IL NUOVO TEMPIO - EZECHIELE XL-XLVIII (PRIMA PARTE)
PRIMA PARTE - Riflessione Teologica in Generale
SECONDA PARTE - Elementi Esegetici
TERZA PARTE - L'escatologia
1. Riflessione Teologica in Generale
Le Scritture affermano senza ombra di dubbio: "L'anima che pecca morirà", e ancora: "il salario del peccato è la morte" (Ezechiele 18:20; Romani 6:23).
Dio ha decretato che la giusta pena meritata a causa del peccato è la morte fisica ed eterna, quale conseguenza della morte spirituale (separazione da Dio). Possiamo ribellarci a tale decreto divino, ma ogni protesta serve solo a dimostrare fino a che punto il peccato ha invaso la natura umana.
Tuttavia Dio, nel suo infinito amore per l'uomo peccatore, ha pure decretato che la pena del peccato può essere espiata da un sostituto: su questo principio è costruito il sistema dei sacrifici nell'Antico Testamento.
"Poiché la vita della carne è nel sangue. Per questo vi ho ordinato di porlo sull'altare per fare l'espiazione per le vostre vite, perché è il sangue che fa l'espiazione per la vita". (Levitico 17:11) Questa è la base per decretare nel NT che "senza spargimento di sangue non v'è perdono". (Ebrei 9:22) Secondo Lev. 16:14-19 il sangue purifica e santifica.
Dire quì che tutti i sacrifici animali nell'AT prefiguravano il Sacrificio di Cristo sembrerebbe prematuro, ma l'affermazione di Giovanni Battista stabilisce una relazione tra Cristo e l'Agnello ed esprime - a differenza della temporanea, relativa e locale efficacia del sangue animale - l'universalità del valore del Sangue della Croce: "Ecco l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo." (Gv.1:29)
La necessità di un definitivo sacrificicio è spiegata in Ebrei 10:1-18. Se Isaia 56:7 ha un valore escatologico e prevede il ripristino dei sacrifici di sangue, si rende necessario esaminare se la dottrina del Nuovo Patto esclude in assoluto la coesistenza del sistema sacrificale levitico con la dottrina dell’unicità del sacrificio di Cristo fatto una volta per sempre. (Eb.9:26)
Prendiamo atto del fatto che il Nuovo Patto esclude categoricamente qualsiasi aggiunta sacrificale al sangue di Cristo, (Eb.7:25-27; 9:12) essendo la Sua opera di espiazione perfetta. E’ un’anticipazione, ma è il luogo per dire che il nuovo tempio descritto dal profeta Ezechiele non prevede più (tra varie altre cose) il trasferimento del sangue dall’altare del cortile al luogo santissimo, per cui Ebrei 9: 7-9 non è quell’arbitrio cristiano che si vorrebbe far credere. Ed infatti dire che “lo Spirito Santo voleva con questo significare che la via al santuario non era ancora manifestata finché restava ancora in piedi il primo tabernacolo” corrisponde a dire che qualunque tabernacolo terreno non può più essere del tipo del primo, in quanto “Cristo, Sommo Sacerdote... è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e vitelli, ma con il proprio sangue.” (Ibid. vv.8,12)
L’epistola agli Ebrei trova in ciò conferma e non confutazione a causa del nuovo tempio di Ezechiele, chiarendo a priori che qualunque servizio sacerdotale o spargimento di sangue presso eventuali futuri templi non possono più seguire la linea dell’AT, a prescindere da ogni possibile ragione circa la necessità di un nuovo tempio. Se Ezechiele descrive un tempio futuro e reale nel contesto fisico, concreto, quotidiano della terra d’Israele (Ez.44:13,21-31; 43:8,9; 45:1; 47:13) una ragione deve pur esserci, ma è certo che l’assenza di un sommo sacerdote - che entra attraverso la cortina per ungere i corni dell’Arca del Patto – è assolutamente in linea con l’epistola agli Ebrei. Che poi la teologia cristiana (o meglio, i cristiani) non riesca tradizionalmente a capire la necessità di un nuovo tempio ed i motivi del sangue sparso presso un altare all’entrata del luogo santo è un problema che non contrasta necessariamente con il Nuovo Testamento.
