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Discussione: I gemelli tra scienza e mistero

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    Predefinito I gemelli tra scienza e mistero

    Una coppia naturalmente perfetta

    Perché nascono i gemelli? Come mai sono così legati fra loro? Nuove ipotesi, tra biologia e psicologia, fanno luce su questa coppia unica. Con l'aiuto di una testimone speciale: Rita Levi Montalcini.

    di Patrizia Giongo

    Oggi lo sappiamo con certezza e quelle che un tempo sembravano solo sensazioni o leggende sono realtà scientifica: almeno un bambino su otto inizia a vivere nel grembo materno come qualcosa di più, la metà di una coppia. Poi, nel giro di poco tempo, perde il suo compagno. Perché questo accada non è ancora chiaro e rappresenta uno dei misteri che tuttora avvolgono i gemelli. "Sebbene si verifichi un solo parto gemellare ogni ottanta o novanta parti singoli", spiega Giuseppe Novelli, professore di Genetica umana all'Università Tor Vergata di Roma, "almeno un ottavo delle gravidanze naturali è inizialmente "doppio". È il fenomeno dei gemelli evanescenti, scoperto grazie all'uso più frequente dell'ecografia: prima ci sono due embrioni, all'esame successivo ne è rimasto uno solo. Un fatto che, secondo gli studiosi, è assolutamente fisiologico, naturale. Il gemello, che scompare entro il primo trimestre, viene riassorbito dalla placenta o dall'altro gemello e le tracce della sua esistenza sono molto tenui, possono comparire nell'ecografia, appunto, o nel Dna". E aggiunge Paolo Parisi dell'Istituto universitario di Scienze motorie di Roma, studioso di gemelli da una quarantina d'anni: "Secondo le stime più affidabili, addirittura il 29 per cento delle gravidanze inizierebbe come gemellare". Ma per quanto le nostre conoscenze di genetica, biologia, psicologia siano avanzate, sui gemelli sappiamo ancora molto poco. Più facile spiegare la nascita dei dizigoti, detti fraterni, che condividono in media il 50 per cento del patrimonio genetico, come i fratelli nati da gravidanze successive. Con una importante differenza: hanno la stessa età e si sono sviluppati nello stesso ambiente prenatale che favorisce un certo grado di somiglianza e influisce dal punto di vista psicologico. Difficile capire, invece, i gemelli monozigoti: frutto della divisione di un solo uovo fecondato, sono identici e con lo stesso corredo genetico. Ma perché nascono i gemelli? "Non sappiamo ancora perché in un certo momento del suo sviluppo un embrione cerchi di sdoppiarsi, e perché il momento della scissione sia variabile", risponde Novelli. "Durante lo sviluppo intrauterino intervengono sicuramente delle modificazioni chimiche del Dna non predeterminate geneticamente, e ancora in parte oscure. Resta inoltre da capire come queste modificazioni del Dna influiscano sulle differenze dell'aspetto o su caratteristiche che portano uno dei gemelli a essere mancino e l'altro no. Certamente, nei monozigoti anche il caso gioca un ruolo importante: sarebbero fenomeni chimici accidentali o provocati da virus a modificare l'attività di molti geni, responsabili poi di queste differenze". In due contro lo "stress da civiltà" Casualità, "errori di programmazione", forse. Oppure istinto di sopravvivenza, come suggerisce Parisi. "Se nei primi giorni dalla fecondazione si verifica un danno di natura chimica nell'embrione, questo si sdoppia per suddividere il rischio e aumentare le sue possibilità di sopravvivenza.
    È un'ipotesi, resa interessante anche dalle cifre. Per esempio, se per secoli le nascite di gemelli monozigoti sono state relativamente stabili nei diversi Paesi (da 3 a 5 ogni mille parti), negli ultimi vent'anni hanno cominciato ad aumentare in maniera significativa nei Paesi industrializzati. Insieme a ricercatori statunitensi e scandinavi", continua Parisi, "ho studiato il fenomeno e ho notato una serie di relazioni con i fattori ambientali, dall'inquinamento allo "stress da civiltà" che, è noto, incidono sull'equilibrio ormonale. Non è un caso, infatti, che in fasi storiche particolari ci siano forti variazioni nei parti gemellari: aumentano dopo le guerre, diminuiscono nei periodi di crisi economiche". Per i gemelli dizigoti, i cosiddetti fraterni, la situazione è diversa. Eliminando le nascite dovute alle tecniche di fecondazione assistita, che inducono ovulazioni multiple, quelle naturali vanno da 3 a 40 ogni mille parti, a seconda dei Paesi. Le percentuali più elevate si riscontrano tra le popolazioni africane, le più basse tra quelle orientali. La tribù nigeriana Yoruba, per esempio, detiene il primato mondiale: una persona su undici ha un gemello. "Ciò potrebbe essere spiegato in parte dall'alimentazione", sostiene Novelli. "La tribù si nutre di una pianta (igname) che contiene elevate quantità di estrogeni. Questi fanno aumentare l'ormone follicolo-stimolante (Fsh) che può accelerare il ritmo dell'ovulazione. Infatti, quando gli Yoruba vanno a vivere in città e cambiano alimentazione, le nascite gemellari diminuiscono". "Nelle nascite dei gemelli dizigoti", prosegue Novelli, "sono anche accertate l'ereditarietà e l'influenza significativa di un gene sul cromosoma 3, identificato recentemente. Pure l'età delle madri ha il suo peso: tra i 15 e i 39 anni aumenta la probabilità di avere gemelli fraterni, mentre dai 40 ai 44 è più facile concepirli identici. Inoltre secondo uno studio svedese hanno più spesso gemelli le madri non sposate, con rapporti sessuali irregolari. In questi casi, infatti, l'ovulo "aspetterebbe" la fecondazione fino all'ultimo momento e, dopo l'incontro con lo spermatozoo, sarebbe prossimo al deterioramento, tanto da dividersi nell'utero per aumentare le sue probabilità di sopravvivenza". Poiché hanno la stessa età e si sono sviluppati nel medesimo ambiente prenatale, i gemelli sono stati oggetto di ricerche nei campi più diversi. Il "metodo gemellare", che consiste nel rilievo di caratteristiche comuni o diverse nella coppia, fornisce una misura dell'influenza dei geni su un determinato carattere. In questo modo si sono ottenute indicazioni per l'identificazione dei geni della suscettibilità alla schizofrenia, per esempio, o all'ansia, all'ulcera peptica, all'ipertensione, alla scoliosi. "Perché", spiega Parisi, "i gemelli rappresentano un "sistema sperimentale" che la natura stessa ci mette a disposizione. E sono tuttora una miniera di informazioni, nonostante gli studi diretti sul patrimonio genetico, in quanto i geni da soli non possono spiegare tutta la complessità dell'individuo".


