sergio Romano, Università Bocconi, Milano


    Con grande umiltà, come si conviene di fronte a 'sua insindacabilità' che non perde certo occasione di far onore alla sua fama applicando il cancellino un giorno sì e l'altro pure, Fecia di Cossato, tirato in ballo nel modo che tutti hanno potuto constatare, rispondeva quello stesso giorno alle ore 15:05
    in modo assai semplice:

    … l'affermazione a), commentandosi da sola, non richiede sforzo alcuno da parte mia...

    … l'affermazione b) apre un interessantissimo argomento di discussione che mi propongo certamente di affrontare, portando come sempre ampia ed incontrovertibile documentazione [in aggiunta a quella che già in questo 3d ho anticipato in piccola parte] a sostegno di quanto intendo dimostrare, in un apposito 3d che quanto prima inaugurerò...


    Dal momento che, come gli amici sanno, io mantengo sempre le promesse, è ora di dare inizio al discorso riguardante la stategia insurrezionale, da compiersi in varie e ben pianificate fasi a partire dal settembre 1943 fino alla data all'inevitabile sconfitta militare di nazisti e fascisti, elaborata dal Pci al fine di creare in Italia [o per lo meno nel nord-Italia] una repubblica marxista-leninista di stampo sovietico.
    E' naturale che, come mia abitudine del resto, sarà mia cura quella di apportare al discorso la maggior documentazione ma non solo. Allo scopo di prevenire certe scontate obiezioni, una gran parte di detta documentazione a supporto sarà fornita proprio dai 'diretti interessati', ovvero i 'dirigenti' e gli 'storici' del Pci, mentre un'altra parte proverrà da una fonte che per il momento non nomino, ma dotata senza dubbio di grande 'autorevolezza' e 'credibilità'.

    Rimandando al prossimo 3d l'inizio dell'esposizione vera e propria mi premuro di porgere a tutti...

    cordiali saluti!...

    --------------

    Nobis ardua

    Comaqndante CC Carlo Fecia di Cossato

  2. #2
    memoria storica di PoL
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    Predefinito Fecia di Cossato si renderà 'ridicolo'...

    cari amici
    tempo fa un forumista insignito dei poteri di 'moderatore' che, preferendo non citare espressamente il di lui pseudonimo, chiamerò d'ora in avanti 'sua insindacabilità', su di un 3d da me aperto con discreto successo dal titolo la verità sulla guerra civile nel Biellese... inseriva in un messagio da lui inviato il 5 settembre 2002 alle ore 126, tra le altre cose, le seguenti affermazioni:

    a) il signor Fecia di Cossato non ha argomenti, non risponde se non per battute che autocertificano quello che è, e che non è necessario io rimarchi…

    b) non porta un solo argomento a sostegno che la rivoluzione comunista in Italia fu bloccata da Stalin nel 1945 [sic!], tesi davvero ridicola per chiunque abbia un minimo di confidenza con la storia

    c) continua a vantare i titoli degli autori che cita con un infantile e fideistica fiducia che questi facciano effetto di per sè, e con l'aggravante che le conclusioni che trae dagli scritti di tali titolati non sono esattamente conformi con quanto dagli stessi affermato…

    d) tutti i componenti del comitato scientifico di ‘nuova Storia Contemporanea’[*] possono vantare sfilze di titoli da fare impressione, ma non è con quelli che si conquistano la fama di storici di valore scientifico di primissima qualità, bensì con i loro lavori di grandissimo valore, compresi quelli sul comunismo italiano alle cui risultanze massimamente il sottoscritto si riferisce…

    e) continui pure il nostro a rendersi ridicolo
    [*] ‘sua insindacabilità’si riferisce al seguente team di eminenti cattedratici:

    Giuseppe Are, Università di Pisa
    Giuseppe Bedeschi, Università di Roma La Sapienza
    Dino Cofrancesco, Università di Genova
    Antonio Costa Pinto, I.S.C.T.I., Lisboa
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    Con grande umiltà, come si conviene di fronte a 'sua insindacabilità' che non perde certo occasione di far onore alla sua fama applicando il cancellino un giorno sì e l'altro pure, Fecia di Cossato, tirato in ballo nel modo che tutti hanno potuto constatare, rispondeva quello stesso giorno alle ore 15:05
    in modo assai semplice:

    … l'affermazione a), commentandosi da sola, non richiede sforzo alcuno da parte mia...

    … l'affermazione b) apre un interessantissimo argomento di discussione che mi propongo certamente di affrontare, portando come sempre ampia ed incontrovertibile documentazione [in aggiunta a quella che già in questo 3d ho anticipato in piccola parte] a sostegno di quanto intendo dimostrare, in un apposito 3d che quanto prima inaugurerò...


    Dal momento che, come gli amici sanno, io mantengo sempre le promesse, è ora di dare inizio al discorso riguardante la stategia insurrezionale, da compiersi in varie e ben pianificate fasi a partire dal settembre 1943 fino alla data all'inevitabile sconfitta militare di nazisti e fascisti, elaborata dal Pci al fine di creare in Italia [o per lo meno nel nord-Italia] una repubblica marxista-leninista di stampo sovietico.
    E' naturale che, come mia abitudine del resto, sarà mia cura quella di apportare al discorso la maggior documentazione ma non solo. Allo scopo di prevenire certe scontate obiezioni, una gran parte di detta documentazione a supporto sarà fornita proprio dai 'diretti interessati', ovvero i 'dirigenti' e gli 'storici' del Pci, mentre un'altra parte proverrà da una fonte che per il momento non nomino, ma dotata senza dubbio di grande 'autorevolezza' e 'credibilità'.

    Rimandando al prossimo 3d l'inizio dell'esposizione vera e propria mi premuro di porgere a tutti...

    cordiali saluti!...

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    Nobis ardua

    Comaqndante CC Carlo Fecia di Cossato

  3. #3
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    Ma guarda un po' ......tutta la documentazione conosciuta, in possesso degli storici, compresi i documenti scoperti dopo la caduta del muro nei paesi dell'est (diari di Dimitrov) sono da buttare in mare. E quei cretini dei gruppi comunisti di "bandiera rossa", di "stella rossa", del "movimento dei scoialsiti e comunisti d'italia" non avevano capito nulla, e neppure Mauro Scoccimarro. E le riunioni di aprile della Direzione del PCI con la rottura fra Amendola e i "romani" e Scoccimarro e "i milanesi" che sarà mai?
    Lo scontro fra Scoccimarro e Luigi Longo? Macchè.....tutte cavolate! Le direttive di Stalin a Thorez e Togliatti nel marzo 1944? Sciocchezze! Il memorandum di Gromiko a Roosvelet dello stesso marzo 1944? Scemenze! L'abbandono a se stessi dei partigiani comunisti greci? Idiozie, fantasie!
    Lo stesso disappunto di Stalin per la soluzione "rivoluzionaria" di Tito? Inesistente! Le modalità di edificazione delle medesime "democrazie popolari" nei territori liberati dall'Armata Rossa? Bazzecole!
    La liquidazione fisica da parte dei partigiani comunisti dei dissidenti volti alla rivoluzione contro le direttive del partito e rompendo con lo stesso (Acquaviva e Vaccarella, tanto per citare due nomi ovviamente sconosciuti ...a certi "storici"...)? Dettagli insignificanti! Lo scioglimento del Komintern? Mai avvenuto!
    Certamente che i comunisti italiani volevano l'italia comunista e la dittatura rossa (che scoperta!), ma la volevano prendendo atto degli interessi supremi di Mosca e della realtà politica e militare (in italia sono sbarcati gli anglo-americani e, per fortuna, non i sovietici) in cui operavano. Erano sicuramente pronti in ogni momento ad eventuali contro-ordini di Stalin e hanno tenuto le armi per questo ben oltre il 25 aprile....
    Gli studi strategici sovietici (documenti rinvenuti dopo la fine dell'URSS) del 1943/45 ipotizzano un'Europa sovietizzata integralmente entro due generazioni! Al minimo------ una!
    Questi sono i fatti e restano i fatti.

    Shalom bello!

