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    Predefinito Tremonti: «Ora la Banca del Sud. Palazzo Chigi avrà la regia del piano»

    ■ Sud, Tremonti: «Corruzione quasi sicura
    in piccole opere, serve lo Stato»
    di Antonio Troise


    NAPOLI (28 settembre) - È vero che in politica non esiste copyright. Eppure, Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, è stato il primo a rilanciare la questione meridionale come questione nazionale. Per questo condivide totalmente il documento elaborato dai gruppi parlamentari Pdl che sarà discusso oggi a Napoli a Palazzo Reale.

    Un convegno dove è in programma anche il suo intervento. Nell’intervista al ”Mattino” ribadisce il concetto, lo sviluppa in base all’analisi della situazione italiana e meridionale in particolare. Poi annuncia che nei prossimi giorni presenterà al Consiglio dei ministri il disegno di legge per la banca del Sud e per il credito nel Meridione.

    Ministro, anche Trichet ha riconosciuto che l’economia italiana può crescere di più rispetto agli altri paesi. Fra l’altro sono arrivati giudizi positivi da molti osservatori e istituti internazionali. Il partito dei ”catastrofisti” ha sbagliato le previsioni?
    «Il nostro Paese è entrato nella ”normalità” europea e - per ora - è finito il ”caso Italia”. Attesi per il peggio data la colossale dimensione del debito pubblico italiano - il terzo del mondo senza che l’Italia abbia la terza economia del mondo - in realtà abbiamo tenuto. Ed è così che i numeri italiani sono entrati nella normalità europea. Entrare nell’ordinarietà dei grandi numeri europei in un periodo non ordinario perché marcato dalla crisi è stato, di per sé, un po’ straordinario».

    Ora cosa succederà?
    «Il futuro non sarà la proiezione automatica del passato, la crisi ha fatto emergere che la maggiore crescita di molti paesi rispetto all’Italia non era prodotta da buona politica ma da cattiva finanza: dalle carte di credito, dalle centrali finanziarie, dalle bolle immobiliari. Una crescita artificiale e drogata. La storia dei rapporti fra gli altri Paesi e il nostro ricorda quella di Achille e della tartaruga: l’Italia cresceva di meno ma aveva e ha la seconda manifattura d’Europa dopo la Germania. I cattivi maestri del ”declinismo” ci hanno insegnato che la nostra manifattura era il male rispetto alla finanza. E che perdevamo quote di mercato. Esattamente l’opposto: ancora nell’autunno dell’anno scorso, prima che esplodesse la crisi, non perdevamo ma aumentavamo le nostre quote sul mercato mondiale. La crisi, con la caduta del commercio mondiale, ci ha colpito su un punto di forza e non di debolezza. Ma la manifattura resta e, come insegna la crisi, la ricchezza non si produce a mezzo debito ma a mezzo lavoro. Se le statistiche nazionali ci portano in un’area di normalità c’è, però, un elemento di anormalità».

    Quale?
    «L’Italia è un paese duale. È un po’ come la storia dei polli di Trilussa: ce ne sono due, ma uno ne mangia uno e mezzo e l’altro solo mezzo. Questo non vuol dire che le statistiche nazionali italiane siano sbagliate. Anzi, sono giuste. Ma vanno lette considerando i differenziali che contengono al loro interno. La forza economica del Centro-Nord, con i suoi 40 milioni di abitanti, un blocco grande come un medio paese europeo tipo Spagna o Polonia, è superiore alla media europea. Ci sono dentro aree che competono tranquillamente con la Baviera o l’Ile de France. L’altra parte, che comprende 20 milioni di abitanti, più o meno come Portogallo e Grecia messi insieme, presenta, invece, numeri sbilanciati verso il basso. Nelle statistiche ci sono medie che sono medie e invece medie che sono la somma di numeri che stanno insieme, gli uni molto sopra, e gli altri troppo sotto la media stessa. È vero che la somma la fa il totale. Ma un conto è la somma di numeri più o meno uguali, un conto la somma di numeri troppo diversi. La strategia, allora, non può essere la stessa per tutto il paese. Bisogna concentrarsi sul Sud».

    Che cosa bisogna fare?
    «Il Sud è una questione nazionale. Ma negli ultimi venti anni è mancata sul Sud una visione nazionale e unitaria. C’è stata una deriva regionale. Il Mezzogiorno non è la somma algebrica delle regioni meridionali. È qualcosa di più e di diverso. Invece, nell’architettura politica, o ci sono soggetti troppo nazionali o troppo regionali. Ci sono due troppi di troppo».

