





Io lo avevo previsto gia' dall'agosto scorso che gli amici pollisti sarebbero diventati keynesiani... Leggete qua...
27-08-2002 14: 53In Origine Postato da Ago
Per il perfetto pollista, komunisti aria...
Ecco un aggiornamento del vostro manuale preferito con le nuove risposte, adattate per il mutamento delle circostanze:
Cambio di programma: da oggi siamo keynesiani. La crescita non arrivera' con la riduzione delle tasse ma con le opere pubbliche. Se non sapete cosa sia un keynesiano poco importa, sappiate solo che ci serve per sforare liberamente il deficit (ma non ditelo in giro)....
http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=22171


...Un...NUOVO.. "new deal" ? ...Leggermente ridondante.


A proposito, qualcuno sa dirmi cosa succede al deficit? Infatti c'e' una stretta connesione logica tra il pollismo neo-keynesiano ed il deficit.... Io ve lo dicevo che le cose andavano maluccio (deficit effettivo ben oltre il 3% e fittiziamente tenuto a bada con una valanga di barbatrucchi contabili)... Ve lo dicevo che nel 2003 ci avrebbero messo una toppa con il condono ed altre cartolarizzazioni... E prevedevo che nel 2004 sarebbero stati tutti a pecora...
Vediamo cosa ci dice il sole:
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=249030
CONTI PUBBLICI 2003 / IL COMMENTO
Fra manovre una tantum e spese da tagliare
La sfavorevole congiuntura e le difficoltà a governare la spesa mantengono il deficit fuori linea rispetto agli obiettivi di risanamento. E dal 2004 le misure correttive dovranno essere permanenti, una volta esaurita la finanza straordinaria.
di Michele De Gaspari
La drastica revisione al ribasso da parte del Governo delle stime di crescita del Pil per il 2003 - dal 2,3% indicato lo scorso autunno all'attuale 1,1%, ma è probabile un risultato a consuntivo ancora più modesto - ha inevitabilmente comportato anche la correzione al rialzo dell'obiettivo di deficit/indebitamento netto (dall'1,5% al 2,3% del Pil). Quest'anno, come del resto gli ultimi due, non si sta certo delineando quale periodo normale per la finanza pubblica italiana e le possibilità di centrare gli obiettivi programmatici, sia pure recentemente ridimensionati, appaiono pertanto ridotte. Nei primi cinque mesi del 2003, per esempio, il fabbisogno di cassa del settore statale - l'indicatore più tempestivo dell'andamento tendenziale dei conti pubblici - mostra infatti un nuovo contenuto peggioramento nei confronti dello stesso periodo del 2002, se calcolato al netto delle operazioni straordinarie (come l'incasso dei condoni fiscali e lo swap sui titoli di Stato dell'aprile di un anno fa).
I dati Istat sui conti economici nazionali 2002, diffusi a fine febbraio, hanno messo in evidenza un modesto miglioramento del disavanzo rispetto al 2001, sceso dal 2,6% al 2,3% del Pil secondo la stima provvisoria. Ma il calo è interamento dovuto alla minore spesa per interessi, essendo ancora diminuito il saldo primario. Quest'ultimo, in particolare, è passato dal 3,8% al 3,4% del Pil, mentre nel 2000 esso ammontava al 4,7%, se considerato al netto dei proventi ricavati dalle aste per le licenze di telefonia mobile Umts (pari a 13,8 miliardi di euro). Nel 2003 poi, secondo la Relazione trimestrale di cassa, presentata lo scorso aprile, l'avanzo primario dovrebbe scendere ancora, sino al 3,2% del Pil, il livello più basso dal 1995. Sulla riduzione del deficit 2002 nei confronti del 2001 sono state determinanti le operazioni di finanza straordinaria, quali le cartolarizzazioni e le vendite dirette di immobili pubblici, valutabili nel complesso in circa l'1,3% del Pil. L'indebitamento netto tendenziale, di conseguenza, si attestava ben oltre quel 3%, che rappresenta la soglia di allarme ai fini del rispetto del Patto di stabilità europeo. Ma quella delle misure "una tantum" diventa una scelta obbligata nei periodi di crescita economica appena superiore allo zero. E un intervento di pressoché analoghe dimensioni (1,5 punti del Pil) è previsto nelle componenti straordinarie della manovra correttiva 2003, basata quest'anno sui condoni fiscali insieme alle ormai consuete cartolarizzazioni.
Le conseguenze di una bassa crescita Il nuovo obiettivo programmatico per il 2003 - che verrà meglio precisato tra circa un mese nel prossimo Dpef 2004-2007 - recepisce, dunque, ipotesi di crescita del Pil sostanzialmente in linea a quelle dei principali centri di previsione economica, anche se il quadro di riferimento congiunturale continua a essere molto incerto. L'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche per il prossimo anno sarà, invece, indicato significativamente sotto il 2% del Pil, con un saldo primario che dovrebbe pertanto risalire verso il 4%, recuperando circa tre quarti di punto rispetto alla media del biennio precedente. Va ricordato, peraltro, che l'ultimo Programma di stabilità (novembre 2002) prevedeva avanzi primari intorno al 5% e oltre del Pil nel periodo 2004-2006. La probabile minore crescita economica, rispetto al 3% medio indicato per gli anni successivi al 2003, crea tuttavia non pochi problemi al conseguimento dei valori programmati nei saldi di bilancio. In più, c'è l'obiettivo di un calo del debito pubblico sotto il 100% del Pil entro la fine del 2004, così come richiesto dagli impegni europei e che deve, quindi, essere perseguito con determinazione. L'ingente ammontare del debito rappresenta, infatti, la principale anomalia dell'Italia nei confronti degli altri partner di Eurolandia. Il tendenziale peggioramento dei saldi di bilancio non può, inoltre, essere contrastato in prospettiva con nuove misure temporanee, i cui effetti sono destinati a esaurirsi nel corso del 2003. Di qui le preoccupazioni del governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, espresse nelle Considerazioni finali (pag. 35-36) del 31 maggio all'assemblea dell'Istituto e analizzate nei dettagli, nel capitolo dedicato alla finanza pubblica (pag. 226-231) della Relazione annuale, dagli economisti di via Nazionale. Questo significa che, una volta esaurite le manovre straordinarie, dovranno essere conseguiti, nell'ambito del bilancio pubblico, ben più consistenti avanzi primari, sopra il 5% del Pil, grazie a misure strutturali di contenimento della spesa corrente, in modo da favorire nello stesso tempo la riduzione del debito, così come richiesto dall'Unione europea.
6 giugno 2003
Allora riassumiamo:
Deficit 2,3% + barbatrucchi di bassa lega per 1,3% = deficit effettivo strutturale 3,6%!!!
Nel 2003 per mantenere il livello attuale (NON per ridurlo) si prevedono gia' barbatrucchi per 1,5%...
E nel 2004?
All together pollisti: EEE VIVAAAA KEYNES LA LA LALA LA LALA!