  4. #4
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    Ma guarda un po' ......tutta la documentazione conosciuta, in possesso degli storici, compresi i documenti scoperti dopo la caduta del muro nei paesi dell'est (diari di Dimitrov) sono da buttare in mare. E quei cretini dei gruppi comunisti di "bandiera rossa", di "stella rossa", del "movimento dei scoialsiti e comunisti d'italia" non avevano capito nulla, e neppure Mauro Scoccimarro. E le riunioni di aprile della Direzione del PCI con la rottura fra Amendola e i "romani" e Scoccimarro e "i milanesi" che sarà mai?
    Lo scontro fra Scoccimarro e Luigi Longo? Macchè.....tutte cavolate! Le direttive di Stalin a Thorez e Togliatti nel marzo 1944? Sciocchezze! Il memorandum di Gromiko a Roosvelet dello stesso marzo 1944? Scemenze! L'abbandono a se stessi dei partigiani comunisti greci? Idiozie, fantasie!
    Lo stesso disappunto di Stalin per la soluzione "rivoluzionaria" di Tito? Inesistente! Le modalità di edificazione delle medesime "democrazie popolari" nei territori liberati dall'Armata Rossa? Bazzecole!
    La liquidazione fisica da parte dei partigiani comunisti dei dissidenti volti alla rivoluzione contro le direttive del partito e rompendo con lo stesso (Acquaviva e Vaccarella, tanto per citare due nomi ovviamente sconosciuti ...a certi "storici"...)? Dettagli insignificanti! Lo scioglimento del Komintern? Mai avvenuto!
    Certamente che i comunisti italiani volevano l'italia comunista e la dittatura rossa (che scoperta!), ma la volevano prendendo atto degli interessi supremi di Mosca e della realtà politica e militare (in italia sono sbarcati gli anglo-americani e, per fortuna, non i sovietici) in cui operavano. Erano sicuramente pronti in ogni momento ad eventuali contro-ordini di Stalin e hanno tenuto le armi per questo ben oltre il 25 aprile....
    Gli studi strategici sovietici (documenti rinvenuti dopo la fine dell'URSS) del 1943/45 ipotizzano un'Europa sovietizzata integralmente entro due generazioni! Al minimo------ una!
    Questi sono i fatti e restano i fatti.

    Shalom bello!

  5. #5
    memoria storica di PoL
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    Predefinito 'sua insindacabilità' non dovrebbe leggere prima di criticare?...

    caro il mio bel ragioniere
    francamente trovo un pò eccesiva la tua reazione, come dire, 'nervosa' prima ancora che io abbia detto [o meglio scritto] alcunchè...

    Prima di cominciare a sbandierare i diari di Dimitrov [?! ...], le 'rotture' di Amendola e Scoccimarro rispettivamente con 'romani' e 'milanesi', nonchè la rottura [di scatole] tra Scoccimarro e Amendola,le 'direttive' nonchè i 'disappunti' [e magari i mali di pancia] di Stalin, i memorandum di Gromiko, le memorie di tali Acquaviva e Vaccarella [?! ...] e chi più ne ha più ne metta occorrerebbe prima vedere di che cosa si intende parlare... o no?...

    Direi perciò di procedere con un poco di calma e a questo proposito a mò di 'assaggio' voglio proporti, in attesa dei dovuti commenti tuoi e degli altri amici, una raccolta di esternazioni di varie personalità di spicco, tutte rigorosamente targate 'falce e martello'...

    a presto egregio!... e soprattutto non agitarti!...



    Storia e cronaca della liberazione

    L'arte di insorgere

    [...] ‘prima di tutto non si deve mai giocare con l'insurrezione, se non si é decisi ad accettare tutte le conseguenze del proprio gioco. L'insurrezione é un'equazione con grandezze molto indeterminate, il cui valore può cambiare ogni giorno. Le forze che si oppongono a voi hanno tutti i vantaggi dell' organizzazione, della disciplina e dell'autorità tradizionale […]. Una volta incominciata l'insurrezione, si deve agire con la più grande decisione, passare all'offensiva’.

    Marx-Engels, Rivoluzione e controrivoluzione in Germania

    Non un minuto prima non un minuto dopo

    L'insurrezione va preparata bene.. É qui che si comincia a verificare, nonostante tentennamenti e veri e propri sabotaggi, la forza dell'unita del Clnai [Comitato di liberazione nazionale Alta Italia] e il peso che le sinistre sanno esercitare. Il 29 marzo il Clnai costituisce per Milano un comitato esecutivo insurrezionale composto da Luigi Longo [supplente Emilio Sereni] per il Pci, Sandro Pertini per il Psiup e Leo Valiani [supplente Egidio Liberti] per il Partito d'Azione. I1 valore della costituzione di questo comitato é essenzialmente politico. Come politiche sono tutta una serie di direttive comunista. [...]. Lo scatenamento dell'insurrezione in questa o in quella località deve essere deciso in rapporto allo sviluppo della situazione immediata, né troppo presto, né troppo tardi. I piani per ogni grande città, per ogni zona, sono pronti.

    Paolo Spriano, Storia del Partito comunista italiano, vol. V.


    Resistenza, insurrezione, vittoria

    Senza una decisa volontà ed una adeguata preparazione l'insurrezione non ci sarebbe stata o sarebbe finita in un'avventura disastrosa. Una guerra di Liberazione che dopo essere stata condotta dalle forze popolari durante venti mesi si fosse conclusa senza insurrezione o con una insurrezione sconfitta sarebbe stata una Resistenza senza vittoria.

    Pietro Secchia, Aldo dice: 26x1.



    Il modello Milano

    In previsione dell'attacco finale tutti i comandi, dal più centrale al più periferico, ebbero cura di compilare piani operativi - di attacco e di difesa - conformemente alle direttive date dal Comando generale fin dal giugno 1944. Tali piani in linea generale, prevedevano una piena collaborazione tra le formazioni militari e le formazioni patriottiche civili; e miravano a intensificare l'opera di disgregazione delle forze nemiche, sia invitando alta diserzione e promettendo l'impunita a chi cedeva le armi, sia moltiplicando gli attacchi armati a reparti, centri e sedi del nemico; ad appoggiare sempre più gagliardamente ogni forma d'insurrezione popolare, scioperi, manifestazioni, comizi, assalti popolari a depositi di viveri e munizioni; alla difesa del patrimonio industriale, commerciale e artistico della nazione; alta elaborazione di misure per il mantenimento dell'ordine; e, soprattutto, al coordinamento di tutte le forme, di tutti i modi, di tutte le circostanze in cui si sarebbe svolto l'attacco finale della partigianeria. Fin dal febbraio il Comando piazza milanese aveva approvato il piano insurrezionale per la città di Milano, che può considerarsi un modello del genere: sia per l'accuratezza della sua compilazione, sia per l'esattezza quasi profetica delle sue previsioni. Era preceduto da una ‘premessa’ in cui si fissava tutta una serie di punti.

    Luigi Longo, Un popolo alla macchia


    Quando deve insorgere una città

    Momento dell'azione. Il definirlo é pretta azione di comando. Esso é in relazione 1- alla situazione strategica in atto, 2 - alle forze disponibili. La situazione strategica più attendibile nella quale verrà, presumibilmente, a inquadrarsi l'azione insurrezionale di Milano può così concretarsi: 1- piena riuscita dell'azione offensiva delle Armate Alleate sul fronte appenninico, con conseguente invasione della pianura padana da sud verso nord, 2 - ripiegamento, presumibilmente ordinato, delle forze tedesche dall'arco Genova-Rimini in direzione nord-nord-est sfruttando l'intero fascio delle comunicazioni principali e secondarie, 3 - ripiegamento delle forze nazifasciste dalla frontiera alpina in direzione est-nord-est, svolto presumibilmente con celerità, allo scopo di sottrarsi ai prevedibili attacchi sui fianchi e all'accerchiamento da parte delle formazioni patriottiche e forse anche delle truppe alleate. Per la sua posizione Milano: 1 - resta fuori dall'insieme delle grandi direttrici di ripiegamento che da sud verso nord adducono alla frontiera italo-tedesca, 2 - é attraversata invece dalle principali direttrici di ripiegamento da ovest verso est. Si può quindi prevedere: 1 - da parte alleata: il tentativo di attraversare celermente la pianura padana sia verso nord, sia diagonalmente in direzione di Milano, Ticino, Lago Maggiore, da parte tedesca: la costituzione di forti blocchi di retroguardia sul Po' e più a nord [Pavia e Lodi per quanto riguarda Milano] e sul Ticino, con compito di resistenza fino ad avvenuto deflusso delle forze nazifasciste provenienti dalla frontiera francese. Da quanto precede si può dedurre che il piano insurrezionale per la liberazione di Milano potrà avere le maggiori probabilità di riuscita se esso verrà attuato, nella sua fase intensa, solo quando le truppe alleate avranno saldamente occupato Pavia e Lodi e puntino decise su Milano.

    Comando piazza di Milano, Piano per l'insurrezione della città di Milano, Premessa


    Progetti per difendere le centrali elettriche

    Durante la loro ritirata i tedeschi hanno spietatamente e radicalmente distrutto tutti gli impianti di produzione, trasformazione e trasporto dell'energia elettrica [...] il Quartier generale alleato nei suoi appelli ha ripetutamente richiamato l'attenzione, sulla necessità di salvaguardare gli impianti dei servizi pubblici [acqua, gas, tram e trasporti in generale, telefoni] e in particolare gli impianti elettrici, assegnando questo compito, considerato di primaria importanza, alle formazioni partigiane. [...]. I Comandi regionali procurandosi la collaborazione di tecnici della partita, individuino i gruppi di impianti produttori idroelettrici [serbatoi, condotte forzate, centrali]. I singoli impianti di media o grande potenza, sia connessi con la rete a servizio pubblico sia destinati all'alimentazione di stabilimenti industriali [...]. Si elabori per ogni impianto o gruppo di impianti un progettino operativo che preveda collocazione delle armi, tempi e modalità dell'operazione, servizi d'informazione e vigilanza.

