Domenica 8 Giugno 2003 - 16:09 Paolo Emiliani
Ecologisti da strapazzo al servizio del sistema.
In Italia la disoccupazione è una vera piaga. Al di là dei freddi numeri, troppo ottimisticamente diffusi per compiacere un governo che aveva promesso sfracelli, ogni famiglia italiana è in qualche modo coinvolta nel fenomeno.
La permanenza fin troppo prolungata dei giovani nel mondo universitario serve per trasformare tanti disoccupati potenziali in studenti, poi la "flessibilità" ha fatto il resto;
il lavoro interinale e temporaneo ha, per esempio, drogato le cifre, perché un lavoratore che cambia quattro impieghi in un anno risulta per le statistiche come quattro nuove occupazioni.
Gli italiani non sono però solo un popolo di artisti, poeti, navigatori e trasmigratori, ma anche fantastici inventori di occupazioni.
Non intendiamo quei lavori nuovi in quanto legati alle moderne tecnologie, come per esempio quelli che ruotano intorno al mondo di internet; non pensiamo nemmeno a quei mestieri un po' frutto della confusione tutta italiana che regna nel mondo della pubblica amministrazione, come il "facilitatore", quel simpatico soggetto che staziona nell'androne di tanti uffici fornito di tutti i moduli e che, per un piccolo compenso, accompagna il povero suddito attraverso i gironi infernali.
In fondo anche questo strano soggetto, a modo suo, offre un servizio utile per il cittadino. Il fatto che non dovrebbe sentirsene il bisogno è un altro discorso.
Alcuni hanno invece proprio inventato un mestiere privo di qualsiasi utilità eppure molto redditizio per i furboni che sono riuscìti ad accaparrarsi i posti migliori: l'ambientalista.
Badate bene, non si tratta di un esperto di ecologia, tanto meno ha veramente a cuore l'ambiente, ma riesce ugualmente a trarre profitto dalle sue iniziative, soprattutto grazie alle generose elargizioni che riceve dalle amministrazioni pubbliche perché la sua opposizione, sempre in base ad astruse e fantomatiche tesi, può risultare determinante per la realizzazione di progetti, anche di vasta portata e di provato pubblico interesse.
L'ambiente dovrebbe essere cura dello Stato e così è stato fino pochi decenni fa.
Le devastazìonì prodotte dai governi democristiani, le cementificazioni selvagge, l'avvelenamento delle acque ha improvvisamente creato uno spazio, ovviamente politico, per questi mestieranti ambientalisti.
Rapidamente cura dell'ambiente è diventato sinonimo di sinistra, realizzando così il solito clamoroso falso.
"In quanto di sinistra sono ambientalista" fa il paio con "in quanto donna sono contro la guerra" e forse anche con "in quanto ciclista odio le salite", ma la gente, ormai condizionata dalla propaganda, riesce a ridere solo su l'ultimo postulato, prendendo per buoni i primi due.
Ma l'ambientalismo in Italia è poi veramente di sinistra?
Storicamente no. La prima traccia di attenzione per l'ambiente inserita in un documento fondante di uno Stato si trova nei diciotto punti di Verona della Repubblica Sociale Italiana, anche se, già prima, l'Italia fascista aveva dato prova di massima attenzione per la tutela ambientale.
Anche considerando solo l'ambientalismo cosiddetto "verde" di questi ultimi anni il giudizio non
cambia. E' sicuramente vero che gran parte della militanza di base ambientalista (questa veramente in buona fede) proviene dagli ambienti della sinistra. E' anche vero che molti dirigenti di questo movimento (sicuramente non tutti in buona fede), ancorché spezzettato, provengono dai ranghi sinistresi. Ma è proprio la politica ambientalista nel suo insieme che non può definirsi di sinistra, bensì di destra, intendendo con questo termine la conservazione (dei privilegi e non dell'ambiente) e la difesa degli interessi del grande capitale.
L'ambientalismo è nato in Italia come opposizione al nucleare ed è evidente che tale scelta sia funzionale agli interessi delle Sette Sorelle ed agli Usa, che ovviamente non desideravano l'autosufficienza energetica europea. Non è un caso che i primi ambientalisti siano scaturiti dalle fila radicali, formazione nota per la sua sfrenata politica filo atlantica, anche se camuffata da un compagnismo di facciata.
