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  1. #1
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: Destra Sociale

    In origine postato da Daniele
    da www.destrasociale.org

    Nell’ambiente della politica, per solito, si sprecano gli slogan, ma c’è un vuoto preoccupante di definizioni: cosa voglia dire essere di destra o, meglio, cosa significhi destra e, segnatamente, destra sociale, di solito è materia emotiva, fisicamente percepibile, ma raramente giustificata dalle opportune spiegazioni razionali.
    Insomma, essere un uomo di destra, mercè il retaggio delle lotte politiche degli anni Settanta e Ottanta, è diventato sinonimo di una scelta empatica, di un istintivo schierarsi, piuttosto che di un modo di fare politica, di una Weltanschauung, di un’impostazione morale.
    Invece, la destra ha alle sue spalle una lunga storia, che sarebbe meglio riassumere brevemente.
    Potremmo dire, in estrema sintesi, che, superato il concetto ottocentesco di destra storica aristocratica e terriera, in contrapposizione con una sinistra storica legata a doppio filo all’industria e alla finanza, l’idea di uomo di destra, modernamente inteso, nasca all’inizio del ‘900, con il cosiddetto personalismo, con il pragmatismo individualista dei vari Papini, Prezzolini, Vailati: una destra vagamente nicciana, rivoluzionaria senza rivoluzione, elitaria in senso soreliano.
    Fu la Grande Guerra a fornire a questa destra la propria ragion d’essere, fondendone le velleità rivoluzionarie e futuriste con quella che allora si chiamò “aristocrazia della trincea”: una classe umana temprata dalla guerra e ben decisa a difendersi dal bolscevismo e a difendere l’Italia dalla minaccia rossa.
    Con il fascismo, questa congerie disordinata di nazionalisti, anarcoindividualisti, sindacalisti nazionali, reducisti, arditi e dannunziani, si riunì, nell’idea comune della Nazione: il fascismo fu un regime etnolatrico, in cui il movimento fascista, a poco a poco, incarnò il concetto stesso di Nazione e, in subordine, di Stato.
    Tuttavia, fin dal discorso di San Sepolcro, atto di fondazione del fascismo, all’interno di questo movimento convivevano due anime: quella borghese e quella rivoluzionaria, o, se preferite, quella statale e quella sociale.
    Non a caso, il fascismo delle origini rivendicò la sua carica antiborghese, mentre il regime si borghesizzò ampiamente, in ispecie dopo la cosiddetta “infornata del Decennale”.
    Il messaggio sociale della corrente rivoluzionaria fascista era semplice: partecipazione alla produzione ed ai suoi utili e corporativismo.
    Questa corrente, naturalmente invisa ai poteri forti dell’economia, sopravvisse per tutto il Ventennio, mantenendosi in una posizione subordinata, ma raccogliendo molti consensi, specialmente tra i più giovani.
    L’anima sociale del fascismo riemerse prepotente nel periodo della RSI, quando, però, era troppo tardi per un’inversione di rotta.
    Ciò nonostante, vi furono numerosi tentativi da parte di Salò di realizzare il programma sociale che, nato con lo squadrismo diciannovista, era stato ripreso nella rifondazione di Castelvecchio; inutile dire che, in uno stato ad autonomia fortemente limitata, come la RSI, quello che sarebbe stato arduo in uno stato libero diventava impossibile.
    Dopo la fine della guerra, il MSI ripropose quel melting pot che già si era visto al tempo del regime: nel partito confluirono nostalgici, moderati, rivoluzionari, un po’ di tutto, insomma.
    Bisogna, però, considerare che il MSI era un piccolo partito, che si basava su di un zoccolo duro che non superava il 4% dei suffragi, e che soffriva di una possente emarginazione politica: si ricordi che, nell’unico caso in cui si tentò di “sdoganarlo” (governo Tambroni), esplosero terribili tumulti, tanto che vi fu un’immediata marcia indietro.
    Oggi, Alleanza Nazionale è un partito grande e moderno; e se è indubbio che le sue origini siano quelle missine e, pertanto, riconducibili, in qualche modo, all’esperienza dell’ultimo fascismo, è altrettanto indubbio che oggi in A.N. siano presenti esclusivamente componenti pienamente democratiche: non solo sono scomparsi atteggiamenti nostalgici, ma, talvolta, addirittura, si esagera in senso opposto, negando perfino che esista un’agnazione che, per quanto qualcuno possa trovarla imbarazzante, pure è innegabile. Dicevamo di Alleanza Nazionale che essa è un partito europeo, moderno, che dà un’immagine di sé dinamica e pragmatica; pure, al suo interno continuano a convivere pacificamente diverse anime, che incarnano, per così dire, la storia della destra italiana.
    Vi sono dei tranquilli conservatori e vi è anche qualche ideologo un tantino più radicale dal punto di vista dei rapporti col popolo.
    Questo qualcuno è rappresentato, appunto, dalla destra sociale; la quale, si badi, non è una corrente di A.N. (il che farebbe pensare ad una specie di Democrazia Cristiana), ma è una definizione che raccoglie sotto di sé tutti coloro i quali ritengano, all’interno della destra, che sia necessaria un’attenzione per il sociale superiore a quella che il liberismo tradizionale gli riserva solitamente.
    In un certo qual modo, questa visione presuppone il ruolo di A.N. in qualità di garante, all'interno della CdL, del rispetto dei valori dello stato sociale; il che non significa assistenzialismo, ma, certo, laddove ce ne sia bisogno, significa senza dubbio assistenza.
    In fondo, il problema cardine dei sistemi socioeconomici moderni è proprio quello di conciliare lo sviluppo con il benessere della gente, il libero scambio con il welfare state, Soros e Keynes.
    La risposta della destra sociale è partecipativa: il cittadino partecipa attivamente alla produzione e alla vita sociopolitica, in quanto è contemporaneamente manodopera e produttore.
    Lo Stato non è, in quest’ottica, qualcosa di esterno al corpo sociale, bensì l’insieme dei cittadini, alleati per ottenere il medesimo scopo: che non è la ricchezza, o il consumo, ma è il benessere di tutti.
    Questo rappresenta l’esatto contrario della concezione giacobina del popolo: buono e bravo, ma sostanzialmente bue, e quindi, necessariamente, eterodiretto.
    Perché la società si apra ad esperienze largamente partecipative, sono necessari contemporaneamente un direttivo forte e decisionista ed un ampio controllo statale nei meccanismi dell’economia: naturalmente, tutto questo deve passare per forme evolute di democrazia diretta, a cominciare dalle elezioni primarie, che permettano agli elettori di creare dal basso la propria classe dirigente, altrimenti si corre il rischio di creare un supergoverno privo di controlli.
    Riassumendo un po’ schematicamente: i valori evidenti della destra sociale sono basati su semplici concetti.
    Come si è detto, si delinea un’economia ampiamente sociale, che preveda tutta una serie di servizi offerti ai cittadini, a partire dai più deboli.
    Poi, si postula una forte difesa dei valori tradizionali ed identitari dell’Italia: il che comprende considerazioni di ordine politico (immigrazione, protezione degli elementi tradizionali), ma anche di ordine culturale (patrimonio ambientale, storia, beni artistici ed architettonici, prodotti alimentari).
    Infine, si immaginano meccanismi per accentuare il potere decisionale del popolo nelle scelte di ogni ordine e grado.
    Detto così, suona un po’ propagandistico: di fatto, la destra sociale va misurata alla riprova dei fatti, laddove uomini della destra sociale abbiano responsabilità di governo, come nel caso del ministro Alemanno o del Presidente della Regione Lazio, Storace.
    In questi settori non è stata messa in atto una caccia alle streghe liberiste: semplicemente, si è cercato di operare con buon senso e lucidità, per fare funzionare i meccanismi a vantaggio dei cittadini; si tratta solo di un primo passo, ma è certamente un passo significativo: i risultati sono lì a confermarlo.
    Eppure, in fondo in fondo, quello che conta per un uomo di destra, per un uomo della destra sociale, rimane il sentimento: abbiamo cercato di dare un quadro razionalmente ricostruito di questa destra; tuttavia, essa ci appare ancora come una sensiblerie, come un modo di sentire.
    Quel che importa è che si riesca a coniugare il senso di appartenenza, di fraternità d’armi, che ha sempre caratterizzato la destra rivoluzionaria, con la capacità politica ed imprenditoriale senza le quali ogni buona intenzione affonda nell’utopia: noi crediamo che la destra sociale incarni esattamente questo connubio.
    E, al centro di tutto, non troveremo il denaro, l’efficienza o il sogno, ma troveremo l’uomo, animale sociale

