Il ministro Bossi prima a Brescia e poi in Friuli
Un vero e proprio tour de force per Umberto Bossi, ministro delle Riforme Istituzionali e la Devoluzione e segretario federale della Lega Nord. Giovedì era a Brescia, ieri, in mattinata, a Roma per il consiglio dei ministri, e poi in Friuli-Venezia Giulia, prima a Pordenone e dopo ad Udine. Domani si vota e Bossi ha voluto concludere la campagna elettorale in due luoghi simbolo: Brescia, da sempre in mano ai poteri forti e il Friuli, che la sinistra vorrebbe consegnare ai soliti affaristi.
Giovedì sera Bossi ha partecipato al comizio elettorale a favore del candidato sindaco di Brescia Viviana Beccalossi, insieme al premier Silvio Berlusconi, al Guardasigilli Roberto Castelli, ad Ignazio La Russa, capogruppo di An alla Camera, al deputato di Fi Paolo Romani e al sindaco di Milano Gabriele Albertini.
«Quelle di Brescia non sono solo elezioni amministrative - ha detto Bossi - ma hanno un forte valore politico. Brescia è emblematica. Queste elezioni, qui in questa città in cui Martinazzoli è stato l’anello di congiunzione con le banche e con la sinistra, non sono solo amministrative. Hanno un significato politico enorme: perchè sta morendo il '68, torna la famiglia, la tradizione. Torna cioè la politica. Se riusciamo a vincere qui a Brescia, il cambiamento è assicurato. La Beccalossi è una che ha fede, che ci crede, può farcela».
Se Brescia è ostaggio dei poteri forti, il Friuli rischia di diventarlo
Per il segretario della Lega Nord, infatti, il candidato del centrosinistra, Riccardo Illy, «ha dimostrato di avere grande abilità nel trafficare nell’ombra», mentre Alessandra Guerra, candidata del centrodestra, «è una che ci crede e che sta compiendo il miracolo, una bella favola». «Illy ha preso gente della Lega, l’ex sindaco di Udine, ha preso quell'altro socialista della prima Repubblica per giocare la partita di nascosto. Io mi auguro - ha aggiunto Bossi - che la gente si sia resa conto di quale è la partita. Gioca sporco a tutti i livelli, ma più che altro si mostra con la faccia che ha: un grande nome per coprire grandi interessi, questo è Illy. Mi pare che si faccia pubblicità dicendo di votare per lui, senza dare importanza al partito che si vota. Un bell'esempio di democrazia! E’ come dire che i partiti, se esiste lui, potrebbero anche non esistere». «Secondo me - ha osservato Bossi - la partita è difficile, perchè Illy può prendere qualche voto anche a destra, la sinistra l’ha usato così». Bossi ha poi paragonato la famiglia dell’industriale del caffè ad «alcune famiglie siciliane: il più imbecille - ha affermato - lo mandano in politica, il più sveglio lo mandano a fare il mafioso e l’altro lo mandano a fare il vescovo». Per quanto riguarda Alessandra Guerra, Bossi ha sottolineato che « vincerà perchè ci crede, perchè rappresenta il popolo, perchè sta tornando la sovranità popolare, perchè i banchieri e il libero mercato hanno perso e stanno andando a catafascio. Occorre l’intervento della politica, è il popolo che ritorna. Secondo me la fede ha fatto il miracolo. Penso proprio che Alessandra Guerra vincerà».
In Friuli la Cdl sostiene compatta Guerra. «I voti li piglia Berlusconi, non gli altri. Non esiste la possibilità che qualcuno della Casa delle Libertà possa decidere di divaricare le proprie posizioni dalle sue. Solo la Lega si salverebbe» «Via Berlusconi, si ritorna nell’angolo. - ha aggiunto Bossi - Noi no, noi abbiamo del nostro, il partito del Nord ha del suo, ma gli altri - ha affermato il leader della Lega - tornano nell’angolo. La gente si fida di Berlusconi. E’ lui il maestro. Perchè la sinistra ce l’ha tanto con Berlusconi? Perchè con lui imperante in politica non c'è niente da fare per gli altri. Non c'è nessuno - ha ribadito Bossi - che vuole distinguersi da Berlusconi, tanto meno Fini. I democristiani lo metterebbero nell’angolo del due per cento».
Il ministro ha parlato anche dei problemi di politica più generale ed ha fornito la propria ricetta per risolvere il problema della Giustizia. «Come mai non c'è un solo magistrato del Nord? - ha chiesto - Risolvano questo problema e avranno capito tutto. E più facile per il centralismo - ha aggiunto Bossi - utilizzare quali magistrati quelli che più facilmente dicono di sì. Secondo me occorre innanzitutto dividere la carriera dei magistrati e poi fare la legge perchè i pubblici ministeri siano espressione della gente. Così, finalmente, avremo un Paese come si deve. Questa è la riforma vera, non so cosa ne dice Fini».