Cogne, Taormina: "L'impronta del killer sul letto"


Secondo l'avvocato della famiglia Franzoni su un lembo della coperta c'era il segno di una scarpa che potrebbe appartenere all'assassino. Poi: "Sappiamo chi è l'assassino, intervenga adesso la Procura".
di Lavinia Capritti

ROMA - Tre ore, con i giornalisti utilizzati come una giuria americana, una serie di tabelle, grafici su schizzi di sangue, rilievi, confronto tra perizie, quella dell'accusa e quella della difesa, un'impronta di scarpa che - giura la difesa - appartiene all'assassino: e su ogni cosa la domanda "Anna Maria Franzoni, indagata per l'omicidio del figlio Samuele a Cogne, è colpevole o innocente?"
No, non è colpevole - sottolinea ancora una volta Carlo Taormina che va oltre: non solo contesta dall'inizio alla fine le perizie del Ris di Parma, ma lancia due bombe, almeno virtuali: la difesa conosce il nome e il cognome del vero assassino, il quale avrebbe lasciato un'impronta sul bordo interno della coperta, mai notata dai consulenti del pm .
Le due bombe, lanciate nell'incontro organizzato a Milano, però, è come se rimanessero con la miccia accesa, senza davvero scoppiare: sì, la difesa sa chi ha ucciso il piccolo Samuele il 30 gennaio 2002, ma non ha prove. Queste potrebbero esserci solo con l'intervento delle Forze dell'ordine.
Taormina, coadiuvato dal direttore dell'agenzia investigativa Shadow Detectives, Giuseppe Gelsomino, lascia trapelare alcuni particolari con il contagocce: l'assassino sarebbe un insospettabile, un residente in Val d'Aosta, abituato a spostarsi spesso, uno che non frequenta abitualmente i Lorenzi, con un vero movente per commettere il delitto. Sull'impronta di scarpa, impressa nel sangue, ci sono maggiori certezze: "siamo convinti - spiega l'avvocato, mentre al suo fianco Stefano Lorenzi, il marito dell'indagata ha gli occhi fissi del vuoto e non si capisce bene se partecipa davvero alla discussione - che si tratti dell'impronta della scarpa destra dell'assassino. Possiamo solo dire che è una scarpa sportiva, da tempo libero, un numero grande". Successivamente l'aggiunta:sarebbe la scarpa destra, perché il tacco appare molto consumato. Poi, il difensore della Franzoni lancia una stoccata: purtroppo non abbiamo altri elementi a disposizione per individuare l'assassino. Sembra incredibile, ma non sono stati fatti rilievi sul pavimento subito dopo il delitto". Gli fa da spalla Gelsomino che contesta: le impronte digitali sono state prese solo nella stanza in cui avvenuto il delitto, ma se fossero state prese in tutta la casa, probabilmente avremmo prove certe sul vero colpevole"
E qui arriva la stoccata definitiva sulla Procura di Aosta, che è oggetto di punzecchiature dall'inizio dell'incontro: sappiamo il vero nome dell'assassino, è vero, ma non abbiamo la possibilità tecnica di procurarci le prove, acquisibili solo dalla Procura e dalle Forze dell'ordine. Che intervenga la Procura.
Un atto accusa vero e proprio verso la magistratura che farebbe finta di niente? No, Taormina dice e non dice: afferma di essere disposto a fare e dire tutto, ma solo al Procuratore Giancarlo Caselli di cui ha piena fiducia. Denunciare il nome dell'assassino alla Bonaudo, procuratore ad Aosta? Non si può lavorare con lei - commenta in prima battuta - ma, poi, si dichiara sempre comunque disponibile per una collaborazione.
Solo alla fine interviene Stefano Lorenzi: poche parole per ringraziare un collegio che ha lavorato gratis, come ci tiene a sottolineare facendo riferimento alle molteplici voci su spese forti sostenute dalla famiglia Franzoni pe rla difesa. E un invito: chiedo solo che venga usato il buon senso.

Gran parte dell'incontro è, però, destinato al confronto tra le perizie dei consulenti dell'accusa e quelle della difesa (in tutto 12 consulenti): la difesa, mostrando su una lavagna innumerevoli grafici e anche la scena del delitto, contesta tutto: dal numero di colpi inferti al bambino (10 e non 17 come sostenuto dalla Procura), all'ora stessa del delitto, all'impossibilità che la Franzoni indossasse il pigiama macchiato di sangue fino all'arma utilizzata che darebbe rotonda e snodabile. Arriva a contestare la stessa stanza del delitto: il Ris ha lavorato su una stanza diversa da quella dove avvenuto il delitto, i risultati non potevano che essere falsati. Chiude sottolineando che su 77 rilievi del Ris sulla stanza del delitto, 74 erano erronei. In specie sottolinea come il bambino fosse morto intorno alle 8.50 e non come supposto alle 8, 31, perché "a quell'ora il flusso del sangue era carotideo e dunque Samuele ancora respirava". Spostando l'orario del decesso, ne veniva spostato anche quello dell'aggressione a quando la Franzoni era fuori casa con il primo figlio. La stessa arma viene decritta come, costituita da due pezzi, di cui uno snodabile,molto più compatibile con il tipo di colpi inferti.