    Comando generale del Corpo volontari della libertà, Istruzioni per la salvezza degli impianti elettrici



    Gli impianti: salvarli!

    Per gli alleati era essenziale che la grande industria del nord mantenesse ad ogni costo un minimo di efficienza tecnica e salvasse i suoi impianti contro i tentativi nazisti di asportazione, in previsione di una ritirata dei tedeschi [per un'estrema difesa militare] al di là dell'Adige. Attrezzature, maestranze e materiali sarebbero cosa passati all'occorrenza nella ‘riserva industriale’ delle forze angloamericane [...] E si agitava pure, in termini altrettanto stringenti, il problema della sorte degli impianti idroelettrici industriali a ridosso del confine Italo-francese.

    Valerio Castronovo, La storia economica nella Storia d'Italia, Einaudi, vol. 4°.


    Operai armati proteggono le officine

    Dura fu la fotta per la difesa delle Ferriere, della Grandi Motori, della Lancia e della sottostazione di Stura, i cui impianti corsero grave pericolo di essere distrutti dal nemico. Al Martinetto un abile stratagemma [ossia la presenza di due uomini della 32. brigata Sap travestiti da poliziotti] permise di salvare il preziosissimo impianto. Alla Lancia ebbero effetto le rudimentali bombe anticarro abilmente maneggiate dai gappisti. Alla cabina di Stura le squadre Sap della regione Barca, insieme a reparti della divisione ‘C’, si difesero strenuamente contro attacchi nemici, riconquistando la posizione dopo esserne stati scacciati. [...]. Per gli impianti della Cogne di Aosta erano state predisposte varie difese passive, ma ciò che contribuì maggiormente a salvaguardarli dalla distruzione fu l'intervento di un gran numero di operai armati costituenti la Sap interna che fece desistere ben presto il nemico in ritirata da ogni tentativo di distruzione.

    Sergio Bellone, La salvezza degli impianti industriali, ‘Rinascita’, 25 Aprile 1945


    Il generale si arrende all'operaio

    In Genova, il giorno 25 aprile 1945, alle ore 19,30, tra il sig. Generale Meinhold, quale Comandante delle Forze armate germaniche del Settore Meinhold, assistito dal cap. Asmus, Capo di stato maggiore da una parte, il Presidente del Comitato di liberazione nazionale per la Liguria, sig. Remo Scappini, assistito dall'avv. Errico Martino e dott. Giovanni Savoretti, membri del Comitato di liberazione nazionale per la Liguria e dal Maggiore Mauro Aloni, Comandante della Piazza di Genova, dall'altra, é stato convenuto: 1° Tutte le forze armate germaniche di terra e di mare alle dipendenze del sig. Generale Meinhold si arrendono alle Forze armate del Corpo volontario della libertà alle dipendenze del Comando militare per la Liguria. 2° La resa avviene mediante presentazione ai reparti partigiani più vicini con le consuete modalità e in primo luogo con la consegna delle armi [... ].

    Atto di resa delle forze tedesche a Genova


    L'insurrezione é cominciata

    La proclamazione dell'insurrezione milanese é approvata dal Clnai all'unanimità. La mettiamo per iscritto e Cecconi porta l'ordine al caffè Bellotti di via Vittor Pisani ove attende Lombardi con uno stuolo di corrieri. Nella prima mattinata, Lombardi ha già predisposto con Liberti, e col colonnello Malgeri, nostro valoroso collaboratore da tempo, il sollevamento delle Guardie di finanza, che deve avere inizio dopo il calar del sole e portare all'occupazione e alla tutela di tutti gli uffici pubblici. Redigiamo il decreto dell'assunzione di tutti i poteri da parte del Clnai e del Cln regionale, provinciali, cittadini. [...]. I primi gruppi di operai armati escono dagli stabilimenti e occupano le vie periferiche [...] Longo osserva che questa [l'insurrezione nazionale] é in sviluppo, in ogni modo. Al comando generale risulta che la ‘Moscatelli’ é in moto nella Val Sesia e marcerà su Milano, al pari delle bande dell'Oltrepo pavese. L'insurrezione è già incominciata in quasi tutte le città della Lombardia, Torino insorgerà all'una di notte e su quella città si rovesceranno le grandi divisioni partigiane di tutto il Piemonte.

    Leo Valiani, Tutte le strade portano a Roma


    Niente pietà per chi resiste

    Il nemico é in crisi finale. I capi tedeschi e i dirigenti fascisti sono in fuga. L'ora della liberazione di Torino é suonata. Questo comando ordina l'immediata generale mobilitazione di tutti i Gap e Sap. Con audacia e decisione si deve passare immediatamente all'occupazione dei settori secondo i piani stabiliti [...] Ricordiamo che é compito nostro: 1° difendere gli impianti industriali, le opere d'arte ferroviaria, i ponti, i servizi pubblici. 2° disturbare al massimo il ripiegamento delle forze tedesche, disarmare quanti nemici sarà possibile, se si arrendono, eliminare senza pietà quelli che offrono resistenza. 3° reprimere con forza e decisione ogni forma di delinquenza comune, in modo che la liberazione di Torino avvenga in quell'atmosfera di disciplina operaia, patriottica che le é propria. Il comandante di Piazza - Ferri.

    Comando Piazza di Torino, Ordine di mobilitazione


    In nome del popolo italiano

    Il Clnai dichiara che la fucilazione di Mussolini e dei suoi complici, da esso ordinata, é la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro paese ancora coperto di macerie materiali e morali, é la conclusione di una lotta insurrezionale che segna per la patria la premessa della rinascita e delta ricostruzione. I1 popolo italiano non potrebbe iniziare una vita libera e normale [ che per vent'anni il fascismo gli ha negato] se il Clnai non avesse tempestivamente dimostrato la sua ferrea decisione di saper far suo un giudizio già pronunciato dalla storia. Solo a prezzo di questo taglio netto con un passato di vergogna e di delitti il popolo italiano poteva avere l'assicurazione che il Clnai é deciso a proseguire con fermezza il rinnovamento democratico del paese. Solo a questo prezzo la necessaria epurazione dei residui fascisti può e deve avvenire con la conclusione della fase insurrezionale nelle forme della più stretta legalità. Dell'esplosione di odio popolare che é trascesa in questa unica occasione ad eccessi comprensibili soltanto nel clima voluto e creato da Mussolini, il fascismo stesso é l'unico responsabile. Il Clnai, come ha saputo condurre l'insurrezione, mirabile per disciplina democratica, trasfondendo in tutti gli insorti il senso della responsabilità di questa grande ora storica, e come ha saputo fare, senza esitazioni, giustizia dei responsabili della rovina della patria, intende che nella nuova epoca che si apre al libero popolo italiano tali eccessi non debbano più ripetersi. Nulla potrebbe giustificarli nel nuovo clima di libertà e di stretta legalità democratica che il Clnai é deciso a ristabilire, conclusa ormai la lotta insurrezionale.

    Clnai, Dichiarazione sulla fucilazione di Mussolini e dei suoi complici, 29 aprile 1945


    Funziona Radio Milano Libertà

    Al pomeriggio [del 25 aprile], attraverso episodi di lotta di ogni genere, le fabbriche erano tutte in mano agli insorti. Alla Pirelli gli operai catturavano il presidio tedesco, e resistevano al ritorno offensivo del nemico che cercava di riaprirsi la via a cannonate. La difesa della Breda fu ancora più dura, ma il nemico non riuscì a stroncarla. Gli operai resistettero. Nella notte, una colonna tedesca di automezzi e carri armati fu attaccata e sbaragliata alle porte di Milano. La prefettura, la stazione radio e numerosi altri edifici pubblici cadevano la stessa notte in mano agli insorti. All'alba del 26 lunghe colonne di autocarri , con a bordo truppe fasciste e tedesche, uscivano da Milano, inseguite dai partigiani. La Pirelli veniva definitivamente conquistata. Alle 8 la radio fascista taceva per sempre. A mezzogiorno, avevano inizio le regolari trasmissioni di ‘Radio Milano Libertà’.

    Luigi Longo, Un popolo alla macchia


    C'é un nuovo governo

    Il Clnai, delegato del solo Governo legale italiano, in nome del popolo e dei volontari della libertà assume tutti i poteri di amministrazione e di governo per la continuazione della guerra di liberazione al fianco delle Nazioni Unite, per l'eliminazione degli ultimi resti del fascismo e per la tutela dei diritti democratici. Gli italiani devono dargli il pieno appoggio. Tutti i fascisti devono fare atto di resa alle autorità del Cln e consegnare le armi. Coloro che resisteranno saranno trattati come nemici della patria e come tali sterminati. Dal Palazzo della Prefettura, il 26 aprile 1945. Firmato: Luigi Longo ed Emilio Sereni [Pci], Ferruccio Parri e Leo Valiani [PdA], Achille Marazza e Augusto De Gasperi [Dc], Giustino Arpesani e Filippo Jacini [Pli], Rodolfo Morandi e Sandro Pertini [Psiup].

