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    Predefinito Strip tease - l’arte di togliere e togliersi i vestiti riconquista gli italiani




    Strip tease


    di Antonella Piperno e Donatella Marino
    5/6/2003



    Lap dance in prima serata tv, reggiseni che volano a bordo campo, corsi di sexy-ginnastica in palestra. E perfino dame senza veli a fin di bene. Celebrata da libri, cd e spot, l’arte di togliere e togliersi i vestiti riconquista gli italiani. Inchiesta sul ritrovato piacere della seduzione. Tra pubblico e privato



    Dimenticate i sordidi locali di periferia per voyeur in incognito.
    E anche i più moderni ed espliciti siti per maschi in tempesta ormonale, come exstasia.it o trombami.it che offrono striptease con zoom su ogni angolazione anatomica.
    Spogliarsi nel Terzo millennio è decisamente un'altra cosa. Anzi, lo striptease è diventato un genere trasversale che affratella donne distanti anni luce: come per esempio la procace soubrette Anna Falchi e la deputata della Margherita Carla Rocchi, appena dimagrita di 40 chili.
    Se Falchi, che fu protagonista di un memorabile lancio di slip nel Satyricon di Daniele Luttazzi, è sicura «che un sano strip a sorpresa incentivi il feeling con il compagno», Rocchi, storica animatrice di battaglie ambientaliste e animaliste, ne sottolinea l'aspetto intellettuale: «Guai a considerarlo frivolo. È invece un'operazione coraggiosa, perché quando ci si spoglia si rinuncia agli altri strumenti seduttivi, a cominciare dalla parola».

    La riscoperta cultural-modaiola è nata ovviamente negli Usa, dove star come Charlize Theron o Christina Aguilera ogni tanto non disdegnano di esibirsi sul palco del celebre Pussycat Dolls Live di Los Angeles. E dove corsetti dell'icona dello strip Dita von Tease vanno a ruba nel sito dita.net. In Italia l'apprendistato è parso veloce: a Come sorelle, su Canale 5, madri e figlie si sono appena esibite in prima serata in una lap dance preceduta da uno spogliarello. L'autore Adriano Bonsanti racconta a Panorama che «le madri erano più scatenate delle figlie». Mentre sulla 7, in Donne allo specchio, programma di Monica Setta dove si osano domande come: «Ti eccita andare in giro senza slip?», il clima ha creato imbarazzo alla conduttrice: «L'attrice Vera Gemma, approfittando di uno spot, si è tolta la camicia, tornando in onda con il seno coperto dalle mani». E lo spogliarello è anche tormentone pubblicitario: si spoglia Rossella Brescia, testimonial Tissot, in concorrenza con la Kasia Smutniak, che per la Tim fa uno striptease davanti a Gabriel Batistuta.

    Il binomio pallone-spogliarello va forte: protagoniste la Falchi pro Lazio, Sabrina Ferilli pro Roma.
    Per distinguersi, la juventina Alessia Merz, che non disdegna strip privati («Per gioco e su mia iniziativa»), aveva promesso un ritiro in monastero in caso di vittoria nella Champions league. Ora però sono spuntate nuove specializzazioni: quella salutista, con il «cardiostrip» lanciato al Festival del fitness di Rimini.
    Uno «sport» che promette di far fuori 350 calorie all'ora sculettando. E lo strip «charity», provocazione di Marisela Federici, madrina dell'Airc, Associazione contro il cancro: «Per vendere i biglietti della prima benefica della Bohème di Franco Zeffirelli il 19 giugno al teatro dell'Opera di Roma, sono disposta a spogliarmi».