    Pieter P. Rubens, Romolo e Remo (Roma, Pinacoteca Capitolina - 1616 circa)
    Immagine dal sito http://upload.wikimedia.org/

    Come due poli magnetici - Identici come cloni o molto simili, i gemelli formano una coppia "diversa" che affascina e anche inquieta. "Una coppia talmente unica", spiega Liana Valente Torre, responsabile del Laboratorio di Indagine della personalità dell'Università di Torino, "da avere una naturale, fisiologica tendenza a chiudersi, come se i due elementi si attraessero al pari di due poli magnetici". Una relazione intensa in cui la comunicazione comincia fin dal grembo materno, con reciproche sollecitazioni e risposte. Lo dimostrano le ecografie. Valente Torre cita, nel suo libro La singolarità del doppio (La Nuova Italia), due coppie. Max e Marco hanno cominciato a litigare nell'utero, con veri e propri calci e spintoni, e a sei anni continuano a picchiarsi appena uno entra nella traiettoria dell'altro. Tutto l'opposto di Maria e Delia delicate, rispettose e affettuose tanto nei loro contatti intrauterini come dopo la nascita. Vicini anche se distanti È la convivenza precoce a creare questa straordinaria capacità di comunicazione, a far sì che un gemello possa mettersi nei panni dell'altro al punto che si parla di telepatia. "Molte ricerche smentiscono la telepatia come trasmissione di pensieri precisi", afferma Valente Torre. "Mentre è più appropriato usare il termine empatia, cioè la capacità di capire, sentire e condividere le emozioni, di soffrire per solidarietà". Comprare lo stesso paio di scarpe trovandosi in Paesi differenti, perfino sposare uomini con lo stesso nome all'insaputa una dell'altra, invece, si spiega con i gusti personali che paiono avere una componente genetica, come risulta da uno studio su gemelli monozigoti separati alla nascita fatto dall'Università americana del Minnesota. Se il sentire comune rende i gemelli uguali anche quando non sono identici, l'educazione tende ad accentuare questa caratteristica. "La madre umana", continua Valente Torre, "è programmata per una sola nascita, quindi tratta istintivamente i due, identici o fraterni, come una persona sola". Ed ecco che i gemelli vengono "maneggiati" e considerati in blocco, ne sono evidenziate le somiglianze più che le differenze: vestiti, pettinature, nomi simili.. "Perché nella famiglia e nelle istituzioni", afferma Valente Torre, "c'è una convinzione di sacralità della coppia che nessuno deve turbare". Il rischio è che favorendo la somiglianza fisica prevalgano gli aspetti negativi della gemellarità, prima di tutto la difficoltà ad avere un'identità propria. Nel bambino, infatti, la formazione dell'identità passa attraverso la consapevolezza di non essere un tutt'uno con la mamma e la separazione psicologica da lei implica la possibilità di stare con gli altri ma anche di rimanere da solo.
    Una conquista ancora più faticosa per i gemelli, che devono separarsi sia dalla madre sia dall'altro. Se non vengono aiutati fin dai primi anni di vita, la sola idea del distacco diventa fonte di angoscia e la possibilità di altri legami affettivi si allontana. Essere felici il doppio, soffrire la metà "Se non ci fosse un'impostazione educativa sbagliata di partenza, essere gemelli sarebbe solo un dono totale: essere felici il doppio e soffrire la metà", conferma Antonietta Provenzano, psicoterapeuta come la gemella Giuseppina. "Ma crearsi un'identità indipendente è molto faticoso, separarsi è sempre doloroso e più passa il tempo più diventa difficile. Si teme di far soffrire l'altra, tutto quello che si fa è per l'altra. Ma nello stesso tempo si prova il desiderio di togliersi un po' di torno la gemella per avere una vita propria. Noi" continua Antonietta Provenzano, "siamo vissute in simbiosi fino a vent'anni, poi ci siamo trasferite a Roma a studiare psicologia e gemellologia, quindi abbiamo avuto gli strumenti per trovare la nostra identità. Eppure qualche volta mi capita di passare davanti a uno specchio e di pensare, per un istante, che l'immagine riflessa sia quella della mia gemella. Quando mi sono sposata Giuseppina ha sofferto molto. Ho due figli e lei ogni tanto dice, non so quanto sia vero, che non vuole figli perché ha i miei, che hanno i miei geni e quindi anche i suoi". Il linguaggio segreto E poi ci sono gli altri. Da un lato attirati da questo legame singolare, dall'altro un po' spaventati. "È come se ci considerassero "troppe". Noi ci chiudiamo, è vero, ma anche gli altri ci scansano", spiega Antonietta Provenzano. E infatti gli studiosi parlano di "mini gang" per spiegare l'atteggiamento dei gemelli che possono litigare ferocemente tra loro, ma fare blocco appena un genitore ne sgrida uno. E analizzano i rischi del loro linguaggio segreto, detto criptofasico, un sistema di comunicazione complesso ed efficace. "Di solito appare tra i due e i quattro anni, poi scompare con l'ingresso nella scuola", spiega Valente Torre. "Noi", racconta Antonietta Provenzano, "ne abbiamo inventato uno alle elementari per non farci capire da professori, compagni, genitori. Lo usiamo ancora oggi, ma solo in privato". Conclude Valente Torre: "Fatto di frasi rapide e incomprensibili, di gesti e sguardi, il linguaggio segreto è dannoso solo se segnala un rapporto troppo stretto. Altrimenti denota una capacità di comunicazione che rende i gemelli disponibili a capire e a farsi capire più precocemente e meglio dei singoli. Una "competenza" che può essere di aiuto anche agli altri".