    Clnai, Proclama per l'assunzione dei poteri di amministrazione e di governo


    Risorgeva Milano

    Voglio dire al popolo di Milano che sono orgoglioso di essere il primo Sindaco del libero Comune dopo la lunga teoria degli amministratori comandati. Orgoglioso e pieno di trepidazione ma anche di fiducia. [...]. La liberazione ha sollevato il nostro spirito da una umiliazione che il lungo tempo aveva reso più amara, ma ci ha imposto il peso di tremendi impegni. Tutto é da rifare, ricostruire, consacrare.

    Antonio Greppi, messaggio ai milanesi


    L’insurrezione a Milano minuto per minuto

    Tra il dicembre e il febbraio 1945 i comandi partigiani, primo fra tutti quello garibaldino, iniziarono la ristrutturazione delle forze dando vita a nuove brigate poste agli ordini di comandi divisionali che consentirono un pronto assorbimento del volontariato preinsurrezionale e un più efficace coordinamento operativo. Nello stesso torno di tempo, dopo che anche le brigate Matteotti erano riuscite dal tardo autunno a darsi una più efficiente struttura organizzativa sotto il comando di Corrado Bonfantini, si registrarono i primi segnali di una inversione di tendenza con il rilancio dell’attività gappista e con il più alto livello di combattività e affidabilità operativa espresso dalle Sap, la cui capacità offensiva si evidenziò la sera del 6.2.1945 con il simultaneo assalto contro 22 caserme, comandi e sedi nazifasciste attaccate a raffiche di mitra e lanci di bombe a mano. Il ruolo economico, sociale e politico di Milano [sede del Clnai, delle segreterie dei partiti antifascisti dell’Italia occupata e dei comandi generali di tutte le formazioni e ormai riconosciuta come la capitale della Resistenza], accentuò con l’approssimarsi della liberazione l’importanza e il significato emblematico della sua insurrezione come irrinunciabile affermazione di autonomia e atto di legittimazione dell’antifascismo più coerente e delle aspettative popolari di rinnovamento politico-istituzionale. Al convulso infittirsi delle trame attendiste e antinsurrezionali facenti capo a gruppi industriali, servizi alleati, curia, tedeschi, fascisti e alcune componenti del fronte resistenziale, i partiti della sinistra e i loro comandi militari opposero una prepotente ripresa dell’attivismo sappista e gappista passando dalle 450 azioni del dicembre 1943 alle 610 del gennaio 1945, che divennero 632 in febbraio, 646 in marzo e 781 nei primi 23 giorni dell’aprile 1945. Contemporaneamente, tra marzo e i primi d’aprile, intensificarono le agitazioni di fabbrica e, a partire dal 3.4.1945, muovendo dal Gallaratese e dal Bustese, mobilitarono il proletariato industriale in una catena di scioperi rivendicativi che, in particolare a Sesto San Giovanni, assunsero una connotazione apertamente politica evidenziando una alta carica di combattività. Alla vigilia dell’insurrezione, secondo stime presentate dai diversi comandi [ma ampiamente dilatate da un’ottica politica già postinsurrezionale] le forze partigiane avrebbero contato quasi 13.000 sappisti in città e altrettanti in provincia, a fronte dei quali nel dopoguerra [pur tenendo conto dei criteri burocraticamente restrittivi adottati] la Commissione lombarda riconoscimento partigiani conteggiò invece 6626 partigiani combattenti, 4389 patrioti e 5865 benemeriti[cioè volontari insurrezionali]. Diversamente dai piani operativi minuziosamente preparati dal comando piazza milanese [e di dubbia applicazione perché concepiti con criteri rigorosamente militari scarsamente aderenti alla realtà della situazione] l’insurrezione nacque spontaneamente, nella tarda mattinata del 24.4.1945, da uno scontro accesosi e poi generalizzatosi nella zona di Niguarda tra garibaldini della 110ª e militi fascisti. Quasi contemporaneamente Leo Valiani, Sandro Pertini e Emilio Sereni, in nome del comitato insurrezionale da loro diretto, diramarono l’ordine dello sciopero insurrezionale a partire dalle ore 13.00 del 25.4.1945, mentre i comandi generali partigiani fissarono l’inizio delle operazioni alle 14.00 dello stesso giorno. Nel pomeriggio del 24, primo caduto dell’insurrezione, morì Gina Galeotti Bianchi, comunista, appartenente ai Gruppi di difesa della donna. Nella nottata i Gap assaltarono la caserma di Niguarda e i matteottini della 33ª brigata e una squadra della divisione Pasubio occuparono l’autocentro della polizia in via Castelvetro, mentre Egidio Liberti [azionista, capo di stato maggiore del comando piazza di Milano] e Sandro Faini [socialista, capo dell’ufficio informazioni] guidarono un altro gruppo all’attacco, parzialmente riuscito, del parcheggio dei blindati tedeschi all’interno della Fiera campionaria. Alle ore 8.00 del 25.4.1945, riunitosi presso il collegio dei Salesiani di via Copernico e nominato presidente Rodolfo Morandi, il Clnai approvò all’unanimità la proclamazione dell’insurrezione e emanò il decreto dell’assunzione di tutti i poteri da parte del Clnai e dei Cln regionali, provinciali e cittadini. All’incirca alla stessa ora presso il convento delle Stelline, in corso di Porta Magenta 79, si riunì il comando generale del Corpo Volontari della Libertà, mentre il comando piazza privo del suo comandante resosi irreperibile per tre giorni, stabilì provvisoriamente la propria sede operativa nel commissariato di via Carlo Poma. Nei fatti, compresso fino dalla sua costituzione tra la presenza a Milano del comando generale del Cvl e quelli delle diverse formazioni, il comando piazza non esercitò alcuna funzione dirigente e la liberazione venne diretta dal superiore comando del Cvl e da quelli facenti capo ai diversi partiti. . All’incirca alla stessa ora presso il convento delle Stelline, in corso di Porta Magenta 79, si riunì il comando generale del Corpo Volontari della Libertà, mentre il comando piazza privo del suo comandante resosi irreperibile per tre giorni, stabilì provvisoriamente la propria sede operativa nel commissariato di via Carlo Poma. Nei fatti, compresso fino dalla sua costituzione tra la presenza a Milano del comando generale del Cvl e quelli delle diverse formazioni, il comando piazza non esercitò alcuna funzione dirigente e la liberazione venne diretta dal superiore comando del Cvl e da quelli facenti capo ai diversi partiti. . Tra mezzogiorno e le prime ore del pomeriggio tutte le principali fabbriche milanesi e sestesi vennero occupate dai vari sappisti che dovettero respingere puntate nemiche alla Motomeccanica, al deposito Atm di viale Molise, alla Cge dove i fascisti, per intimorire gli scioperanti, fucilarono due patrioti davanti ai cancelli della fabbrica, e alla Om, dove giellisti, matteottini e garibaldini sostennero quattro ore di combattimenti. Scontri a fuoco si verificarono fino a sera inoltrata in diversi punti della città con cecchini e, soprattutto, con autocolonne in fuga e macchine fasciste che scorazzavano rafficando all’impazzata. Occupate le sedi del Corriere della Sera, della Gazzetta dello Sport e del Popolo d’Italia in piazza Cavour, si utilizzarono gli impianti per stampare le edizioni insurrezionali de l’Unità, de l’Avanti! e di Italia libera, organo del Partito d’Azione. Alle ore 17.00, attraverso la mediazione del cardinale Schuster, proteso a scongiurare la paventata insurrezione comunista, Mussolini, sperando di poter ancora patteggiare la resa, incontro all’arcivescovado il generale Cadorna, e i rappresentanti del Clnai Achille Lombardi, Achille Marazza e Guido Arpesani. Richiesta una sospensione delle trattative impegnandosi a riprenderle un’ora più tardi, si recò in prefettura da dove alle 19.30 circa, con numerosi gerarchi e una scorta di SS, lasciò invece Milano alla volta di Como nell’intento di riparare in Svizzera. Scontri a fuoco e combattimenti di varia intensità contro autocolonne germaniche che caoticamente cercavano di abbandonare la città [o di concentrarvisi] continuarono nella notte a Ronchetto sul Naviglio e il giorno dopo a Trenno, in via Novara, in via Padova e in corso Vercelli, causando diversi morti e feriti agli insorti. All’alba del 26 aprile, dopo una breve sparatoria con un gruppo di repubblichini in corso di Porta Nuova, il 4° battaglione della Guardia di finanza guidato dal colonnello Alfredo Malgeri prese possesso del palazzo della prefettura in corso Monforte e alle 8.00, nominato dal Clnai, Riccardo Lombardi assunse la carica di prefetto mentre il socialista Antonio Greppi quella di sindaco. Alle ore 9.00 dalla stazione radio di Morivione il comandante delle brigate Matteotti, Corrado Bonfantini, annunciò la liberazione di Milano. Gli ultimi violenti scontri si ebbero attorno alla Innocenti di Lambrate che, rioccupata da un reparto germanico, venne liberata dopo due ore di fuoco e in piazza Napoli dove una dozzina di fascisti asserragliatisi nel presidio rionale della Gnr si arresero quando l’edificio fu scoperchiato dal lancio di mine anticarro. Poi per essere stati seviziatori di partigiani, vennero tutti passati per le armi sul posto. Nella serata del 26.4.1945 Milano era praticamente liberata . Forti e ben armati reparti germanici, trincerati all’interno del collegio dei Martinit in via Pitteri, alla Casa dello Studente in viale Romagna e nel palazzo dell’aeronautica in piazza Italo Balbo [attuale piazza Novelli], si arresero il 28.4.1945 all’arrivo delle divisioni partigiane dell’Oltrepo, mentre la Sicherheitspolizei e la Gestapo, rinchiusesi all’hotel Regina con reparti della Wehrmacht, si consegnarono agli americani la mattina del 30.4.1945. Il 27.4.1945 alle ore 17.00, provenienti dall’Oltrepo, giunsero in città i primi seicento partigiani della divisione Garibaldi Gramsci e il 28.4.1945 alle ore 13.00, precedute da sette carri armati conquistati al nemico e sorvolate da un aereo sotto le cui ali era scritto ‘Valsesia’, entrarono da viale Certosa le brigate valsesiane di Cino Moscatelli che, insieme a Luigi Longo e a Sandro Pertini, tenne due ore dopo il primo libero comizio in piazza del Duomo. Alle ore 3.00 del 29.4.1945 i corpi di Benito Mussolini, Claretta Petacci e 15 gerarchi giustiziati a Dongo vennero portati e esposti in piazzale Loreto, dove alcune ore dopo fu fucilato anche Achille Starace, ex segretario del Partito nazionale fascista. Nella stessa mattinata entrarono in Milano le prime avanguardie della V Armata statunitense. Alle ore 19.00 il colonnello Charles Poletti, commissario per la Lombardia del Governo militare alleato, ricevuto in prefettura dai rappresentanti del Clnai e del Corpo Volontari della Libertà, dichiarò: ‘Siamo andati a spasso per Milano. Abbiamo trovato ordine, disciplina. Siamo stati anche in piazzale Loreto. Esprimiamo la nostra soddisfazione al Clnai e ai partigiani per il magnifico lavoro fatto. Siamo contenti di essere arrivati. Apprezziamo quello che il Clnai ha fatto e farà’. I negozi erano tutti riaperti, i mezzi circolavano tra le case bombardate, si panificava e venivano erogati gas ed energia elettrica. Non si verificarono casi di saccheggio. L’ordine pubblico fu garantito dai partigiani. In base a dati raccolti dal Ministero degli Interni i fascisti condannati a morte dai tribunali straordinari o giustiziati sommariamente furono 622 più 22 scomparsi.