    TOGLIETEGLI TUTTO MA NON I BOXER

    Regola numero uno: non chiedere mai a un uomo di fare lo spogliarello. Davanti a una simile prova sono crollati autentici miti, come Jean-Paul Belmondo, che ha mandato all’aria una notte galeotta con Brigitte Bardot quando si è sentito avanzare questa richiesta.
    Lo spogliarello come ultima frontiera del machismo? Quel che è certo è che l’uomo preferisce essere spogliato, anzi considera questo rituale come parte integrante dei preliminari.
    E come tutti i rituali anche lo spogliarello vuole le sue regole. La prima: mai cominciare dalla camicia, ma dalla cintura, il cui richiamo erotico è fortissimo, e dall’orologio, che il più delle volte è di troppo. Quindi sbottonare lentamente la camicia, ricordando che Marlene Dietrich partiva dall’ultimo bottone, arrivando, dulcis in fundo, al colletto.
    Togliere scarpe e calze con naturalezza è un’arte alla quale ogni geisha dedica almeno sei mesi del suo apprendistato.
    Quanto ai boxer o agli slip, la donna aspetti che sia l’uomo a toglierseli.
    Due soli indumenti possono restare addosso all’uomo durante il meeting erotico: i calzini bianchi da palestra per i più patiti delle performance agonistiche e la T-shirt, ma solo per quelli che si vergognano di qualche chilo di troppo.






    Ma più che plateale, lo striptease è un piacere privato: dal sondaggio sulle 365 ospiti della Setta (manager, attrici, giornaliste) emerge che il 68 per cento lo ritiene uno strumento di seduzione. Perfino un'insospettabile come la manager di Art'è Marilena Ferrari ha raccontato di avere strabiliato il fidanzato durante una cena sfilandosi il reggiseno e mettendolo in tavola. Gian Maria Nadella, direttore del mensile Men's health, convinto che «lo strip non sia più roba da night», nel numero di giugno dispensa ai lettori consigli «per convincerla a farlo». Vittorio Cecchi Gori non ne ha bisogno: Valeria Marini preferisce «spogliarsi allo specchio lasciandosi guardare».

    Interpretazioni personali a parte, la pratica intriga. Tanto che La Perla allegato alla lingerie vende un cd con musica soft per «emozioni private», con tanto di mascherina stile scambista. Non ne ha certo bisogno Eliana Miglio, che fin da ragazzina, racconta, a Luino giocava a uno strip con le carte, chiamato «tras in camisa». Né Tiziana Rocca che trova conturbante «lo strip con il pancione».

    Con la pubblicazione delle sexy guide turistiche, si aprono poi altri scenari più professionali. Lo Strip tease di Milano sul suo sito strip-tease.it lancia un casting per nuove leve, assumerà le più votate. Roberto Piccinelli, esperto della notte, crede alla più ruspante formula di posti come il Ti strofino di Cervia dove, dopo mangiato, si balla sui tavoli in topless. Ed è caduto l'ultimo tabù: spogliarsi per professione è ormai un lavoro come gli altri.
    La Fist, Federazione striptease, agli iscritti dispensa perfino informazioni sulla pensione. La più nota spogliarellista italiana, Nikita, racconta: «All'inizio, gli amici mi hanno isolato, ora mi apprezzano». Le dà ragione Teodoro Buontempo, di An: «Conosco tante ragazze, e tutte rispettabili, che si spogliano sui cubi». Incuriosito anche l'intellettuale Beppe Scaraffia: «Mi farò tentare da una slava sulle ginocchia». Attenzione, però: troppo nudo rischia di appannare il fascino dello spogliarello. L'avvertimento è di Roberto D'Agostino: «Ormai è roba che intriga noi cinquantenni, gli unici a credere nella sacralità della f...». A smentirlo due sue ospiti che festeggiarono il passaggio di millennio con uno strip sulla terrazza. Sotto, tanti maschi. Di tutte le età.

