Il Messaggero, 12 giugno 2003
L’INTERVISTA
«Più poteri al vicepremier sul governo»
Alemanno: Berlusconi pensi agli Esteri e ai problemi generali, Gianfranco coordini
di CLAUDIA TERRACINA
ROMA
Ministro Alemanno, il presidente del suo partito, An, Gianfranco Fini, ha minacciato di lasciare la carica di vicepremier se non verrà fatta una verifica di governo approfondita. Le sembra un’ipotesi possibile?
«Se la verifica non risponderà alle nostre richieste, la reazione mi pare inevitabile».
An chiede una cabina di regia a Palazzo Chigi e un ruolo più incisivo per Fini. La Lega risponde che la questione non è un suo problema. Non le sembra che si cominci male?
«Alla Lega rispondo che ognuno ha le sue priorità e il suo stile. Ma noto che questa volta tutti facciamo sul serio e che più che alle faide vogliamo pensare a rilanciare l’azione del governo e della maggioranza. Per questo, reclamiamo una maggiore collegialità della presidenza del Consiglio che dovrà svolgere funzioni di coordinamento nei confronti dell’Esecutivo».
Berlusconi da solo non fa abbastanza?
«Non è questo. Noi pensiamo a un ticket alla francese con il premier che si occupa di politica estera e questioni generali e il suo vice che pensa al coordinamento tra i ministeri, affiancato da un consiglio di gabinetto dei leader della coalizioni presenti nel governo».
In questo caso, come potrà Fini occuparsi anche di An ?
«Se dovrà impegnarsi a tempo pieno nel governo, nominerà senz’altro un coordinatore per il partito. Se invece la verifica dovesse fallire, allora tornerebbe a occuparsene lui stesso».
Lei è tra quelli che insistono per un rimpasto?
«Il rimpasto può esserci, non sarà la fine del mondo, visto che le idee camminano sulle gambe degli uomini».
Non chiederete, quindi, la testa del ministro Tremonti?
«Guardi, dopo la vicenda delle quote latte, non farei mai una questione su Tremonti. Dico piuttosto che non si può coordinare l’attività del governo dal ministero dell’Economia. Questo è un compito che spetta a Palazzo Chigi, che in questo modo incarnerà quel rafforzamento dell’esecutivo, previsto nel programma del centrodestra. E va da sè che la cabina di regia dovrà anche verificare l’effettiva produttività dei ministeri. Ma è un processo tutto da avviare».
Cosa non ha funzionato finora nell’azione di governo?
«Crediamo che non sia stato percepito nel Paese il cambiamento promesso dal centrodestra. Ora dobbiamo dare adeguate risposte alla mutata situazione economica e sociale del Paese, rilanciando la politica della famiglia, mettendo mano alle pensioni, ma con la concertazione, e attuando finalmente la rforma della scuola, con attenzione alla sussidiarietà orizzontale e ai valori ispirati alla dottrina sociale della chiesa. Ma dobbiamo anche riprendere l’agenda delle riforme. Sì, quindi, al federalismo, ma insieme al presidenzialismo. La devoluzione ci va benissimo, ma con la revisione del titolo V della Costituzione, il Senato delle Regioni, la Riforma della Corte costituzionale, e anche della Corte dei Conti per verificare la compatibilità economica del processo federale».




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