Le affermazioni categoriche circa l’impossibilità di sacrifici cruenti – così valide a familiari per i cristiani – non sono valide per coloro che da questo Nuovo Patto non sono coinvolti e che nondimeno sono riconosciuti da Dio sulla base degli antichi patti, di cui il più recente è quello mosaico. E’ vero che dicendo: “Un Nuovo Patto” si dichiara antico il primo, e che quel che diventa antico e invecchia è prossimo a scomparire (Ebrei 8:13) ma non tocca ai cristiani dire quando e come è questo tempo prossimo e se una versione emendata del sacerdozio levitico non sia più possibile in un nuovo tempio. La citazione di Ger.311-34 in Ebrei pone dunque una domanda: Il patto che invecchia ed è prossimo a sparire, è in effetti sparito con la frattura della cortina del tempio al compimento del Sacrificio di Cristo, oppure i Giudei sono ancora comunque vincolati dall’Antico Patto e dalla Legge Mosaica?
Se quest’ultimo fosse il caso è implicito che il sistema sacrificale levitico ne è parte integrante, e dunque quel ‘prossimo a sparire’ significa che è sparito per i contraenti del Nuovo Patto, ma che non è ancora sparito [del tutto] per coloro che sono vincolati all’Antico Patto, benchè ormai il “nuovo” abbia adempiuto e superato l’antico. Come può essere questo possibile e quali le ragioni di una temporanea e limitata coesistenza del nuovo e dell’antico? Si tratterebbe di una fase di ‘intertestamento’ al fine di permettere ai contraenti dell’antico la possibilità di transitare al nuovo, il quale include ma supera il precedente. Se così non fosse i Giudei si sarebbero trovati, all’attimo del trapasso di Cristo sulla Croce ed alla contemporanea frattura della cortina del tempio, senza alcun patto ed esclusi dall’appartenenza del popolo di Dio, e dunque la “Replacement Theology” sarebbe fondata nel limitare alla Chiesa la definizione di “Nuovo Israele Spirituale”.
Israele invece è ancora popolo di Dio e l’apostolo Paolo lo conferma nella sua epistola ai Romani, i quali come si sà prima o poi avrebbero avuto bisogno di ricordarlo. C’è pero un popolo nuovo fatto di gentili ed ebrei che ormai sono in un rapporto con Dio secondo un nuovo patto che ingloba e trascende quello antico e non richiede più templi e sacrifici di sangue. Il nuovo popolo dal nuovo patto attende nel suo seno tutto Israele, ma non tutto Israele deciderà in tal senso, ed anzi alla fine ciò non sarà più possibile perché il tempo della Grazia e della Chiesa lascerà per l’appunto spazio al nuovo tempio di Ezechiele, con un sacerdozio limitato ed una monarchia limitata (non un re bensì un principe – e dove c’è un principe c’è anche un re sopra di lui – Ap.20:4-6; 22).