    Dal sito http://cubo.newton.rcs.it:8666/hometemp.php3
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 23-09-16 alle 13:27
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

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    Predefinito Cenni di antropologia

    Nel corso della storia dell'uomo, la gemellarità non ha mai mancato di affascinare quale forza della natura prepotente e incontrollabile. Alcune società vedevano i bambini gemelli come esseri angoscianti, come un vero e proprio tabù, altre attribuivano loro poteri straordinari, in particolare per ciò che riguardava gli eventi atmosferici. Diversa era chiaramente anche la sorte che li attendeva e che spesso interessava anche i loro genitori. Premessa l'opinione comune che una coppia potesse mettere al mondo un solo bimbo, il quesito per lungo tempo irrisolto riguardava a chi, o a cosa, si dovesse attribuire la generazione dell'altro. Da questo derivava, per alcuni, una particolare avversione verso i parti multipli, per altri una speciale deferenza che rendeva i gemelli, o i loro genitori, degli eletti in grado di influenzare gli eventi.

    La tribù ugandese dei Baganda riteneva coloro che avevano generato dei gemelli dotati di particolari poteri, in grado di influenzare positivamente la crescita dei banani, la loro principale fonte d'alimentazione. Dopo il parto, infatti, marito e moglie giravano nella zona danzando nei frutteti dei loro amici più cari, affinché i loro banani dessero frutti abbondanti.

    I Tsismshian dell'America settentrionale erano convinti dell'influenza dei gemelli sugli eventi atmosferici, li ritenevano in grado di favorire la pesca di salmoni e pesci candela, di ridare vigore agli anziani e addirittura di conferire l'immortalità in battaglia.

    I Tlinghit dell'Alaska, il cosiddetto popolo del salmone, ritenevano le nascite gemellari un evento nefasto, al punto che l'uomo era costretto a ripudiare la compagna e i bimbi erano uccisi. Questa pratica era comune anche ad altri popoli, anche se spesso si riteneva che uno solo dei bimbi dovesse essere eliminato. Non senza opportunismo, in genere, tale sorte toccava alle femmine o al bimbo apparentemente più gracile.

    In Africa orientale il popolo dei Chagga reputava che, qualora a entrambi i gemelli fosse stato consentito di vivere, uno di loro (quello di cui non si capiva l'origine), avrebbe di certo ucciso i genitori.

    Questa visione dei gemelli come portatori di morte era comune anche ad altri popoli come ad esempio gli Yoruba dell'Africa occidentale, che li ritenevano in grado di uccidersi tra loro una volta cresciuti, nonché capaci di uccidere il genitore del loro sesso.

    I Nuer del Sudan pensavano invece che i gemelli avrebbero provocato la morte del genitore di sesso opposto.

    In Congo si credeva che la morte di un gemello fosse da attribuirsi al desiderio egoistico dell'altro che voleva restare solo.

    Spesso a pagare il prezzo delle superstizioni erano in qualche modo i genitori: gli Indiani di Puget Sound abitanti delle coste del Pacifico, usavano cacciare dai loro villaggi coloro che avessero generato dei gemelli, costrigendoli a vivere nelle foreste fino alla morte di uno dei figli.

    Presso i Kwakiutl, un gruppo di tribù pellirosse stanziato nel Canada occidentale sulle coste dello stretto della Regina Carlotta, si riteneva importante la condizione sociale ed economica in cui versava la famiglia dei gemelli. I benestanti erano esonerati da ogni attività lavorativa per un periodo di quattro anni e la tribù provvedeva ai rifornimenti di quanto occorreva per la loro sopravvivenza; in mancanza di mezzi, i genitori erano costretti a sopprimere i bambini per riprendere il lavoro. Curioso caso di discriminazione socioeconomica.

