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Discussione: Siamo alle solite.

  1. #1
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    Predefinito Siamo alle solite.

    Il repulisti friulano: cade un altro leghista


    Dopo Zoppolato, Bossi "licenzia" anche Bosco, presidente del movimento in regione che non voleva la Guerra. "Mi hanno già cambiato le chiavi dell'ufficio. Mi sento offeso".



    MILANO - Nel cestino della sconfitta della Lega in Friuli rotola un’altra testa. Dopo le dimissioni del segretario Bepi Zoppolato, che però se n’è andato "sua sponte", ora è toccato a Rinaldo Bosco, presidente del movimento nella regione, l’uomo che aveva momentaneamente preso le redini del Carroccio locale in attesa dell’arrivo di un commissario mandato da Umberto Bossi. Ieri pomeriggio, in una lunga telefonata, Bosco ha spiegato al Senatùr quali, secondo lui, fossero stati gli errori commessi in campagna elettorale, e in secondo luogo chiedeva carta bianca per rimettere in piedi in partito, senza intromissioni dall’esterno. “Al momento mi ha dato piena fiducia, poi a mezzanotte ho ricevuto la telefonata del suo segretario che mi informava del fatto che io non facevo più parte della Lega Nord: non si può espellere dal partito una persona solo perché dice quello che pensa. Ma ormai questo è il metodo di Bossi: chi dissente viene automaticamente escluso”, spiega Bosco, amareggiato, che continua: “oggi so che per ordine di Roberto Calderoli nella sede di Udine sono addirittura state cambiate le serrature. Ma si rende conto? Forse credevano che volessi rubare qualcosa… Mi sento offeso. Offeso e arrabbiato”.

    E nel pomeriggio è arrivata anche la notizia della nomina del commissario che si occuperà di riorganizzare il movimento: si tratta del neo consigliere regionale Fulvio Follegot. “E’ una brava persona, ma è giovane: si vede che vogliono uno che possono giostrare come vogliono da via Bellerio”, commenta Bosco. Così, un altro pezzo di Lega se ne va: un pezzo pesante visto che Bosco era entrato in Parlamento nel'92 come deputato, confermato nel'94 e, infine, senatore nel'96. E nel 2001 ha espressamente chiesto di non essere ricandidato, proprio per tornare a fare politica sul territorio. E, come Zoppolato, anche lui era contrario alla candidatura Guerra. “Negli ultimi tempi in Lega accade tutto il contrario rispetto al buon senso: invece di far fuori quelli che hanno voluto la Guerra, e ci hanno fatto perdere, vengono colpiti quelli che la candidatura l’hanno subìta, come me e Zoppolato”, spiega Bosco. Un’altra testa rotola, dunque, e forse altre ne seguiranno. Ma qual è il motivo di questo siluramento? “Ho voluto dire a Bossi quello che pensavo, gli ho fatto notare tutti gli errori fatti, gli ho spiegato perché Alessandra Guerra era un candidato sbagliato: la nomina calata dall’alto, le visite di troppi ministri, il non voler mai ascoltare la voce del territorio e della base, l’inglobamento di personaggi della prima repubblica come l’ex-Dc messo a capo del comitato elettorale. Insomma, errori grossolani che qui la gente ha vissuto come prepotenze inaccettabili - spiega Bosco - poi ho dettato le mie condizioni: per rimettere in piedi il partito voglio carta bianca, senza intromissioni di nessuno, né tue (di Bossi), né tanto meno di Calderoli. Lui mi ha dato ragione e mi rassicurato, poi a tarda sera è arrivata la telefonata con cui, di fatto, mi licenziava”.

    La delusione profonda di Bosco sembra dar voce a tutti quei militanti che nelle sezioni del Friuli- Venezia Giulia in queste ore scalpitano, indecisi se stracciare la tessera e mandare al diavolo il Senatùr una volta per tutte o ingoiare questo ennesimo rospo e rimanere. Una rabbia mista a sconforto che aleggia nei bar, nei paesi e nei circoli che una volta, anche da queste parti, avevano sperato che la Lega fosse davvero un partito diverso. “Lo credevo anch’io: oggi invece dico che siamo come gli altri, se non peggio. E un segretario che non ascolta più la voce del territorio, che si scoccia ad ascoltare le cose come stanno, che non accetta la minima critica, che si circonda solo di cortigiani ed elimina uno ad uno tutti quelli che ragionano con la loro testa, significa che non è un vero segretario: è un padre-padrone che non si fida di niente e di nessuno, ed è preoccupato solo di mantenere il suo potere personale. Ma così non si va lontano. Così la Lega muore. Anzi, è già morta. E questo mi fa male al cuore: perché la Lega era la mia casa…”. Già, una casa di cui Rinaldo Bosco, 53enne, ex-deputato ed ex-senatore, oggi, non ha nemmeno più le chiavi.

