Dal sito del Corriere della Serva
Alitalia come Olivetti? E' triste assistere alla scomparsa di un simbolo che significava avanguardia in svariati settori della società civile. Ricordo che Olivetti agli inizi degli anni Settanta era tra i primi gruppi mondiali nell'elettronica, e i suoi pc venivano venduti in tutto il mondo. Ha ragione Carlo Ratti (28 maggio) a identificare, in questo mondo globalizzato, il trasporto di merci e persone come uno dei cardini della nuova economia. Infatti nelle trattative all'Organizzazione mondiale del commercio, gli Usa si battono sempre con vigore per liberalizzare totalmente tre settori: finanza, informazione e trasporti. Ci sarà ben un buon motivo per insistere sopratutto su questi, no?
Agli inizi degli anni Ottanta partecipai a un seminario negli Usa che trattava di aeroporti, hub e gestione di servizi a terra. Ricordo che il relatore, ex-general manager dell'aeroporto di Miami, saputo della mia nazionalità italiana, fece lusinghieri commenti sulla qualità della nostra compagnia di bandiera, e profetizzò un grande sviluppo del terzo livello (tratte interne servite con aerei medio-piccoli) per l'Italia, proprio a causa della nostra geografia (penisola lunga e stretta con grandi barriere montagnose) che privilegiava, a parer suo, il trasporto aereo delle persone e delle merci, rispetto ai massicci investimenti necessari per reti autostradali di grande capacità. Questo esempio per cercare di capire dove il management di Alitalia ha perso il treno. Alitalia ha considerato per lunghi anni il traffico intreno in senso monopolistico, una mucca da mungere senza pietà. I poveri passeggeri nazionali, ogni volta che acquistavano un biglietto, pagavano anche un pezzo del biglietto dei loro inconsapevoli vicini di posto che si recavano in altri continenti. Per motivi squisitamente politici non si toccavano i privilegi del personale di cabina e di quello a terra, comunque andasse c'era sempre Pantalone a pagare.
Oggi che devono fare i conti con un mercato libero, stanno ripercorrendo la stessa china scivolosa che compì l'Olivetti. Nessun coraggio di fare scelte lungimiranti e di lungo respiro, nessun investimento nei settori di nicchia, acquiescienza nei confronti dei sindacati che siedono nel consiglio di amministrazione, salvo poi operare tagli dei costi e del personale seguendo l'unica via che conoscano: incentivare le dimissioni di quelli che costano di più, senza capire che con loro se ne vanno anche grandi esperienze e capacità di rilancio vero.
Giorgio Pozzi




Rispondi Citando