La funzione della Legge nel frattempo è ancora di “precettore” per “condurre a Cristo” ed alla salvezza per grazia mediante la fede. (Gal.3:24,25) Tale funzione della Legge implica la tutela e la custodia (Gal.3:23) dei giudei, finché non sia chiaro che la Legge venne data a motivo delle trasgessioni e che essa stessa non è capace di produrre la vita, perché se così non fosse ne sarebbe derivata la giustizia. (Ibid.v.21) La Scrittura invece “ha rinchiuso ogni cosa sotto peccato” per mezzo della maledizione, secondo che è scritto: “Maledetto chiunque non si attiene a tutte le cose scritte nel libro della Legge per metterle in pratica”. (Deut.27:26)
Per la Legge si ha dunque la conoscenza e la consapevolezza della gravità della trasgressione, di cui i sacrifici levitici ne sono l’espressione visibile ed integrante. Quei sacrifici, così come la Legge, non tolgono il peccato, ma lo coprono in vista del vero sacrificio tramite l’offerta del sangue di Cristo. Anzi con tali sacrifici si rinnova il ricordo dei peccati perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati. (Eb.10,4) Ecco dunque la vera funzione dei sacrifici levitici: rendere acuta la consapevolezza dell’iniquità, delle sue conseguenze cruenti e della necessità di un sostituto che paghi nelle veci del peccatore. Nuovamente ed in linea con la funzione della Legge Mosaica, ritroviamo in tal caso confermato il principio della funzione educativa del “pedagogo” che si propone di condurre coloro che sono sotto la maledizione della Legge (che in se stessa è buona) al sacrificio espiatorio del Messia, in modo da liberarsi della tutela della legge ed acquisire i privilegi della vera adozione e della libertà spirituale. (Gal. 4: 1-7)
In tale ottica la funzione della Legge non è finita ed il fatto che l’impossibilità d’immolare sacrifici sia resa ancor più acuta ed insormontabile dall’assenza del Tempio Giudaico da circa 20 secoli, costituisce di per sè un costante “incoraggiamento” a scoprire i privilegi e l’evidenza del Nuovo Patto. Non così per molto ancora, perché infatti i tempi di Isaia 56:7 ed Ezechiele 40 stanno per attuarsi. Non vorrei suonare radicalmente dispensazionalista, ma i tempi della Grazia stanno per chiudersi, prima che una lunga era milleniale riporti il mondo nuovamente sotto la disciplina e la tutela del “precettore” della Legge e dei Sacrifici, nella versione riformata del Nuovo Tempio.
Se infatti l’avvento del Millennio coincide con il “Governo Teocratico Mondiale” con capitale Gerusalemme è indiscutibile che i sudditti (le nazioni ed Israele) debbano osservare la Legge e sottostare alle conseguenze delle trasgressioni ed infrazioni, le quali dal punto di vista di Dio sono un tutt’uno con la natura peccaminosa che produce i singoli peccati. Se la base del perdono non è più la Grazia della Rigenerazione - che prima del Millennio aveva permesso l’Adozione dei “Figli di Dio” per far parte della Chiesa - il criterio di riconciliazione con Dio non può che ritornare al sistema levitico, i cui sacrifici non sarebbero però più “prospettivi”, bensì “retrospettivi” in relazione alla Croce dal punto di vista dell’epistola agli Ebrei.
Di questo nuovo/antico ministerio sacerdotale correlato ad un nuovo tempio – simile ma non identico all’antico – un residuo del popolo d’Israele sopravvissuto alle vicende dell’ultima settimana di Daniele - ne sarà protagonista, in quanto un’altra parte degli Ebrei non avrà più necessità di rivolgersi all’antico sistema levitico per l’espiazione dei peccati.
Mi rendo conto che dal punto di vista giudaico non è legittimo trattare il nostro soggetto ponendo sullo stesso livello Antico e Nuovo Testamento, nondimeno la mia è una riflessione che ancora – a mio vedere – può ritenersi giudeo-cristiana, benché non mi aspetto che né i giudei né i cristiani condividano completamente od in parte il mio punto di vista. La responsabilità di quanto scrivo è perciò interamente mia e dunque non si consideri questo scritto autorevolmente rappresentativo della teologia cristiana più ufficiale ed autorevole. Nondimeno la responsabilità cristiana nei confronti dei giudei è rispondere alle istanze dell’Antico Testamento con il criterio della “compatibilità”, ma ciò non significa che tutta la “rivelazione” debba fermarsi a Malachia.
Non si prenda neppure il mio scritto come una provocazione piuttosto che come un sincero sforzo di trovare il codice comune tra Nuovo ed Antico Patto ed eventuali sue nuove versioni riformate da un punto di vista giudeo-cristiano. Inoltre parole quali “Figli di Dio”, “Gerusalemme Celeste”, “Adozione”, “Sposa di Cristo”, “Natura Divina”, se non “Grazia” e “Rigenerazione”, fanno di sicuro suonare l’allarme, ma si tratta di concetti necessari per spiegare il “nuovo tempio” in sintonia col Nuovo Testamento, senza cadere nella contraddizione o defezione teologica che lascerebbe – in particolare nel nostro caso – l’epistola agli Ebrei aperta e vulnerabile alle manovre decostruttiviste.