Le campagne poi per il blocco del traffico nelle città, condotte senza sosta dagli ambientalisti non devono trarre in inganno. Anche queste avevano una precisa fmalità.
Servivano a sensibilizzare l'opinione pubblica e creare i presupposti perché il governo varasse disposizioni a favore di un' autotrazione "più ecologica". La benzina verde non è certamente meno inquinante della rossa, anzi, ma rappresenta un buon affare per le compagnie, ma soprattutto la messa di fatto fuori legge di gran parte del parco auto degli italiani. Cosa che, anche grazie alle ricorrenti campagne per la rottamazione, ha consentito alla grande industria dell'auto di vendere i suoi nuovi modelli. E in Italia, quando si dice auto, si dice Fiat ovvero si dice famiglia Agnelli: molto di sinistra.
Con il passare del tempo i movimenti ecologisti sono diventati sempre più organici ai partiti, tanto che anche il Polo ha creato i suoi verdi su misura.
Devo fare un ponte? La patente fornita dai miei verdi mi tutela, anche se, sicuramente, ci saranno altri verdi che si opporranno. Nessuno, ovviamente, valuterà mai il vero interesse pubblico della realizzazione.
In qualche caso gli ambientalisti si prestano pure alla difesa disperata degli ultimi privilegi della razza padrona. L'autostrada Roma-Genova si interrompe, per esempio, a Civitavecchia perché i Verdi vogliono difendere un tratto di "territorio incontaminato", dove però sorgono i ritiri estivi della nomenklatura: tanto per intendersi Capalbio e dintorni.
Insomma l'ambiente si tutela per tutti tranne che per l'uomo o, almeno, non per tutti gli uomini nello stesso modo. Alcuni possono patire l'inquinamento, altri no.
Un tratto importante della tangenziale est di Roma, per esempio, viene interdetta al traffico dalle 23 alle 6 del mattino, per salvaguardare il sonno dei poveri abitanti della zona. Poco importa se tutto quel traffico, ovviamente, si riversa sulle vie adiacenti e se per altrettanto ovvio prolungamento dei tempi di accensione dei motori, l'inquinamento complessivo per la città aumenta: qualche cittadino ha dei diritti che altri non hanno. Gli ambientalisti? Ovviamente applaudono: non a caso questa demenziale disposizione fu "inventata" da Rutelli, sindaco con chiare simpatie legambientiste.
I viadotti autostradali per lorsignori deturpano il paesaggio: forse, anzi sicuramente, è vero, ma intanto non si realizza la nuova autostrada del Sole tra Bologna e Firenze, una necessità improcrastinabile.
Anche le metropolitane di superficie disturbano i partigiani del paesaggio. E così l'interland delle città non può essere collegato adeguatamente su rotaia e i pendolari si devono mettere, con le loro auto, tutti in fila sulle strade consolari che portano in città. Inquinamento a iosa e tanta benzina bruciata per la gioia dei petrolieri.
L'automobile però viene colpevolizzata da questi ambientalisti e questo permette la realizzazione di infami balzelli, come, per esempio, la tariffazione dei posteggi cittadini, magari dopo previa "privatizzazione" a favore di qualche società amica o amica degli amici.
Le principali associazioni ambientaliste, appunto chi si è seduto sui posti migliori, ora hanno deputati e senatori in parlamento e ricevono finanziamenti sontuosi per iniziative discutibili come peregrini tentativi di pulizia popolare dell'ambiente.
E' necessario togliere questo velo davanti agli occhi degli italiani.
L'ambiente è di tutti e nessuno può arrogarsi il diritto dell'esclusiva alla rappresentanza.
I movimenti ambientalisti sono inutili e dannosi così come sono oggi organizzati e, soprattutto, dovrebbero, cosa impossibile, dichiarare le loro effettive finalità.
Una cosa però è certa: l'uomo sta avvelenando il pianeta e questo è il terrorismo più pericoloso.
Forse sarebbe opportuna una campagna di polizia internazionale contro questi terroristi, quelli, per esempio, che non hanno firmato il protocollo di Kyoto, primo ma importante passo.
Chi sono questi Stati canaglia? Il primo che ci viene in mente sono gli Usa.
Fate voi.
Rinascita




Rispondi Citando
