Dov'è il bagno? Online
Esiste un sito con la mappa completa delle toilette di tutto il mondo
C'è chi quando viaggia non riesce proprio a rilassarsi e a farla tutta, chi non si fa problemi e persino in un prato si sente a proprio agio e chi per i bagni pubblici ha una vera e propria passione. «Quando la natura chiama, persino i turisti più intrepidi preferiscono una risposta confortevole», questo il motto del sito The bathroom diaries, un vero e proprio database delle toilette di tutto il mondo, catalogate Paese per Paese. Un lavoro immane, portato avanti anche con l'aiuto dei navigatori, che in rete possono immettere le loro segnalazioni. I bagni pubblici dell'Italia? «Sono ok - dicono le curatrici - quel che è impressionante, però, è la coda chilometrica che spesso si forma alle stazioni di servizio. Il motivo è che il sistema per tirare lo sciacquone cambia di toilette in toilette. In un posto c'è il pedale, in un altro il bottone, qua c'è la catenella a sinistra, là c'è la leva a destra. Nel bagno delle donne c'è la manovella apri e chiudi, in quello degli uomini è tutto automatico. Insomma, se il sistema fosse uniformato, la gente non perderebbe tanto tempo a cercare di capire come tirare l'acqua e le code diminuirebbero. Noi del gruppo abbiamo escogitato un trucco: il primo che andava in bagno spiegava a tutti quelli della coda come funzionava lo sciacquone». Geniale.
Il premio per miglior bagno pubblico al mondo lo detiene, per ora, una toilette di Kawakawa, Bay of Islands, Nuova Zelanda. Disegnato nel 1997 dall'architetto austriaco Friedensreich Hundertwasser, il bagno è multicolore, con piccole piastrelle diseguali e pezzi di vetro, il tutto armonizzato in curve sinuose che ricordano un po' Gaudì. Alcune bottiglie inserite nel muro fanno filtrare la luce, altre vanno a formare il soffitto. La palma del peggior gabinetto spetta alla Repubblica di Georgia. Scrive una navigatrice: «È un Paese stupendo, il più bello che io abbia visitato fino a oggi. La gente è simpatica e ospitale, l'architettura grandiosa, la musica coinvolgente e il cibo fantastico. Le toilette però sono tremende, anzi, pessime. Le esalazioni erano disgustose, da vomito. Possibile che nessuno abbia ancora inventato un sistema per alleviare le sofferenze olfattive dei turisti? Non ditemi di bagnare un fazzoletto di profumo e respirarci attraverso: non funziona».
Un altro lettore racconta del Kenya e delle toilette volanti: «Cosa sono? Semplice. A Nairobi i bagni si contano sulle dita delle mani. E così per fare pipì si esce di casa (leggere capanna, baracca, ecc.) si va sul retro e si fa. Non importa se c'è gente, non importa se il retro di casa tua è a pochi centimetri dall'ingresso di quella di qualcun altro. Per fare il resto, invece, si sta tra le quattro mura, si fa quel che si deve in un sacchetto di plastica e quando fa buio, o quando nessuno vede, lo si lancia dalla finestra (toilette volante, appunto). Atterra dove atterra, lo scopo è soltanto quello di buttarlo fuori casa». Affascinante.
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The bathroom diaries




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