V’è come un tacito ed unanime consenso dei biblisti cristiani a non approfondire Ezechiele XL-XLVIII, se non per (tutt’al più) spiritualizzare tutto nel simbolismo. Ciò è dovuto anche al timore di creare più problemi e domande piuttosto che risposte e soluzioni. Lo stesso David Pawson al termine della sua bella esposizione sul profeta Ezechiele, alla fine ricorre alla medesima saggia ricetta di tutti e decide di lasciare la questione con domande anzichè risposte: perché nel nuovo tempio ancora si immolano sacrifici animali; perché il luogo santissimo è vuoto ed aperto ed altri arredi mancano; come mai il sommo sacerdote è assente e nel luogo santo mancano il candelabro ed i due altari; perché neppure la conca di rame accompagna l’altare nel cortile e perché il tempio non è mai stato costruito e non sembra essere nei progetti ebraici della prossima ricostruzione? A tutte queste domande c’è una risposta ma richiede tempo, illuminazione e dedicazione per rispondervi con ordine, a cui normalmente non ci si vuol cimentare per timore di far danni e lasciare più domande aperte ed insolute che risposte compiute.
La mia opinione è che chiunque abbia una comprensione illuminata del Nuovo Patto è potenzialmente e progressivamente in grado per assistenza divina di risolvere i misteri del Nuovo Tempio e collocarne lo svelamente in un contesto escatologico. Infatti chi è in attesa di costruire un tempio nei pressi o in coincidenza della Moschea di Omar si chiederebbe all’infinito la ragione di dover escludere un sommo sacerdote, e dunque ci si aspetta che il problema venga risolto come per la ricostruzione al tempo di Ezra e Neemia: ossia costruire nuovamente secondo un modello antico e lasciare a Dio l’iniziativa di stabilire il tempio di Ezechiele.
Cosa sarebbe accaduto se gli esuli di Babilonia avessero voluto seguire il progetto di Ezechiele? La conseguenza sarebbe stata inanzitutto teologica, in quanto l’assenza del sommo sacerdote e dell’Arca avrebbe lasciato Yom Kippur in uno stato d’indefinizione, senza transizione di sangue dall’altare al santissimo. Inoltre la mancanza di altri arredi avrebbe lasciato l’apparente discrepanza con i precedenti tabernacoli nella più fitta nebbia. In terzo luogo come si poteva esser certi che il tempo era quello giusto e che Dio voleva veramente e misteriosamente porre fine ai precedenti modelli, senza che nel frattempo nulla sembrava spiegare la loro sparizione o adempimento. Inoltre era veramente il tempo di un fiume vitale che avrebbe cambiato il Mar Morto in un epoca di pace e giustizia ed attratto popoli e nazioni presso Sion?
Costruendo l’antico tempio invece fu come dar per certa la sua futura demolizione, così come altrettanto si deve dire per il tempio di Erode e quelli a venire che non siano il tempio di Ezechiele. E se i giudei decideranno presto di ricostruire il tempio - in circostanze favorevoli e forse in coincidenza con accordi multilaterali e di pace – si ritroveranno nel medesimo dilemma col la stessa soluzione, in quanto è soltanto il Nuovo Patto che chiarisce i termini della questione nel contesto degli imminenti fatti apocalittici alla vigilia milleniale.
Non può che suonare crudele - benchè detto a mezzo fiato – ma “l’abominazione della desolazione che cagiona la desolazione” (chi legge pongavi mente) di uno senza legge che vuol “mutare Tempi e Legge” (Dan.7) e che si mette a sedere nel tempio dicendo di essere Dio (2Tess.2:4), suona tanto come un atto che si compie in un tempio privo della Shekinah e lasciato al suo pur necessario destino escatologico, a meno che nella purificazione del nuovo tempio non si voglia intravedere la traccia della profanazione prima del ritorno di Dio per la porta orientale. (Ez.43:4-7) In questo caso il nuovo tempio di Ez. 40 dovrebbe essere costruito entro la prima metà della LXX settimana di Daniele in tempo per i fatti di Apocalisse 11 e seguenti. Data però la complessità e le dimensioni del relativo progetto, non si vede come ciò sia possibile senza una completa rasatura, estensione – ed elevazione – della “spianata del tempio”.