    Luigi Borgomaneri, La Resistenza a Milano


    La faccia tosta dei comunisti

    Noi comunisti italiani non abbiamo mai nascosto che l’unica via allora era quella dell’insurrezione.

    Luigi Longo, discorso tenuto a Montecitorio nel 1948


    Il ‘niet’ di Stalin

    L'Urss non intervenne a sostegno dei partigiani di Marcos perché la Grecia era sotto la protezione anglo-americana. L'Italia era sotto la protezione dell'unica potenza atomica di allora, gli Stati Uniti. E che l'Urss non avesse alcun disegno di intervento era fra l'altro provato dal ben noto incontro a Mosca fra Pietro Secchia, allora vice segretario del Pci e lo stesso Stalin che lo ricevette insieme a Molotov e a Beria. Secchia racconta che alla sua domanda circa la possibilità di un intervento o di un aiuto sovietico nel caso si fosse giunti ad una fase di tipo prerivoluzionario, Stalin rispose muovendo negativamente per tre volte il dito indice, e accompagnando la mossa già di per sè molto significativa con un secco ‘niet’.

    Armando Cossutta, ‘Liberazione’ del 12 aprile 1998


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    Predefinito 'sua insindacabilità' non dovrebbe leggere prima di criticare?...

    caro il mio bel ragioniere
    francamente trovo un pò eccesiva la tua reazione, come dire, 'nervosa' prima ancora che io abbia detto [o meglio scritto] alcunchè...

    Prima di cominciare a sbandierare i diari di Dimitrov [?! ...], le 'rotture' di Amendola e Scoccimarro rispettivamente con 'romani' e 'milanesi', nonchè la rottura [di scatole] tra Scoccimarro e Amendola,le 'direttive' nonchè i 'disappunti' [e magari i mali di pancia] di Stalin, i memorandum di Gromiko, le memorie di tali Acquaviva e Vaccarella [?! ...] e chi più ne ha più ne metta occorrerebbe prima vedere di che cosa si intende parlare... o no?...

    Direi perciò di procedere con un poco di calma e a questo proposito a mò di 'assaggio' voglio proporti, in attesa dei dovuti commenti tuoi e degli altri amici, una raccolta di esternazioni di varie personalità di spicco, tutte rigorosamente targate 'falce e martello'...

    a presto egregio!... e soprattutto non agitarti!...



    Storia e cronaca della liberazione

    L'arte di insorgere

    [...] ‘prima di tutto non si deve mai giocare con l'insurrezione, se non si é decisi ad accettare tutte le conseguenze del proprio gioco. L'insurrezione é un'equazione con grandezze molto indeterminate, il cui valore può cambiare ogni giorno. Le forze che si oppongono a voi hanno tutti i vantaggi dell' organizzazione, della disciplina e dell'autorità tradizionale […]. Una volta incominciata l'insurrezione, si deve agire con la più grande decisione, passare all'offensiva’.

    Marx-Engels, Rivoluzione e controrivoluzione in Germania

    Non un minuto prima non un minuto dopo

    L'insurrezione va preparata bene.. É qui che si comincia a verificare, nonostante tentennamenti e veri e propri sabotaggi, la forza dell'unita del Clnai [Comitato di liberazione nazionale Alta Italia] e il peso che le sinistre sanno esercitare. Il 29 marzo il Clnai costituisce per Milano un comitato esecutivo insurrezionale composto da Luigi Longo [supplente Emilio Sereni] per il Pci, Sandro Pertini per il Psiup e Leo Valiani [supplente Egidio Liberti] per il Partito d'Azione. I1 valore della costituzione di questo comitato é essenzialmente politico. Come politiche sono tutta una serie di direttive comunista. [...]. Lo scatenamento dell'insurrezione in questa o in quella località deve essere deciso in rapporto allo sviluppo della situazione immediata, né troppo presto, né troppo tardi. I piani per ogni grande città, per ogni zona, sono pronti.

    Paolo Spriano, Storia del Partito comunista italiano, vol. V.


    Resistenza, insurrezione, vittoria

    Senza una decisa volontà ed una adeguata preparazione l'insurrezione non ci sarebbe stata o sarebbe finita in un'avventura disastrosa. Una guerra di Liberazione che dopo essere stata condotta dalle forze popolari durante venti mesi si fosse conclusa senza insurrezione o con una insurrezione sconfitta sarebbe stata una Resistenza senza vittoria.

    Pietro Secchia, Aldo dice: 26x1.



    Il modello Milano

    In previsione dell'attacco finale tutti i comandi, dal più centrale al più periferico, ebbero cura di compilare piani operativi - di attacco e di difesa - conformemente alle direttive date dal Comando generale fin dal giugno 1944. Tali piani in linea generale, prevedevano una piena collaborazione tra le formazioni militari e le formazioni patriottiche civili; e miravano a intensificare l'opera di disgregazione delle forze nemiche, sia invitando alta diserzione e promettendo l'impunita a chi cedeva le armi, sia moltiplicando gli attacchi armati a reparti, centri e sedi del nemico; ad appoggiare sempre più gagliardamente ogni forma d'insurrezione popolare, scioperi, manifestazioni, comizi, assalti popolari a depositi di viveri e munizioni; alla difesa del patrimonio industriale, commerciale e artistico della nazione; alta elaborazione di misure per il mantenimento dell'ordine; e, soprattutto, al coordinamento di tutte le forme, di tutti i modi, di tutte le circostanze in cui si sarebbe svolto l'attacco finale della partigianeria. Fin dal febbraio il Comando piazza milanese aveva approvato il piano insurrezionale per la città di Milano, che può considerarsi un modello del genere: sia per l'accuratezza della sua compilazione, sia per l'esattezza quasi profetica delle sue previsioni. Era preceduto da una ‘premessa’ in cui si fissava tutta una serie di punti.