    Alcuni popoli chiamavano in causa dei gemelli anche quando si trattava di evocare la creazione del mondo. Ecco il testo di un racconto raccolto presso gli africani Ekonda da P. Nestor Van Everbroeck (Histoire, Croyance des Ekonda et de leurs Batoa, Tervuren 1974):

    "... Il mondo intero è stato creato da Wang'Ilonga. Dalla parte del sorgere del sole, a nord-est del fiume Tsuapa, a Bayo (ivyo significa acqua nera e fredda) in uno stagno, non lontano dal limitare della foresta, vi era un termitaio, coronato da un albero boamba. Al comando di Wang'Ilonga, l'albero si aprì e apparve il primo uomo, Lianja. Dopo aver gettato uno sguardo attorno a sé, esclamò: "Sono uscito, ma sono solo! Dov'è la compagna che vivrà con me?". Allora si sentì la voce di Wang'Ilonga: "Scendi nell'acqua e la incontrerai!". Lianja saltò nello stagno. Wang'Ilonga riprese: "Guarda dietro di te". Volgendosi, Lianja vide una donna, Nsongo, in piedi, alla base del termitaio. "Ho trovato una compagna - disse - ma che cosa faremo?". La voce rispose: "Va a costruire una capanna sulla terra ferma". Non appena Lianja ebbe terminato la sua capanna, la voce di Wang'Ilonga risuonò di nuovo: "Voi siete uomo e donna. Quando abiterete la vostra capanna, comportatevi come sposo e sposa, generate dei figli... Ma ecco i comandamenti che voi e i vostri discendenti osserverete: non rubate le cose altrui, non litigate, non abbandonatevi alla lussuria, non attentate alla salute e alla vita del prossimo. Se voi maltrattate i vostri compagni, io vi caccerò; se voi disprezzate i miei comandamenti, la morte vi prenderà". Lianja e Nsongo generarono tre coppie di gemelli che sono gli antenati mitici dei Batwa, Nkundo ed Ekonda..."


    Liberamente tratto da Gemelli-it.org


    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 08-05-10 alle 03:27
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Cenni di antropologia

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 08-05-10 alle 23:49
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    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  4. #4
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    Predefinito

    Nel tentativo di spiegare i parti plurimi, gli antichi si sono davvero sbizzarriti. Secondo Aristotele, il concepimento di gemelli è la conseguenza di un rapporto sessuale caratterizzato da un surplus di materia seminale. "Si ha in un colpo solo l'emissione da parte del maschio di una quantità di sperma in grado di formare più esseri", così scrive nel "De generatione animalium". La generosità produttiva dell'uomo, tuttavia, non basta: è necessario che l'eccesso di seme incontri nella donna un'altrettanto copiosa quantità di materia per dare vita a più embrioni.

    Quanto alla genesi dei gemelli dizigoti, Aristotele riporta la curiosa teoria della superfecondazione. Trattasi di un evento raro che si verifica quando la madre ha rapporti sessuali a intervalli molto ravvicinati (quasi sempre con due partner diversi), cui conseguono due fecondazioni distinte. Altro fenomeno, riportato sempre da Aristotele, è la superfetazione: la donna già gravida ha un rapporto qualche tempo dopo il concepimento del primo figlio, rimanendo nuovamente incinta. Si spiegavano così le differenze di dimensioni e di peso spesso riscontrate alla nascita.

    Un trattato ippocratico attribuisce invece la nascita di due gemelli di sesso diverso a una variazione della qualità dello sperma al momento del concepimento: il seme più umido e più debole genererà una femmina, quello più denso e più forte produrrà un maschio (e te pareva... ). Un seme della stessa natura darà invece origine a gemelli dello stesso sesso.



    I Gemelli, De Sphaera, fo. 10v
    (Biblioteca Estense, Modena)
    Ultima modifica di Silvia; 08-05-10 alle 23:04
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  5. #5
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    Predefinito Rif: I gemelli tra scienza e mistero

    A me dei gemelli monozigoti interessa la supposta psicocinesi. Una mia teoria è che nel passato, quando l'individuo non aveva ancora sviluppato una coscienza razionale di sé (cioè quando si viveva ancora nel mondo matriarcale-olistico-orale) , i gemelli monozigoti potessero essere in numero enormemente maggiore rispetto a oggi, quasi la norma.

    Citazione Originariamente Scritto da Silvia Visualizza Messaggio
    Un trattato ippocratico attribuisce invece la nascita di due gemelli di sesso diverso a una variazione della qualità dello sperma al momento del concepimento: il seme più umido e più debole genererà una femmina, quello più denso e più forte produrrà un maschio (e te pareva... ).
    Beh, tieni presente che quello era un mondo basato sull'agricoltura... quindi dove contava la forza fisica... mi sembra scontato associare un seme debole con la nascita di un genere debole come quello femminile.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 09-05-10 alle 00:41
    Salvini, finto sovranista e vero neocon (sionista, americanista, ricchista)
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  6. #6
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    Predefinito Rif: I gemelli tra scienza e mistero

    Citazione Originariamente Scritto da Robert Visualizza Messaggio
    Beh, tieni presente che quello era un mondo basato sull'agricoltura... quindi dove contava la forza fisica... mi sembra scontato associare un seme debole con la nascita di un genere debole come quello femminile.
    Recenti studi hanno dimostrato che il miglior alimento per un seme denso e fecondo è la carne umana, per cui si è capito come i cannibali Mao Mao,i guerrieri di Tonga e quelli dell'Amazzonia non abbiamo problemi del genere.

    Ma qui si sconfina sull'antropologia culturale, fuori tema.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 09-05-10 alle 00:47

  7. #7
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    Predefinito Rif: I gemelli tra scienza e mistero

    Sconfino un attimo fuori tema anch'io (scusa Torquy ) per dire a Robert che ha ragione e che il mio commentino ironico si riferiva più che altro al fatto che questa associazione della donna con la debolezza - non solo fisica - è una costante nel corso dei secoli.