Ammesso che Israele voglia risolvere i medesimi interrogativi di ricostruzione dell’epoca di Neemia con la diversa decisione di seguire i piani architettonici di Ezechiele, rimane la corrente situazione geo-fisico-politica che ne rende l’attuazione impossibile. Qualunque sia il tempio, si dovrebbe estendere la spianata del tempio o si dovrebbe cambiare sito? http://askelm.com/temple/t001211.htm - http://askelm.com/temple/t991001.htm - Le misure del territorio del santuario secondo Ezechiele 45 anche in considerazione delle altre porzioni destinate alla città, al principe ed ai leviti, fanno pensare ad un tale mutamento che francamente non riesco a scorgervi una sembianza con l’attuale impostazione di Gerusalemme e della spianata del tempio – voglio sperare (anche contro speranza) che ciò non sia determinato da eventi bellici distruttivi alla vigilia del Millennio, nella cui eventualità si deve ricordare che Dio può ritrovare i suoi luoghi, rialzarli e rigenerarli come vuole.
Mi sembra chiaro però che il prossimo tempio non sarà quello di Ezechiele, perché conosco la determinazione giudaica e ne comprendo la drammaticità dei suoi motivi. Purtroppo anch’esso sarà destinato (come i precedenti) alla demolizione ed alla profanazione fino a quando Israele non si rassegnerà ad un nuovo tempio senza sommo sacerdote, con un santo e santissimo senza arredi ed una nazione con un principe anzichè un re – e per quel tempo è certo che i motivi spirituali di tali mutamenti saranno chiari. In soccorso a tali riflessioni è la seguente semplice riflessione: se i giudei fossero (prima del Millennio) come nazione al punto di ammettere l’architettura e la funzione del tempio di Ezechiele grazie ad una comprensione teologica messianica, significherebbe anche che la funzione della Legge quale “precettore” avrebbe compiuto il suo corso e raggiunto l’obiettivo – quello di Efesini 2:11-29. Perché dunque allora un real sacerdozio secondo i parametri di 1Pt.2:1-10 dovrebbe offrire sacrifici cruenti e trattare col sangue in un tempio fisico e reale?
Da ciò si deduce che di Israele solo un numero (benchè grande) di giudei a titolo individuale entreranno a far parte del sacerdozio del Nuovo Patto, e toccherà alla nazione d’Israele superstite all’indomani dei fatti di Zacc.12-14 prendersi cura del Nuovo Tempio e delle responsabilità sacerdotali ancora compatibili e necessarie per l’umanità e le nazioni non rigenerate del Millennio e per le quali i privilegi dell’epistola agli Ebrei saranno stati mancati per l’eternità.
Quali privilegi se di essi (la Chiesa) non v’è neppure traccia nel nuovo tempio di Ezechiele? Per l’appunto essi non hanno bisogno di alcun nuovo tempio e la loro cittadinanza è celeste, ma dimora laddove il Carro di Dio e la Sua Cavalleria risiedono. In Zacc. 14: 4,5 (cfr. Ez. 43:7; At.1:11; 1Tess.4:17) è chiara la dinamica che darà luogo all’inaugarazione del nuovo tempio e si spiegano sia la ragione dei “piedi”, sia l’entrata da oriente, ma i suoi saranno con lui. La Merkaba coi cherubini è la medesima visione dei precedenti capitoli di Ezechiele, ma essa non è in contraddizione con le teofanie di Dio (Gen.18; Giud.13). La Merkaba è prima ancora nel vero tempio celeste è dunque nel tebernacolo spirituale dei santificati (Ef.2), portando anche con se coloro che sono suoi al ritorno sul monte degli Ulivi e nel nuovo tempio... per governare per 1000 anni e poi per sempre...