    ITALIANO, UOMO FRETTOLOSO
    Perché i maschi nostrani non si sentono spogliarellisti

    Spogliarello, roba da donne: parola di Rocco Siffredi, il re dei pornoattori all'italiana con 600 film e 2.500 orgasmi all'attivo. «Non lo farei mai: mi spoglio da solo e in fretta, anche perché davanti a una bella donna voglio cominciare subito».
    Lo conferma anche un'indagine Istat: solo il 13 per cento dei maschi ama fare lo spogliarello. In altre parole, l'italiano ha sempre fretta. «È la donna che ha fatto dello spogliarsi un atto di seduzione. L'uomo lo contempla, soddisfatto che sia l'unico a fruirne. Basta ricordare l'espressione beata di Marcello Mastroianni davanti a Sofia Loren in Matrimonio all'italiana» commenta il sessuologo Willy Pasini. «Mettersi davanti a una donna e spogliarsi per un maschio significa appropriarsi di un ruolo che non gli appartiene». Eppure la donna apprezza, a giudicare dalla fortuna dei lap dancer. «Quello è un gioco: le mogli vanno a vedere gli strip nei locali, ma quando tornano a casa sono loro a spogliare i mariti»: il macho-pensiero di Rocco Siffredi non concede attenuanti.

    (A.S.)




    Sembra proprio che in questo periodo, gli Italiani non abbiano in testa che il sesso "usa e getta" contemporaneamente all'ubriacatura "calcistica" e quindi tendano proprio ad avere la "testa nel pallone"


    Non ci resta che sperare che il futuro ci riservi tempi un pò più densi di "contenuti" esistenziali all'insegna del buon gusto e di motivazioni e significati maggiormente motivati alla ricerca di "sublimazioni" anche dello spirito. Di questo passo fra gli uomini e le bestie, ci sarà veramente ben poca differenza.
    Un saluto.

  2. #2
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    Ciò non toglie che Anna Falchi è proprio un'opera d'arte della natura, aiutata un pò anche e comunque da mano esperta di chirurgo plastico.
    Il risultato rimane comunque molto apprezzabile nel suo insieme.

  3. #3
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    Il servizio precdente è tratto da:

    http://www.panorama.it/societa/moda/...19406/idpag1-1

  4. #4
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    Storia di Annibale e di «Santa Carnazza»


    di Giampiero Mughini
    6/6/2003





    L'attrice Kim Basinger nello strip del film «Nove settimane e mezzo» (1986) che l’ha consacrata diva di Hollywood.
    Da Virginia Bell a Kim Basinger, da Milo Manara a Federico Fellini. Così un cultore dello spogliarello racconta l'arte più trasgressiva del Novecento.



    Allupato e sognante, l'ex barbiere Annibale è uno dei nostri. E dunque le belle donne che ammiccano nel togliersi gli indumenti gli piacciono proprio. Gli piace molto, come piace a tutti noi, immaginare incontri con il femminile che siano a metà strada tra il peccato e la preghiera, qualcosa che ti segnerà per sempre.
    L'ex barbiere Annibale è il personaggio che fa da traino di un libro solo apparentemente lieve, che Vincenzo Mollica ci ha messo tre anni di lavoro per consegnare alla collana Stile libero di Einaudi, una collana che quanto a mescolare il sacro e profano non è seconda a nessuno.

    In libreria tra pochi giorni, Strip strip hurrà! è assieme un'apologia e una nostalgia dello spogliarello come si faceva negli anni Quaranta e Cinquanta, lo spogliarello detto «burlesque». Lo spogliarello dove la ragazza mima una situazione e un personaggio a creare un'attesa e un ritmo erotico, tutto il contrario del denudarsi spiccio ed essenziale.
    Sacerdotesse di un rituale complesso e che ti stringe il cuore, ecco sfilare le eroine dello spogliarello del tempo eroico, da Tempest Storm a Lily St. Cyr, a un'inedita e traboccante Virginia Bell, i cui attributi erano talmente vistosi che i suoi ammiratori l'avevano soprannominata «Din Don», una fanciulla che avrebbe fatto perdere la trebisonda a Federico Fellini da quanto era monumentale.