    (13 GIUGNO 2003, ORE 180)
    ----------------------------

    C'è qualche militante friulano o giuliano che possa chiarirci le idee?
    A sentire oggi bossi durante un'intervista, non ne sapeva niente di questa storia.

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  2. #2
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    Predefinito

    E' lo stesso copione già visto nel '99: isterismo post-sconfitta, purghe interne, gente valida e attaccata al movimento mandata via a calci nel culo da un giorno all'altro, totale disprezzo x le opinioni della base che lavora sul territorio.

  3. #3
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    Predefinito Re: Siamo alle solite.

    Originally posted by Stefano
    Il repulisti friulano: cade un altro leghista


    Dopo Zoppolato, Bossi "licenzia" anche Bosco, presidente del movimento in regione che non voleva la Guerra. "Mi hanno già cambiato le chiavi dell'ufficio. Mi sento offeso".



    MILANO - Nel cestino della sconfitta della Lega in Friuli rotola un’altra testa. Dopo le dimissioni del segretario Bepi Zoppolato, che però se n’è andato "sua sponte", ora è toccato a Rinaldo Bosco, presidente del movimento nella regione, l’uomo che aveva momentaneamente preso le redini del Carroccio locale in attesa dell’arrivo di un commissario mandato da Umberto Bossi. Ieri pomeriggio, in una lunga telefonata, Bosco ha spiegato al Senatùr quali, secondo lui, fossero stati gli errori commessi in campagna elettorale, e in secondo luogo chiedeva carta bianca per rimettere in piedi in partito, senza intromissioni dall’esterno. “Al momento mi ha dato piena fiducia, poi a mezzanotte ho ricevuto la telefonata del suo segretario che mi informava del fatto che io non facevo più parte della Lega Nord: non si può espellere dal partito una persona solo perché dice quello che pensa. Ma ormai questo è il metodo di Bossi: chi dissente viene automaticamente escluso”, spiega Bosco, amareggiato, che continua: “oggi so che per ordine di Roberto Calderoli nella sede di Udine sono addirittura state cambiate le serrature. Ma si rende conto? Forse credevano che volessi rubare qualcosa… Mi sento offeso. Offeso e arrabbiato”.

    E nel pomeriggio è arrivata anche la notizia della nomina del commissario che si occuperà di riorganizzare il movimento: si tratta del neo consigliere regionale Fulvio Follegot. “E’ una brava persona, ma è giovane: si vede che vogliono uno che possono giostrare come vogliono da via Bellerio”, commenta Bosco. Così, un altro pezzo di Lega se ne va: un pezzo pesante visto che Bosco era entrato in Parlamento nel'92 come deputato, confermato nel'94 e, infine, senatore nel'96. E nel 2001 ha espressamente chiesto di non essere ricandidato, proprio per tornare a fare politica sul territorio. E, come Zoppolato, anche lui era contrario alla candidatura Guerra. “Negli ultimi tempi in Lega accade tutto il contrario rispetto al buon senso: invece di far fuori quelli che hanno voluto la Guerra, e ci hanno fatto perdere, vengono colpiti quelli che la candidatura l’hanno subìta, come me e Zoppolato”, spiega Bosco. Un’altra testa rotola, dunque, e forse altre ne seguiranno. Ma qual è il motivo di questo siluramento? “Ho voluto dire a Bossi quello che pensavo, gli ho fatto notare tutti gli errori fatti, gli ho spiegato perché Alessandra Guerra era un candidato sbagliato: la nomina calata dall’alto, le visite di troppi ministri, il non voler mai ascoltare la voce del territorio e della base, l’inglobamento di personaggi della prima repubblica come l’ex-Dc messo a capo del comitato elettorale. Insomma, errori grossolani che qui la gente ha vissuto come prepotenze inaccettabili - spiega Bosco - poi ho dettato le mie condizioni: per rimettere in piedi il partito voglio carta bianca, senza intromissioni di nessuno, né tue (di Bossi), né tanto meno di Calderoli. Lui mi ha dato ragione e mi rassicurato, poi a tarda sera è arrivata la telefonata con cui, di fatto, mi licenziava”.

