Originally posted by Paddy Garcia E' una domanda da un milione di euro.
Un esempio reale è stato ad esempio quello delle fabbriche occupate in argentina. Lì c'è stata una reale socializzazione al di fuori della statalizzazione. E' qui che sta il problema reale della socializzazione rispetto alla privatizzazione: non tanto nella fuorviante opposizione formalistica tra “pubblico” e “privato”, quanto piuttosto nella capacità di riscopire l'idea del "comune" che gli uomini sapranno esercitare. Va da sé che la capacità di una simile soluzione del problema è molto più impegnativa e difficile da perseguire che non la semplice opposizione formale al “privato” in nome dello “stato”. E infatti l'esercizio di quel controllo comune vale sia che il prodotto (servizio) sia dato dallo stato, sia che esso segua le vie dell'iniziativa privata. In un momento come questo poi dove lo "Stato" è in decadenza, è un problema ancora più attuale.
La terza via quindi che tu vuoi sapere è questa: "il comune". Senza fare confusione però: infatti, se si parte dalla classica definizione lockiana di proprietà, per cui comune è tutto ciò che precede privato (che insomma non è stato ancora “tolto” da parte di un soggetto), si identifica comune con “di nessuno”, mentre comune dovrebbe essere riempito in positivo ed essere inteso come “di tutti”. Assumere una nuova ottica è importante nel momento in cui, a livello planetario, si parla sempre più di beni pubblici mondiali, come l’equilibrio climatico, l’acqua, le risorse energetiche, il sapere, la giustizia, la salute, anche se oggi ben poco è nella condizione lockiana “in cui la natura l’ha posta”, ma tutti gli ambiti sono stati fortemente toccati dalla soggettività umana. Al contrario, il comune inteso come “di nessuno” può esssere facilmente identificato con “di Stato” (appartenente cioè allo Stato), e che da ciò deriva ulteriore confusione rispetto a beni che dovrebbero essere “di tutti”. Il “di nessuno” che diventa “di Stato” è un comune inteso non nel modo residuale lockiano, ma in modo affermativo, ed è però completamente diverso dal “di tutti”, termine che si colloca invece fra il privato e lo Stato. Il "di tutti" è la condizione di questo movimento che si auto-organizza, che diventa sfera pubblica e che non è né Stato né azienda.