    Vuole dire che le Regioni hanno sbagliato strategia?
    «Un fiume enorme di denaro è stato destinato a una miriade di opere non collocate in una logica strategica nazionale. I governi locali, ragionando prevalentemente ciascuno per sé, hanno fatto più micro che macro-opere. Più fontane e pavimentazioni che opere pubbliche di unificazione nazionale».

    Nicola Rossi, del Pd, sostiene che sono aumentati i fondi per il Sud ma è aumentato anche il divario.
    «Nicola Rossi ha ragione e lo ha scritto con grandissima onestà intellettuale. Se c’è una cosa che non è mancata sono i finanziamenti pubblici, se c’è una cosa che c’è stata è il cattivo uso di questi finanziamenti. C’è stato un eccesso di dispersione e non una concentrazione strategica, mentre i grandi fondi pubblici servono soprattutto per le grandi opere pubbliche. È mancato, insomma, un progetto unitario. Un esempio: l’unificazione tedesca, il più colossale progetto di integrazione e sviluppo dell’Europa moderna è passata attraverso grandi opere pubbliche e non ha preso la forma dispersiva dei micro-progetti territoriali. Lo Stato non può essere sostituito da un Comune che fa una fontana, con tutto l’apprezzamento per le fontane. E gli effetti sono evidenti. Come è possibile che i collegamenti ferroviari da Roma verso il Nord si fanno in due ore e quando si va verso il Sud i tempi raddoppiano? È chiaro che qualcosa non funziona. Lo Stato non ha fatto lo Stato. Dagli anni 90 a oggi, la nuova politica
    meridionale ha assorbito un’enorme quantità di capitali e ha prodotto un minimo beneficio pubblico. Andare avanti così non unisce ma gradualmente divide il paese».

    Come se ne esce?
    «Bisogna portare la questione meridionale al livello nazionale. Il Sud non può essere la somma dei micro-progetti o dei micro-medio soggetti territoriali. Non è un caso che la grande esperienza della Cassa per il Mezzogiorno, che aveva una visione nazionale, si è rotta quando sono state ”inventate” le Regioni. Ed è cominciata una deriva dal centro verso la periferia. Così ha preso forma l’opposto del giusto: la periferia è diventata il centro di se stessa disperdendo la questione meridionale in una puntiforme e irrazionale politica locale».

    Il federalismo, però, non va proprio in questa direzione?
    «Finora, soprattutto nel Sud, c’è stato un federalismo assimetrico che ha avuto i difetti senza i pregi del federalismo. E ha alimentato la dinamica della corruzione. Anzi, considerando questo fenomeno, i polli di Trilussa ai quali facevo riferimento non sono due ma tre, perché c’è anche quello che ha alimentato la criminalità, la malavita».

    Non c’è un altro problema? Bene o male, fino al secondo governo Prodi, c’era una certa concentrazione istituzionale. Poi è stato smontato tutto per dinamiche interne di potere. Non sarebbe meglio riportare tutto a come era prima?
    «A me sembra giusto che cresca la funzione di coordinamento a Palazzo Chigi. Anche nella meccanica delle competenze, come si sono moltiplicati i centri a livello di regioni, così si è smontato il sistema a livello centrale creando l’effetto di una paradossale scomposizione».

    Davvero rimpiange la Cassa per il Mezzogiorno?
    «Ho usato quella della Cassa per il Mezzogiorno come un’immagine provocatoria. Oggi può essere l’Agenzia a Palazzo Chigi o l’Istituto per lo sviluppo del Meridione. L’essenziale è capire che un comitato di ministri funziona per coordinare fino a quando ci sono i fondi europei. Ma quando finiscono, ci vuole un organo più tecnico e meno politico capace di andare alla Bei o sui mercati finanziari per raccogliere i capitali necessari per lo sviluppo del meridione».

    Quando partirà la banca del Sud?
    «Nei prossimi giorni sarà presentato il disegno di legge, concordato e affinato in modo che possa cominciare a svilupparsi. Il Sud è l’unica macro-regione d’Europa che non ha una banca propria. Non credo che questo sia irrilevante o che già fanno tutto e bene le banche del Nord. Se oggi, con la crisi, esiste un problema di credito nel Nord, figuriamoci nel Sud...».