    Pensa che l'astronomo Toaldo (valutando uno studio secondo il quale se il concepimento avveniva durante la Luna calante nascevano femmine, se durante la Luna crescente maschi) commentò un po' sprezzantemente così: "Se ciò fosse vero, certamente una tal differenza non si potrebbe attribuire se non alla forza, ed al calore della Luna crescente da una parte, atta a produrre i maschi; dall'altra alla spossatezza della Luna Luna calante, perciò non capace di far meglio che delle femmine".
    Ultima modifica di Silvia; 08-05-10 alle 23:59
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  8. #8
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    Predefinito Re: Rif: I gemelli tra scienza e mistero

    Citazione Originariamente Scritto da Despota Illuminato Visualizza Messaggio
    Ma qui si sconfina sull'antropologia culturale, fuori tema.
    Per nulla. Quello antropologico-culturale è il punto di osservazione prediletto nel forum.
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  9. #9
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    Predefinito Re: Rif: I gemelli tra scienza e mistero

    Gemelli nel mondo classico e religioso


    I santi Cosma e Damiano
    Immagine dal sito https://upload.wikimedia.org/

    Corrado Fagnani, Renata Solimini

    Nella mitologia classica, fatta eccezione per il mito di Castore e Polluce e pochi altri, troviamo l’idea che spesso i gemelli sono nemici: uno dei due deve morire, in modo anche cruento, perché l’altro possa fondare una città o salvare il suo popolo.

    Nelle parole di René Girard, filosofo francese contemporaneo, si spiega così il motivo del conflitto tra fratelli gemelli:

    “... l’identità e la differenza hanno sempre la tendenza a sprofondare nella reciprocità, nell’indifferenziato. In molte comunità arcaiche dell’Africa si uccidono i gemelli dalla nascita, perché si confonde la loro somiglianza fisica con la reciprocità del conflitto: si ha paura che i gemelli siano come un batterio, che contaminerebbe tutta la comunità creando una crisi sacrificale. Ci sono molte culture, tra cui quella dell’antica Grecia – dove troviamo gemelli tragici – che vedono i gemelli in questo modo. Non solo sul piano simbolico, ma anche su quello reale si può prevedere che i gemelli si trovino in una situazione di rivalità. Romolo e Remo sono identici e nessuno può sapere chi sia l’erede legittimo del padre, in caso si creda al diritto del fratello maggiore. Eteocle e Polinice sono sempre in lotta e non riescono a riconciliarsi, e alla fine diventano dei supergemelli. Si uccidono a vicenda nello stesso momento. L’ispirazione tragica mette sempre in luce le similitudini al di sotto delle differenze. In realtà il significato dei gemelli sta nella mancanza di differenza. La cultura ha talmente paura dell’identità che non ne parla mai...”.