    Il nostro Annibale tutte queste dee naturalmente non le incontra, le sogna. Beninteso conta il sogno, non la realtà. E il suo sogno è un personaggio femminile alla maniera di quelle di cui ho detto, lui che aspira a fare l'aiuto-spogliarellista. Lui che è come ossessionato dall'immagine-icona di una spogliarellista che abbia «il seno cubista» e «il capezzolo dadaista» e che ti faccia sentire «un artista» da come si sta spogliando.
    Forte di queste premesse e di questa utopia, il suo è un viaggio, o meglio una via crucis, dove non si nega nulla in fatto di illusioni e di desideri. Scrive lettere d'amore a spogliarelliste viste solo in foto, si fa venire in mente immagini del grande calciatore Garrincha o di Stanlio e Ollio, mette assieme domande e risposte sulle grandi verità e sulle grandi entità, finché non trova un'aspirante spogliarellista che sembra fare al caso suo: «E m'inginocchio al tuo cospetto/ intravedendo il reggipetto/ che regge un petto». Si tratta di darle un nome d'arte. Subito trovato: «Santa Carnazza». E difatti il libro di Mollica aveva come titolo originario Santa Carnazza, lo spogliarello impazza.

    Quel che deve fare, quel che deve accendere, quel che deve ammiccare, a Santa Carnazza lo suggerisce un altro dei personaggi femminili del libro, Nerina, una che in fatto di attizzamenti sessuali era una veterana. Nerina indica a Santa Carnazza quello che è l'autoritratto e lo stemma della spogliarellista, e dunque la verità ultima di questo libro: «Bella mia, mi sono spogliata tante volte cercando di incarnare un sentimento, ma mi imbattevo in uomini troppo frettolosi e crudi, che s'imbambolavano di me senza capire. A loro generosamente ho regalato il mio miele, poche volte ho amato il loro sudore e il loro fiato, troppe volte sono stata assalita come una diligenza da svaligiare. Ora mi spoglio solo per trovarmi, quando non so più dove sono finita. Mi guardo, mi perdono e mi meraviglio di come sono e penso con presunzione che c'è voluto un consorzio di dei per farmi così bella. Mando laudi a chi ha inventato la mia bocca, i miei capezzoli e il mio culo, che nutrono il mio orgoglio perché vivono negli sguardi di chi mi rende indimenticabile».

    L'apologia intellettuale e raffinata dello strip-tease si accresce dunque di un capitolo ulteriore, questo libro dove un Mollica sofisticato e spudorato squaderna tutte le sue passioni. L'ex barbiere Annibale è un rimando alla passione mollichiana per i calendarietti dei barbieri, un reperto cui dedicò anni fa un libro delizioso. Ci sono le illustrazioni dei suoi illustratori prediletti, da Milo Manara a Pablo Echaurren, a Franco Matticchio. Le foto di Virginia Bell da lui scovate in un libro apprestato da un collezionista americano sembrano un omaggio a Fellini, a dire di uno che gli era una specie di «compagno di scuola» da quanto condividevano fantasie e vezzi, meglio se piccanti.

    Lo aveva cantato Randy Newman, un cantautore americano tra i più prelibati degli anni Settanta, che il vedere una bella ragazza che si spogliava gli «dava una ragione per vivere»: la stessa canzone che in Nove settimane e mezzo, mentre Kim Basinger si sta togliendo lentamente la gonna e il resto, interpreta Joe Cocker.
    A più di cent'anni dalla sua nascita, le valenze erotiche dello strip-tease non cessano di intrigarci. Strip-tease, una parola inglese che combina «to strip» (spogliare) con «to tease» (aizzare, eccitare). Aveva cominciato, dice la leggenda, una soubrette di origine italiana, Blanche Cavalli, che a fine Ottocento ammaliava i clienti di un locale parigino, il caffè-concerto Le Divan Japonais. Per tutta la prima metà del secolo Parigi ha fatto da tempio dello spogliarello. Nei circoli intellettuali d'avanguardia inesausto è l'elogio della danseuse, della ragazza che sfida e rompe le regole. Provocatoria e beffarda su tutte era Kiki de Montparnasse, una che era stata a lungo l'amante di Man Ray il quale ne decantava il corpo come fosse quello di una Venere. Ai suoi funerali, nella Parigi degli anni Cinquanta, c'era il fior fiore della cultura parigina.