    Non c’è il rischio di creare una banca pubblica?
    «È un non problema perché costituire una banca pubblica è vietato dall’Europa. Ma questo non vuol dire che non ci sia una responsabilità pubblica nel mettere insieme attorno a un tavolo i soggetti che possono realizzare il progetto».

    Se ho ben capito, si vogliono mettere in rete gli istituti di credito cooperativo. Non è lo schema che ha generato il Crédit Agricole in Francia?
    «Quella è un’esperienza straordinaria. La storia non si ripete per analogie. Ma la meccanica del territorio è quella giusta. La raccolta la faranno le banche di credito cooperativo. Quelle che ci sono e le nuove. Noi favoriremo in tutti i modi legittimi questo processo. In questa banca non si parlerà inglese».

    Quali i tempi del nuovo istituto?
    «Per fare le banche del Sud ci sono voluti secoli. Per distruggerle sono bastati vent’anni. Per ricostruirle ci vorrà del tempo. Ma c’è sempre un giorno in cui si riparte».


    Tremonti: «Ora la Banca del Sud Palazzo Chigi avrà la regia del piano» - Il Messaggero

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Tremonti: «Ora la Banca del Sud. Palazzo Chigi avrà la regia del piano»

    FEDERALISMO: CALDEROLI, BENE TREMONTI SUL SUD ITALIA

    (IRIS) - ROMA, 28 SET - ''Trovo ottima l'intervista rilasciata, sulla questione meridionale, al quotidiano Il Mattino, dal ministro Giulio Tremonti e trovo assolutamente condivisibili le dichiarazioni rilasciate, oggi al convegno sul Mezzogiorno in svolgimento a Napoli, dal ministro Raffaele Fitto: parole a cui aggiungerei l'assoluta e urgente necessita' di avere una classe dirigente che dimostri di essere tale veramente e che consenta di superare, finalmente, i problemi del Mezzogiorno. Ed il federalismo fiscale, attraverso la trasparenza, la responsabilizzazione ed il controllo democratico, sara' il pungolo e lo strumento per raggiungere questo risultato'': lo afferma il senatore Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Tremonti: «Ora la Banca del Sud. Palazzo Chigi avrà la regia del piano»

    è proprio un governo di stampo leghista ...


    ostridicolo: ostridicolo: ostridicolo:

  4. #4
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    Predefinito Rif: Tremonti: «Ora la Banca del Sud. Palazzo Chigi avrà la regia del piano»

    Banca del Sud, soldi del Nord

    Dietro il progetto di Tremonti

    La Banca del Sud è un'idea del ministro dell'Economia. La vagheggiò dapprima nel 2004, volle che fosse prevista dalla Finanzia ria 2006 è tornato alla carica nel 2008 volendo che fosse inserita nel primo decreto del nuovo governo Berlusconi. Siamo al 2009 e di concreto non vi è ancora nulla. Anzi non si ancora ben capito chi dovrà mettere i soldi per dotare la Banca del Sud del capitale necessario per operare. Lo Stato - ha già detto Tremonti - favorirà la fase di avvio ma non metterà un centesimo. Potrebbe partecipare la Cassa Depositi e Prestiti. La novità di questi giorni è però un'altra: parteciperanno le banche di credito cooperativo. Si è magnificata la diffusione territoriale di queste banche. Oltre cento istituti presenti capillarmente in tutto il Meridione. Non si è capito però come le banche di credito cooperativo doteranno la banca del Sud dei mezzi necessari ad operare. Si può escludere in radice che le banche di credito cooperativo meridionali abbiano, prima ancora che l'interesse, i mezzi per poter dar vita ad un soggetto dotato di una forza appena proporzionata alla quantità di annunci e di aspettative che il Ministro ha creato sul punto. L'impresa, anzi, appare velleitaria anche coinvolgendo l'intero movimento nazionale del credito cooperativo. Non vi è dubbio tuttavia che, se quest'ultima dovesse essere l'ipotesi, a metter i soldi potranno essere solo quelli che i soldi li hanno: in primis Lombardia, Venezie ed Emilia Romagna.