    ennerre []
    Nazionalcomunista

  2. #2
    TERRA DI MEZZO CROTONE
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    Predefinito Re: Re: Destra Sociale

    In origine postato da Affus
    ennerre []
    Nazionalcomunista

    ma si può sapere che vuoi dire con questi post???


  3. #3
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Destra Sociale

    In origine postato da Daniele
    ma si può sapere che vuoi dire con questi post???


    hai cambiato il pelo ma non il vizio

  4. #4
    TERRA DI MEZZO CROTONE
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Destra Sociale

    In origine postato da Affus
    hai cambiato il pelo ma non il vizio
    prego???

  5. #5
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Destra Sociale

    In origine postato da Daniele
    prego???
    si qualifichi !

  6. #6
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Destra Sociale

    In origine postato da Affus
    si qualifichi !

    ma ci sei o ci fai??

    posso sapere cortesemente cosa stai dicendo??

  7. #7
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Destra Sociale

    In origine postato da Daniele
    ma ci sei o ci fai??

    posso sapere cortesemente cosa stai dicendo??
    chi puo capire capisca

  8. #8
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Destra Sociale

    In origine postato da Affus
    chi puo capire capisca
    continuo a non capire....ho paura che tu mi stia confondendo con qualcuno...potresti spiegarti meglio tralasciando il fare misterioso? grazie!!!

  9. #9
    TERRA DI MEZZO CROTONE
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    Predefinito

    mi spiegate per favore di cosa state parlando finendola con gli enigmi???

  10. #10
    Socialcapitalista
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    Predefinito Re: Re: Destra Sociale

    In origine postato da Affus
    ennerre []
    Nazionalcomunista
    sono piuttosto i "comunisti" italiani ad essere storicamente socialfascisti.

 

 
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