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Medio Oriente/ Sorpresa: ci sono anche gli arabi massoni. E possono contare
per la pace
6 giugno 2003
Si parla (o si mormora molto) in questi giorni, a proposito del Corriere
della Sera, dell'influenza esercitata in Italia, su vicende private e
pubbliche, dalle potenti e spesso politicamente trasversali Logge
massoniche. In Francia, Paese con il più alto tasso di potere massonico nel
mondo, l'argomento non è al bando come da noi per comoda ipocrisia o al
riparo dagli occhi indiscreti dei media. Tant'è vero che da ultimo i nostri
"cugini" hanno offerto quella che per molti è un'autentica sorpresa: la
Massoneria autoctona, per lo più d'impronta francese, è da tempo presente
anche nel mondo islamico - dal Marocco a l'Iran, dalla Turchia all'Arabia
Saudita - e ancora oggi potrebbe contare, si dice, ai fini della pace e di
uno sviluppo moderno del Medio Oriente. La "rivelazione" compare nell'ultimo
numero della prestigiosa rivista Les Cahiers de l'Orient e viene ripresa dal
settimanale radicale francese L'Express (29.5.2003), che intervista il suo
direttore, Antoine Sfeir.
Il fenomeno ha origini storiche radicate nell'Ottocento, per via
dell'espansione francese nel Medio Oriente, in concorrenza con quella
dell'Impero britannico, anch'esso veicolo delle Logge. Nel Libano, dice lo
scrittore Sfeir, si sviluppano i primi rapporti fra massoni francesi - in
gran parte lionesi legati all'industria della seta nonchè allievi dei
gesuiti - e neoadepti locali che vedono nei "figli della Vedova" i portatori
di "una religione del progresso, versione emancipata della fede cristiana".
Verso la fine del secolo, con le difficoltà in cui versa l'Impero ottomano,
dopo la rivoluzione del "Giovani turchi" nel 1908, si fanno strada correnti
nazionaliste arabe che, sostenute dai francesi, mirano alla formazione di
Stati-nazione indipendenti, in particolare in Libano e in Siria. Qui si
realizza la saldatura politico-culturale fra le Logge francesi e i nuovi
gruppi arabi in espansione "a macchia d'olio".
In Palestina, ancora retta dalla Sublime Porta, i primi arrivi di coloni
protestanti verso il 1830 portano con sè l'insediamento di massoni, che si
accentuerà durante la prima guerra mondiale e con il successivo mandato
britannico destinato a sfociare nel 1948 nella nascita di Israele. Paese
dove - secondo stime di Sfeir - si possono contare oggi "circa diecimila"
affiliati alle Logge. La colonizzazione europea del Medio Oriente non è, per
Sfeir, il solo veicolo della Massoneria nella regione. Pesano anche le
ambizioni nazionali arabe e le speranze di modernizzazione. E qui si evoca
un personaggio storico di grande rilievo, l'emiro Abd el-Kader, capo dei
berberi che in Algeria si opposero con le armi ai colonizzatori francesi.
Sconfitto nel 1847, fu mandato in esilio in Siria, a Damasco, dove "divenne
massone assiduo" e rilanciò le Logge "in tutto il Levante".
Nel resto del mondo arabo fa caso a sè l'Egitto dove i primi "germi della
massoneria" accompagnano la spedizione militare del Bonaparte. Massone
"iniziato" fu il kedivè d'Egitto Ismail Pascià. Nel Maghreb le Logge si
moltiplicano con l'arrivo dei francesi, prima in Algeria, dove ebbero
grande successo, poi in Tunisia e in Marocco. La classe media locale e
l'alta borghesia sono terreno fertile. Come in Persia (Iran) dove i massoni
figurano, dal 1916, fra i moderni costituzionalisti del Paese. In Turchia
c'è dapprima un'influenza massonica britannica per via degli studi superiori
completati sovente in Inghilterra da molti civili e militari (poi subentrerà
la Germania imperiale), ma con la Terza Repubblica francese - la più
dominata dalle Logge - s'insedia il "Grand Orient" (Go) francese.
Curiosamente, s'instaura un rapporto fra i massoni turchi "e certe correnti
mistiche" dell'Islàm, legame "che dura ancora oggi".
E ora qual è la situazione della Massoneria nei Paesi arabo-musulmani? Il
direttore dei Cahiers de l'Orient è convinto che i suoi seguaci siano ben
insediati nel Medio Oriente. In tutti i partiti laici presenti in Siria (e
sino alla guerra nel Baath iracheno), nel Libano e in Turchia. Oltre che
nello Stato ebraico.
Ma anche in Iran hanno ritrovato "una certa visibilità" dalla fine degli
anni Ottanta. La Massoneria orientale non parla tuttavia di "laicità", ma di
"secolarismo", i suoi temi-chiave sono "l'istruzione, la riforma dello Stato
e, talora, un grande tema della società come quello relativo alla donna,
l'interruzione della gravidanza, la contraccezione, la pianificazione
famigliare". Su quest'ultimo punto, la pianificazione "è stata introdotta
grazie al lavoro dei massoni, specie in Egitto, attraverso le Nazioni
Unite". I massoni arabi, sostiene Antoine Sfeir, sono favorevoli alla pace
con Israele, e hanno contatti diretti con gli israeliani ma "in segreto e
nella clandestinità". Il loro ruolo può essere rilevante - ci chiediamo:
sono presenti nell'ala moderata dell'Autorità palestinese? - anche perchè
fra i primi a temere la deriva islamista. Può darsi sia così. Ma resta poco
chiara, anche alla luce della vicenda irachena e dello scontro con gli Usa,
la direzione che la Francia e le sue potenti Logge intendono prendere nei
rapporti spesso assai ambigui con le élites arabe amiche. Non è problema da
poco.




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