    Il risultato, per quel che riguarda il Veneto, sarà che i denari destinati dalle banche venete al capitale della Banca del Sud diverranno buoni per garantire il debito della Banca del Sud e di conseguenza non potranno essere più computati quale garanzia per il debito delle banche venete. In poche parole: la capacità operativa delle ban che di credito cooperativo venete diminuirà. Ciò dovrebbe accadere in uno momento di grave crisi economica con l'intero sistema del credito cooperativo veneto impegnato all'estremo nel sostegno alle economie locali. Il danno per l'economia regionale sarebbe certo. Le banche di credito cooperativo del Veneto già destinano ogni anno il 3% dei loro utili ad un fondo nazionale di solidarietà sulla cui utilità ed efficacia ci si potrebbe intrattenere a lungo. Al danno per il Veneto non seguirebbe alcun benefico per il Sud. Basti pensare che negli ultimi trent'anni sono spariti dalla scena quali soggetti autonomi Banco di Napoli, Banco di Sicilia, tutte le casse di risparmio di Campania, Calabria, Lucania, Puglia e Sicilia ed una quantità impressionante di banche delle altre categorie. Al Sud le banche non funzionano perché non riescono a reggere operando in un contesto economico soffocato dall'illegalità e dal malaffare. A questo si deve por rime dio prima di pensare a nuove e taumaturgiche banche.

    Massimo Malvestio
    26 agosto 2009
    Gladstone: " Se il popolo d'Inghilterra avesse dovuto attendere le libertà dal ricorso ai mezzi legali, esso le aspetterebbe ancora"

  5. #5
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    Predefinito Rif: Tremonti: «Ora la Banca del Sud. Palazzo Chigi avrà la regia del piano»

    Allora, le banche di credito cooperativo del nord non ritengono che la banca del sud sia una buona idea; i vertici di IntesaSanPaolo non ritengono proprio che sia una buona idea; Mario Draghi non ritiene che sia una buona idea....ma l'arrogante Treconti ancora una volta pensa di saperla meglio di tutti
    Gladstone: " Se il popolo d'Inghilterra avesse dovuto attendere le libertà dal ricorso ai mezzi legali, esso le aspetterebbe ancora"

  6. #6
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    Predefinito Rif: Tremonti: «Ora la Banca del Sud. Palazzo Chigi avrà la regia del piano»

    Venezuela: Chavez, nasce la Banca del sud


    27 Settembre 2009 07:42 ESTERI

    PORLAMAR (Venezuela) - Il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, ha annunciato l'imminente nascita della 'Banca del Sud'. Almeno sette Paesi dell'America latina metterebbero liquidi nel nuovo istituto, che avra' un capitale iniziale di 20 miliardi di dollari. Oltre al Venezuela, Argentina e Brasile sarebbero i maggiori soci. Chavez ha specificato che la nuova Banca avra' come obiettivo lo sviluppo economico della regione e costituira' un contropotere rispetto ad altre istituzioni troppo influenzate, a suo dire, dagli Stati Uniti. (RCD)

    APCOM- Venezuela/ Chavez annuncia la nascita della Banca del Sud

    ostridicolo:
    Gladstone: " Se il popolo d'Inghilterra avesse dovuto attendere le libertà dal ricorso ai mezzi legali, esso le aspetterebbe ancora"

  7. #7
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    Predefinito Rif: Tremonti: «Ora la Banca del Sud. Palazzo Chigi avrà la regia del piano»

    Citazione Originariamente Scritto da novis Visualizza Messaggio
    Banca del Sud, soldi del Nord

    Dietro il progetto di Tremonti

    La Banca del Sud è un'idea del ministro dell'Economia. La vagheggiò dapprima nel 2004, volle che fosse prevista dalla Finanzia ria 2006 è tornato alla carica nel 2008 volendo che fosse inserita nel primo decreto del nuovo governo Berlusconi. Siamo al 2009 e di concreto non vi è ancora nulla. Anzi non si ancora ben capito chi dovrà mettere i soldi per dotare la Banca del Sud del capitale necessario per operare. Lo Stato - ha già detto Tremonti - favorirà la fase di avvio ma non metterà un centesimo. Potrebbe partecipare la Cassa Depositi e Prestiti. La novità di questi giorni è però un'altra: parteciperanno le banche di credito cooperativo. Si è magnificata la diffusione territoriale di queste banche. Oltre cento istituti presenti capillarmente in tutto il Meridione. Non si è capito però come le banche di credito cooperativo doteranno la banca del Sud dei mezzi necessari ad operare. Si può escludere in radice che le banche di credito cooperativo meridionali abbiano, prima ancora che l'interesse, i mezzi per poter dar vita ad un soggetto dotato di una forza appena proporzionata alla quantità di annunci e di aspettative che il Ministro ha creato sul punto. L'impresa, anzi, appare velleitaria anche coinvolgendo l'intero movimento nazionale del credito cooperativo. Non vi è dubbio tuttavia che, se quest'ultima dovesse essere l'ipotesi, a metter i soldi potranno essere solo quelli che i soldi li hanno: in primis Lombardia, Venezie ed Emilia Romagna.