    Luigi Longo, Un popolo alla macchia


    Quando deve insorgere una città

    Momento dell'azione. Il definirlo é pretta azione di comando. Esso é in relazione 1- alla situazione strategica in atto, 2 - alle forze disponibili. La situazione strategica più attendibile nella quale verrà, presumibilmente, a inquadrarsi l'azione insurrezionale di Milano può così concretarsi: 1- piena riuscita dell'azione offensiva delle Armate Alleate sul fronte appenninico, con conseguente invasione della pianura padana da sud verso nord, 2 - ripiegamento, presumibilmente ordinato, delle forze tedesche dall'arco Genova-Rimini in direzione nord-nord-est sfruttando l'intero fascio delle comunicazioni principali e secondarie, 3 - ripiegamento delle forze nazifasciste dalla frontiera alpina in direzione est-nord-est, svolto presumibilmente con celerità, allo scopo di sottrarsi ai prevedibili attacchi sui fianchi e all'accerchiamento da parte delle formazioni patriottiche e forse anche delle truppe alleate. Per la sua posizione Milano: 1 - resta fuori dall'insieme delle grandi direttrici di ripiegamento che da sud verso nord adducono alla frontiera italo-tedesca, 2 - é attraversata invece dalle principali direttrici di ripiegamento da ovest verso est. Si può quindi prevedere: 1 - da parte alleata: il tentativo di attraversare celermente la pianura padana sia verso nord, sia diagonalmente in direzione di Milano, Ticino, Lago Maggiore, da parte tedesca: la costituzione di forti blocchi di retroguardia sul Po' e più a nord [Pavia e Lodi per quanto riguarda Milano] e sul Ticino, con compito di resistenza fino ad avvenuto deflusso delle forze nazifasciste provenienti dalla frontiera francese. Da quanto precede si può dedurre che il piano insurrezionale per la liberazione di Milano potrà avere le maggiori probabilità di riuscita se esso verrà attuato, nella sua fase intensa, solo quando le truppe alleate avranno saldamente occupato Pavia e Lodi e puntino decise su Milano.

    Comando piazza di Milano, Piano per l'insurrezione della città di Milano, Premessa


    Progetti per difendere le centrali elettriche

    Durante la loro ritirata i tedeschi hanno spietatamente e radicalmente distrutto tutti gli impianti di produzione, trasformazione e trasporto dell'energia elettrica [...] il Quartier generale alleato nei suoi appelli ha ripetutamente richiamato l'attenzione, sulla necessità di salvaguardare gli impianti dei servizi pubblici [acqua, gas, tram e trasporti in generale, telefoni] e in particolare gli impianti elettrici, assegnando questo compito, considerato di primaria importanza, alle formazioni partigiane. [...]. I Comandi regionali procurandosi la collaborazione di tecnici della partita, individuino i gruppi di impianti produttori idroelettrici [serbatoi, condotte forzate, centrali]. I singoli impianti di media o grande potenza, sia connessi con la rete a servizio pubblico sia destinati all'alimentazione di stabilimenti industriali [...]. Si elabori per ogni impianto o gruppo di impianti un progettino operativo che preveda collocazione delle armi, tempi e modalità dell'operazione, servizi d'informazione e vigilanza.

    Comando generale del Corpo volontari della libertà, Istruzioni per la salvezza degli impianti elettrici



    Gli impianti: salvarli!

    Per gli alleati era essenziale che la grande industria del nord mantenesse ad ogni costo un minimo di efficienza tecnica e salvasse i suoi impianti contro i tentativi nazisti di asportazione, in previsione di una ritirata dei tedeschi [per un'estrema difesa militare] al di là dell'Adige. Attrezzature, maestranze e materiali sarebbero cosa passati all'occorrenza nella ‘riserva industriale’ delle forze angloamericane [...] E si agitava pure, in termini altrettanto stringenti, il problema della sorte degli impianti idroelettrici industriali a ridosso del confine Italo-francese.

    Valerio Castronovo, La storia economica nella Storia d'Italia, Einaudi, vol. 4°.


    Operai armati proteggono le officine

    Dura fu la fotta per la difesa delle Ferriere, della Grandi Motori, della Lancia e della sottostazione di Stura, i cui impianti corsero grave pericolo di essere distrutti dal nemico. Al Martinetto un abile stratagemma [ossia la presenza di due uomini della 32. brigata Sap travestiti da poliziotti] permise di salvare il preziosissimo impianto. Alla Lancia ebbero effetto le rudimentali bombe anticarro abilmente maneggiate dai gappisti. Alla cabina di Stura le squadre Sap della regione Barca, insieme a reparti della divisione ‘C’, si difesero strenuamente contro attacchi nemici, riconquistando la posizione dopo esserne stati scacciati. [...]. Per gli impianti della Cogne di Aosta erano state predisposte varie difese passive, ma ciò che contribuì maggiormente a salvaguardarli dalla distruzione fu l'intervento di un gran numero di operai armati costituenti la Sap interna che fece desistere ben presto il nemico in ritirata da ogni tentativo di distruzione.

    Sergio Bellone, La salvezza degli impianti industriali, ‘Rinascita’, 25 Aprile 1945


    Il generale si arrende all'operaio

    In Genova, il giorno 25 aprile 1945, alle ore 19,30, tra il sig. Generale Meinhold, quale Comandante delle Forze armate germaniche del Settore Meinhold, assistito dal cap. Asmus, Capo di stato maggiore da una parte, il Presidente del Comitato di liberazione nazionale per la Liguria, sig. Remo Scappini, assistito dall'avv. Errico Martino e dott. Giovanni Savoretti, membri del Comitato di liberazione nazionale per la Liguria e dal Maggiore Mauro Aloni, Comandante della Piazza di Genova, dall'altra, é stato convenuto: 1° Tutte le forze armate germaniche di terra e di mare alle dipendenze del sig. Generale Meinhold si arrendono alle Forze armate del Corpo volontario della libertà alle dipendenze del Comando militare per la Liguria. 2° La resa avviene mediante presentazione ai reparti partigiani più vicini con le consuete modalità e in primo luogo con la consegna delle armi [... ].

    Atto di resa delle forze tedesche a Genova


    L'insurrezione é cominciata

    La proclamazione dell'insurrezione milanese é approvata dal Clnai all'unanimità. La mettiamo per iscritto e Cecconi porta l'ordine al caffè Bellotti di via Vittor Pisani ove attende Lombardi con uno stuolo di corrieri. Nella prima mattinata, Lombardi ha già predisposto con Liberti, e col colonnello Malgeri, nostro valoroso collaboratore da tempo, il sollevamento delle Guardie di finanza, che deve avere inizio dopo il calar del sole e portare all'occupazione e alla tutela di tutti gli uffici pubblici. Redigiamo il decreto dell'assunzione di tutti i poteri da parte del Clnai e del Cln regionale, provinciali, cittadini. [...]. I primi gruppi di operai armati escono dagli stabilimenti e occupano le vie periferiche [...] Longo osserva che questa [l'insurrezione nazionale] é in sviluppo, in ogni modo. Al comando generale risulta che la ‘Moscatelli’ é in moto nella Val Sesia e marcerà su Milano, al pari delle bande dell'Oltrepo pavese. L'insurrezione è già incominciata in quasi tutte le città della Lombardia, Torino insorgerà all'una di notte e su quella città si rovesceranno le grandi divisioni partigiane di tutto il Piemonte.

    Leo Valiani, Tutte le strade portano a Roma


    Niente pietà per chi resiste

    Il nemico é in crisi finale. I capi tedeschi e i dirigenti fascisti sono in fuga. L'ora della liberazione di Torino é suonata. Questo comando ordina l'immediata generale mobilitazione di tutti i Gap e Sap. Con audacia e decisione si deve passare immediatamente all'occupazione dei settori secondo i piani stabiliti [...] Ricordiamo che é compito nostro: 1° difendere gli impianti industriali, le opere d'arte ferroviaria, i ponti, i servizi pubblici. 2° disturbare al massimo il ripiegamento delle forze tedesche, disarmare quanti nemici sarà possibile, se si arrendono, eliminare senza pietà quelli che offrono resistenza. 3° reprimere con forza e decisione ogni forma di delinquenza comune, in modo che la liberazione di Torino avvenga in quell'atmosfera di disciplina operaia, patriottica che le é propria. Il comandante di Piazza - Ferri.

    Comando Piazza di Torino, Ordine di mobilitazione


    In nome del popolo italiano

    Il Clnai dichiara che la fucilazione di Mussolini e dei suoi complici, da esso ordinata, é la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro paese ancora coperto di macerie materiali e morali, é la conclusione di una lotta insurrezionale che segna per la patria la premessa della rinascita e delta ricostruzione. I1 popolo italiano non potrebbe iniziare una vita libera e normale [ che per vent'anni il fascismo gli ha negato] se il Clnai non avesse tempestivamente dimostrato la sua ferrea decisione di saper far suo un giudizio già pronunciato dalla storia. Solo a prezzo di questo taglio netto con un passato di vergogna e di delitti il popolo italiano poteva avere l'assicurazione che il Clnai é deciso a proseguire con fermezza il rinnovamento democratico del paese. Solo a questo prezzo la necessaria epurazione dei residui fascisti può e deve avvenire con la conclusione della fase insurrezionale nelle forme della più stretta legalità. Dell'esplosione di odio popolare che é trascesa in questa unica occasione ad eccessi comprensibili soltanto nel clima voluto e creato da Mussolini, il fascismo stesso é l'unico responsabile. Il Clnai, come ha saputo condurre l'insurrezione, mirabile per disciplina democratica, trasfondendo in tutti gli insorti il senso della responsabilità di questa grande ora storica, e come ha saputo fare, senza esitazioni, giustizia dei responsabili della rovina della patria, intende che nella nuova epoca che si apre al libero popolo italiano tali eccessi non debbano più ripetersi. Nulla potrebbe giustificarli nel nuovo clima di libertà e di stretta legalità democratica che il Clnai é deciso a ristabilire, conclusa ormai la lotta insurrezionale.

