ROMA - L'inseguimento, cominciato con dispendio di energie e presidio di leaders subito dopo la parziale "ricomposizione" della lite sulle candidature, non è servito. E la Casa delle libertà lascia sul terreno la preda più ambita di questa tornata di elezioni amministrative, il vero ago della bilancia di questa test di primavera: la Regione Friuli Venezia Giulia. La candidata leghista Alessandra Guerra non ce l'ha fatta. E l'ex sindaco di Trieste, Riccardo Illy, si avvia a diventare "governatore".
I dati degli exit poll Nexus - Rai delle ore 15 parlano chiaro. Pur se valutati nell'ambito di una "forchetta", la candidata leghista Alessandra Guerra lascia quasi il 10 % al candidato dell'Ulivo, Riccardo Illy. Secondo gli exit, la percentuale della Guerra oscillerebbe fra il 42 e il 46%, mentre Illy si affermerebbe con il 52,5-56,5% dei voti validi. Il ribelle di Forza Italia, Ferruccio Saro, si ferma all'intermo di una forbice fra il 2 e il 5%.
La sconfitta si fa ancora più pesante considerando che alle comunali di Udine il candidato ex leghista (appoggiato dal centrosinistra) Sergio Cecotti staccherebbe con il 49-53% il rivale della Casa delle libertà, Daniele Franz, attestato al 34-38%. Se confermato dal successivo exit poll (gli scrutini per le comunali a Udine cominceranno soltanto domani mattina), si profila una netta vittoria al primo turno.
Una poltrona, quella guadagnata dal centrosinistra, che segna l'avvio di una riscossa politica dopo gli anni bui seguiti alla sconfitta alle politiche del 2001 e le divisioni sanguinose pressocché su ogni argomento. Una sconfitta che per il centrodestra segna, invece, l'avvio di una stagione difficile. An troverà ulteriori motivi nella richiesta di una verifica politica che dal programma tenterà di estendersi verosimilmente anche agli uomini (pur nella netta contrarietà del premier e leader della coalizione), e l'Udc esporrà al tavolo di maggioranza analoghe argomentazioni.
Nel mirino l'asse Berlusconi-Tremonti-Bossi, "reo" agli occhi di Fini di aver assecondato eccessivamente una deriva nordista e devoluzionista, e agli occhi di Follini di aver estremizzato il vocabolario politico così da spaventare quei moderati che pure ancora costituiscono lo zoccolo duro e la "riserva" di voti della Casa delle libertà. Valutazioni e richieste che troveranno d'accordo anche molti ambienti di Forza Italia, perplessi (basti pensare allo scontro Antonione-Scajola) su come è stata "imposta" la Guerra in Friuli e su come si è - forse con troppa leggerezza - accantonato il presidente uscente Tondo.
(9 GIUGNO 2003, ORE 15:09)




Rispondi Citando
