Vita di don Davide Albertario, campione
del giornalismo cattolico
“Pietro piantonato da due soldati e
legato con due catene stava dormendo,
mentre davanti alla porta
le sentinelle custodivano il carcere” (Atti
XII, 6). Leggendo queste parole degli Atti
degli Apostoli, nelle quali viene raccontata
la gloriosa prigionia del Principe degli Apostoli,
il pensiero corre subito a don Davide
Albertario che come molti altri eroi della
santa Chiesa ha provato il peso e l’umiliazione
delle catene per il nome di Cristo. Anche
San Paolo si glorificava delle sue catene
dicendo: “Ecco perché vi ho chiamati, per
vedervi e parlarvi, poiché è a causa della speranza
d’Israele che io sono legato da questa
catena” (Atti XXVIII, 20). Don Albertario
fece probabilmente sue le parole dell’apostolo;
nelle pagine forse più commoventi di
questo libro, così racconta il momento in cui
gli vennero messe le manette (egli era stato
arrestato in seguito ai moti di Milano nel
1898 e alla repressione del Bava Beccaris):
“non è possibile che si riferisca quali furono
i sentimenti miei in quel momento… quando
il carabiniere mi presentò quell’ordigno
fatto per i malvagi e mi fece capire che dovevo
rassegnarmi a introdur le mani nei cerchi
che avevano contenuto i polsi di assassini,
di ladri, di turpi, mi sentii così gravemente
offeso nella mia dignità, nella mia innocenza,
nei miei diritti tutti di uomo, di cittadino
di prete, nella mia libertà, che solo un
pensiero alto da molti giorni invocato mi
salvò dalla reazione vana e dalla prostrazione.
Le manette, più ancora che il carcere,
sono l’ignominia”. In quella fine dell’ottocento
“L’Osservatore Cattolico” giornale al
quale l’Albertario aveva consacrato l’esistenza,
veniva chiuso assieme a molti giornali
e associazioni cattoliche dipendenti
dall’Opera dei Congressi, perché giudicati
“sodalizi sovversivi allo Stato”. Erano gli
anni dell’anticlericalismo di stato, della lotta
aspra tra il nuovo stato unitario massonico e
giacobino e la Chiesa Cattolica di Pio IX,
Leone XIII e San Pio X, perseguitata in tutte
le sue istituzioni. Don Albertario fedele al
suo motto “con il Papa, per il Papa” con
grande ardore difese sempre la Chiesa, si
gettò nella mischia laddove più infuriava il
combattimento e pagò spesso di persona la
sua “intransigenza”, essendo più volte processato,
esiliato ed infine incarcerato. Queste
esperienze dolorose e gloriose insieme
ne accrebbero la popolarità e fecero di Albertario
la bandiera di quel cattolicesimo
militante della fine ottocento, ed inizio novecento.
Cento anni sono passati dalla morte di
don Albertario, e purtroppo molti cattolici
non sanno nemmeno più chi egli sia e cosa
egli abbia fatto per la Chiesa. Il “Centro Studi
Davide Albertario” vuole colmare questa
lacuna, e pensa di far cosa grata ai lettori ristampando
questa bella biografia (tra l’altro
di piacevole lettura), scritta da suo nipote
Mons. Pecora, affinché lo spirito militante di
don Davide rinasca in noi cattolici di oggi
obbligati a vivere in un momento di profondissima
crisi della Chiesa, e ci animi nella testimonianza
della Fede, memori del fatto
che se la stampa cattolica oggi può ancora
scrivere liberamente lo deve certamente in
parte a don Albertario.
Don Davide, attraverso le righe di questo
libro, sembra spronarci assieme a San
Paolo: “Pregate inoltre incessantemente con
ogni sorta di preghiere e di suppliche nello
Spirito, vigilando a questo scopo con ogni
perseveranza e pregando per tutti i santi, e
anche per me, perché quando apro la bocca
mi sia data una parola franca, per far cono-
La
copertina
del Libro
su Don
Albertario
scere il mistero del vangelo, del quale sono
ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo
con franchezza come è mio dovere”
(Ephes. VI, 18-20).
don Ugolino Giugni
GIUSEPPE PECORA
In prigione in nome di Gesù Cristo.
Vita di don Davide Albertario, campione
del giornalismo cattolico
Centro Studi Davide Albertario &
Centro librario Sodalitium, Verrua
Savoia 2002 pagg. 380, € 16,50
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