Il Cavaliere sarà soddisfatto. Il G8 di Evian, invece di decisioni per alleviare la grave crisi economica mondiale, ha concluso i suoi lavori partorendo un paio di topolini (utilissimi per gli anglo-americani), e cioè un documento finale “contro il terrore” (definito da Berlusconi, presumibilmente memore della “buona azione atlantica compiuta con l’invasione dell’Iraq, un “messaggio di concordia”!) e un piano di aiuti - condizionati alla sudditanza agli usurpatori sionisti - alla Palestina.
Su economia e finanza mondiale, sul commercio internazionale e su una regolamentazione per gli ogm, completo il nulla di fatto.
La tre giorni di Evian che ha riunito in Francia quaranta capi di Stato e di Governo, compresi quelli dei Paesi emergenti invitati direttamente da Jacques Chirac e che ha dislocato in Svizzera, a Ginevra, la contestazione “no-global”, si è dunque risolta con il consueto rosario dei “buoni propositi”, che vanno dagli investimenti per la lotta all’Aids, dalle politiche per favorire l’occupazione e sconfiggere la fame nel mondo.
Così, dopo il G8 di Evian, restano ancora aperti tutti i veri interrogativi politici ed economici. Nella loro dichiarazione finale, gli otto Grandi hanno spiegato che "le economie si sono confrontate con diverse sfide, tuttavia ci sono le condizioni per una ripresa".
In realtà l’abisso tra gli interessi europei e quelli anglo-americani, checché ne dicano gli atlantici e i loro governatori di Spagna e Italia, diventa sempre più profondo.
La punta dell’iceberg è rappresentata dal prolungato contenzioso sugli ogm - gli organismi geneticamente modificati” per l’alimentazione che gli Usa vogliono imporre all’importazione europea nonostante la moratoria decisa a Bruxelles (e soprattutto - per simpatia - nelle regioni africane più sensibili alle politiche europee).
Ad agitare
le
relazioni tra atlantici ed europei c’è però soprattutto la questione monetaria. Il rafforzamento dell’euro - non tanto in quanto tale rispetto al cambio del dollaro, ma perché sta emergendo una volontà diffusa di utilizzare l’euro come moneta di pagamento nel commercio internazionale, cosa che, per quel che riguarda il petrolio, è stata una delle cause che hanno portato all’aggressione anglo-americana all’Iraq - ha aperto ampi squilibri finanziari interni agli Usa. Lo stesso “re degli speculatori” - George Soros, l’altra settimana ha annunciato di aver cominciato un rastrellamentodell’oro e dell’euro - e delle valute australiane, neozelandesi e canadesi - sui mercati internazionali in funzione anti-dollaro. La tendenza a disinvestire sul dollaro, è, peraltro, generalizzata: dal 1 gennaio la moneta Usa ha perso già il 10 per cento rispetto all’euro e il 12 rispetto alle altre valute citate.
E con un deficit commerciale Usa che quest’anno dovrebbe superare ufficialmente i 300 miliardi di dollari (senza contare i 50 miliardi in più dovuti agli sgravi fiscali promessi da Bush per risollevare i consumi interni; con una produzione industriale Usa scesa dello 0,5 per cento ad aprile (al minimo in venti anni); con la sempre più grave crisi delle imprese produttive... è il ruolo stesso di “locomotiva” mondiale degli Usa che viene seriamente a cadere, anche perché i costi bellici, se da una parte danno fiato all’industria pesante, sono un “investimento” - si fa per dire, purtroppo, nel lungo termine.
E’ anche vero che se gli Usa si affannano, l’Europa, economicamente, non ride di certo.
Le cifre ufficiali del prodotto interno lordo di Germania, Francia, Italia e Olanda - tutte sotto o appena sopra lo zero - sono lì a dimostrarlo, come pure suonano l’allarme sia il numero dei disoccupati (nella sola Rft 481 mila posti di lavoro in meno rispetto al 2002), sia il calo generalizzato del commercio europeo (a fine anno inferiore di oltre 500 miliardi di euro rispetto all’anno scorso).
Ecco. Dietro ai salamelecchi tra le acque di Evian c’è un mostro che tutto il clan dei Magnifici Otto vuole esorcizzare. E’ il mostro della Grande Crisi del capitalismo iperliberista. Che svolazza su e giù per il pianeta. E che le guerre d’aggressione possono ritardare, rallentare, ma non fermare. Prima o poi calerà sul mondo visibile.