Bruxelles, 11:07
Ue, Piano di Tremonti per il rilancio degli investimenti
Il ministro delle finanze Giulio Tremonti ha illustrato oggi il piano di rilancio degli investimenti pubblici e privati al termine di un incontro all'Europarlamento. "L'azione europea per la crescita", ha affermato Tremonti, può essere una "soluzione per i problemi economici" del continente.
Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha precisato che nel piano italiano per la crescita europea "non figurano investimenti per la difesa". "Questo è un piano ,tra virgolette, civile", ha detto il ministro.
Circa l'impatto sul mercato del lavoro, Tremonti ha detto che "noi assumiamo che possa essere positivo" dato che "da sempre gli investimenti di questo tipo hanno effetti positivi sull'occupazione". Anche se non è possibile fare ipotesi realistiche, il ministro ha concluso con una battuta riferita all'esperienza americana degli anni Trenta: "ai tempi del New Deal pare che abbia funzionato". (Red)


Ma Duisenberg sgama tremonti in meno di 30 primi, capendo subito (e si che aghetto lo aveva detto 10 mesi fa'...) che l'infatuazione di tremonti per keynes e' solo una vile scusa per sforare il tetto del deficit...
Economia
Rispettare Patto di stabilita', no ad aumento deficit
12-GIU_117 _Bce: Duisenberg
BRUXELLES - "Faremmo bene ad attenerci alle regole che abbiamo deciso nel Patto di stabilita' e di crescita". Lo ha detto il presidente della Banca centrale europea, Wim Duisenberg, durante un'audizione al Parlamento europeo a Bruxelles. "Penso che ci sia molto spazio per migliorare la qualita' degli investimenti pubblici - ha detto - e ridirigerli, nell'ambito totale della spesa pubblica, verso investimenti piu' produttivi". "Non penso invece - ha aggiunto - che ci sia spazio per un deficit piu' importante". (Agr)


I nostri pollisti Neokeynesiani per necessità ... Mi ricordano tanto un altro illustre keynesiano, l'on. Cirino Pomicino, uno che ha fatto tanto per il deficit.
Ma allora tanto valeva mandarci direttamente Bertinotti, al governo, che queste cose di Tremonti già le diceva nel '98, no?