    Nel mito di Eteocle e Polinice, figli dell’incestuoso matrimonio di Edipo e di sua madre-moglie Giocasta, essi sono colpiti dalla maledizione del padre, che predisse che si sarebbero uccisi a vicenda, per la decisione di regnare a turno su Tebe. Eteocle, infatti, che regnò per primo, si rifiutò di lasciare il trono a Polinice. I due fratelli allora si combatterono, fortemente animati da un odio reciproco, e si massacrarono l’un l’altro.
    Eschilo, poeta tragico greco, scrisse su questa vicenda mitica la tragedia Sette contro Tebe, dove la figura di Eteocle rappresenta il primo vero personaggio drammatico del teatro greco.
    Eschilo è anche autore di un’altra tragedia, le Supplici, che ha come protagonisti i due fratelli gemelli Egitto e Danao, figli di Belo, re di un vasto impero che comprendeva l’attuale Siria, l’Arabia, l’Egitto e la Libia. Egitto, re che diede il nome all’omonimo suo
    territorio-regno, decise che i suoi cinquanta figli avrebbero dovuto sposarsi con le altrettante figlie del fratello Danao, re della Libia. Per questa imposizione, Danao persuase le figlie ad uccidere i mariti la prima notte di nozze: solo Linceo fu risparmiato da Ipermestra. La strage dei mariti indusse Linceo ad uccidere Danao e le figlie, e successivamente salì al trono del regno di Argo.
    Quasi a voler continuare la “tradizione dei gemelli che litigano”, anche lo stesso Linceo ebbe due figli gemelli, Acrisio e Preto, che alla morte del padre si disputarono il regno l’uno con l’altro; ma poi giunsero finalmente ad un compromesso dividendo il regno: la corona di Argo fu riservata ad Acrisio, mentre Tirinto con le varie altre città furono cedute a Preto. In questa vicenda, sembrerebbe che alla fine vi sia stata una risoluzione pacifica del conflitto fra due gemelli.
    Il mito dei Dioscuri, Castore e Polluce, narra delle vicende dei due eroi gemelli, figli di Leda e di Zeus, unitosi a lei sotto forma di cigno. In Asia Minore, presso i Lici, il termine Lada significa “donna”, quindi Leda è la “prima donna”, la donna primordiale che lo stesso Zeus fecondatore generò in principio. Solo Zeus, dunque, poteva unirsi a Leda, perché ella era parte di lui (vicenda peraltro molto simile a quella di Adamo ed Eva: quest’ultima fu creata da una costola di Adamo) e da questa unione nacquero i Dioscuri (“figli di Zeus”, da Diòs = di Zeus, kouroi = giovani, ragazzi), compagni e salvatori di molti uomini.
    Una variante del mito vuole Elena, che sarà sposa di Menelao, e Polluce figli di Zeus, e Castore e Clitemnestra, futura sposa di Agamennone, figli di Tindaro: ciò spiegherebbe la natura mortale di Castore e l’immortalità di Polluce.
    I due gemelli andarono sempre armoniosamente d’accordo: alla morte di Castore, per non separarsi dal fratello, Polluce rinunciò a metà della propria immortalità e così ottennero di trascorrere insieme un giorno agli inferi e uno presso il padre Zeus. Castore era rappresentato come abilissimo domatore di cavalli, Polluce come bravo pugilatore e cavallerizzo. Essi erano divinità benefiche che soccorrevano i combattenti e i marinai. La leggenda sull’origine della Costellazione dei Gemelli narra che, dopo tante imprese eroiche sempre insieme, i due gemelli, un giorno, ingaggiarono una lotta con i due figli del re Afareo, per la divisione d’una mandria di buoi. Castore fu ucciso e Polluce addolorato per la morte del fratello, da cui non avrebbe voluto staccarsi mai, pregò Giove di far morire anche lui. Ciò non poteva avvenire perché egli era immortale, ma tanto implorò e pianse che Giove volle accontentarlo e pose i due gemelli, che tanto si amavano, su nel cielo nella bella costellazione zodiacale, situata nell’emisfero celeste boreale, nella quale Polluce rappresenta la stella più splendente di colore giallo-arancio, mentre Castore è la seconda stella per splendore di colore bianco.
    La leggenda di Castore e Polluce appare diversa dalle altre perché la loro era un’unione scevra da quell’aspra rivalità che porta alla morte uno dei due gemelli come invece accade in altri miti.
    Nella mitologia greco-latina, vi sono anche Apollo e Artemide (identificata poi con la Diana dei Romani) figli di Giove e di Latona. Artemide è una divinità lunare, mentre Apollo è una divinità solare (venne, infatti, identificato con lo stesso sole): queste caratteristiche opposte e complementari rispecchiano il concetto dei gemelli come entità con qualità diverse ma necessarie alla costituzione della realtà.
    Ercole, figlio di Giove e Alcmena, a sua volta moglie di Anfitrione, sarebbe nato da un unico parto insieme con Ificle. Si ripete così, come nel caso dei Dioscuri, l’evento di una nascita di gemelli di cui uno figlio di divinità e l’altro di un essere umano: Ificle era infatti mortale, in quanto in realtà figlio di Anfitrione.
    Al periodo della tradizione classica, inoltre, vanno riferite le leggende dei gemelli “esposti”, cioè abbandonati e successivamente allevati da un animale o da un pastore.
    Anfione e Zeto, figli di Giove e Antiope, dopo la nascita furono abbandonati su un monte e la madre gettata in prigione per opera della gelosissima Dirce. Essi furono raccolti e cresciuti da un pastore: Anfione iniziò a dedicarsi alla musica, suonando la lira, e Zeto alle arti marziali. Quando furono adulti riconobbero la madre e la vendicarono uccidendo Dirce. Reclutarono un esercito per attaccare Tebe e, spodestando Lico che reggeva il trono, si proclamarono re di Tebe. Questo mito, presente in molti autori arcaici, è stato ripreso da Apollonio Rodio nelle Argonautiche come scena ricamata su uno dei riquadri del manto di Giasone.
    Neleo e Pelia, figli di Poseidone e Tiro, furono concepiti con l’inganno. Per nascondere il fatto, Tiro abbandonò i neonati che vennero raccolti e allevati rispettivamente da una cagna e da una cavalla. Divenuti adulti e venuti a conoscenza delle loro origini, si impadronirono del trono di Iolco spodestando il legittimo erede Esòne. Pelia escluse ben presto dal regno anche il fratello Neleo, con l’esilio, ripetendo così la frequente dinamica del fratello gemello che vuole prevalere sull’altro per sentirsi unico.
    Una coppia gemellare particolarmente famosa è quella di Romolo e Remo. Il mito della fondazione di Roma considera Marte il padre di Romolo e Remo, la madre invece fu la vestale Rea Silvia. Suo padre la gettò in carcere per aver infranto il voto di castità e i due gemelli furono abbandonati alle acque del Tevere dentro una cesta. Una lupa, scesa al fiume per bere, li scoprì tra le canne, affamati e piangenti, e li allattò. Furono poi trovati e allevati dal pastore Faustolo.
    Romolo e Remo, da complici divennero rivali, quando pensarono di fondare anche loro una città. Il grande evento, però, doveva essere segnato dal sangue versato a causa di una contesa tra i due gemelli. Si trattava, infatti, di decidere chi dei due avrebbe dato il nome alla città, e nessuno dei due aveva il diritto di primogenitura sull’altro. Infine, Romolo uccise Remo e riuscì ad arrogarsi il diritto di fondare e dare il nome alla città. A rinnovare il mito provvederanno i figli di Remo, Aschio e Senio, anch’essi gemelli, ai quali è attribuita la fondazione della città di Siena. Questa leggenda sembrerebbe anticipare le moderne conoscenze sull’ereditarietà della gemellarità.
    Tra i miti riguardanti gemelli abnormi troviamo quello di Efialte e Oto, conosciuti anche come Aloidi, figli giganti di Ifimedia e Poseidone. Gli dèi seminarono la discordia fra i due fratelli e questi si ferirono a vicenda mortalmente.
    Nel campo dell’arte iconografica greco-romana numerose sono le immagini e le rappresentazioni mitologiche dei gemelli: alcune scene salienti dei vari miti sono riprodotte soprattutto su vasi di terracotta e bassorilievi; ma le ritroviamo anche su diversi specchi etruschi. E, passando poi dal mito alla storia, Tacito ci descrive l’evento della nascita dei gemelli come un evento di rara felicità anche presso le famiglie più modeste. Sembra, infatti, che, in generale, i gemelli nel mondo classico fossero bene accetti. L’imperatore Tiberio fece coniare appositamente una moneta con l’immagine di due gemelli in occasione della nascita dei figli di Druso, suo figlio, e lo stesso fece Marco Aurelio per celebrare la nascita di Commodo e Antonino Gemino.
    Per quanto riguarda le vicende bibliche, ricordiamo due famosi personaggi gemelli, spesso in dissidio fra loro: Giacobbe e Esaù, figli di Isacco e Rebecca, nipoti di Abramo. La loro storia può forse contribuire a spiegare i conflitti odierni nel Vicino Oriente. La madre, essendo rimasta incinta e sentendo i bimbi che si urtavano violentemente nel suo grembo, ne chiese ragione al Signore che le rispose: “Due nazioni sono nel tuo seno e due popoli dal tuo grembo si disperderanno; un popolo sarà più forte dell’altro e il maggiore servirà il minore” (Genesi, 25:23). Giacobbe riuscì a strappare con l’inganno al fratello gemello Esaù la primogenitura e la benedizione del padre. In seguito all’ira di Esaù fuggì in Mesopotamia per qualche tempo e poi tornò in Palestina, riconciliandosi con il fratello. Dopo una misteriosa visione di Dio e la lotta sostenuta con un angelo presso il fiume Jabbok, cambiò il nome in Israele. Esaù, detto Edom che significa ‘il Rosso’, si stabilì invece nella regione di Seir, nel Sud della Palestina, vi fondò il paese di Edom e fu considerato il capostipite della popolazione semitica degli Edomiti (figli di Esaù).
    Anche tra i santi troviamo famose coppie gemellari: Cosma e Damiano e i presunti gemelli – poiché non è del tutto accertato – San Benedetto da Norcia e Santa Scolastica. I primi, nati in Siria, subirono il martirio durante le persecuzioni di Diocleziano. Secondo la tradizione, Cosma e Damiano si dedicarono alla medicina per spirito di carità cristiana, prendendosi cura degli infermi senza chiedere denaro in cambio: sono divenuti,
    infatti, patroni dei medici e dei chirurghi, dei farmacisti e dei barbieri.
    San Benedetto da Norcia fu fondatore del monastero di Montecassino e redattore della regola benedettina all’interno della quale è riportata la celebre norma ora et labora. Della vita di Scolastica in realtà non si sa praticamente nulla. Una volta all’anno, Benedetto scendeva per incontrare la sua gemella in un piccolo oratorio nelle vicinanze di Montecassino e poi tornare al monastero. Nell’ultimo incontro Scolastica pregò Benedetto di rimanere, ma il santo non volle ascoltarla. Scolastica allora rivolse le sue preghiere al Signore: poco dopo una forte pioggia dissuase Benedetto dal lasciare la sorella. Sul luogo sorge la “chiesa del colloquio”, e in ricordo del prodigio Scolastica è invocata per proteggere dai fulmini o per chiedere la pioggia.

