Nucleare, affari sporchi
La vicenda scorie radioattive si arricchisce di nuovi e gravi elementi. Il conflitto di interessi di Paolo Togni, capo di gabinetto del ministero dell'Ambiente, ma anche vicepresidente Sogin
L'affaire scorie nucleari si arricchisce di nuovi elementi. Soprattutto uno: il conflitto di interessi di Paolo Togni, capo di gabinetto del ministero dell'Ambiente, ma anche vicepresidente della Sogin, la società pubblica incaricata della gestione delle scorie nucleari.
Togni è il vice di Carlo Jean, il generale dotato per decreto di poteri speciali da Silvio Berlusconi affinché trovi una equa soluzione tra imprese e militari per il caso rifiuti radioattivi. Poteri degni dello stato di guerra, come abbiamo già spiegato lo scorso 20 maggio. Il generale infatti, su propria insindacabile decisione, può derogare a ben 21 tra leggi, decreti ministeriali, circolari e contratti di lavoro. Ovvero, Jean è libero di violare norme di tutela dell'ambiente, di controllo delle acque, di licenze edilizie e di trasporto su strada, in mare e in ferrovia dei rifiuti pericolosi.
E Togni dirige gli affari della Sogin anche fuori dalla società, visto che questa è sottoposta al controllo dell'Apat (agenzia di protezione dell'ambiente) che fa capo appunto al ministro dell'Ambiente Altero Matteoli di cui lui è capo di gabinetto.
Qualche grave fatto. Togni, come ricorda il senatore del Prc Tommaso Sodano che ne ha chiesto la rimozione dall'incarico al ministro Matteoli, poco prima della sua nomina ministeriale risultava essere presidente della filiale italiana della Waste Management, uno dei tre colossi mondiali del settore dello smaltimento dei rifiuti e della produzione di energia. In passato la multinazionale statunitense è stata coinvolta in inchieste giudiziarie e amministrative tanto da essere oggetto di interrogazioni parlamentari ed è finita sotto il controllo della Security and Exchange Commission (l'ente di controllo della borsa Usa) sospettata di aver falsificato i bilanci. La Waste si è anche interessata all'acquisto della società Daneco, con interessi diretti sull'Isola d'Elba e guarda caso il ministero dell'Ambiente ha più volte convocato i sindaci dell'isola per proporre loro l'acquisto dell'impianto di smaltimento di rifiuti e di affidare la gestione trentennale dello stesso alla multinazionale. Non solo: Togni, in qualità di capo di gabinetto del ministro Metteoli, appena assunta la sua carica ordinò il cambio di 23 dei 40 membri della Via, la commissione di valutazione di impatto ambientale, e nei giorni scorsi il Tar ha sentenziato che quelle sostituzioni furono illegittime intimando il reintegro degli espulsi.
Suo anche il decreto ministeriale nel quale si prevedeva «un affievolimento, anziché, un irrigidimento delle sanzioni per i soggetti che inquinano» annullato lo scorso marzo con una sentenza dalla Corte dei Conti. Alla gestione della "cosa pubblica" da parte di Togni si è interessato il Ragioniere dello Stato per la mancata attuazione del decreto del presidente della Repubblica, n. 178 del 2001 sulla nomina dei dirigenti, perché appunto, in qualità di capo di gabinetto ha disposto il blocco di tutte le attività dei direttori generali, con la motivazione che la Legge delega sull'ambiente, (che deve essere licenziata dal parlamento) cambierebbe tutte le competenze a loro attribuite.
Non ultimo il caso diossina in Campania. La regione, a seguito dell'emergenza che ha riguardato gli allevamenti per la produzione del latte, ha commissionato alla Sogin uno studio per accertare la presenza di diossina sul territorio, in particolare per verificare se nell'area di Acerra, interessata alla costruzione di un inceneritore, vi fosse presenza di diossina. Dalle analisi della Sogin è risultato che non vi era traccia di diossina nel terreno, quando invece la sostanza inquinante era stata riscontrata dai prelievi del ministero della Sanità e di quello dell'Agricoltura, in una concentrazione tale da far scattare l'allarme. «E' evidente che Togni risulta essere in una condizione di conflitto di interesse tra carica pubblica. funzioni pubbliche e attività private» spiega il senatore Sodano nell'interrogazione.
Soprattutto tenendo conto che Togni si "occupa" di questioni di natura delicata che investono la salute di milioni di cittadini, come appunto la volontà di fare della Sardegna la pattumiera nucleare d'Italia. La Sogin, infatti, è incaricata di individuare un "deposito unico nazionale" a prova di terremoti e di attacchi terroristici ed ha messo a capo dell'operazione il generale dell'esercito Carlo Jean, il quale ha immediatamente pensato subito alle miniere abbandonate del Sulcis, dell'Inglesiente, del Sassarese ed ai poligoni di tiro di Quirra, Perdasdefogu, Capo Teulada, che attendono una nuova destinazione d'uso scatenando la rivolta sull'isola. E il governo non ha smentito la scelta della Sardegna: «Da qualche parte questo materiale - ha spiegato mercoledì in diretta tv il ministro Giovanardi - deve obbligatoriamente essere stoccato». Vicenda che aggrava il conflitto di interesse tra pubblico e privato visto che l'ordinanza firmata da Jean, in qualità di commissario delegato dal governo - nonché presidente della Sogin - è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale del 2 marzo scorso con un "omissis" relativo alle disposizioni di sicurezza per gli impianti e i depositi nucleari. Ma non è tutto. Jean, tra le altre cose, per gli appalti di messa in sicurezza dei siti sceglie il metodo di «affidamento diretto - si legge nell'ordinanza - delle attività a soggetti in possesso dei necessari requisiti tecnico-professionali, con preferenza tra quelli che sono risultati già aggiudicatari in Sogin spa di attività analoghe, previa approvazione del commissario delegato». Segreto di Stato, dunque, e nello stesso documento assegnazione diretta dei lavori: il tutto grazie ai poteri speciali concessi a Jean da l capo del governo Silvio Berlusconi.
Sabrina Deligia
sabrina. deligia@liberazione. it




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