    Clnai, Dichiarazione sulla fucilazione di Mussolini e dei suoi complici, 29 aprile 1945


    Funziona Radio Milano Libertà

    Al pomeriggio [del 25 aprile], attraverso episodi di lotta di ogni genere, le fabbriche erano tutte in mano agli insorti. Alla Pirelli gli operai catturavano il presidio tedesco, e resistevano al ritorno offensivo del nemico che cercava di riaprirsi la via a cannonate. La difesa della Breda fu ancora più dura, ma il nemico non riuscì a stroncarla. Gli operai resistettero. Nella notte, una colonna tedesca di automezzi e carri armati fu attaccata e sbaragliata alle porte di Milano. La prefettura, la stazione radio e numerosi altri edifici pubblici cadevano la stessa notte in mano agli insorti. All'alba del 26 lunghe colonne di autocarri , con a bordo truppe fasciste e tedesche, uscivano da Milano, inseguite dai partigiani. La Pirelli veniva definitivamente conquistata. Alle 8 la radio fascista taceva per sempre. A mezzogiorno, avevano inizio le regolari trasmissioni di ‘Radio Milano Libertà’.

    Luigi Longo, Un popolo alla macchia


    C'é un nuovo governo

    Il Clnai, delegato del solo Governo legale italiano, in nome del popolo e dei volontari della libertà assume tutti i poteri di amministrazione e di governo per la continuazione della guerra di liberazione al fianco delle Nazioni Unite, per l'eliminazione degli ultimi resti del fascismo e per la tutela dei diritti democratici. Gli italiani devono dargli il pieno appoggio. Tutti i fascisti devono fare atto di resa alle autorità del Cln e consegnare le armi. Coloro che resisteranno saranno trattati come nemici della patria e come tali sterminati. Dal Palazzo della Prefettura, il 26 aprile 1945. Firmato: Luigi Longo ed Emilio Sereni [Pci], Ferruccio Parri e Leo Valiani [PdA], Achille Marazza e Augusto De Gasperi [Dc], Giustino Arpesani e Filippo Jacini [Pli], Rodolfo Morandi e Sandro Pertini [Psiup].

    Clnai, Proclama per l'assunzione dei poteri di amministrazione e di governo


    Risorgeva Milano

    Voglio dire al popolo di Milano che sono orgoglioso di essere il primo Sindaco del libero Comune dopo la lunga teoria degli amministratori comandati. Orgoglioso e pieno di trepidazione ma anche di fiducia. [...]. La liberazione ha sollevato il nostro spirito da una umiliazione che il lungo tempo aveva reso più amara, ma ci ha imposto il peso di tremendi impegni. Tutto é da rifare, ricostruire, consacrare.

    Antonio Greppi, messaggio ai milanesi


    L’insurrezione a Milano minuto per minuto

    Tra il dicembre e il febbraio 1945 i comandi partigiani, primo fra tutti quello garibaldino, iniziarono la ristrutturazione delle forze dando vita a nuove brigate poste agli ordini di comandi divisionali che consentirono un pronto assorbimento del volontariato preinsurrezionale e un più efficace coordinamento operativo. Nello stesso torno di tempo, dopo che anche le brigate Matteotti erano riuscite dal tardo autunno a darsi una più efficiente struttura organizzativa sotto il comando di Corrado Bonfantini, si registrarono i primi segnali di una inversione di tendenza con il rilancio dell’attività gappista e con il più alto livello di combattività e affidabilità operativa espresso dalle Sap, la cui capacità offensiva si evidenziò la sera del 6.2.1945 con il simultaneo assalto contro 22 caserme, comandi e sedi nazifasciste attaccate a raffiche di mitra e lanci di bombe a mano. Il ruolo economico, sociale e politico di Milano [sede del Clnai, delle segreterie dei partiti antifascisti dell’Italia occupata e dei comandi generali di tutte le formazioni e ormai riconosciuta come la capitale della Resistenza], accentuò con l’approssimarsi della liberazione l’importanza e il significato emblematico della sua insurrezione come irrinunciabile affermazione di autonomia e atto di legittimazione dell’antifascismo più coerente e delle aspettative popolari di rinnovamento politico-istituzionale. Al convulso infittirsi delle trame attendiste e antinsurrezionali facenti capo a gruppi industriali, servizi alleati, curia, tedeschi, fascisti e alcune componenti del fronte resistenziale, i partiti della sinistra e i loro comandi militari opposero una prepotente ripresa dell’attivismo sappista e gappista passando dalle 450 azioni del dicembre 1943 alle 610 del gennaio 1945, che divennero 632 in febbraio, 646 in marzo e 781 nei primi 23 giorni dell’aprile 1945. Contemporaneamente, tra marzo e i primi d’aprile, intensificarono le agitazioni di fabbrica e, a partire dal 3.4.1945, muovendo dal Gallaratese e dal Bustese, mobilitarono il proletariato industriale in una catena di scioperi rivendicativi che, in particolare a Sesto San Giovanni, assunsero una connotazione apertamente politica evidenziando una alta carica di combattività. Alla vigilia dell’insurrezione, secondo stime presentate dai diversi comandi [ma ampiamente dilatate da un’ottica politica già postinsurrezionale] le forze partigiane avrebbero contato quasi 13.000 sappisti in città e altrettanti in provincia, a fronte dei quali nel dopoguerra [pur tenendo conto dei criteri burocraticamente restrittivi adottati] la Commissione lombarda riconoscimento partigiani conteggiò invece 6626 partigiani combattenti, 4389 patrioti e 5865 benemeriti[cioè volontari insurrezionali]. Diversamente dai piani operativi minuziosamente preparati dal comando piazza milanese [e di dubbia applicazione perché concepiti con criteri rigorosamente militari scarsamente aderenti alla realtà della situazione] l’insurrezione nacque spontaneamente, nella tarda mattinata del 24.4.1945, da uno scontro accesosi e poi generalizzatosi nella zona di Niguarda tra garibaldini della 110ª e militi fascisti. Quasi contemporaneamente Leo Valiani, Sandro Pertini e Emilio Sereni, in nome del comitato insurrezionale da loro diretto, diramarono l’ordine dello sciopero insurrezionale a partire dalle ore 13.00 del 25.4.1945, mentre i comandi generali partigiani fissarono l’inizio delle operazioni alle 14.00 dello stesso giorno. Nel pomeriggio del 24, primo caduto dell’insurrezione, morì Gina Galeotti Bianchi, comunista, appartenente ai Gruppi di difesa della donna. Nella nottata i Gap assaltarono la caserma di Niguarda e i matteottini della 33ª brigata e una squadra della divisione Pasubio occuparono l’autocentro della polizia in via Castelvetro, mentre Egidio Liberti [azionista, capo di stato maggiore del comando piazza di Milano] e Sandro Faini [socialista, capo dell’ufficio informazioni] guidarono un altro gruppo all’attacco, parzialmente riuscito, del parcheggio dei blindati tedeschi all’interno della Fiera campionaria. Alle ore 8.00 del 25.4.1945, riunitosi presso il collegio dei Salesiani di via Copernico e nominato presidente Rodolfo Morandi, il Clnai approvò all’unanimità la proclamazione dell’insurrezione e emanò il decreto dell’assunzione di tutti i poteri da parte del Clnai e dei Cln regionali, provinciali e cittadini. All’incirca alla stessa ora presso il convento delle Stelline, in corso di Porta Magenta 79, si riunì il comando generale del Corpo Volontari della Libertà, mentre il comando piazza privo del suo comandante resosi irreperibile per tre giorni, stabilì provvisoriamente la propria sede operativa nel commissariato di via Carlo Poma. Nei fatti, compresso fino dalla sua costituzione tra la presenza a Milano del comando generale del Cvl e quelli delle diverse formazioni, il comando piazza non esercitò alcuna funzione dirigente e la liberazione venne diretta dal superiore comando del Cvl e da quelli facenti capo ai diversi partiti. . All’incirca alla stessa ora presso il convento delle Stelline, in corso di Porta Magenta 79, si riunì il comando generale del Corpo Volontari della Libertà, mentre il comando piazza privo del suo comandante resosi irreperibile per tre giorni, stabilì provvisoriamente la propria sede operativa nel commissariato di via Carlo Poma. Nei fatti, compresso fino dalla sua costituzione tra la presenza a Milano del comando generale del Cvl e quelli delle diverse formazioni, il comando piazza non esercitò alcuna funzione dirigente e la liberazione venne diretta dal superiore comando del Cvl e da quelli facenti capo ai diversi partiti. . Tra mezzogiorno e le prime ore del pomeriggio tutte le principali fabbriche milanesi e sestesi vennero occupate dai vari sappisti che dovettero respingere puntate nemiche alla Motomeccanica, al deposito Atm di viale Molise, alla Cge dove i fascisti, per intimorire gli scioperanti, fucilarono due patrioti davanti ai cancelli della fabbrica, e alla Om, dove giellisti, matteottini e garibaldini sostennero quattro ore di combattimenti. Scontri a fuoco si verificarono fino a sera inoltrata in diversi punti della città con cecchini e, soprattutto, con autocolonne in fuga e macchine fasciste che scorazzavano rafficando all’impazzata. Occupate le sedi del Corriere della Sera, della Gazzetta dello Sport e del Popolo d’Italia in piazza Cavour, si utilizzarono gli impianti per stampare le edizioni insurrezionali de l’Unità, de l’Avanti! e di Italia libera, organo del Partito d’Azione. Alle ore 17.00, attraverso la mediazione del cardinale Schuster, proteso a scongiurare la paventata insurrezione comunista, Mussolini, sperando di poter ancora patteggiare la resa, incontro all’arcivescovado il generale Cadorna, e i rappresentanti del Clnai Achille Lombardi, Achille Marazza e Guido Arpesani. Richiesta una sospensione delle trattative impegnandosi a riprenderle un’ora più tardi, si recò in prefettura da dove alle 19.30 circa, con numerosi gerarchi e una scorta di SS, lasciò invece Milano alla volta di Como nell’intento di riparare in Svizzera. Scontri a fuoco e combattimenti di varia intensità contro autocolonne germaniche che caoticamente cercavano di abbandonare la città [o di concentrarvisi] continuarono nella notte a Ronchetto sul Naviglio e il giorno dopo a Trenno, in via Novara, in via Padova e in corso Vercelli, causando diversi morti e feriti agli insorti. All’alba del 26 aprile, dopo una breve sparatoria con un gruppo di repubblichini in corso di Porta Nuova, il 4° battaglione della Guardia di finanza guidato dal colonnello Alfredo Malgeri prese possesso del palazzo della prefettura in corso Monforte e alle 8.00, nominato dal Clnai, Riccardo Lombardi assunse la carica di prefetto mentre il socialista Antonio Greppi quella di sindaco. Alle ore 9.00 dalla stazione radio di Morivione il comandante delle brigate Matteotti, Corrado Bonfantini, annunciò la liberazione di Milano. Gli ultimi violenti scontri si ebbero attorno alla Innocenti di Lambrate che, rioccupata da un reparto germanico, venne liberata dopo due ore di fuoco e in piazza Napoli dove una dozzina di fascisti asserragliatisi nel presidio rionale della Gnr si arresero quando l’edificio fu scoperchiato dal lancio di mine anticarro. Poi per essere stati seviziatori di partigiani, vennero tutti passati per le armi sul posto. Nella serata del 26.4.1945 Milano era praticamente liberata . Forti e ben armati reparti germanici, trincerati all’interno del collegio dei Martinit in via Pitteri, alla Casa dello Studente in viale Romagna e nel palazzo dell’aeronautica in piazza Italo Balbo [attuale piazza Novelli], si arresero il 28.4.1945 all’arrivo delle divisioni partigiane dell’Oltrepo, mentre la Sicherheitspolizei e la Gestapo, rinchiusesi all’hotel Regina con reparti della Wehrmacht, si consegnarono agli americani la mattina del 30.4.1945. Il 27.4.1945 alle ore 17.00, provenienti dall’Oltrepo, giunsero in città i primi seicento partigiani della divisione Garibaldi Gramsci e il 28.4.1945 alle ore 13.00, precedute da sette carri armati conquistati al nemico e sorvolate da un aereo sotto le cui ali era scritto ‘Valsesia’, entrarono da viale Certosa le brigate valsesiane di Cino Moscatelli che, insieme a Luigi Longo e a Sandro Pertini, tenne due ore dopo il primo libero comizio in piazza del Duomo. Alle ore 3.00 del 29.4.1945 i corpi di Benito Mussolini, Claretta Petacci e 15 gerarchi giustiziati a Dongo vennero portati e esposti in piazzale Loreto, dove alcune ore dopo fu fucilato anche Achille Starace, ex segretario del Partito nazionale fascista. Nella stessa mattinata entrarono in Milano le prime avanguardie della V Armata statunitense. Alle ore 19.00 il colonnello Charles Poletti, commissario per la Lombardia del Governo militare alleato, ricevuto in prefettura dai rappresentanti del Clnai e del Corpo Volontari della Libertà, dichiarò: ‘Siamo andati a spasso per Milano. Abbiamo trovato ordine, disciplina. Siamo stati anche in piazzale Loreto. Esprimiamo la nostra soddisfazione al Clnai e ai partigiani per il magnifico lavoro fatto. Siamo contenti di essere arrivati. Apprezziamo quello che il Clnai ha fatto e farà’. I negozi erano tutti riaperti, i mezzi circolavano tra le case bombardate, si panificava e venivano erogati gas ed energia elettrica. Non si verificarono casi di saccheggio. L’ordine pubblico fu garantito dai partigiani. In base a dati raccolti dal Ministero degli Interni i fascisti condannati a morte dai tribunali straordinari o giustiziati sommariamente furono 622 più 22 scomparsi.