    http://www.iss.it/binary/geme/cont/guno.pdf
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    Predefinito Re: I gemelli tra scienza e mistero

    Massimo Centini


    I GEMELLI TRA SUPERSTIZIONE E CULTO


    Nella società yoruba gli artisti hanno una posizione privilegiata, che consente loro una buona autonomia e ha fatto sì che avessero la possibilità di dedicarsi con ampia libertà all'attività creativa e alla formazione di gruppi di scultori raccoltisi in vere e proprie scuole. Nel corpus di opere che caratterizzano la produzione di questi artisti (maschere, sculture, oggetti d'uso quotidiano), occupano un ruolo importante i cosiddetti ibéjì: coppie di gemelli che sono praticamente diventati l'icona degli Yoruba.
    Si tratta di una produzione particolarmente diffusa che probabilmente ha la sua origine nei frequenti parti gemellari che caratterizzano questa popolazione: tali nascite infatti hanno un'incidenza di circa l'otto per cento rispetto alla media mondiale che è del quattro per mille. Tra le motivazioni che sarebbero alla base dell'elevata frequenza di nascite di gemelli, vi potrebbero essere fattori di carattere alimentare: le notevole quantità di estrogeni presenti in alcuni tuberi avrebbe infatti il ruolo di accelerare i ritmi dell'ovulazione.




    Nel passato, le nascite di gemelli erano considerate avvenimenti negativi: era diffusa la credenza che un parto multiplo ponesse l'uomo sul piano degli animali, che notoriamente mettono al mondo più piccoli in una sola cucciolata. Inoltre, si pensava che i gemelli fossero il risultato di pratiche sessuali promiscue, o di accoppiamenti ripetuti con numerosi maschi. Tali credenze condussero addirittura all'uccisione dei neonati, al fine di evitare ai genitori di essere oggetto di demonizzazione da parte della comunità.

    All'inizio del XIX secolo, le condizioni cambiarono radicalmente in relazione a un nuovo e più moderno ordinamento legislativo emanato dal Re di Yo (il sovrano di tutti gli Yoruba) che vietava l'infanticidio. Da quel momento la nascita di gemelli non fu più considerata un avvenimento nefasto, ma segno positivo, annuncio di prosperità. Un cambiamento che certamente non fu repentino, poiché imponeva una variazione notevole della tradizione e di conseguenza metteva in crisi alcuni punti fermi delle relazioni sociali.


    In estrema sintesi possiamo constatare che:
    * Il parto gemellare era sempre un evento anomalo;
    * la nascita di gemelli era comunque un evento straordinario, contrassegnato da tonalità profetiche e/o oracolari;
    * l'origine del parto gemellare era spesso determinato dall'alterazione di regole condivise dalla comunità (infrazione di tabù);
    * i gemelli avrebbero tra loro una relazione soprannaturale;
    * i gemelli, in genere, sarebbero in alcuni casi provvisti di poteri straordinari.