    La delusione profonda di Bosco sembra dar voce a tutti quei militanti che nelle sezioni del Friuli- Venezia Giulia in queste ore scalpitano, indecisi se stracciare la tessera e mandare al diavolo il Senatùr una volta per tutte o ingoiare questo ennesimo rospo e rimanere. Una rabbia mista a sconforto che aleggia nei bar, nei paesi e nei circoli che una volta, anche da queste parti, avevano sperato che la Lega fosse davvero un partito diverso. “Lo credevo anch’io: oggi invece dico che siamo come gli altri, se non peggio. E un segretario che non ascolta più la voce del territorio, che si scoccia ad ascoltare le cose come stanno, che non accetta la minima critica, che si circonda solo di cortigiani ed elimina uno ad uno tutti quelli che ragionano con la loro testa, significa che non è un vero segretario: è un padre-padrone che non si fida di niente e di nessuno, ed è preoccupato solo di mantenere il suo potere personale. Ma così non si va lontano. Così la Lega muore. Anzi, è già morta. E questo mi fa male al cuore: perché la Lega era la mia casa…”. Già, una casa di cui Rinaldo Bosco, 53enne, ex-deputato ed ex-senatore, oggi, non ha nemmeno più le chiavi.

    (13 GIUGNO 2003, ORE 180)
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    C'è qualche militante friulano o giuliano che possa chiarirci le idee?
    A sentire oggi bossi durante un'intervista, non ne sapeva niente di questa storia.



    Dio mio che tristezza IMMENSA porca eva...qui c'è solo da caragnare....e pensare che una volta in Lega si rideva, eravamo il Movimento più sereno e felice del mondo......che tristezza...
    --------------
    The Warrior

  4. #4
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    notizia del 14/06/2003

    09:23 LEGA: L'ESPULSO BOSCO, E' UN PARTITO DI POLTRONARI

    'YES MEN RIEMPIONO IL SENATUR DI BUGIE, PERCIO' ABBIAMO PERSO'


    Roma, 14 giu. - (Adnkronos) - ''Sono poltronari, ecco cosa sono. E anche Bossi sta diventando cosi': vive e lascia vivere tra privilegi e autoblu''. Rinaldo Bosco, presidente del Carroccio in Friuli espulso dal partito, si sfoga cosi' in un'intervista a 'Il Messaggero' in cui afferma di ''aver dato tutto in questa campagna elettorale. Alcuni proconsoli di Bossi, invece, trescavano con qualche democristiano inquisito e queste cose al nostro popolo non piacciono affatto''.

    politica - Adnkronos

  5. #5
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    Solidarietà a Bosco e a tutti gli altri espulsi passati presenti e futuri

  6. #6
    R.i.P. quorthon
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    Solidarietà anke da parte mia per dio......è la solita farsa.....poveri noi.... a farci del male da soli non siam secondi a nessuno cazzo.
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    The Warrior

  7. #7
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    A pensarci bene i paragoni con Stalin non sono del tutto distanti dalla triste realtà

  8. #8
    R.i.P. quorthon
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    Originally posted by Shaytan
    A pensarci bene i paragoni con Stalin non sono del tutto distanti dalla triste realtà

    beh ma guardate che il capo era comunista!! comunista cosììì!!!!
    --------------
    The Warrior

  9. #9
    Ridendo castigo mores
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    Originally posted by Shaytan
    A pensarci bene i paragoni con Stalin non sono del tutto distanti dalla triste realtà
    gia' .. con tutti questi poveri padani-padani nei gulag ..

    ....che non possono nemmeno formare un movimento politico e presentarsi alle elezioni ..


    a proposito ma tu non sponsorizzavi mesi fa una leghetta trentina . ? perche' non ci informi della grande lotta portata da voi contro il lassismo del governo cattocomunista del libero trentino sempre piu' in preda agli extracom ? ( vedi la violenza di gruppo a cles riportata sulla padania di oggi )

  10. #10
    Ridendo castigo mores
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    Originally posted by quorthon
    beh ma guardate che il capo era comunista!! comunista cosììì!!!!
    va bene ... fate una lega liberale con per capo un vero anticomunista.... ad esempio l' ulivista cecotti ...

 

 
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