E’ arduo e prematuro spiegare come una nuova Gerusalemme (sospesa nello spazio) interagirà col nuovo tempio di Ezechiele in quel tempo e di come la Chiesa (composta di ebrei ed ex gentili) sarà infatti correlata con la Merkaba ed i suoi spostamenti, ma basti dire per il momento che il tempio celeste menzionato nell’epistola agli Ebrei ingloba il Logos, la Chiesa e YHWH e di tale concetto v’è abbondante traccia nell’epistola agli Efesini (2:21,22) nell’Apocalisse di Giovanni (21), per la cui comprensione è però necessaria l’illuminazione del Padre (Ef.1) destinata a coloro che (giudei o gentili) essendo vivificati e risuscitati in Cristo sono anche già posti a sedere nei luoghi celesti (Ef.2:1-6). Lasciamo dunque il mistero della Chiesa in relazione al nuovo tempio al beneplacito della rivelazione del Padre e ritorniamo al rimanente di questa prima parte del nostro soggetto principale.
Israele è certamente in attesa di segni ed opportunità per ricostruire l’antico tempio, e di certo ciò implicherà la restaurazione dei sacrifici levitici. Un’occhiata al modello dell’Holy Land Hotel a Gerusalemme basta a rendersi conto della determinazione a ricostruire secondo i vecchi modelli. “Abramo” - forum http://www.evangelici.net/home.html - ha ragione nel dire che Isaia 56: 7 ha un carattere escatologico, ma non darei per certo che il prossimo tempio sia quello di Ezechiele e dei tempi d’Isaia a cui la citazione di Abramo si riferisce.
Che per 1000 anni almeno (fino a ‘nuovi cieli e nuova terra’) un tempio giudaico e sacrifici levitici possano essere in funzione, risulta a primo acchito inconcepibile e provocatorio per i cristiani, oltre che contradittorio con l’epistola agli Ebrei, ma così non ritengo che sia. La continua ‘spiritualizzazione’ di sezioni scritturali quali lo stesso Isaia 56: 7 ed Ezechiele 40-48 non può essere più sostenuta pervicacemente senza allontanarsi dalla realtà e dall’evidenza scritturale. Piuttosto è nella diversità del Nuovo Tempio descritto da Ezechiele, in una collocazione escatologica, che vanno ricercate le varianti e le funzioni in rapporto sia ai templi e tabernacoli precedenti che ad un eventuale tempio futuro o “parallelo”. Futuro e Parallelo? Immagino Abramo: cos’è la “Relatività” di Einstein? Siamo ancora in tema: come si concilia l’apparente evidenza ed esclusività del nuovo tempio descritto da Ezechiele e degli olocausti di Isaia 56:7 con altre ipotesi.
Non sarebbe la questione conclusa, semplicemente ammettendo che i sacrifici cruenti vengono ripristianti e che dunque l’epistola agli Ebrei risulta alla fine infondata? Non, la questione non può essere così conclusa, perché dopo aver suggerito che quest’ultimo nuovo tempio non è in contraddizione con l’epistola agli Ebrei - per le varie ragioni desritte – la domanda prima aperta ha non soltanto dal punto di vista del N.T. ottenuto una risposta.
Per almeno venti secoli prima del nuovo tempio di Ezechiele i decreti levitici dell’espiazioni saranno stati disertati per forza maggiore. Tali decreti suggerisco - con l’epistola agli Ebrei - che fossero in prefigurazione del Sacriificio di Cristo. In virtù del medesimo principio i giudei possono aver pace con Dio oggi (Rom. 5), benché senza sangue e sacrifici animali, a meno che non si voglia perdere l’opportunità delle cinque vergini avvedute per entrare attraverso la porta che si apre una volta ad incontrare lo Sposo prima ch’essa si chiuda per sempre. I sopravissuti che non avranno preso “il marchio” potranno entrare nel Millennio ed anzichè “prefigurare” esamineranno in retrospettiva il valore del sangue versato per i propri peccati, senza sommo sacerdote, senza re e col santuario privo di arredi.




1-34 in Ebrei pone dunque una domanda: Il patto che invecchia ed è prossimo a sparire, è in effetti sparito con la frattura della cortina del tempio al compimento del Sacrificio di Cristo, oppure i Giudei sono ancora comunque vincolati dall’Antico Patto e dalla Legge Mosaica?
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