    Ecco, a titolo di esempio, alcune informazioni provenienti dall'enciclopedica raccolta di Frazer:

    "È assai diffusa la credenza che i bambini gemelli posseggano dei poteri magici sulla natura, specialmente sopra la pioggia e il tempo. Questa curiosa superstizione prevale tra alcune tribù indiane della Colombia britannica, e le ha spesso condotte a imporre delle singolari restrizioni, o tabù, sui genitori dei gemelli, sebbene sia generalmente oscuro il loro esatto significato (...) Secondo l'opinione degli indiani Kwakiutl della Colombia britannica i gemelli non sono che dei salmoni trasformati e non devono quindi andare vicino all'acqua per timore che siano di nuovo trasformati in pesce. Nell'infanzia possono comandare a ogni vento muovendo le mani, provocar la tempeste e il bel tempo e anche guarire le malattie agitando un grosso sonaglio di legno (...) (...) Lo stesso potere di influenzare il tempo è attribuito ai gemelli dai Baronga, una tribù di Bantu che abitano le rive della baia del sud-est". (1)


    Guardando in panoramica le numerose credenze che circondano i gemelli, possiamo ipotizzare che la loro aura soprannaturale sia da attribuire soprattutto all'originalità dell'evento: tale aura sembrerebbe però ridursi in quei casi in cui, come tra gli Yoruba, i parti gemellari sono quantitativamente elevati e di conseguenza destinati a perdere la loro originalità.



    I Gemelli rappresentati in un libro di astrologia del XV secolo



    Dove quest'aura persiste, ecco che i gemelli risultano "altri", capaci di influenzare le forze della natura, di essere addirittura pericolosi per i genitori (2), fino a uccidersi tra loro quando avessero raggiunto la maturità. Si consideri che in molte culture il parto gemellare è da sempre stato considerato un evento per molti aspetti anomalo, contrassegnato da un'aura strettamente correlata alla dimensione soprannaturale. Nella quasi globalità dei casi noti agli etnologi, la nascita di gemelli viene spesso considerata il risultato di un'infrazione di leggi e regole socialmente condivise. Da qui la messa in campo di tutta una serie di pratiche atte a prevenire la nascita di gemelli, che spesso si riferiscono a modelli comportamentali della futura madre, da sempre considerata l'unica "colpevole" di ogni genere di anomalia che si verifica al momento della nascita. Sono documentate, come già evidenziato per il caso degli Yoruba, anche azioni distruttive, che prevedevano l'uccisione di uno o di entrambi i gemelli: "Tra gli indigeni del golfo di Papua se una donna partoriva due gemelli se ne doveva uccider uno, perché non si credeva possibile che una madre potesse nutrire adeguatamente due figli nello stesso tempo e la tribù preferiva avvantaggiarsi di un solo uomo forte piuttosto che di due deboli" (3). Anche se l'uccisione non deve essere considerata solo legata a "determinanti razionalistiche e utilitaristiche: va inserita nell'ampia e differenziata ideologia che presiede ai gemelli, nel sistema di credenze, nella mitologia, nel rituale delle varie società tradizionali" (4).

    La "colpa" risultava poi assoluta, quando i gemelli erano siamesi: in casi del genere l'anomalia era tale da rendere necessaria l'identificazione di un'origine che potesse dare un senso a un fenomeno altrimenti ingiustificabile per la società.
    II tema del duplicitas è attestato nelle mitologie, per esempio con la figura di Giano bifronte, che ha spesso assunto una valenza simbolica rilevante, trasformando il soggetto in divinità. Mentre in alcune culture i gemelli siamesi potevano essere oggetto di culto, poiché considerati un "segno" divino, in quelle occidentali venivano spesso trasformati in soggetti da fiera e inseriti nel mercato della mostruosità, che ebbe la propria cornice negli spettacoli del freaks. La spettacolarizzazione, per quanto disumana e incivile, ha avuto il ruolo di fare in modo che una parte dei "mostri" uscisse dal ristretto ambito della funzione ludica, per essere così memorizzata nelle cronache dell'epoca o, in qualche caso, nelle relazioni di medici impegnati nella ricerca delle cause organiche del fenomeno posto all'origine dei parti gemellari siamesi, in tutte le sue espressioni anatomiche.

    Le testimonianze giunte fino a noi, che abbracciano un arco cronologico molto ampio (5), ci informano su una notevole varietà di tipologie di parti siamesi. Dai casi di bicefalia a quelli costituiti dalla presenza di più arti su un solo corpo, fino a malformazioni tali da ascrivere quelle creature nell'ambigua categoria dei mostri. ( (6) Naturalmente, tutte queste creature, se pur oggetto di cresciuta attenzione scientifica da parte della moderna medicina, che tendeva così ad allontanarsi dalla dimensione mitica, hanno continuato a essere ammantate da un'aura che ne ha enfatizzato l'alterità, costringendole in un limbo in cui bene o il male, verità e immaginazione, non sono nitidamente suddivise.



    NOTE
    1) J.G. Frazer, II ramo d'oro, Torino 1950, Voi. I, pagg. 107-108.
    2) Per esempio, tra i Nuer del Sudan era diffusa la credenza che se lasciati vivere, i gemelli avrebbero ucciso i genitori.
    3) D. Visca, Il sesso negato. Contraccezione, aborto e infanticidio nelle società tradizionali, Roma 1977, pag. 61.
    4) D. Visca, op. cit., pag. 67.
    5) Si stima che fenomenologie correlabili alla morfologia espressa con i gemelli siamesi, siano rilevabili ogni cinquantamila nati, cfr. E. Giavini Figli di Satana. Mostri umani tra realtà e leggenda, Milano 2006 pag. 98.'
    6) Per un'ampia panoramica: C.J.S. Thompson, I veri mostri. Storia e tradizione, Milano 2001.




    Massimo Centini, Sotto un cavolo (Yume edizioni 2014, pag. 70)
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