    Il libro capofila della cultura francese, nella materia di cui stiamo discorrendo, è Métaphysique du Strip-Tease di Denys Chevalier, che Jean-Jacques Pauvert pubblicò nel 1961. Non tutti sono all'altezza di saper guardare una ragazza che si spoglia, così comincia Chevalier. Lo strip-tease richiede acume dell'immaginazione e una «nuova presa di coscienza» di quel che l'uomo è nel suo confronto con la donna. Secondo Chevalier, la grande spogliarellista deve saper mescolare il massimo dell'esibizionismo con il massimo della riservatezza. Lasciar credere che tutto sia possibile, saper fermarsi al punto giusto. Offrirsi, sì, ma solo a chi è all'altezza di una tale bellezza. Al vertice delle dee dello spogliarello anni Cinquanta Chevalier mette Jenny Boston, e a giudicare dalle foto addotte è difficile dargli torto.

    Negli anni Sessanta a Parigi la spogliarellista principe è Rita Renoir, che aveva un volto moderno e inquietante di cui si accorse Michelangelo Antonioni, che la volle nel suo Deserto rosso del 1964. Dal night club la Renoir passò al teatro, dove Pierre Bourgeade la scelse come protagonista di una pièce rappresentata nel 1967, e dove lei era mirabile qualunque cosa facesse e comunque fosse svestita.
    Da lasciare senza fiato è poi uno strip, che la Renoir interpreta unicamente con il suo volto, e che fa da gemma di J'aime le Strip-Tease, un libro che nella mia biblioteca è arrivato da quella di Piero Lorenzoni, il professore di storia del teatro ed esperto di erotismo scomparso alcuni anni fa. A guardare quelle foto di una ragazza che così intensamente si sta offrendo, ti viene un brivido alla schiena. Come essere all'altezza di una tale sfida femminile?


    DEDICATO ALL'UOMO SENZA PRUDERIE

    Pin-up, fumetti e sogni felliniani nei ricordi di Vincenzo Mollica

    Mollica, questo libro che fa da apologia dello spogliarello e dell'iconografia delle pin-up mi sembra un omaggio a uno di cui lei è stato amico, Federico Fellini, che andava matto per quel mondo e per i tipi femminili che lo incarnavano.
    Un omaggio a Federico lo è, come lo è a Hugo Pratt, anche lui amava mescolare sacro e profano, l'alto e il basso della nostra tradizione culturale.

    E mescolare la realtà e il sogno al punto da non capire più qual è la realtà e qual è il sogno…
    Lo scriveva Jorge Luis Borges, che ci sono bugie che vanno raccontate come se fossero delle verità e che sono meglio delle verità.

    Le è mai capitato di assistere a uno spettacolo di spogliarello assieme a Fellini?
    No, ma ne parlavamo spesso. Appena arrivato a Roma, nei primi anni Quaranta, era stato affascinato dall'avanspettacolo. Me ne raccontava episodi, protagonisti. Senza pruderie, come se raccontasse un mondo da favola.

    Il libro è arredato da disegni dei suoi autori prediletti, a cominciare dalla copertina, la pin-up di Gil Elvgren…
    Di cui avevo usato un'immagine già per Romanzetto esci dal mio petto, uscito nel '98 da Einaudi. Non poteva mancare Milo Manara, ero stato io a farlo conoscere a Fellini. Ho poi incluso le illustrazioni di autori che io reputo geniali, Pablo Echaurren e Franco Matticchio.
    (G.M.)


    da: http://www.panorama.it/societa/style...-A020001019409

  5. #5
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    Predefinito Uao

    Ragazzi non nominate la Basinger
    è veramente qualcosa di super una vera opera d'arte
    Che fine ha fatto?

 

 

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