CI RISIAMO!
Rifondazione ritorna all'ovile ulivista
Dopo le elezioni amministrative Bertinotti, l'inFausto, ha rilasciato numerose interviste, nel quale si dice disponibile ad una nuova alleanza con il centrosinistra allo scopo di cacciare Berlusconi dal governo. Come in un collaudato gioco delle parti, i capi de l'Ulivo, rispondono che si, essi sono pronti a ritessere la tela con Rifondazione comunista. La netta sensazione è che alle spalle delle dichiarazioni pubbliche, spesso generiche e interlocutorie, l'accordo di massima è già stato raggiunto. Nulla di sorprendente.
Chi aveva creduto ai proclami di fuoco di Bertinotti, per cui il centrosinistra andava disarticolato e che il PRC era alternativo a quest'ultimo deve ricredersi.
Tre sono i fatti che hanno reso possibile questa ennesima svoltarella di Rifondazione.
Prima di tutto l'apparente eclissi della stella Cofferati, che era il vero macigno sulla strada dell'accordo tra PRC e Ulivo. In questo diamo atto a Bertinotti di essere astuto non poco. Egli ha azzeccato la mossa del Referendum sull'Art. 18: ai lavoratori non porterà nulla, ma certo esso è servito a mettere in mutande Cofferati, a smascherare il suo bluff.
In secondo luogo le elezioni di maggio hanno riconfermato, semmai ce ne fosse stato bisogno, che ove il PRC presenta liste alternative al centrosinistra prende solo delle sonore legnate (vedi i casi di Brescia e Massa), mentre ove corre coalizzato a l'Ulivo, se non accresce i suoi voti, quantomeno li mantiene. Il segnale è chiarissimo: l'elettore medio di Rifondazione ritiene che il partito debba essere pungolo e coscienza critica del centrosinistra.
In terzo luogo la verticale crisi dei "movimenti" dopo la caduta di Bagdad e la parziale vittoria americana, ha azzoppato il principale cavallo di battaglia di Bertinotti, dando ragione a chi, nel partito, riteneva che non si potesse fondare una politica solida e permanente sull'effimero elemento della forza dei movimenti che, come sempre vanno e vengono, hanno cili brevi di durata e sono esposti a rinculi devastanti.
In altre parole tutta l'architettura declamata da Bertinotti all'ultimo congresso, e acclamata entusiasticamente dai delegati, è andata a farsi friggere. Ora l'elemento decisivo non sono i movimenti e la disobbedienza civile, ma stabilizzare il modesto terreno acquisito con la demagogia movimentista per aggrapparsi al carro del centrosinistra che molto probabilmente vincera' le prossime elezioni politiche.
Che Bertinotti abbia avviato questa sterzata senza degnarsi di segnalare che si tratta di una vera e propria svolta politica, neanche questo deve stupire. L'inFausto da quando è segretario ha sempre seguito una linea di zigzag, di galleggiamento opportunistico, di adattamento camaleontico. Alle spalle dei suoi discorsi pomposi, egli non ha la stoffa del grande dirigente politico, è del tutto privo di grandi vedute. Surroga con l'astuzia e i tatticismi, il vuoto di strategia. E approfitta delle debolezze altrui, soprattutto de l'Ulivo, per mascherare la propria.
Egli ha capito che per vincere la battaglia del governo l'Ulivo ha bisogno di Rifondazione e, da buon massimalista, mentre cincischia sui massimi sistemi, si appresta a vendere cara la pelle, nel tentativo di ottenere il massimo risultato.
Quando abbandonò il governo Prodi, il casus belli fu quello dell'aumento delle pensioni minime. Dopo aver votato cose abominevoli come il PacchettoTreu, l'inFausto farneticava della "fase due" e chiedeva qualche briciola per potersi salvare la faccia. Adesso la foglia di fico di Bertinotti e' il "salario sociale": " se mi date il salario sociale vengo con voi fino all'inferno". Non è escluso che i registi de l'Ulivo promettano di accettarlo.. per portarlo all'inferno con loro.
In questa sceneggiata si vede il vero "limite" di Bertinotti. Ammettiamo infatti che il centrosinistra prometta al PRC una politica redistributiva di reddito così come esso chiede per entrare non solo nella coalizione ma pure nel governo. E' forse questo il terreno decisivo per misurare la natura e la funzione del governo di centrosinistra? Ovviamente no. Politiche di redistribuzione del reddito possono benissimo conciliarsi con strategie liberiste e, quel che è ancor più importante, imperialiste. Nella situazione mondiale determinata dalla protervia imperialistica americana, davanti alla tendenza alla costituzione di un vero e proprio Impero, la politica estera di un governo è il vero banco di prova per giudicare la sua natura reale. L'Ulivo ha gia' mostrato di che pasta è fatto, aggredendo la Iugoslavia, aiutando gli USA nell'occupazione dell'Afganistan, e poi in quella dell'Iraq. Un eventuale "salario sociale" (e staremo a vedere la sua modalità ed entità) sarebbe lo zuccherino col quale ammansire Rifondazione e paralizzare l'estrema sinistra che, tutto sommato, vivacchia sotto le sue ali.
Il nuovo slittamento a destra del PRC provochera' senz'altro rotture all'interno di questo partito e, non meno importante, infliggerà un colpo grave al "movimento" e a chi si era illuso che Bertinotti avrebbe fatto da sponda all'opposizione sociale, garante della loro autonomia. In realtà nei prossimi mesi anche i ciechi potranno vedere che la funzione principale del PRC è quella di ingabbiare l'estrema sinistra, di deviare l'antagonismo sociale verso le secche di un modesto riformismo sociale.




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