    Luigi Borgomaneri, La Resistenza a Milano


    La faccia tosta dei comunisti

    Noi comunisti italiani non abbiamo mai nascosto che l’unica via allora era quella dell’insurrezione.

    Luigi Longo, discorso tenuto a Montecitorio nel 1948


    Il ‘niet’ di Stalin

    L'Urss non intervenne a sostegno dei partigiani di Marcos perché la Grecia era sotto la protezione anglo-americana. L'Italia era sotto la protezione dell'unica potenza atomica di allora, gli Stati Uniti. E che l'Urss non avesse alcun disegno di intervento era fra l'altro provato dal ben noto incontro a Mosca fra Pietro Secchia, allora vice segretario del Pci e lo stesso Stalin che lo ricevette insieme a Molotov e a Beria. Secchia racconta che alla sua domanda circa la possibilità di un intervento o di un aiuto sovietico nel caso si fosse giunti ad una fase di tipo prerivoluzionario, Stalin rispose muovendo negativamente per tre volte il dito indice, e accompagnando la mossa già di per sè molto significativa con un secco ‘niet’.

    Armando Cossutta, ‘Liberazione’ del 12 aprile 1998


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

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    Cos'è uno scherzo? No dico....ma hai letto e inteso quello che hai pubblicato?
    Hai letto uno solo dei testi dai quali sono tratti i testi che citi?
    Hai idea di quello che sostiene Paolo Spriano sulla strategia del PCI nel 1944/45?
    Quella sarebbe la famosa "insurrezione"? Diretta...da Leo Valiani?
    L'insurrezione che aveva il fine di liberare il nord-italia prima dell'arrivo degli alleati per poter dire che la resistenza aveva avuto un ruolo fondamentale e per.....giustiziare indisturbati un po' di "nemici" fascisti?
    Cerchiamo di essere seri. Lo chiedo per favore.

    Shalom!

  8. #8
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    Cos'è uno scherzo? No dico....ma hai letto e inteso quello che hai pubblicato?
    Hai letto uno solo dei testi dai quali sono tratti i testi che citi?
    Hai idea di quello che sostiene Paolo Spriano sulla strategia del PCI nel 1944/45?
    Quella sarebbe la famosa "insurrezione"? Diretta...da Leo Valiani?
    L'insurrezione che aveva il fine di liberare il nord-italia prima dell'arrivo degli alleati per poter dire che la resistenza aveva avuto un ruolo fondamentale e per.....giustiziare indisturbati un po' di "nemici" fascisti?
    Cerchiamo di essere seri. Lo chiedo per favore.

    Shalom!

  9. #9
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    P.S. = Acquaviva e Vaccarella non hanno avuto il tempo di scrivere memoriali e rilasciare "testimonianze" (tipo quelle raccolte dai vari Pisanò nelle sezioni dei quartieri periferici di Reggio emilia), sono stati ASSASSINATI dai gappisti del PCI. Comunisti "di sinistra" e "intransigenti" uccisi perchè non accettavano la linea togliattiana di "unità antifascista".
    Uno così informato come te, che si è letto SPriano, avrebbe dovuto saperlo.

    Shalom bello!

  10. #10
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    P.S. = Acquaviva e Vaccarella non hanno avuto il tempo di scrivere memoriali e rilasciare "testimonianze" (tipo quelle raccolte dai vari Pisanò nelle sezioni dei quartieri periferici di Reggio emilia), sono stati ASSASSINATI dai gappisti del PCI. Comunisti "di sinistra" e "intransigenti" uccisi perchè non accettavano la linea togliattiana di "unità antifascista".
    Uno così informato come te, che si è letto SPriano, avrebbe dovuto saperlo.

    Shalom bello!

 

 
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