    Il risultato, per quel che riguarda il Veneto, sarà che i denari destinati dalle banche venete al capitale della Banca del Sud diverranno buoni per garantire il debito della Banca del Sud e di conseguenza non potranno essere più computati quale garanzia per il debito delle banche venete. In poche parole: la capacità operativa delle ban che di credito cooperativo venete diminuirà. Ciò dovrebbe accadere in uno momento di grave crisi economica con l'intero sistema del credito cooperativo veneto impegnato all'estremo nel sostegno alle economie locali. Il danno per l'economia regionale sarebbe certo. Le banche di credito cooperativo del Veneto già destinano ogni anno il 3% dei loro utili ad un fondo nazionale di solidarietà sulla cui utilità ed efficacia ci si potrebbe intrattenere a lungo. Al danno per il Veneto non seguirebbe alcun benefico per il Sud. Basti pensare che negli ultimi trent'anni sono spariti dalla scena quali soggetti autonomi Banco di Napoli, Banco di Sicilia, tutte le casse di risparmio di Campania, Calabria, Lucania, Puglia e Sicilia ed una quantità impressionante di banche delle altre categorie. Al Sud le banche non funzionano perché non riescono a reggere operando in un contesto economico soffocato dall'illegalità e dal malaffare. A questo si deve por rime dio prima di pensare a nuove e taumaturgiche banche.

    Massimo Malvestio
    26 agosto 2009
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  8. #8
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    Predefinito Rif: Tremonti: «Ora la Banca del Sud. Palazzo Chigi avrà la regia del piano»

    Citazione Originariamente Scritto da Furlan Visualizza Messaggio
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    Banca del Sud, soldi del Nord - Corriere del Veneto
    Gladstone: " Se il popolo d'Inghilterra avesse dovuto attendere le libertà dal ricorso ai mezzi legali, esso le aspetterebbe ancora"

  9. #9
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    Predefinito Rif: Tremonti: «Ora la Banca del Sud. Palazzo Chigi avrà la regia del piano»

    Ecco come la pensa una persona intelligente di FOL su Treconti e sulla banca del sud:

    "Io, in ogni caso, sono convinto che a Tremonti soluzioni di questo tipo (= statalizzare le banche) piacerebbero molto, perchè egli è socialista; socialista inside.
    Se non lo fa è solo perchè non ne ha il coraggio, ma credo che lo farebbe molto volentieri, così come blatera di ricreare mostri come la "banca per il sud" gestita dallo stato. Tremonti odia il libero mercato.
    Tremonti la pensa come Catilina ed altri qui, secondo me: per lui il "profitto" e le attività gestite da privati sono un qualcosa che funziona male, di brutto e di perfido.
    Mentre lo stato persegue il fantasmagorico "bene collettivo", e per questo è moralmente giustificato a calpestare le persone, i loro interessi, le loro proprietà e le loro attività.
    Il libero mercato e l'impresa privata sono sopportati a mala pena solo come mucche da mungere. E come lui la pensano così gran parte dei politici.
    Infatti, ai primi scricchiolii, non ci hanno pensato due volte ad estendere il loro "bene collettivo" e a ridurre il grado di libertà del capitalismo "privato".
    Basta questo per capire cos'hanno nella testa, e che sistema economico sia a loro gradito."
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  10. #10
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    Predefinito Rif: Tremonti: «Ora la Banca del Sud. Palazzo Chigi avrà la regia del piano»

    E'una nuova ricca ed intelligente operazione per fregare ancora un pò di soldi al Nord.

    Sarà meraviglioso sentire quante parole si faranno per dimostrare che è una operazione per il progresso economico.

    Bisogna che tutti si mobilitano per creare al Nord la fede nella bontà della operazione.

    Cari politici , è sufficiente che ci facciamo bidonare sette volte per capire come vanno le cose?.

    Non per capire, dovete farvi bidonare settanta volte sette
    .

 

 
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